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Sviluppo, disuguaglianze, welfare e terzo settore

L'argomento collega l'analisi macroeconomica della crescita con la dimensione etico-sociale dello sviluppo: distingue il puro aumento del prodotto dall'effettivo miglioramento delle condizioni di vita, misura le disuguaglianze nella distribuzione del reddito e ne valuta gli strumenti di correzione. Studia poi la nascita e l'evoluzione dello Stato sociale (welfare state), i suoi pilastri (previdenza, assistenza, sanita) e il ruolo crescente del terzo settore come terza dimensione, accanto a Stato e mercato, dell'economia. Il filo conduttore e il rapporto, fissato anche dalla Costituzione (artt. 3, 32, 38), tra efficienza economica ed equita sociale.

4 sezioni·~24 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·131313 / 14
Profilo d’esame
Comprendere il legame tra sviluppo economico ed equita sociale, distinguendo crescita quantitativa e sviluppo qualitativoInterpretare gli indicatori di sviluppo (ISU) e di disuguaglianza (curva di Lorenz, indice di Gini) leggendone correttamente il significato e i limitiValutare il ruolo dello Stato sociale e del terzo settore come strumenti di redistribuzione e di coesione, anche alla luce dei principi costituzionaliCollegare i fenomeni economici alle scelte di politica sociale, argomentando con lessico giuridico-economico appropriato
Operatori:spiegaanalizzaconfrontacalcolainterpretaclassificaillustragiustificacommenta

livello base

Distinguere con sicurezza crescita e sviluppo, riconoscere i pilastri del welfare e gli articoli costituzionali di riferimento (3, 32, 38) e descrivere a parole curva di Lorenz e indice di Gini.

livello avanzato

Saper costruire e leggere quantitativamente curva di Lorenz e indice di Gini, confrontare criticamente i modelli di welfare europei e argomentare il ruolo sussidiario del terzo settore (d.lgs. 117/2017) in un discorso di sintesi tipico del colloquio dell'Esame di Stato.

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Sviluppo, disuguaglianze, welfare e terzo settore
    • 01Crescita e sviluppo: concetti e indicatori◐
    • 02Le disuguaglianze economiche e la loro misura●
    • 03Lo Stato sociale e la sicurezza sociale◐
    • 04Il terzo settore e l'economia sociale◐
§ 01

Crescita e sviluppo: concetti e indicatori#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-sviluppo-welfare

Le tre dimensioni dell'Indice di sviluppo umano (ISU)

Le tre dimensioni dell’ISUGrafo, ISU (0–1) → Salute (speranza di vita), ISU (0–1) → Istruzione (anni di scuola), ISU (0–1) → Reddito (RNL pro capite)ISU (0–1)Salute (speranzadi vita)Istruzione (annidi scuola)Reddito (RNL procapite)
Fig. 1L’Indice di sviluppo umano (0–1) è la media geometrica delle tre dimensioni; classi: basso, medio, alto, molto alto.

Punti chiave

La distinzione tra crescita economica e sviluppo economico e il punto di partenza di tutto l'argomento: la crescita e l'aumento nel tempo della quantita di beni e servizi prodotti da un sistema, misurato in genere dalla variazione percentuale del PIL reale; lo sviluppo e invece un concetto piu ampio e qualitativo, che comprende il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione della poverta, l'accesso all'istruzione e alla sanita, la sostenibilita ambientale e l'equita nella distribuzione. Un Paese puo crescere senza svilupparsi (crescita senza sviluppo) quando l'aumento del prodotto si concentra in poche mani o avviene a scapito dell'ambiente e dei diritti.
Il PIL, e in particolare il PIL pro capite (PIL diviso per il numero di abitanti), resta l'indicatore di partenza, perche misura la ricchezza media prodotta. Esso presenta pero limiti noti: non registra l'autoconsumo e il lavoro domestico, ignora l'economia sommersa, non distingue la qualita della spesa (le spese per riparare i danni di una catastrofe aumentano il PIL), non dice nulla sulla distribuzione del reddito ne sul benessere effettivo o sulla sostenibilita. Per questo si parla del PIL come di un indicatore necessario ma insufficiente.
Per superare questi limiti il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) ha introdotto nel 1990 l'Indice di sviluppo umano (ISU, in inglese HDI, Human Development Index). E un indice sintetico, compreso tra 0 e 1, che combina tre dimensioni: una vita lunga e sana (misurata dalla speranza di vita alla nascita), la conoscenza (anni di istruzione attesi e medi) e un tenore di vita dignitoso (reddito nazionale lordo pro capite). Quanto piu l'ISU si avvicina a 1, tanto piu lo sviluppo umano e elevato; l'indice colloca i Paesi in fasce (sviluppo umano molto alto, alto, medio, basso).
L'ISU corregge ma non azzera i limiti del PIL: include la salute e l'istruzione, ma resta una media nazionale che non coglie le disuguaglianze interne. Per questo si sono affiancati indicatori complementari come l'ISU corretto per la disuguaglianza (IHDI) e, in Italia, il Benessere Equo e Sostenibile (BES) elaborato dall'ISTAT, che misura dimensioni come ambiente, sicurezza, relazioni sociali e qualita dei servizi. Il messaggio didattico chiave e che lo sviluppo e multidimensionale e che nessun singolo numero lo riassume per intero.
PIL pro capite=PILpopolazione\text{PIL pro capite} = \dfrac{\text{PIL}}{\text{popolazione}}PIL pro capite=popolazionePIL​

PIL pro capite

Misura la ricchezza prodotta in media da ciascun abitante; e la base di partenza per i confronti internazionali, ma non dice nulla sulla distribuzione del reddito.

0≤ISU≤10 \le \text{ISU} \le 10≤ISU≤1

Intervallo dell'ISU

L'Indice di sviluppo umano e un numero compreso tra 0 e 1: piu si avvicina a 1, maggiore e il livello di sviluppo umano del Paese.

Esempio svolto

Confronto tra due Paesi a parita di PIL pro capite

I Paesi A e B hanno lo stesso PIL pro capite (circa 30.000 dollari). Nel Paese A la speranza di vita e di 82 anni e gli anni medi di istruzione sono 13; nel Paese B la speranza di vita e di 70 anni e gli anni medi di istruzione sono 8. Spiega, in stile colloquio, perche i due Paesi possono avere un livello di sviluppo diverso pur avendo lo stesso reddito.

  1. 01Individuare il dato comune

    Entrambi i Paesi hanno lo stesso PIL pro capite: sul piano della pura ricchezza media prodotta sono equivalenti.

  2. 02Riconoscere il limite del PIL

    Il PIL pro capite, da solo, non misura salute ne istruzione: si ferma alla dimensione del reddito e non coglie il benessere effettivo.

  3. 03Applicare la logica dell'ISU

    L'ISU combina reddito, salute e istruzione: il Paese A ha valori molto piu alti nelle prime due dimensioni, quindi un ISU superiore.

  4. 04Trarre la conclusione

    A parita di reddito, il Paese A presenta un livello di sviluppo umano piu elevato perche i suoi abitanti vivono piu a lungo e sono piu istruiti.

Risultato: Pur avendo lo stesso PIL pro capite, il Paese A ha un ISU piu alto del Paese B: l'esempio mostra che lo sviluppo e multidimensionale e che il reddito da solo non basta a misurarlo.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione la differenza tra crescita (quantitativa, PIL) e sviluppo (qualitativo, multidimensionale) e fare almeno un esempio di crescita senza sviluppo.
  • Focus Esame di Stato: conoscere le tre dimensioni dell'ISU (salute, istruzione, reddito) e i principali limiti del PIL come misura del benessere, sapendoli esporre nel colloquio in modo argomentato.

Errori frequenti

  • Usare crescita e sviluppo come sinonimi: sono concetti distinti, la crescita e una delle componenti dello sviluppo, non il suo equivalente.
  • Affermare che l'ISU sostituisce del tutto il PIL: l'ISU include comunque il reddito pro capite tra le sue tre dimensioni e resta una media che non misura la disuguaglianza interna.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — La teoria economica si interroga sulle « fonti » della crescita. Nel breve periodo il reddito dipende dalla domanda (lettura keynesiana), ma nel lungo periodo la crescita del prodotto potenziale dipende dall'« offerta »: dall'accumulazione di « capitale fisico » (macchinari, infrastrutture), di « capitale umano » (istruzione, competenze, salute) e soprattutto dal « progresso tecnologico », cioè dalla crescita della produttività. Il modello di Solow mostra che la sola accumulazione di capitale incontra « rendimenti decrescenti » e non basta a sostenere la crescita all'infinito, per cui il vero motore di lungo periodo è l'innovazione; le teorie della « crescita endogena » aggiungono che conoscenza, ricerca e capitale umano possono alimentare la crescita in modo auto-sostenuto. Sul piano concettuale, la nozione di sviluppo come « libertà » elaborata dall'economista e premio Nobel Amartya Sen — lo sviluppo come espansione delle « capacità » reali delle persone di condurre la vita che hanno ragione di desiderare — costituisce il fondamento teorico dell'Indice di sviluppo umano. Un ultimo punto lega sviluppo e diritto: la ricerca economica ha mostrato che « le istituzioni contano ». Certezza del diritto, tutela della proprietà, effettività dei contratti, controllo della corruzione e qualità della pubblica amministrazione sono condizioni decisive dello sviluppo, perché senza regole affidabili nessuno investe e innova. Diritto ed economia, in questo nucleo, si rivelano così due facce dello stesso problema: non c'è sviluppo duraturo senza buone istituzioni.

Ripasso attivo

Spiega la differenza tra crescita economica e sviluppo economico, indicando due limiti del PIL come indicatore di benessere e illustrando come l'Indice di sviluppo umano (ISU) tenti di superarli.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le disuguaglianze economiche e la loro misura#

●●●ApprofondimentoLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-sviluppo-welfare

Curva di Lorenz e indice di Gini

Curva di Lorenz: G = A / (A + B)Grafico di equidistribuzione, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 1, Grafico di curva di Lorenz, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 10.20.40.60.810.20.40.60.81equidistribuzionecurva di Lorenzquota cumulata di redditoquota cumulata di popolazione

Punti chiave

Le disuguaglianze economiche riguardano il modo in cui il reddito (il flusso di entrate in un periodo) e la ricchezza (lo stock di beni accumulati) si distribuiscono tra gli individui e i gruppi sociali. La disuguaglianza di ricchezza e di norma maggiore di quella di reddito, perche il patrimonio si accumula e si trasmette per via ereditaria. Studiare la distribuzione significa chiedersi non quanto un Paese produce, ma a chi va cio che produce: e qui che sviluppo ed equita si incontrano.
Lo strumento grafico fondamentale e la curva di Lorenz: su un quadrato unitario si riporta sull'asse orizzontale la percentuale cumulata della popolazione (dai piu poveri ai piu ricchi) e sull'asse verticale la percentuale cumulata del reddito da essa percepito. La diagonale che unisce l'origine al vertice opposto e la retta di equidistribuzione perfetta (il 20% piu povero possiede il 20% del reddito, e cosi via). La curva di Lorenz reale giace sempre sotto questa diagonale: piu si allontana da essa, piu la distribuzione e diseguale.
L'indice di Gini sintetizza in un solo numero cio che la curva mostra graficamente. Si definisce come il rapporto tra l'area compresa fra la retta di equidistribuzione e la curva di Lorenz (area A) e l'intera area sotto la diagonale (A + B): G = A / (A + B). L'indice varia tra 0 e 1 (o tra 0 e 100 se espresso in percentuale): G = 0 indica eguaglianza perfetta (tutti hanno lo stesso reddito), G = 1 indica disuguaglianza massima (una sola persona possiede tutto il reddito). Valori piu alti segnalano maggiore disuguaglianza.
Le cause della disuguaglianza sono molteplici: differenze di istruzione e competenze, dinamiche del mercato del lavoro, trasmissione ereditaria della ricchezza, divari territoriali e di genere, andamento dei mercati finanziari. Per correggerla lo Stato dispone di strumenti redistributivi: l'imposizione progressiva (chi guadagna di piu paga proporzionalmente di piu, in attuazione dell'art. 53 della Costituzione) e la spesa sociale (trasferimenti, servizi pubblici, welfare). La disuguaglianza non e quindi un dato di natura, ma il risultato di assetti istituzionali su cui la politica economica puo incidere.
G=AA+BG = \dfrac{A}{A + B}G=A+BA​

Indice di Gini (aree)

A e l'area tra la retta di equidistribuzione e la curva di Lorenz; A + B e l'intera area sotto la diagonale (pari a 1/2). Il rapporto restituisce un numero tra 0 e 1.

0≤G≤10 \le G \le 10≤G≤1

Intervallo dell'indice di Gini

G = 0 corrisponde all'eguaglianza perfetta (la curva coincide con la diagonale); G = 1 alla disuguaglianza massima. Valori piu alti indicano distribuzioni piu diseguali.

Esempio svolto

Calcolo dell'indice di Gini da una curva di Lorenz lineare a tratti

In un Paese la popolazione e divisa in due meta. La meta piu povera (50% della popolazione) percepisce il 20% del reddito totale; la meta piu ricca percepisce l'80%. Approssimando la curva di Lorenz con i due segmenti che congiungono i punti (0; 0), (0,5; 0,2) e (1; 1), calcola l'indice di Gini.

  1. 01Fissare i punti della curva

    La curva di Lorenz passa per (0; 0), (0,5; 0,2) e (1; 1). L'area totale sotto la diagonale e A + B = 1/2.

  2. 02Area del primo trapezio (0 -> 0,5)

    Base 0,5; altezze 0 e 0,2. Area = 0,5 * (0 + 0,2)/2 = 0,05.

  3. 03Area del secondo trapezio (0,5 -> 1)

    Base 0,5; altezze 0,2 e 1. Area = 0,5 * (0,2 + 1)/2 = 0,3.

  4. 04Area B sotto la curva di Lorenz

    B = 0,05 + 0,3 = 0,35.

  5. 05Area A tra diagonale e curva

    A = (A + B) - B = 0,5 - 0,35 = 0,15.

  6. 06Indice di Gini

    G = A / (A + B) = 0,15 / 0,5 = 0,30.

Risultato: L'indice di Gini e G = 0,30, valore che segnala una disuguaglianza moderata; se la meta povera percepisse il 50% del reddito la curva coinciderebbe con la diagonale e G sarebbe 0.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper costruire e leggere la curva di Lorenz (cosa rappresentano i due assi, cosa significa la retta di equidistribuzione) e definire l'indice di Gini come rapporto tra aree, con i suoi valori estremi 0 e 1.
  • Focus Esame di Stato: collegare gli strumenti di correzione della disuguaglianza (imposizione progressiva ex art. 53, spesa sociale) al principio di uguaglianza sostanziale dell'art. 3, comma 2, della Costituzione.

Errori frequenti

  • Confondere reddito e ricchezza: il reddito e un flusso (in un anno), la ricchezza e uno stock (un patrimonio accumulato); la disuguaglianza di ricchezza e di norma piu marcata.
  • Invertire la lettura dell'indice di Gini, ritenendo che valori vicini a 0 indichino forte disuguaglianza: e il contrario, G = 0 e l'eguaglianza perfetta, G = 1 la disuguaglianza massima.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Oltre alla curva di Lorenz e all'indice di Gini, la misurazione della disuguaglianza usa altri strumenti utili. Il « rapporto interdecilico » confronta il reddito del decimo più ricco della popolazione con quello del decimo più povero (indice P90/P10); la « quota detenuta dall'1% più ricco » è diventata un indicatore molto seguito del grado di concentrazione al vertice. Distinta dalla disuguaglianza è la « povertà », che può essere « assoluta » (l'incapacità di acquistare un paniere minimo di beni essenziali) o « relativa » (un reddito molto inferiore a quello mediano del proprio Paese). Sul piano teorico due visioni si contrappongono. Simon Kuznets ipotizzò una « curva a U rovesciata »: la disuguaglianza prima cresce e poi diminuisce con lo sviluppo. Thomas Piketty ha invece sostenuto, con vasti dati storici, che quando il rendimento del capitale « r » supera stabilmente la crescita economica « g » (« r > g »), la ricchezza tende a concentrarsi e la disuguaglianza a riprodursi, salvo interventi redistributivi. Resta infine il classico « dilemma tra equità ed efficienza »: la redistribuzione, avvertiva Arthur Okun con l'immagine del « secchio bucato », ha un costo, perché imposte troppo alte possono ridurre gli incentivi; ma un'ampia letteratura recente mostra anche l'opposto, e cioè che una disuguaglianza eccessiva danneggia la stessa crescita, minando la coesione sociale e le pari opportunità. Il « quanto » redistribuire è perciò, in ultima analisi, una decisione politica ancorata ai valori costituzionali dell'« art. 3 Cost. ».

Ripasso attivo

In un Paese il 20% piu povero della popolazione percepisce il 5% del reddito, il 50% percepisce il 20% e il 100% percepisce il 100%. Descrivi come tracceresti la curva di Lorenz corrispondente e spiega, in termini di area, come l'indice di Gini misura la disuguaglianza.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Lo Stato sociale e la sicurezza sociale#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-sviluppo-welfare

I pilastri dello Stato sociale e i loro fondamenti costituzionali

I pilastri dello Stato socialeTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Pilastro · Articolo · Finanziamento; Previdenza · art. 38 · contributi (INPS); Assistenza · art. 38 · fiscalità generale; Sanità · art. 32 · fiscalità generalePILASTROARTICOLOFINANZIAMENTOPrevidenzaart. 38contributi (INPS)Assistenzaart. 38fiscalità generaleSanitàart. 32fiscalità generale
Fig. 3Fondamento: art. 3 c. 2 (uguaglianza sostanziale). Modelli: Bismarck (assicurativo, su contributi) e Beveridge (universalistico, su fiscalità). SSN: legge 833/1978.

Punti chiave

Lo Stato sociale (welfare state) e quella forma di Stato che assume il compito di garantire a tutti i cittadini un livello minimo di benessere e di protezione dai principali rischi dell'esistenza (malattia, vecchiaia, disoccupazione, infortunio, poverta). Nasce storicamente tra la fine dell'Ottocento e il Novecento: le prime assicurazioni sociali obbligatorie furono introdotte nella Germania di Bismarck negli anni Ottanta dell'Ottocento; il modello universalistico si afferma nel Regno Unito con il Rapporto Beveridge del 1942, che teorizza una protezione 'dalla culla alla tomba'. In Italia il welfare si consolida nel secondo dopoguerra in attuazione della Costituzione repubblicana.
Il welfare poggia su pilastri fondamentali. La previdenza sociale protegge il lavoratore dai rischi connessi al lavoro e all'eta (pensioni di vecchiaia e di anzianita, invalidita, superstiti, indennita di disoccupazione): si finanzia con i contributi versati da lavoratori e datori di lavoro ed e gestita in Italia soprattutto dall'INPS. L'assistenza sociale interviene a favore di chi si trova in stato di bisogno a prescindere dalla contribuzione (sostegni alla poverta, ai disabili, alle famiglie), finanziata dalla fiscalita generale. La sanita garantisce la tutela della salute attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Il fondamento costituzionale del welfare italiano e netto. L'art. 32 riconosce la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita e garantisce cure gratuite agli indigenti: e la base del Servizio Sanitario Nazionale, istituito con la legge 833 del 1978 su principi di universalita, eguaglianza e globalita. L'art. 38 stabilisce che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale, e che i lavoratori hanno diritto a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidita, vecchiaia e disoccupazione involontaria. A monte, l'art. 3, comma 2, impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto l'uguaglianza.
Lo Stato sociale conosce dalla fine del Novecento una crisi strutturale, legata all'invecchiamento della popolazione (che aumenta la spesa pensionistica e sanitaria mentre si riduce la base contributiva), ai vincoli di finanza pubblica e alla globalizzazione. Le risposte sono state riforme del sistema pensionistico (passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo, innalzamento dell'eta), il contenimento della spesa e la valorizzazione di un welfare 'mix' in cui accanto allo Stato operano famiglie, imprese e terzo settore. Il dibattito didattico verte sull'equilibrio tra sostenibilita finanziaria e universalita delle tutele.
Esempio svolto

Classificare le prestazioni sociali nei pilastri del welfare

Classifica le seguenti prestazioni indicando se appartengono alla previdenza, all'assistenza o alla sanita e motiva la scelta: (a) pensione di vecchiaia di un ex lavoratore dipendente; (b) ricovero gratuito in ospedale pubblico; (c) sostegno economico erogato a una persona indigente priva di reddito.

  1. 01Analizzare il caso (a)

    La pensione di vecchiaia spetta in funzione dei contributi versati durante la vita lavorativa: e una prestazione previdenziale, finanziata dai contributi e fondata sull'art. 38, comma 2.

  2. 02Analizzare il caso (b)

    Il ricovero gratuito attua il diritto alla salute garantito dal Servizio Sanitario Nazionale: e una prestazione sanitaria, finanziata dalla fiscalita generale ex art. 32.

  3. 03Analizzare il caso (c)

    Il sostegno a un indigente prescinde da qualsiasi contribuzione e risponde a uno stato di bisogno: e una prestazione di assistenza sociale, finanziata dalla fiscalita generale ex art. 38, comma 1.

  4. 04Sintetizzare il criterio distintivo

    Il discrimine e la fonte del diritto: i contributi versati (previdenza) oppure il bisogno a prescindere dalla contribuzione (assistenza, sanita).

Risultato: (a) previdenza, art. 38; (b) sanita, art. 32; (c) assistenza, art. 38. Il criterio guida e se la prestazione dipende dai contributi versati o dal solo stato di bisogno.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: distinguere con precisione i tre pilastri del welfare (previdenza, assistenza, sanita), indicandone per ciascuno la fonte di finanziamento (contributi per la previdenza, fiscalita generale per assistenza e sanita).
  • Focus Esame di Stato: collegare lo Stato sociale agli articoli 32 e 38 della Costituzione e all'uguaglianza sostanziale dell'art. 3, comma 2, sapendo citare il modello Bismarck (assicurativo) e il modello Beveridge (universalistico).

Errori frequenti

  • Confondere previdenza e assistenza: la previdenza si fonda sui contributi versati ed e legata al lavoro, l'assistenza si rivolge a chi e in stato di bisogno indipendentemente dalla contribuzione ed e finanziata dalla fiscalita generale.
  • Attribuire il diritto alla salute a un articolo errato: la salute e tutelata dall'art. 32, mentre l'art. 38 riguarda assistenza sociale e previdenza.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — La comparazione tra Paesi ha portato a distinguere diversi « modelli » di Stato sociale. Il sociologo Esping-Andersen ne ha individuati tre: il modello « liberale » o « residuale » (di matrice anglosassone), in cui lo Stato interviene solo per i più poveri e prevalgono mercato e assicurazioni private; il modello « corporativo-conservatore » o « bismarckiano » (Europa continentale), fondato sulle assicurazioni sociali legate al lavoro e finanziate dai contributi; e il modello « socialdemocratico » o « universalistico » (scandinavo), che garantisce prestazioni generose a tutti i cittadini finanziate dalla fiscalità generale. L'Italia presenta caratteri « misti » con forti tratti « mediterranei »: un peso rilevante della famiglia e della previdenza rispetto all'assistenza. Un nodo tecnico centrale è il finanziamento delle pensioni. Il sistema « a ripartizione » (in vigore in Italia) usa i contributi dei lavoratori « attuali » per pagare le pensioni « correnti » — un patto tra generazioni che soffre quando la popolazione invecchia; il sistema « a capitalizzazione » accantona invece i contributi di ciascuno in un fondo che li rivaluta. Distinto è il « metodo » di calcolo: quello « retributivo » commisura la pensione alle ultime retribuzioni, quello « contributivo » (verso cui l'Italia è passata) ai contributi effettivamente versati, per legare meglio prestazioni e risorse. Sul piano giuridico, la garanzia ultima dei diritti sociali sono i « livelli essenziali » (i LEA in sanità), la soglia sotto la quale la tutela non può scendere in nome dell'uguaglianza (« art. 3 Cost. »).

Ripasso attivo

Illustra i tre pilastri dello Stato sociale italiano (previdenza, assistenza, sanita) precisando per ciascuno la funzione, la modalita di finanziamento e l'articolo della Costituzione di riferimento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Il terzo settore e l'economia sociale#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-sviluppo-welfare

Il terzo settore tra Stato e mercato

Le tre dimensioni dell’economiaTabella con 2 colonne e 3 righe, Dati: Settore · Caratteri; 1º · Stato · P.A. e servizi pubblici; 2º · Mercato · imprese a scopo di lucro; 3º settore · non profit: ODV, APS, coop. sociali, imprese sociali, fondazioniSETTORECARATTERI1º · StatoP.A. e servizi pubblici2º · Mercatoimprese a scopo di lucro3º settorenon profit: ODV, APS, coop.sociali, imprese sociali,fondazioni
Fig. 4Il terzo settore si colloca tra Stato e mercato. Riferimenti: d.lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore) e art. 118 c. 4 Cost. (sussidiarietà orizzontale).

Punti chiave

Il terzo settore (o non profit) e l'insieme degli enti privati che, senza scopo di lucro, perseguono finalita civiche, solidaristiche e di utilita sociale. Si colloca, come 'terza dimensione', accanto al primo settore (lo Stato e la Pubblica Amministrazione) e al secondo settore (il mercato e le imprese a scopo di lucro): non distribuisce utili ai propri membri (vincolo di non distribuzione) e reinveste eventuali avanzi nelle proprie attivita. Insieme alle imprese che perseguono obiettivi sociali costituisce la cosiddetta economia sociale.
In Italia il terzo settore e stato riordinato dal Codice del Terzo settore (decreto legislativo 117 del 2017), che ha introdotto la categoria unitaria degli Enti del Terzo Settore (ETS), iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Le principali figure sono le organizzazioni di volontariato (ODV), le associazioni di promozione sociale (APS), le cooperative sociali, le imprese sociali, le fondazioni e gli enti filantropici. Le cooperative sociali, disciplinate gia dalla legge 381 del 1991, gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A) o inseriscono al lavoro persone svantaggiate (tipo B).
Il terzo settore trova un solido aggancio costituzionale nell'art. 2, che riconosce i diritti inviolabili anche nelle formazioni sociali e richiede l'adempimento dei doveri di solidarieta, e nel principio di sussidiarieta orizzontale dell'art. 118, comma 4, secondo cui Stato, Regioni ed enti locali favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivita di interesse generale. La sussidiarieta orizzontale (tra pubblico e privato sociale) si distingue da quella verticale (tra i diversi livelli di governo).
Le funzioni del terzo settore sono molteplici: integra e talvolta supplisce l'azione pubblica nei servizi alla persona, produce coesione sociale e capitale relazionale, dà voce a bisogni che il mercato non remunera e crea occupazione. Nel welfare contemporaneo si parla percio di welfare mix o welfare plurale, in cui la protezione sociale e prodotta dalla cooperazione tra Stato, mercato, famiglie e terzo settore. Il rischio da evitare e che il terzo settore sia usato per coprire tagli alla spesa pubblica anziche come risorsa aggiuntiva di partecipazione.
Esempio svolto

Riconoscere un ente del terzo settore e il principio costituzionale applicabile

Un gruppo di cittadini fonda una cooperativa sociale che gestisce un centro diurno per anziani e reinveste interamente gli eventuali avanzi nell'attivita, senza distribuirli ai soci. Spiega perche si tratta di un ente del terzo settore e quale principio costituzionale ne valorizza l'iniziativa.

  1. 01Verificare l'assenza di scopo di lucro

    La cooperativa non distribuisce utili ai soci e reinveste gli avanzi: rispetta il vincolo di non distribuzione tipico del terzo settore.

  2. 02Identificare la figura giuridica

    Una cooperativa che gestisce servizi socio-sanitari ed educativi e una cooperativa sociale di tipo A (legge 381/1991), oggi ricompresa tra gli Enti del Terzo Settore del d.lgs. 117/2017.

  3. 03Individuare la finalita di interesse generale

    La gestione di un centro per anziani persegue una finalita civica e solidaristica di utilita sociale, requisito proprio degli ETS.

  4. 04Applicare il principio costituzionale

    L'iniziativa autonoma di cittadini associati per attivita di interesse generale e favorita dallo Stato in base alla sussidiarieta orizzontale dell'art. 118, comma 4, in attuazione dei doveri di solidarieta dell'art. 2.

Risultato: La cooperativa e un ente del terzo settore (cooperativa sociale di tipo A) perche senza scopo di lucro e con finalita di utilita sociale; la sua iniziativa e valorizzata dal principio di sussidiarieta orizzontale (art. 118, comma 4, Cost.).

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire il terzo settore come dimensione distinta da Stato e mercato, caratterizzata dall'assenza di scopo di lucro, e citarne le figure tipiche (ODV, APS, cooperative sociali, imprese sociali, fondazioni) e la fonte (d.lgs. 117/2017).
  • Focus Esame di Stato: collegare il terzo settore al principio di sussidiarieta orizzontale (art. 118, comma 4) e ai doveri di solidarieta (art. 2), distinguendolo dalla sussidiarieta verticale.

Errori frequenti

  • Definire il terzo settore semplicemente come 'gratuito' o 'fatto di volontari': molti enti hanno lavoratori retribuiti e svolgono attivita economiche; cio che lo qualifica e l'assenza di scopo di lucro e il vincolo di non distribuzione degli utili.
  • Confondere sussidiarieta orizzontale e verticale: la prima riguarda il rapporto tra pubblico e privato sociale (art. 118, comma 4), la seconda la ripartizione di competenze tra i livelli di governo (Comuni, Province, Regioni, Stato).

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Il rapporto tra pubblico e terzo settore ha assunto una forma giuridica nuova: l'« amministrazione condivisa ». L'« art. 55 del Codice del Terzo settore » prevede che gli enti pubblici e gli enti del terzo settore collaborino non secondo la logica della concorrenza (l'appalto), ma della « co-programmazione » e « co-progettazione » degli interventi di interesse generale. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 131 del 2020, ha riconosciuto in questi istituti la traduzione operativa della « sussidiarietà orizzontale » dell'« art. 118, comma 4 Cost. », qualificando il terzo settore come un partner, e non un semplice fornitore, dello Stato. Sul piano economico, il terzo settore ospita figure « ibride » che stanno tra il mercato e il non profit: l'« impresa sociale » e le « cooperative sociali » producono e vendono beni o servizi come qualsiasi impresa, ma perseguono una finalità sociale e sono vincolate alla « non distribuzione » (o alla distribuzione limitata) degli utili, che vanno reinvestiti nella missione. È la cosiddetta « economia sociale », che dimostra come si possa fare attività economica senza avere il profitto come fine ultimo. Il valore aggiunto del terzo settore, per gli economisti, sta nella produzione di « beni relazionali » e di « capitale sociale » — fiducia, reti, coesione — che né il mercato né lo Stato producono facilmente, ma che sono decisivi per il benessere di una comunità. Diritto ed economia convergono così nel riconoscere che, accanto allo Stato e al mercato, esiste una « terza via » di partecipazione dei cittadini alla vita economica e sociale.

Ripasso attivo

Spiega che cosa si intende per terzo settore e perche si colloca accanto a Stato e mercato; illustra poi il legame tra il terzo settore e il principio di sussidiarieta orizzontale sancito dall'art. 118, comma 4, della Costituzione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Crescita e sviluppo: concetti e indicatori◐
    • 02Le disuguaglianze economiche e la loro misura●
    • 03Lo Stato sociale e la sicurezza sociale◐
    • 04Il terzo settore e l'economia sociale◐

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Dagli appunti all'allenamento

Sviluppo, disuguaglianze, welfare e terzo settore

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento

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