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La globalizzazione e l'ordine economico internazionale

La globalizzazione è il processo di crescente interdipendenza tra i sistemi economici, politici e culturali del mondo, reso possibile dall'abbattimento delle barriere agli scambi e dalla rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni. Questo appunto ricostruisce le dimensioni del fenomeno, la teoria del commercio internazionale e del vantaggio comparato di David Ricardo, il funzionamento del sistema monetario internazionale (tassi di cambio e bilancia dei pagamenti) e il ruolo delle grandi organizzazioni economiche (FMI, Banca Mondiale, OMC), per arrivare a una valutazione critica di opportunità e contraddizioni alla luce dello sviluppo sostenibile e dell'Agenda 2030.

4 sezioni·~20 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·141414 / 14
Profilo d’esame
Comprendere l'interdipendenza dei sistemi economici a livello globaleInterpretare il ruolo degli scambi internazionali e delle loro regoleValutare criticamente effetti e contraddizioni della globalizzazione, anche in rapporto alla sostenibilità
Operatori:spiegaanalizzaconfrontacalcolainterpretavalutaillustradescrivi

livello base

È richiesto comprendere il concetto di globalizzazione, la logica del vantaggio comparato, la struttura essenziale della bilancia dei pagamenti e i compiti di FMI, Banca Mondiale e OMC.

livello avanzato

Nell'indirizzo economico-sociale (LES) si chiede di applicare quantitativamente il vantaggio comparato, di leggere i saldi della bilancia dei pagamenti e di argomentare in modo critico il legame tra crescita, disuguaglianze e sostenibilità.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. La globalizzazione e l'ordine economico internazionale
    • 01Il fenomeno della globalizzazione○
    • 02Il commercio internazionale e il vantaggio comparato◐
    • 03Il sistema monetario internazionale e i cambi●
    • 04Le organizzazioni economiche internazionali e la sostenibilità◐
§ 01

Il fenomeno della globalizzazione#

●○○BaseLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-globalizzazione

Le dimensioni della globalizzazione

Le dimensioni della globalizzazioneGrafo, Globalizzazione → Economica (mercati, multinazionali, catene del valore), Globalizzazione → Politica (istituzioni sovranazionali, sovranità ridotta), Globalizzazione → Culturale (consumi, comunicazione, omologazione)GlobalizzazioneEconomica(mercati,multinazionali,…Politica(istituzionisovranazionali,…Culturale(consumi,comunicazione, …
Fig. 1Fattori abilitanti: tecnologia (container, Internet), liberalizzazione del commercio, movimenti di capitale.

Punti chiave

Con il termine globalizzazione si indica il processo storico di crescente integrazione e interdipendenza tra le diverse aree del pianeta: ciò che accade in un mercato lontano produce effetti quasi immediati sugli altri, perché beni, servizi, capitali, persone e informazioni circolano con un'intensità senza precedenti. Non si tratta di un evento improvviso, ma di una tendenza accelerata negli ultimi decenni del Novecento dall'abbattimento delle barriere commerciali, dalla liberalizzazione dei movimenti di capitale e, soprattutto, dalla rivoluzione dei trasporti (il container) e delle telecomunicazioni (Internet).
La globalizzazione ha più dimensioni, che vanno tenute distinte ma lette insieme. La dimensione economica riguarda l'integrazione dei mercati di beni, servizi, capitali e lavoro e la nascita di catene globali del valore, in cui un singolo prodotto è progettato, assemblato e venduto in Paesi diversi. La dimensione politica riguarda la nascita di istituzioni e regole sovranazionali e la riduzione relativa della sovranità dei singoli Stati. La dimensione culturale riguarda la circolazione di stili di vita, consumi e modelli, con il rischio di omologazione ma anche con nuove possibilità di scambio.
I principali fattori che hanno reso possibile la globalizzazione sono di natura tecnologica, economica e politica. Sul piano tecnologico, la digitalizzazione e l'abbattimento dei costi di trasporto hanno accorciato le distanze; sul piano economico, la ricerca di mercati più ampi e di costi di produzione più bassi ha spinto le imprese multinazionali a delocalizzare; sul piano politico, la fine della contrapposizione tra blocchi e gli accordi internazionali di liberalizzazione commerciale (dal GATT all'OMC) hanno ridotto dazi e ostacoli agli scambi.
Il fenomeno è ambivalente. Da un lato ha favorito la crescita economica mondiale, ha permesso a centinaia di milioni di persone di uscire dalla povertà assoluta (in particolare in Asia) e ha ampliato la scelta dei consumatori; dall'altro ha accentuato alcune disuguaglianze, ha esposto i sistemi nazionali a crisi finanziarie che si propagano rapidamente (effetto contagio) e ha posto problemi ambientali e sociali su scala planetaria. Per questo la globalizzazione va studiata non per essere semplicemente approvata o respinta, ma per essere governata.
Esempio svolto

Distinguere le dimensioni della globalizzazione

Per ciascuno dei seguenti fatti indica a quale dimensione della globalizzazione appartiene e motiva la scelta: (a) un'impresa italiana produce le scarpe in Vietnam e le vende negli Stati Uniti; (b) gli Stati membri dell'UE adottano regole comuni sul commercio; (c) gli stessi film e le stesse serie sono visti contemporaneamente in tutto il mondo.

  1. 01Caso (a)

    La produzione delocalizzata e la vendita su mercati esteri riguardano l'integrazione dei mercati di beni e dei processi produttivi: è la dimensione economica (catena globale del valore).

  2. 02Caso (b)

    L'adozione di regole comuni e di istituzioni che limitano la sovranità nazionale è la dimensione politica della globalizzazione.

  3. 03Caso (c)

    La diffusione simultanea di prodotti culturali e modelli di consumo è la dimensione culturale, con il rischio di omologazione.

Risultato: (a) economica; (b) politica; (c) culturale: lo stesso fenomeno globale si manifesta su piani diversi, da analizzare separatamente.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire la globalizzazione e distinguerne con precisione le tre dimensioni (economica, politica, culturale), portando per ciascuna un esempio concreto.
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è frequente il collegamento interdisciplinare tra globalizzazione economica, sviluppo sostenibile e diritti, valutati con la griglia ministeriale in centesimi.

Errori frequenti

  • Ridurre la globalizzazione alla sola dimensione economica, dimenticando quella politica e culturale.
  • Confondere globalizzazione (interdipendenza generale) e integrazione europea (un caso particolare e regionale di integrazione istituzionale).

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — La globalizzazione non è un fenomeno lineare né irreversibile. Gli storici dell'economia individuano una « prima globalizzazione » tra il 1870 e il 1914, con un'intensa integrazione di commerci e capitali, bruscamente interrotta dalle due guerre mondiali e dal protezionismo degli anni Trenta; la « seconda globalizzazione » riparte dopo il 1945 e accelera dopo il 1989, con la fine della contrapposizione tra i blocchi e l'ingresso di Cina e India nei mercati mondiali. Il cuore della globalizzazione economica contemporanea sono le « catene globali del valore » e le « imprese multinazionali », che frammentano la produzione tra molti Paesi (« delocalizzazione ») per sfruttare i vantaggi di costo di ciascuno. Negli anni più recenti, però, si osservano segnali di « deglobalizzazione » o di riorganizzazione: la pandemia, le tensioni geopolitiche e le guerre hanno mostrato la fragilità di catene di fornitura troppo lunghe, spingendo verso il « reshoring » (il rientro di produzioni strategiche) e il « friend-shoring » (la scelta di partner affidabili). Il nodo di fondo resta il divario tra un'economia « globale » e una politica ancora « nazionale »: i mercati oltrepassano i confini, ma le regole e la democrazia restano ancorate agli Stati. È da questo squilibrio che nasce l'esigenza di una « governance globale », cioè di istituzioni e regole condivise capaci di orientare un processo che nessuno Stato, da solo, può più governare.

Ripasso attivo

Spiega in un testo argomentato di circa quindici righe che cosa si intende per globalizzazione, individuando le sue tre dimensioni e indicando per ciascuna almeno un fattore che l'ha resa possibile e una conseguenza concreta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il commercio internazionale e il vantaggio comparato#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-globalizzazione

Schema del vantaggio comparato (esempio numerico)

Il vantaggio comparato (esempio)Tabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Paese · Vino · Tessuti; Alfa · 20 · 10; Beta · 10 · 20PAESEVINOTESSUTIAlfa2010Beta1020
Fig. 2Produzione con 100 ore di lavoro. Costo-opportunità: per Alfa 1 vino = 0,5 tessuti (si specializza nel vino), per Beta 1 tessuto = 0,5 vino (si specializza nei tessuti). Specializzazione e scambio = più produzione totale.

Punti chiave

Il commercio internazionale è lo scambio di beni e servizi tra Paesi diversi. La domanda economica fondamentale è: perché conviene scambiare invece di produrre tutto in casa? La risposta classica risale alla teoria del vantaggio comparato, formulata da David Ricardo all'inizio dell'Ottocento, che resta il cuore della teoria del commercio insegnata nel triennio.
Occorre distinguere due concetti. Si ha vantaggio assoluto quando un Paese produce un bene impiegando meno risorse (per esempio meno ore di lavoro) di un altro. Si ha vantaggio comparato quando un Paese produce un bene con un costo-opportunità inferiore, cioè rinunciando a una quantità minore dell'altro bene. La scoperta decisiva di Ricardo è che il commercio conviene anche quando un Paese ha il vantaggio assoluto in entrambi i beni: ciò che conta non è essere più bravi in assoluto, ma essere relativamente più bravi in qualcosa.
Il principio operativo è quindi la specializzazione: ciascun Paese deve specializzarsi nella produzione del bene in cui ha il vantaggio comparato, cioè il minore costo-opportunità, ed esportarlo, importando l'altro. In questo modo, a parità di risorse, la produzione mondiale complessiva aumenta e tutti i Paesi possono guadagnare dallo scambio. È l'argomento teorico a favore del libero scambio.
Accanto al libero scambio esistono però le politiche protezionistiche, con cui uno Stato difende le produzioni nazionali: dazi (imposte sulle importazioni), contingentamenti (limiti alle quantità importate), sussidi alle imprese interne. Il protezionismo può tutelare settori strategici o occupazione nel breve periodo, ma in genere riduce la concorrenza, alza i prezzi per i consumatori e diminuisce il benessere complessivo: è la tensione, sempre attuale, tra apertura dei mercati e tutela degli interessi nazionali.
Costo-opportunitaˋ del bene A=quantitaˋ di B a cui si rinunciaquantitaˋ di A prodotta\text{Costo-opportunità del bene A} = \frac{\text{quantità di B a cui si rinuncia}}{\text{quantità di A prodotta}}Costo-opportunitaˋ del bene A=quantitaˋ di A prodottaquantitaˋ di B a cui si rinuncia​

Costo-opportunità

Misura quanto di un bene si deve sacrificare per ottenere un'unità dell'altro: il Paese ha vantaggio comparato nel bene il cui costo-opportunità è più basso.

Esempio svolto

Calcolo del costo-opportunità e specializzazione

Con 100 ore di lavoro Alfa produce 20 unità di vino oppure 10 di tessuti; Beta produce 10 unità di vino oppure 20 di tessuti. Calcola il costo-opportunità del vino e dei tessuti in ciascun Paese e indica come devono specializzarsi.

  1. 01Costo-opportunità in Alfa

    Per produrre 20 vino Alfa rinuncia a 10 tessuti: 1 unità di vino costa 10/20 = 0.5 tessuti; 1 unità di tessuti costa 20/10 = 2 vino.

  2. 02Costo-opportunità in Beta

    Per produrre 20 tessuti Beta rinuncia a 10 vino: 1 unità di tessuti costa 10/20 = 0.5 vino; 1 unità di vino costa 20/10 = 2 tessuti.

  3. 03Confronto dei costi-opportunità

    Il vino costa 0.5 tessuti in Alfa contro 2 tessuti in Beta: Alfa ha il vantaggio comparato nel vino. I tessuti costano 0.5 vino in Beta contro 2 vino in Alfa: Beta ha il vantaggio comparato nei tessuti.

  4. 04Specializzazione e scambio

    Alfa si specializza nel vino e Beta nei tessuti; scambiando, entrambi ottengono i due beni a un costo inferiore rispetto all'autoproduzione e la produzione mondiale aumenta.

Risultato: Alfa esporta vino (c.o. 0.5 tessuti), Beta esporta tessuti (c.o. 0.5 vino): la specializzazione secondo il vantaggio comparato fa guadagnare entrambi dallo scambio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper distinguere vantaggio assoluto e vantaggio comparato e saper calcolare il costo-opportunità con un semplice esempio numerico.
  • Focus Esame di Stato: saper argomentare pro e contro del libero scambio e del protezionismo, mostrando di comprendere chi guadagna e chi perde.

Errori frequenti

  • Confondere vantaggio assoluto e vantaggio comparato e concludere che un Paese più produttivo in tutto non abbia motivo di commerciare.
  • Calcolare il costo-opportunità senza rapportare correttamente i due beni (invertire numeratore e denominatore).

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — La teoria del vantaggio comparato è potente, ma va maneggiata con senso critico. Essa dimostra che il libero scambio aumenta la produzione « complessiva », non che « tutti » ci guadagnano allo stesso modo: all'interno di ciascun Paese la specializzazione crea « vincitori » (i settori esportatori, i consumatori) e « perdenti » (i lavoratori dei settori che non reggono la concorrenza estera). Il modello, inoltre, assume la piena occupazione e ignora i « costi di aggiustamento », cioè il tempo e la sofferenza con cui lavoratori e capitali si spostano da un settore all'altro. Per questo il libero scambio, per essere socialmente accettabile, richiede politiche di « compensazione » e di riqualificazione di chi perde. Un secondo limite è che i vantaggi comparati di Ricardo sono « statici », mentre nella realtà un Paese può « costruirsi » un vantaggio investendo in tecnologia e capitale umano: è l'idea del « vantaggio competitivo » (Michael Porter) e la giustificazione di una « politica industriale » che protegga temporaneamente le « industrie nascenti ». Va infine osservato che gran parte del commercio moderno è « intra-settoriale » (Paesi simili si scambiano beni simili ma differenziati, come automobili di marche diverse), un fenomeno che la teoria classica non spiega e che dipende dalle economie di scala e dalla varietà. Il dibattito « libero scambio contro protezionismo » resta perciò aperto, e le regole dell'OMC cercano un compromesso tra apertura dei mercati e legittime esigenze di tutela.

Ripasso attivo

Due Paesi, Alfa e Beta, con le stesse risorse possono produrre vino e tessuti. Calcola il costo-opportunità di ciascun bene per i due Paesi, stabilisci chi ha il vantaggio comparato in ciascun bene e indica come dovrebbero specializzarsi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il sistema monetario internazionale e i cambi#

●●●ApprofondimentoLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-globalizzazione

Struttura della bilancia dei pagamenti

La bilancia dei pagamentiDiagramma ad albero, 7 percorsi, Dati: Conto corrente → beni (bilancia commerciale); Conto corrente → servizi; Conto corrente → redditi; Conto corrente → trasferimenti; Conto finanziario → investimenti diretti; Conto finanziario → investimenti di portafoglio; Conto finanziario → prestiti e riserveConto correnteConto finanziarioBilancia dei pagamentibeni (bilancia commerciale)servizireddititrasferimentiinvestimenti direttiinvestimenti di portafoglioprestiti e riserve
Fig. 3Regola contabile: un disavanzo di conto corrente corrisponde a un afflusso netto di capitali. Nel complesso la bilancia è sempre in pareggio.

Punti chiave

Per scambiare beni e capitali tra Paesi che usano monete diverse serve un sistema monetario internazionale, cioè l'insieme di regole e istituzioni che disciplinano i pagamenti internazionali e la conversione delle valute. Il tasso di cambio è il prezzo di una moneta espresso in un'altra: per esempio quanti dollari occorrono per acquistare un euro. Quando il valore di una moneta aumenta rispetto a un'altra si parla di apprezzamento (o rivalutazione, se deciso dall'autorità); quando diminuisce, di deprezzamento (o svalutazione).
Le variazioni del cambio incidono direttamente sul commercio. Un deprezzamento della moneta nazionale rende le esportazioni più economiche per l'estero (e quindi più competitive) ma le importazioni più care; un apprezzamento produce l'effetto opposto. Per questo i Paesi seguono la dinamica dei cambi con grande attenzione: il regime può essere a cambi fissi (le autorità mantengono un valore stabilito) oppure a cambi flessibili (il valore è determinato dalla domanda e dall'offerta sui mercati valutari).
La bilancia dei pagamenti è il documento contabile che registra tutte le transazioni economiche di un Paese con il resto del mondo in un dato periodo. Le sue componenti principali sono il conto corrente, che comprende lo scambio di beni (bilancia commerciale), servizi, redditi e trasferimenti; e il conto finanziario (e capitale), che registra i movimenti di capitali, gli investimenti e i prestiti. La bilancia dei pagamenti, per costruzione contabile, è sempre in pareggio: a un disavanzo di conto corrente corrisponde un afflusso netto di capitali e viceversa.
Saldi diversi raccontano situazioni economiche diverse. Un avanzo (saldo positivo) di conto corrente significa che il Paese esporta più di quanto importa e accumula crediti verso l'estero; un disavanzo (saldo negativo) significa il contrario e va finanziato con capitali esteri o riduzione delle riserve. Leggere la bilancia dei pagamenti è quindi essenziale per valutare la posizione internazionale e la sostenibilità dei conti con l'estero di un'economia aperta.
Saldo conto corrente=(X−M)+redditi netti+trasferimenti netti\text{Saldo conto corrente} = (X - M) + \text{redditi netti} + \text{trasferimenti netti}Saldo conto corrente=(X−M)+redditi netti+trasferimenti netti

Saldo di conto corrente

X sono le esportazioni e M le importazioni di beni e servizi; un saldo positivo (avanzo) indica che il Paese vende all'estero più di quanto acquista, un saldo negativo (disavanzo) il contrario.

Esempio svolto

Effetti di una variazione del cambio

Il cambio passa da 1 euro = 1.10 dollari a 1 euro = 1.00 dollari. Stabilisci se l'euro si è apprezzato o deprezzato e analizza gli effetti su esportazioni e importazioni dell'area euro.

  1. 01Confronto del valore

    Prima un euro valeva 1.10 dollari, ora ne vale 1.00: con un euro si comprano meno dollari, quindi l'euro vale di meno. Si tratta di un deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro.

  2. 02Effetto sulle esportazioni

    Un bene europeo da 100 euro costava 110 dollari, ora ne costa 100: per gli acquirenti dell'area dollaro i prodotti europei diventano più convenienti, quindi le esportazioni europee aumentano.

  3. 03Effetto sulle importazioni

    Un bene americano da 100 dollari costava circa 90.91 euro, ora ne costa 100: i prodotti importati dagli USA diventano più cari, quindi le importazioni tendono a ridursi.

Risultato: L'euro si è deprezzato: esportazioni più competitive (in aumento) e importazioni più care (in diminuzione), con un possibile miglioramento del saldo commerciale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire il tasso di cambio e spiegare gli effetti di apprezzamento e deprezzamento su esportazioni e importazioni.
  • Focus Esame di Stato: saper descrivere la struttura della bilancia dei pagamenti (conto corrente e conto finanziario) e interpretare il segno del saldo di conto corrente.

Errori frequenti

  • Invertire gli effetti del cambio (credere che una svalutazione renda le esportazioni più care anziché più convenienti).
  • Considerare un disavanzo della bilancia dei pagamenti nel suo complesso, dimenticando che essa è sempre in pareggio: il disavanzo riguarda un singolo conto, ad esempio quello corrente.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Il sistema monetario internazionale ha una storia istruttiva. Sotto il « gold standard » (fino alla Prima guerra mondiale) le monete erano convertibili in oro a un tasso fisso; con gli accordi di « Bretton Woods » del 1944 si adottò un sistema di cambi fissi imperniato sul dollaro, a sua volta convertibile in oro. Questo assetto crollò nel 1971, quando gli Stati Uniti sospesero la convertibilità del dollaro (il cosiddetto « shock di Nixon »), aprendo l'era dei « cambi flessibili » che tuttora prevale tra le grandi monete. I tassi di cambio dipendono da molti fattori: la « parità dei poteri d'acquisto » (nel lungo periodo tende ad apprezzarsi la moneta dei Paesi con inflazione più bassa), i differenziali dei tassi di interesse, le aspettative e la speculazione, che possono provocare brusche crisi valutarie. Un tempo un Paese in difficoltà poteva « svalutare » la propria moneta per rilanciare le esportazioni; con l'adozione dell'euro gli Stati membri hanno rinunciato a questa leva, e un Paese poco competitivo può recuperare solo con la « svalutazione interna » (riduzione di prezzi e salari), assai più dolorosa. La teoria sintetizza questi vincoli nel « trilemma » (o « triangolo dell'incompatibilità »): un Paese non può avere « contemporaneamente » un cambio fisso, la libera circolazione dei capitali e una politica monetaria autonoma, ma deve rinunciare a una delle tre. È la chiave per comprendere le scelte di fondo di ogni regime monetario, compresa l'unione monetaria europea, che ha scelto cambio fisso (moneta unica) e libertà dei capitali sacrificando l'autonomia monetaria dei singoli Stati.

Ripasso attivo

Il cambio passa da 1 euro = 1.10 dollari a 1 euro = 1.00 dollari. Spiega se l'euro si è apprezzato o deprezzato rispetto al dollaro e quali effetti ciò produce sulle esportazioni e sulle importazioni dell'area euro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Le organizzazioni economiche internazionali e la sostenibilità#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-quinto-anno-globalizzazione

Le organizzazioni economiche internazionali

Le organizzazioni economiche internazionaliTabella con 2 colonne e 3 righe, Dati: Organizzazione · Compito; FMI · stabilità monetaria; prestiti ai Paesi in crisi; Banca Mondiale · sviluppo, infrastrutture, riduzione della povertà; OMC / WTO · regole del commercio, liberalizzazione, controversieORGANIZZAZIONECOMPITOFMIstabilità monetaria;prestiti ai Paesi in crisiBanca Mondialesviluppo, infrastrutture,riduzione della povertàOMC / WTOregole del commercio,liberalizzazione,controversie
Fig. 4Sviluppo sostenibile (Agenda 2030): dimensione economica, sociale e ambientale → 17 obiettivi (SDGs).

Punti chiave

Un'economia globalizzata ha bisogno di regole e di istituzioni comuni. Dopo la Seconda guerra mondiale, con gli accordi di Bretton Woods (1944), nacquero le grandi organizzazioni economiche internazionali destinate a stabilizzare il sistema monetario e a favorire lo sviluppo e gli scambi. Conoscerne i compiti distinti è essenziale per non confonderle.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) vigila sulla stabilità del sistema monetario internazionale: sorveglia le politiche economiche dei Paesi membri e concede prestiti, spesso condizionati a riforme, ai Paesi in difficoltà nei conti con l'estero o in crisi finanziaria. La Banca Mondiale ha un compito diverso e di lungo periodo: finanzia progetti di sviluppo, infrastrutture e riduzione della povertà nei Paesi in via di sviluppo. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC, in inglese WTO), nata nel 1995 come erede del GATT, definisce le regole del commercio mondiale, promuove la liberalizzazione degli scambi e risolve le controversie commerciali tra Stati.
La globalizzazione presenta opportunità rilevanti: crescita economica, accesso a mercati più ampi, diffusione di tecnologie e conoscenze, riduzione della povertà assoluta in molte aree. Ma presenta anche criticità: l'aumento delle disuguaglianze tra Paesi e all'interno dei Paesi, la fragilità di fronte alle crisi finanziarie globali, lo sfruttamento del lavoro e delle risorse, l'impatto ambientale di una produzione e di un consumo su scala planetaria. La valutazione richiesta all'esame non è ideologica, ma argomentata: riconoscere costi e benefici e chiedersi come orientare il processo.
La risposta condivisa a livello internazionale è il concetto di sviluppo sostenibile, cioè uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Esso si articola in tre dimensioni interdipendenti: economica, sociale e ambientale. Il riferimento operativo è l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite (2015), con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (in inglese SDGs): un programma globale che impegna gli Stati a coniugare crescita, equità sociale e tutela dell'ambiente.
Esempio svolto

Quale istituzione interviene?

Associa ciascuna situazione all'organizzazione internazionale competente: (a) un Paese rischia il default e ha bisogno di un prestito per stabilizzare i conti con l'estero; (b) si deve finanziare la costruzione di scuole e strade in un Paese a basso reddito; (c) due Stati sono in disaccordo su dazi imposti sulle reciproche merci.

  1. 01Caso (a)

    Il prestito di emergenza per la stabilità dei conti con l'estero rientra nelle funzioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

  2. 02Caso (b)

    Il finanziamento di progetti di sviluppo e infrastrutture per ridurre la povertà è compito della Banca Mondiale.

  3. 03Caso (c)

    La risoluzione di controversie commerciali e la disciplina dei dazi competono all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Risultato: (a) FMI; (b) Banca Mondiale; (c) OMC: tre istituzioni con missioni distinte ma complementari nel governo della globalizzazione.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper distinguere con precisione i compiti di FMI (stabilità monetaria e prestiti), Banca Mondiale (sviluppo e povertà) e OMC (regole del commercio).
  • Focus Esame di Stato: saper definire lo sviluppo sostenibile nelle sue tre dimensioni e collegarlo all'Agenda 2030 e ai suoi 17 obiettivi.

Errori frequenti

  • Confondere FMI e Banca Mondiale, attribuendo all'uno i compiti dell'altra (stabilità monetaria vs. finanziamento dello sviluppo).
  • Ridurre lo sviluppo sostenibile alla sola dimensione ambientale, trascurando quella economica e quella sociale.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Le grandi organizzazioni economiche internazionali sono anche oggetto di critiche che conviene conoscere per una valutazione equilibrata. Al Fondo Monetario Internazionale si rimprovera la « condizionalità » dei suoi prestiti: i « programmi di aggiustamento strutturale » imposti ai Paesi in crisi (tagli alla spesa, privatizzazioni, liberalizzazioni) sono stati spesso accusati di aggravare la recessione e i costi sociali. Si contesta inoltre il « deficit democratico » di FMI e Banca Mondiale, dove il peso di voto è proporzionale alle quote di capitale versate, così che i Paesi ricchi decidono più di quelli poveri. All'OMC si imputa di privilegiare la liberalizzazione degli scambi rispetto agli standard ambientali e sociali, alimentando il dibattito sul « commercio equo ». Sul piano giuridico, gran parte di questa governance globale poggia su « soft law » (raccomandazioni e accordi non pienamente vincolanti) più che su « hard law » coercitiva, perché manca un'autorità sovranazionale dotata di poteri paragonabili a quelli di uno Stato: è il limite strutturale di un'economia globale priva di un governo globale. Proprio per questo l'« Agenda 2030 » e i suoi diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile, pur non essendo giuridicamente vincolanti, sono importanti come « quadro » condiviso che orienta le politiche nazionali. Si chiude così il percorso di Diritto ed economia politica con la lezione di fondo dell'intera disciplina: l'economia produce ricchezza, ma è il diritto — dalle regole del mercato alla Costituzione, dalle istituzioni nazionali alla governance globale — a stabilire « come » quella ricchezza si crea, si distribuisce e si concilia con la dignità della persona e la tutela dell'ambiente.

Ripasso attivo

Confronta FMI, Banca Mondiale e OMC indicando per ciascuno l'obiettivo principale e un esempio di intervento; poi spiega in che modo l'Agenda 2030 propone di rendere più sostenibile la globalizzazione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il fenomeno della globalizzazione○
    • 02Il commercio internazionale e il vantaggio comparato◐
    • 03Il sistema monetario internazionale e i cambi●
    • 04Le organizzazioni economiche internazionali e la sostenibilità◐

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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