EuraStudy
La rete amplifica le opportunità di conoscenza e relazione, ma espone i minori a rischi specifici: cyberbullismo, adescamento, esposizione a contenuti dannosi, truffe e violazione della riservatezza, oltre alle dipendenze comportamentali da dispositivi e social. Questo appunto, ancorato al nucleo « cittadinanza digitale » delle Linee guida sull'educazione civica (L. 92/2019) e alla L. 71/2017, classifica i rischi, ne spiega le tutele giuridiche e illustra prevenzione, segnalazione e gestione del benessere digitale. Approfondimento — fuori dall'Esame di Stato: l'argomento non costituisce un obiettivo autonomamente valutabile nelle prove dell'Esame di Stato, ma può confluire nel percorso di educazione civica e nel colloquio come tema di cittadinanza.
4 sezioni~20 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 3Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi di liceo si richiede di riconoscere i principali rischi della rete, conoscere la procedura di segnalazione del cyberbullismo prevista dalla L. 71/2017 e adottare comportamenti digitali responsabili.
livello avanzato
Gli indirizzi con maggiore vocazione umanistico-sociale (in particolare il Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) approfondiscono la dimensione psicologica e sociale delle dipendenze digitali e l'analisi critica delle dinamiche di gruppo nel cyberbullismo.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa dei rischi della rete
Analizza il seguente caso e classifica il rischio: « Marco, 15 anni, conosce in un gioco online un coetaneo che, dopo settimane di chat amichevoli, gli chiede una sua foto intima promettendogli un premio nel gioco ». Indica la categoria di rischio, le fasi riconoscibili e un comportamento corretto.
Si tratta di un contact risk: la fonte del pericolo è la relazione con un altro utente, non un contenuto né una condotta autonoma del minore.
La sequenza « contatto amichevole prolungato → costruzione di fiducia → richiesta di immagine intima con ricompensa » è il profilo tipico dell'adescamento (grooming); l'identità dichiarata (« coetaneo ») non è verificabile.
Non inviare alcuna immagine, interrompere la conversazione, conservare le prove (screenshot) e parlarne subito con un adulto di fiducia; in caso di pericolo, segnalare alla Polizia postale.
Risultato: Il caso è un adescamento online (contact risk): la risposta corretta è non cedere alla richiesta, conservare le prove e segnalare a un adulto e alla Polizia postale.
Errori frequenti
Approfondimento
Approfondimento — La classificazione dei rischi in tre « C » (content, contact, conduct) è stata affinata dalla ricerca europea « EU Kids Online », che vi ha aggiunto una quarta categoria, i « contract » o « rischi commerciali »: la profilazione dei minori a fini pubblicitari, la pubblicità occulta degli influencer, gli acquisti « in-app » nei videogiochi e l'esposizione precoce al gioco d'azzardo. Il minore, cioè, non è solo esposto a contenuti o contatti pericolosi, ma è anche un « consumatore » vulnerabile che genera dati e profitti. Sul piano giuridico, il rischio più grave — l'adescamento — non è lasciato alla sola prudenza: il codice penale punisce l'« adescamento di minorenni » come reato autonomo (« art. 609-undecies »), proprio perché il « grooming » è un processo manipolatorio che prepara l'abuso. Emerge infine il tema, oggi molto dibattuto, della « verifica dell'età »: molte piattaforme fissano un'età minima (di norma quattordici anni per il consenso digitale in Italia) ma non dispongono di controlli efficaci, sicché bambini più piccoli vi accedono con facilità. Riconoscere le proprietà amplificanti della rete — persistenza, viralità, apparente anonimato — resta comunque il primo, indispensabile strumento di autodifesa.
Ripasso attivo
Costruisci una tabella che classifichi quattro situazioni concrete (esposizione a un video violento; un adulto sconosciuto che chiede una foto; la condivisione impulsiva del proprio numero di telefono; un messaggio che chiede le credenziali bancarie) nelle categorie content / contact / conduct risk, motivando ogni assegnazione in una frase.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Bullismo e cyberbullismo a confronto
Giulia, 15 anni, scopre che alcuni compagni hanno creato un gruppo di messaggistica in cui circolano una sua foto modificata e insulti ripetuti. Indica, in stile di analisi civica, i passi che la legge le mette a disposizione.
Diffusione di un'immagine alterata + ingiurie reiterate online contro una minore: rientra nella definizione di cyberbullismo della L. 71/2017 e può integrare reati (diffamazione, trattamento illecito di dati).
Essendo ultraquattordicenne, Giulia (o i suoi genitori) può chiedere al gestore della piattaforma l'oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti; se entro 48 ore il gestore non provvede, può rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali.
Può rivolgersi al docente referente per il cyberbullismo, che attiva le procedure educative e informa il dirigente; la scuola promuove interventi di mediazione e responsabilizzazione.
In presenza di un autore identificato ultraquattordicenne, il questore può procedere all'ammonimento; resta ferma, per i fatti più gravi, la possibilità di denuncia penale.
Risultato: Giulia dispone di tre vie complementari: oscuramento dei contenuti (con intervento del Garante), segnalazione al docente referente e, se del caso, ammonimento del questore o denuncia penale.
Errori frequenti
Approfondimento
Approfondimento — Sebbene la L. 71/2017 non crei un reato di « cyberbullismo », le singole condotte integrano spesso figure penali precise, utili da conoscere. Fingersi un'altra persona per screditarla può configurare la « sostituzione di persona » (« art. 494 c.p. »); la diffusione senza consenso di immagini o video sessualmente espliciti — il cosiddetto « revenge porn » — è punita dall'« art. 612-ter c.p. », introdotto nel 2019 dalla legge sul « Codice Rosso », con pene severe. Accanto alla responsabilità penale del minore (imputabile dai quattordici anni) opera la « responsabilità civile dei genitori »: l'« art. 2048 del Codice civile » li rende responsabili dei danni causati dai figli minori per « culpa in educando » e « in vigilando », sicché possono essere chiamati a risarcire la vittima se non hanno adeguatamente educato o sorvegliato. Va poi ben compreso il congegno dell'« ammonimento » del questore: mutuato dalla normativa sullo stalking, è una misura « non penale » con cui l'autorità richiama formalmente il minore ultraquattordicenne autore di atti di cyberbullismo, con effetto dissuasivo prima che la vicenda degeneri in un procedimento penale. La legge, insomma, combina prevenzione, tutela rapida della vittima e responsabilità, evitando tanto l'impunità quanto una criminalizzazione automatica dei ragazzi.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentato di circa 10 righe perché il cyberbullismo può risultare più dannoso del bullismo tradizionale, riferendoti almeno a tre dei quattro tratti distintivi, e indica quale strumento della L. 71/2017 risponde a ciascuno.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dall'uso alla dipendenza: i segnali di allarme
Indicatore descrittivo
Strumento didattico (non clinico) per riflettere sul peso dell'uso non intenzionale: una quota crescente di tempo di veglia « rubato » ad altre attività è uno dei segnali del conflitto.
Un compagno resta sveglio in media 16 ore al giorno e stima di passare circa 4 ore al giorno sui social senza averlo programmato, a scapito dello studio e del sonno. Calcola l'indice di conflitto descrittivo e commenta il risultato.
Ore online non programmate = 4; ore di veglia = 16.
4 diviso 16 dà 0.25; moltiplicato per 100 dà 25.
Un quarto del tempo di veglia è assorbito da un uso non programmato che entra in conflitto con studio e sonno: è un segnale da non sottovalutare, da affrontare con strategie attive (limiti, pause, igiene del sonno).
Risultato: L'indice di conflitto è del 25 %: una quota elevata che, unita al danno su studio e sonno, indica un uso problematico da riequilibrare.
Errori frequenti
Approfondimento
Approfondimento — Che le piattaforme siano progettate per « catturarci » non è un'impressione, ma una disciplina di studio: la « captology », il campo aperto negli anni Novanta da B.J. Fogg all'Università di Stanford, analizza come la tecnologia possa persuadere e modificare i comportamenti. Da qui il cosiddetto « modello dell'aggancio », che sfrutta le « ricompense variabili »: come nelle slot machine, il non sapere se il prossimo aggiornamento porterà un like, un messaggio o nulla genera un'attesa che spinge a controllare di continuo. Non si tratta dunque solo di « forza di volontà »: si compete con squadre di progettisti che studiano proprio come trattenere l'attenzione. Nei casi estremi il ritiro nel mondo digitale può sfociare in fenomeni come l'« hikikomori », il ritiro sociale prolungato descritto per la prima volta in Giappone e oggi presente anche in Italia. La risposta non è demonizzare la tecnologia, ma coltivare il « benessere digitale » (digital wellbeing): conoscere i propri schemi d'uso, servirsi degli strumenti di autoregolazione (limiti di tempo, silenziamento delle notifiche), difendere il sonno e riportare gli strumenti al servizio degli obiettivi della persona. La consapevolezza del « design persuasivo » è già, di per sé, una forma di libertà.
Ripasso attivo
Analizza, in un breve testo, la differenza tra un uso intenso ma funzionale dei social (es. tre ore al giorno per studio e relazioni gestite consapevolmente) e un uso problematico, individuando quali dei cinque segnali di allarme distinguono i due casi.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Procedura di reazione a un episodio di cyberbullismo
Un tuo amico riceve da giorni messaggi offensivi e una foto imbarazzante diffusa in chat. Ti chiede aiuto. Descrivi, passo per passo e nell'ordine corretto, come dovreste procedere.
Consigliare di non rispondere agli aggressori: ribattere alimenta lo scontro e offre nuovo materiale; mantenere la calma.
Salvare screenshot dei messaggi e della foto, annotando date e nomi utente: le prove servono per ogni segnalazione e non vanno cancellate.
Usare gli strumenti della piattaforma per bloccare gli account e segnalare i contenuti; richiedere, se ultraquattordicenne, l'oscuramento ai sensi della L. 71/2017.
Parlarne con un genitore e con il docente referente; se i fatti sono gravi o reiterati, rivolgersi alla Polizia postale. Agire da upstander: sostenere l'amico, non lasciarlo solo.
Risultato: La sequenza corretta è: non reagire, documentare, bloccare/segnalare (con eventuale oscuramento), coinvolgere adulti e, nei casi gravi, la Polizia postale, restando accanto alla vittima.
Errori frequenti
Approfondimento
Approfondimento — Perché, di fronte a un episodio di cyberbullismo, tanti « spettatori » restano in silenzio? La psicologia sociale lo spiega con due meccanismi: la « diffusione della responsabilità » (più persone assistono, meno ciascuna si sente in dovere di agire, pensando che lo farà qualcun altro) e l'« ignoranza pluralistica » (ognuno tace credendo, erroneamente, che gli altri approvino o non siano turbati). Riconoscere questi meccanismi è decisivo, perché mostra che il silenzio non è indifferenza ma un effetto prevedibile del gruppo — e che può essere spezzato. Trasformare lo spettatore passivo in « upstander » è l'obiettivo di molti programmi di « educazione tra pari » (peer education), in cui sono gli stessi studenti, più credibili di un adulto, a promuovere norme di rispetto. Sul piano istituzionale l'Italia dispone di risorse dedicate: il progetto « Generazioni Connesse », il centro nazionale per la sicurezza in rete (Safer Internet Centre) promosso dal Ministero dell'Istruzione, e le linee di ascolto per i minori. Ricordare la sequenza corretta di reazione — non rispondere, conservare le prove, bloccare e segnalare, coinvolgere un adulto e, nei casi gravi, le autorità — completa una cittadinanza digitale che unisce la cura di sé alla responsabilità verso gli altri.
Ripasso attivo
Redigi un decalogo (10 punti) di sicurezza e benessere digitale per uno studente del biennio, distinguendo chiaramente le azioni di prevenzione (cosa fare prima) dalle azioni di reazione (cosa fare in caso di episodio), e giustifica i tre punti che ritieni più importanti.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti