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Il mercato, i prezzi e le forme di concorrenza

Il mercato è il luogo, anche immateriale, in cui domanda e offerta si incontrano e determinano il prezzo dei beni e dei servizi. Questo appunto ricostruisce il meccanismo dei prezzi, la legge della domanda e dell'offerta, l'equilibrio di mercato e la sua reazione alle variazioni, il concetto di elasticità, le quattro forme di mercato (concorrenza perfetta, monopolio, oligopolio, concorrenza monopolistica) e i fallimenti del mercato che giustificano l'intervento pubblico. È un nucleo microeconomico pienamente compreso nell'Esame di Stato del secondo ciclo.

5 sezioni·~29 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0888 / 14
Profilo d’esame
Comprendere le dinamiche di funzionamento del mercato e il meccanismo di formazione dei prezziUtilizzare gli strumenti dell'analisi microeconomica (curve di domanda e offerta, elasticità) per interpretare fenomeni economici realiDistinguere e valutare vantaggi e limiti delle diverse forme di mercato e del potere di mercatoRiconoscere i fallimenti del mercato e giustificare l'intervento dello Stato nell'economia
Operatori:analizzaspiegadeterminacalcolaconfrontaclassificaillustrainterpretagiustifica

livello base

Per la trattazione comune si richiede di descrivere il funzionamento del mercato, leggere le curve di domanda e offerta, individuare il prezzo di equilibrio e riconoscere le quattro forme di mercato con esempi concreti.

livello avanzato

L'approfondimento dell'indirizzo (in particolare nel Liceo delle Scienze Umane — opzione Economico-Sociale) richiede di calcolare e interpretare l'elasticità, analizzare gli spostamenti delle curve, motivare i fallimenti del mercato e collegarli alle politiche pubbliche di regolazione.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Il mercato, i prezzi e le forme di concorrenza
    • 01Il mercato e il meccanismo dei prezzi○
    • 02Domanda, offerta ed equilibrio di mercato◐
    • 03L'elasticità della domanda e dell'offerta●
    • 04Le forme di mercato e la concorrenza◐
    • 05I fallimenti del mercato e l'intervento pubblico●
§ 01

Il mercato e il meccanismo dei prezzi#

●○○BaseLPOSA-diritto-economia-secondo-biennio-microeconomia

La funzione di coordinamento del mercato

La funzione di coordinamento del mercatoGrafo, Consumatori (domanda) → Mercato, Produttori (offerta) → Mercato, Mercato → Prezzo, Prezzo → Consumatori (domanda), Prezzo → Produttori (offerta)Consumatori(domanda)Produttori(offerta)MercatoPrezzodomandaoffertasegnalesegnale
Fig. 1Il prezzo coordina le scelte: è il segnale che orienta le decisioni di consumatori e produttori.

Punti chiave

In economia il «mercato» non è necessariamente un luogo fisico: è l'insieme delle relazioni di scambio attraverso le quali chi domanda un bene (i compratori) e chi lo offre (i venditori) entrano in contatto e fissano la quantità scambiata e il prezzo. Può essere concentrato in un luogo (un mercato rionale) oppure diffuso e immateriale (il mercato finanziario, il mercato online), ma la sua funzione economica è sempre la stessa: coordinare le decisioni di una moltitudine di soggetti che non si conoscono fra loro.
Il prezzo è il segnale informativo che rende possibile questo coordinamento. Un prezzo elevato comunica ai produttori che quel bene è desiderato e li spinge a offrirne di più; allo stesso tempo scoraggia parte dei consumatori, riducendo la quantità domandata. Un prezzo basso produce l'effetto opposto. In un'economia di mercato nessuna autorità centrale decide cosa, come e per chi produrre: lo decide il sistema dei prezzi, che Adam Smith descrisse con l'immagine della «mano invisibile».
Le condizioni che rendono efficiente questo meccanismo sono fondamentalmente tre: la libertà di scambio (ciascuno è libero di comprare e vendere), la presenza di una pluralità di operatori e la circolazione delle informazioni. Quando una o più di queste condizioni vengono meno, il prezzo smette di essere un segnale veritiero e si producono distorsioni, fino ai veri e propri «fallimenti del mercato» (Fig. 3) che studieremo nell'ultima sezione.
Il mercato svolge insieme una funzione allocativa (orienta le risorse scarse verso gli impieghi più richiesti), una funzione distributiva (assegna redditi a chi partecipa allo scambio) e una funzione di selezione (premia le imprese più efficienti e penalizza quelle che producono a costi troppo alti). Comprendere questo triplice ruolo è il presupposto per valutare in modo critico — e non ideologico — sia i pregi sia i limiti dell'economia di mercato.
Esempio svolto

Leggere il prezzo come segnale

In una città il prezzo degli affitti aumenta sensibilmente. Analizza, passo per passo, come questo prezzo agisce da segnale per consumatori (inquilini) e produttori (proprietari) e quale effetto tende a generare sulla quantità di alloggi offerti e domandati.

  1. 01Identificare il segnale

    Il prezzo più alto degli affitti comunica che gli alloggi sono molto richiesti rispetto a quelli disponibili: è un segnale di scarsità relativa.

  2. 02Reazione dei consumatori

    Di fronte a un prezzo più alto, parte degli inquilini rinuncia, cerca soluzioni più piccole o si sposta in zone meno costose: la quantità domandata diminuisce.

  3. 03Reazione dei produttori

    Il prezzo più alto rende più conveniente mettere a reddito immobili: alcuni proprietari ristrutturano, costruiscono o destinano all'affitto case prima inutilizzate, e la quantità offerta aumenta.

  4. 04Tendenza al riequilibrio

    L'aumento dell'offerta e la riduzione della domanda spingono, nel tempo, il prezzo verso un nuovo equilibrio: il mercato si auto-corregge senza una decisione centrale.

Risultato: Il prezzo, pur senza alcuna autorità che lo imponga, ha coordinato le scelte di migliaia di soggetti: ha contemporaneamente frenato la domanda e stimolato l'offerta, mostrando la funzione allocativa del mercato.

Obiettivo Maturità

  • All'Esame di Stato è richiesto di definire con precisione che cosa è il mercato in senso economico (non solo come luogo fisico) e di spiegare la funzione del prezzo come segnale che coordina domanda e offerta.
  • Sapere collegare il meccanismo dei prezzi alle tre condizioni di buon funzionamento (libertà, pluralità, informazione) è spesso il filo conduttore di una domanda di tipologia argomentativa o di un quesito del colloquio.

Errori frequenti

  • Ridurre il mercato al solo luogo fisico dove si vendono le merci, dimenticando che in economia il termine indica l'insieme delle relazioni di scambio (compreso quello finanziario e digitale).
  • Confondere il prezzo con il valore o con il costo: il prezzo è il risultato dell'incontro tra domanda e offerta, non un dato fissato unilateralmente dal produttore in base ai costi.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Per misurare quanto « bene » funzioni un mercato gli economisti usano il concetto di « surplus » (o rendita). La « rendita del consumatore » è la differenza tra ciò che i compratori sarebbero disposti a pagare e il prezzo che effettivamente pagano; la « rendita del produttore » è la differenza tra il prezzo incassato e il costo minimo a cui i venditori sarebbero disposti a vendere. Il prezzo di equilibrio della concorrenza ha una notevole proprietà: massimizza la somma dei due surplus, cioè il « benessere totale » (è il « primo teorema dell'economia del benessere »). Ciò spiega perché gli interventi che fissano d'autorità un prezzo diverso da quello di equilibrio generano inefficienze. Un « prezzo massimo » imposto sotto l'equilibrio (il « calmiere », usato per esempio sugli affitti o su beni di prima necessità) rende la quantità domandata superiore a quella offerta e crea « carenza » (code, razionamento, mercato nero); un « prezzo minimo » fissato sopra l'equilibrio (come il prezzo minimo garantito di alcuni prodotti agricoli, o il salario minimo nel mercato del lavoro) rende l'offerta superiore alla domanda e crea « eccedenza » (invenduto, disoccupazione). Questo non significa che tali interventi siano sempre sbagliati — possono rispondere a esigenze di equità o di tutela — ma che hanno un costo in termini di efficienza, che il decisore politico deve conoscere e mettere in conto.

Ripasso attivo

Spiega, con un esempio concreto a tua scelta (ad esempio il mercato delle mascherine durante una pandemia), in che modo il prezzo funziona da «segnale» che orienta sia le scelte dei consumatori sia quelle dei produttori. Indica quali condizioni devono sussistere perché il mercato funzioni in modo efficiente.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Domanda, offerta ed equilibrio di mercato#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-secondo-biennio-microeconomia

Spostamento della curva di domanda

Spostamento della curva di domandaGrafico di O, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 120, Grafico di D₁, zeri in x = 100, intercetta sull’asse y in y = 10, decrescente, nell’intervallo x da 0 a 120, Grafico di D₂, zeri in x = 120, intercetta sull’asse y in y = 12, decrescente, nell’intervallo x da 0 a 1202040608010012024681012E₁E₂OD₁D₂Prezzo (P)Quantità (Q)
Fig. 3Un aumento del reddito sposta l’intera curva di domanda verso destra (D₁ → D₂): il nuovo equilibrio E₂ ha prezzo e quantità più elevati.

Punti chiave

La domanda di un bene è la quantità che i consumatori sono disposti ad acquistare a ciascun possibile prezzo, in un dato periodo. La legge della domanda afferma che, a parità di altre condizioni (ceteris paribus), la quantità domandata varia in senso inverso rispetto al prezzo: se il prezzo sale la quantità domandata scende, se il prezzo scende la quantità domandata aumenta. Per questo la curva di domanda è inclinata negativamente, cioè scende da sinistra verso destra (Fig. 1).
L'offerta è la quantità che i produttori sono disposti a vendere a ciascun prezzo, nello stesso periodo. La legge dell'offerta afferma una relazione diretta: a un prezzo più alto corrisponde una quantità offerta maggiore, perché il maggior ricavo rende conveniente produrre di più. La curva di offerta è quindi inclinata positivamente, cioè sale da sinistra verso destra. È fondamentale distinguere un movimento lungo la curva (causato dal solo prezzo) da uno spostamento dell'intera curva (causato da altri fattori: reddito, gusti, prezzo dei beni collegati per la domanda; costi, tecnologia, numero di imprese per l'offerta).
Il prezzo di equilibrio è quello in corrispondenza del quale la quantità domandata è esattamente uguale alla quantità offerta: in quel punto le due curve si intersecano e il mercato «si svuota», cioè non resta merce invenduta né domanda insoddisfatta. La quantità scambiata in quel punto si chiama quantità di equilibrio. È un equilibrio stabile, perché ogni scostamento mette in moto forze che riportano il mercato al punto di partenza.
Se il prezzo effettivo è superiore a quello di equilibrio, l'offerta supera la domanda e si forma un'eccedenza (surplus): i venditori, per smaltire le scorte, abbassano il prezzo. Se invece il prezzo è inferiore a quello di equilibrio, la domanda supera l'offerta e si forma una carenza (scarsità): i compratori, per accaparrarsi il bene, fanno salire il prezzo. In entrambi i casi il mercato tende spontaneamente verso l'equilibrio. Quando un fattore esterno sposta una delle curve, l'equilibrio si modifica (Fig. 2): per esempio un aumento del reddito sposta la domanda verso destra e fa crescere sia prezzo sia quantità di equilibrio.

Curve di domanda e offerta e prezzo di equilibrio

Equilibrio di mercatoGrafico di Domanda, zeri in x = 120, intercetta sull’asse y in y = 12, decrescente, nell’intervallo x da 0 a 120, Grafico di Offerta, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 1202040608010012024681012E (60; 6)DomandaOffertaPrezzo (P)Quantità (Q)
Qd=a−b⋅PQ_d = a - b \cdot PQd​=a−b⋅P

Domanda lineare

Funzione di domanda lineare: la quantità domandata Q_d diminuisce all'aumentare del prezzo P; il coefficiente b > 0 misura la sensibilità della domanda al prezzo, mentre a > 0 è la quantità domandata quando il prezzo è nullo.

Qs=c+d⋅PQ_s = c + d \cdot PQs​=c+d⋅P

Offerta lineare

Funzione di offerta lineare: la quantità offerta Q_s cresce all'aumentare del prezzo P; il coefficiente d > 0 misura la reattività dei produttori al prezzo.

Qd=Qs  ⟹  P∗=a−cb+dQ_d = Q_s \;\Longrightarrow\; P^{*} = \frac{a - c}{b + d}Qd​=Qs​⟹P∗=b+da−c​

Prezzo di equilibrio

L'equilibrio si ottiene uguagliando quantità domandata e offerta: risolvendo a - bP = c + dP si ricava il prezzo di equilibrio P, da cui si calcola la quantità di equilibrio sostituendo P in una delle due funzioni.

Esempio svolto

Calcolo del prezzo e della quantità di equilibrio

In un mercato la domanda è descritta dalla funzione Q_d = 120 - 10P e l'offerta dalla funzione Q_s = 20P. Determina il prezzo di equilibrio e la quantità di equilibrio, e verifica che cosa accadrebbe al prezzo di 3 euro.

  1. 01Imporre l'equilibrio

    All'equilibrio la quantità domandata uguaglia quella offerta: si pone Q_d = Q_s.

  2. 02Risolvere rispetto a P

    Si raccolgono i termini in P: 120 = 30P, da cui P* = 120 / 30 = 4 euro.

  3. 03Calcolare la quantità

    Si sostituisce P in una delle due funzioni: Q = 20 · 4 = 80 unità (verifica con la domanda: 120 - 10·4 = 80).

  4. 04Verificare il prezzo di 3 euro

    A P = 3: Q_d = 120 - 30 = 90; Q_s = 60. La domanda (90) supera l'offerta (60): si forma una carenza di 30 unità che spinge il prezzo verso l'alto, fino a 4 euro.

Risultato: Il prezzo di equilibrio è 4 euro e la quantità di equilibrio è 80 unità. A 3 euro si genera una carenza di 30 unità che riporta il prezzo all'equilibrio.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la capacità di rappresentare graficamente le curve di domanda e offerta, individuare il punto di equilibrio e spiegare le situazioni di eccedenza e di carenza con il relativo aggiustamento del prezzo.
  • Si richiede di distinguere con chiarezza il movimento lungo la curva (effetto del prezzo) dallo spostamento della curva (effetto di reddito, gusti, costi, tecnologia): è uno degli errori più penalizzati nelle prove.

Errori frequenti

  • Affermare che un aumento del prezzo «sposta» la curva di domanda: il prezzo provoca solo un movimento LUNGO la curva; a spostare l'intera curva sono fattori diversi dal prezzo.
  • Invertire l'inclinazione delle curve, disegnando la domanda crescente o l'offerta decrescente, e collocare l'equilibrio in un punto che non è l'intersezione delle due curve.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — La legge della domanda ha alcune eccezioni istruttive. I « beni di Giffen » sono beni inferiori di prima necessità per i quali, in condizioni di povertà, un aumento del prezzo può paradossalmente far crescere la quantità domandata, perché l'effetto di reddito (ci si impoverisce e si rinuncia ai beni più costosi ripiegando su quello inferiore) prevale sull'effetto di sostituzione. I « beni di Veblen », o beni di status, sono beni di lusso la cui domanda aumenta col prezzo perché è proprio l'alto prezzo a conferire prestigio. Fuori da questi casi-limite, per interpretare gli spostamenti occorre classificare i beni: « normali » (la domanda cresce col reddito) o « inferiori » (la domanda cala col reddito), « sostituti » (il rincaro dell'uno accresce la domanda dell'altro, come burro e margarina) o « complementari » (il rincaro dell'uno riduce la domanda dell'altro, come auto e carburante). Una competenza avanzata è la « statica comparata » quando « entrambe » le curve si spostano insieme: in tal caso una sola tra prezzo e quantità di equilibrio ha una variazione determinata, mentre l'altra resta ambigua e dipende dall'intensità relativa dei due spostamenti. Per esempio, se aumentano sia la domanda sia l'offerta, la quantità di equilibrio cresce certamente, ma il prezzo può salire o scendere a seconda di quale curva si sposta di più. Riconoscere queste ambiguità distingue una lettura meccanica del grafico da una vera padronanza del modello.

Ripasso attivo

Disegna le curve di domanda e di offerta di un bene e individua il prezzo e la quantità di equilibrio. Supponi poi che, a causa di una nuova tecnologia, i costi di produzione diminuiscano: indica come si sposta la curva interessata e che cosa accade al prezzo e alla quantità di equilibrio, motivando la risposta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

L'elasticità della domanda e dell'offerta#

●●●ApprofondimentoLPOSA-diritto-economia-secondo-biennio-microeconomia

Domanda rigida e domanda elastica a confronto

Elasticità della domandaGrafico di Domanda rigida, zeri in x = 10, decrescente, nell’intervallo x da 8 a 10, Grafico di Domanda elastica, zeri in x = 100, intercetta sull’asse y in y = 10, decrescente, nell’intervallo x da 0 a 1002040608010024681012Domanda rigidaDomanda elasticaPrezzo (P)Quantità (Q)

Punti chiave

L'elasticità misura quanto la quantità domandata (o offerta) reagisce a una variazione del prezzo. Più precisamente, l'elasticità della domanda rispetto al prezzo è il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo. È uno strumento essenziale perché due beni possono avere curve di domanda entrambe decrescenti, ma reagire in modo molto diverso alle variazioni di prezzo.
Poiché la domanda è decrescente, prezzo e quantità si muovono in direzioni opposte e il rapporto sarebbe negativo: per convenzione si considera il valore assoluto. Si parla di domanda rigida (o anelastica) quando l'elasticità è minore di 1 (la quantità reagisce poco al prezzo), di domanda elastica quando è maggiore di 1 (la quantità reagisce molto) e di domanda a elasticità unitaria quando è esattamente uguale a 1.
I fattori che rendono una domanda più elastica sono soprattutto la disponibilità di beni sostituti (più alternative ci sono, più i consumatori abbandonano il bene se rincara), la natura voluttuaria del bene (i beni di lusso sono più elastici dei beni di prima necessità), il peso della spesa sul reddito e l'orizzonte temporale (nel lungo periodo la domanda è più elastica perché i consumatori hanno tempo di adattarsi). I beni di prima necessità, come il pane o i farmaci salvavita, tendono ad avere domanda rigida.
L'elasticità è decisiva per le scelte di prezzo delle imprese e per la politica fiscale dello Stato. Se la domanda è rigida, aumentare il prezzo (o introdurre un'imposta) fa crescere il ricavo totale, perché la quantità venduta cala poco; se la domanda è elastica, un aumento di prezzo riduce il ricavo, perché molti consumatori rinunciano. Per questo lo Stato tende a tassare i beni a domanda rigida (carburanti, tabacchi): il gettito resta elevato anche con l'imposta. Anche l'offerta ha un'elasticità: è più rigida nel breve periodo (gli impianti non si modificano subito) e più elastica nel lungo periodo.
Ed=∣ΔQ/QΔP/P∣E_d = \left| \frac{\Delta Q / Q}{\Delta P / P} \right|Ed​=​ΔP/PΔQ/Q​​

Elasticità della domanda

Elasticità della domanda rispetto al prezzo: rapporto, in valore assoluto, tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo. Se E_d > 1 la domanda è elastica, se E_d < 1 è rigida, se E_d = 1 è a elasticità unitaria.

R=P⋅QR = P \cdot QR=P⋅Q

Ricavo totale

Il ricavo totale dell'impresa è il prodotto tra il prezzo di vendita P e la quantità venduta Q. L'effetto di una variazione di prezzo sul ricavo dipende dall'elasticità: con domanda rigida un aumento di P fa crescere R, con domanda elastica lo fa diminuire.

Esempio svolto

Calcolo e interpretazione dell'elasticità

Il prezzo di un abbonamento sale da 20 a 24 euro e gli abbonati passano da 1000 a 850. Calcola l'elasticità della domanda rispetto al prezzo, stabilisci se è elastica o rigida e indica l'effetto sul ricavo totale.

  1. 01Variazione percentuale della quantità

    La quantità passa da 1000 a 850: la variazione è -150, cioè -150/1000 = -0,15, ossia -15%.

  2. 02Variazione percentuale del prezzo

    Il prezzo passa da 20 a 24: la variazione è +4, cioè 4/20 = 0,20, ossia +20%.

  3. 03Calcolo dell'elasticità

    Si fa il rapporto tra le due variazioni percentuali, in valore assoluto: 0,15 / 0,20 = 0,75.

  4. 04Interpretazione ed effetto sul ricavo

    Poiché E_d = 0,75 < 1 la domanda è rigida. Ricavo iniziale: 20 · 1000 = 20 000 euro; ricavo finale: 24 · 850 = 20 400 euro. Con domanda rigida l'aumento di prezzo ha fatto crescere il ricavo.

Risultato: L'elasticità è 0,75: la domanda è rigida. Il ricavo totale è aumentato da 20 000 a 20 400 euro, coerentemente con la regola secondo cui, in regime di domanda rigida, l'aumento del prezzo accresce il ricavo.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la capacità di calcolare l'elasticità della domanda con il metodo della variazione percentuale e di interpretarne il risultato (rigida, elastica, unitaria) con un esempio coerente.
  • Si chiede spesso di collegare l'elasticità alle scelte di prezzo dell'impresa e alle politiche fiscali (perché si tassano i beni a domanda rigida): è il ponte naturale verso l'intervento pubblico.

Errori frequenti

  • Confondere l'elasticità con la pendenza della curva: l'elasticità si calcola sulle variazioni percentuali, non sulle variazioni assolute, e dunque cambia lungo una stessa curva di domanda.
  • Dimenticare il valore assoluto e concludere che una domanda con elasticità -2 è «meno reattiva» di una con elasticità -1: in valore assoluto è invece la più elastica.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — L'elasticità rispetto al prezzo ha due casi-limite utili come riferimento: la « domanda perfettamente elastica » (« E_d → ∞ »), rappresentata da una curva orizzontale, in cui a un prezzo dato i consumatori assorbono qualsiasi quantità ma abbandonano del tutto il bene al minimo rincaro (è la domanda che fronteggia la singola impresa in concorrenza perfetta), e la « domanda perfettamente rigida » (« E_d = 0 »), rappresentata da una curva verticale, in cui la quantità non cambia qualunque sia il prezzo (il caso-limite di un farmaco salvavita). Il legame con il ricavo totale può essere enunciato con precisione: se la domanda è elastica un aumento di prezzo « riduce » il ricavo, se è rigida lo « aumenta », se è unitaria il ricavo è « massimo » e non varia. Oltre all'elasticità rispetto al prezzo esistono altre due elasticità fondamentali. L'« elasticità della domanda rispetto al reddito » misura la reattività della domanda al variare del reddito e serve a classificare i beni: è positiva per i beni normali, maggiore di uno per i beni di lusso, negativa per i beni inferiori. L'« elasticità incrociata » misura invece come la domanda di un bene reagisce al prezzo di un altro bene: è positiva per i beni sostituti e negativa per i beni complementari. Padroneggiare queste misure consente all'impresa di prevedere gli effetti di una manovra di prezzo e allo Stato di stimare il gettito di un'imposta.

Ripasso attivo

Il prezzo di un abbonamento sale da 20 a 24 euro e gli abbonati passano da 1000 a 850. Calcola l'elasticità della domanda rispetto al prezzo, stabilisci se la domanda è elastica o rigida e spiega che cosa accade al ricavo totale dell'impresa.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Le forme di mercato e la concorrenza#

●●○StandardLPOSA-diritto-economia-secondo-biennio-microeconomia

Le quattro forme di mercato dalla concorrenza al monopolio

Le quattro forme di mercatoTabella con 4 colonne e 4 righe, Dati: Forma · Imprese · Prodotto · Barriere; Conc. perfetta · moltissime · omogeneo · assenti; Conc. monopol. · molte · differenziato · basse; Oligopolio · poche · interdipend. · alte; Monopolio · una sola · no sostituti · fortiFORMAIMPRESEPRODOTTOBARRIEREConc. perfettamoltissimeomogeneoassentiConc. monopol.moltedifferenziatobasseOligopoliopocheinterdipend.alteMonopoliouna solano sostitutiforti
Fig. 5Dalla concorrenza perfetta (l’impresa è price taker, subisce il prezzo) al monopolio (price maker, fissa il prezzo). Tutela della concorrenza: AGCM (Italia) e Commissione UE.

Punti chiave

Le forme di mercato si classificano in base a tre criteri principali: il numero dei venditori, il grado di omogeneità del prodotto e l'esistenza o meno di barriere all'entrata. Da questi criteri derivano quattro modelli fondamentali, disposti idealmente su una scala che va dalla concorrenza più piena al potere di mercato più assoluto: concorrenza perfetta, concorrenza monopolistica, oligopolio e monopolio (Fig. 1).
La concorrenza perfetta è un modello teorico di riferimento, caratterizzato da un numero elevatissimo di imprese, prodotto omogeneo, assenza di barriere all'entrata e informazione perfetta. In questo regime nessuna impresa può influenzare il prezzo: ciascuna è price taker, cioè accetta il prezzo fissato dal mercato. È un modello raramente realizzato nella realtà (vi si avvicinano alcuni mercati agricoli o finanziari), ma è prezioso come termine di paragone per misurare il «potere di mercato» nelle altre forme.
Il monopolio è la situazione opposta: un solo venditore offre un bene che non ha sostituti stretti, protetto da forti barriere all'entrata (un brevetto, il controllo di una materia prima, una concessione pubblica, oppure il caso del monopolio naturale in cui un solo grande impianto produce a costi più bassi di molti piccoli). Il monopolista è price maker: fissa il prezzo e tende a produrre una quantità inferiore e a prezzo superiore rispetto alla concorrenza, riducendo il benessere collettivo. Per questo la legge vieta gli abusi di posizione dominante.
Tra i due estremi si collocano l'oligopolio e la concorrenza monopolistica. Nell'oligopolio poche grandi imprese si dividono il mercato e sono fortemente interdipendenti: la scelta di prezzo di ciascuna dipende dalle mosse delle altre, da cui il rischio di intese e cartelli (vietati dalla normativa antitrust). Nella concorrenza monopolistica molte imprese vendono prodotti simili ma differenziati (per marca, qualità, design): ogni impresa ha un piccolo potere di mercato sul proprio prodotto, ma la libertà di entrata mantiene la concorrenza viva. La tutela della concorrenza, in Italia affidata all'AGCM e nell'Unione Europea alla Commissione, serve proprio a garantire mercati aperti ed efficienti.
Esempio svolto

Classificare un mercato reale

In una città operano numerosi bar che offrono caffè di qualità e ambiente simili ma differenziati per marca, arredo e servizio; nuovi bar possono aprire liberamente. Classifica questa forma di mercato motivando la risposta con i tre criteri di classificazione.

  1. 01Numero dei venditori

    I bar sono molti: non è né un monopolio (uno solo) né un oligopolio (pochi). Questo esclude i due estremi del potere di mercato.

  2. 02Tipo di prodotto

    Il prodotto è simile ma differenziato (marca, arredo, servizio): non è omogeneo come in concorrenza perfetta, ma neppure unico come in monopolio.

  3. 03Barriere all'entrata

    Nuovi bar possono aprire liberamente: le barriere all'entrata sono basse, condizione tipica della concorrenza monopolistica.

  4. 04Conclusione

    Molte imprese, prodotto differenziato, libera entrata: i tre criteri convergono verso la concorrenza monopolistica, in cui ogni bar ha un piccolo potere sul proprio prodotto ma la concorrenza resta viva.

Risultato: Si tratta di concorrenza monopolistica: molte imprese, prodotto differenziato e libertà di entrata. Ogni bar gode di un limitato potere di mercato grazie alla differenziazione, ma non può imporre prezzi troppo alti senza perdere clienti.

Obiettivo Maturità

  • All'Esame di Stato è valutata la capacità di classificare le quattro forme di mercato in base ai criteri (numero di imprese, tipo di prodotto, barriere) e di associare a ciascuna esempi concreti coerenti.
  • Si richiede di distinguere il ruolo di price taker (concorrenza perfetta) da quello di price maker (monopolio) e di spiegare perché il monopolio riduce il benessere collettivo, collegandolo alla tutela della concorrenza (antitrust, AGCM, Unione Europea).

Errori frequenti

  • Confondere oligopolio e concorrenza monopolistica: nel primo ci sono POCHE imprese interdipendenti, nella seconda MOLTE imprese con prodotti differenziati e libera entrata.
  • Ritenere che in concorrenza perfetta le imprese «facciano concorrenza sul prezzo»: al contrario sono price taker, accettano il prezzo di mercato e non possono fissarlo.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — L'oligopolio è il terreno d'elezione della « teoria dei giochi »: poiché poche imprese sono interdipendenti, la scelta di ciascuna dipende dalle attese sulle mosse delle altre. Il « dilemma del prigioniero » spiega perché i cartelli sono intrinsecamente instabili: a ogni impresa converrebbe rispettare l'accordo di prezzo alto, ma ciascuna ha l'incentivo individuale a « tradire » abbassando il prezzo per conquistare quote, così che l'intesa tende a rompersi — ciò che, per il consumatore, è un bene. Il « monopolio naturale » (reti idriche, ferroviarie, elettriche, in cui un solo grande impianto produce a costi inferiori a quelli di molti piccoli) pone invece un problema diverso: spezzarlo sarebbe inefficiente, per cui lo Stato preferisce lasciarlo unico ma regolarne le tariffe e la qualità del servizio, spesso tramite un'autorità indipendente. Sul piano giuridico, la « tutela della concorrenza » poggia su tre pilastri, disciplinati sia dal diritto dell'Unione (« artt. 101 e 102 TFUE ») sia dalla legge nazionale n. 287 del 1990: il divieto delle « intese restrittive » (i cartelli), il divieto di « abuso di posizione dominante » (non è vietato essere dominanti, ma abusare del proprio potere) e il controllo delle « concentrazioni » (fusioni e acquisizioni che ridurrebbero troppo la concorrenza). Vigilano su queste regole l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) in Italia e la Commissione europea nell'Unione, con poteri di indagine e di sanzione. È l'esempio più chiaro di come il diritto intervenga per « far funzionare » il mercato, non per sostituirlo.

Ripasso attivo

Costruisci una tabella che confronti le quattro forme di mercato secondo i criteri «numero di imprese», «tipo di prodotto», «barriere all'entrata» e «potere sul prezzo», e indica per ciascuna un esempio reale. Spiega infine perché il monopolio è considerato il caso meno favorevole per i consumatori.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

I fallimenti del mercato e l'intervento pubblico#

●●●ApprofondimentoLPOSA-diritto-economia-secondo-biennio-microeconomia

I fallimenti del mercato e gli strumenti di intervento pubblico

Fallimenti del mercato e interventiGrafo, Fallimenti del mercato → Esternalità (+/−), Fallimenti del mercato → Beni pubblici (free rider), Fallimenti del mercato → Asimmetrie informative, Fallimenti del mercato → Potere di mercato, Esternalità (+/−) → imposte, divieti, sussidi, Beni pubblici (free rider) → fornitura pubblica, Asimmetrie informative → norme e trasparenza, Potere di mercato → antitrust (AGCM)Fallimenti delmercatoEsternalità (+/−)Beni pubblici(free rider)AsimmetrieinformativePotere dimercatoimposte,divieti, sussidiforniturapubblicanorme etrasparenzaantitrust (AGCM)
Fig. 6L’intervento pubblico corregge i fallimenti del mercato, con i suoi limiti.

Punti chiave

Il mercato concorrenziale, in condizioni ideali, garantisce un'allocazione efficiente delle risorse; ma nella realtà esistono situazioni in cui esso non raggiunge un esito efficiente o equo: sono i fallimenti del mercato (market failures). In questi casi il prezzo non riflette tutti i costi e i benefici sociali e si rende necessario, entro certi limiti, l'intervento pubblico (Fig. 3). I quattro casi classici sono le esternalità, i beni pubblici, le asimmetrie informative e il potere di mercato.
Le esternalità si verificano quando l'attività di un soggetto produce effetti su terzi che non sono compensati dal prezzo. Possono essere negative (l'inquinamento di una fabbrica danneggia chi vive nei dintorni, ma il prezzo del prodotto non include quel danno) o positive (l'istruzione genera benefici per l'intera collettività oltre che per chi studia). Lo Stato corregge le esternalità negative con imposte, divieti e regolamentazioni, e incentiva quelle positive con sussidi e servizi pubblici.
I beni pubblici sono beni non rivali (l'uso da parte di uno non riduce la disponibilità per gli altri) e non escludibili (non si può impedirne il consumo a chi non paga): si pensi alla difesa nazionale, all'illuminazione stradale, alla giustizia. Proprio perché nessuno può essere escluso, nasce il problema del free rider, cioè di chi beneficia del bene senza contribuire: il mercato privato non li produrrebbe in quantità sufficiente, e per questo li fornisce lo Stato finanziandoli con le imposte.
Le asimmetrie informative si hanno quando una parte dello scambio dispone di più informazioni dell'altra (il venditore di un'auto usata conosce i difetti che il compratore ignora): possono generare selezione avversa (i prodotti scadenti scacciano quelli buoni) e azzardo morale. Lo Stato vi pone rimedio con norme di trasparenza, garanzie e controlli. Infine il potere di mercato (monopoli e cartelli, studiati nella sezione precedente) è esso stesso un fallimento, contrastato dalla normativa antitrust. L'intervento pubblico, tuttavia, non è privo di rischi: anche lo Stato può «fallire» (inefficienza, costi della burocrazia), per cui va sempre valutato il giusto equilibrio tra mercato e regolazione.
Esempio svolto

Riconoscere un'esternalità e proporre un rimedio

Una fabbrica scarica residui in un fiume, riducendo il pescato dei pescatori a valle. Individua il tipo di fallimento del mercato, spiega perché il prezzo del prodotto non riflette il costo sociale e proponi due strumenti di intervento pubblico.

  1. 01Individuare il fallimento

    L'attività della fabbrica danneggia soggetti terzi (i pescatori) che non partecipano allo scambio e non sono compensati: si tratta di un'esternalità negativa.

  2. 02Perché il prezzo è distorto

    Il prezzo del prodotto copre solo i costi privati della fabbrica (materie prime, lavoro), ma non il danno ambientale subito dai pescatori: il costo sociale è maggiore del costo privato, quindi la fabbrica produce «troppo» rispetto all'ottimo collettivo.

  3. 03Primo strumento

    Lo Stato può introdurre un'imposta sull'inquinamento (imposta pigouviana) pari al danno provocato: così il costo esterno viene «internalizzato» nel prezzo e la produzione si riduce verso il livello socialmente efficiente.

  4. 04Secondo strumento

    In alternativa o in aggiunta lo Stato può imporre limiti di legge agli scarichi (regolamentazione/divieti) e obbligare al risarcimento dei pescatori, scoraggiando l'inquinamento alla fonte.

Risultato: Si tratta di un'esternalità negativa: il prezzo non incorpora il danno ambientale. Lo Stato può intervenire con un'imposta che internalizza il costo esterno e/o con limiti normativi agli scarichi, riconducendo la produzione verso il livello socialmente efficiente.

Obiettivo Maturità

  • È valutata la capacità di definire e classificare i fallimenti del mercato (esternalità, beni pubblici, asimmetrie informative, potere di mercato) con esempi pertinenti e di indicare lo strumento di intervento pubblico corrispondente.
  • Si richiede di motivare l'intervento dello Stato senza presentarlo come automaticamente positivo: la trattazione critica (anche lo Stato può fallire) è particolarmente apprezzata nel colloquio e nella prova argomentativa.

Errori frequenti

  • Definire bene pubblico ogni bene fornito dallo Stato: in economia il bene pubblico è tale per le sue caratteristiche (non rivalità e non escludibilità), non per il soggetto che lo produce.
  • Considerare le esternalità solo come fenomeni negativi: esistono anche esternalità positive (istruzione, ricerca, vaccinazioni) che giustificano sussidi e servizi pubblici.

Approfondimento

Approfondimento indirizzo — Gli strumenti per correggere le esternalità sono più raffinati di quanto sembri. Contro le esternalità negative l'economia classica propone l'« imposta pigouviana » (dal nome di Arthur Pigou): una tassa pari al danno sociale che « internalizza » il costo esterno, facendo sì che il prezzo del bene rifletta finalmente anche il danno all'ambiente. In alternativa si può creare un « mercato dei diritti di emissione » (il sistema europeo ETS): lo Stato fissa un tetto complessivo alle emissioni e distribuisce permessi negoziabili, così che chi inquina di meno possa vendere i propri diritti a chi inquina di più, riducendo l'inquinamento al minor costo. Il « teorema di Coase » aggiunge un'idea sorprendente: se i diritti di proprietà sono ben definiti e i costi di transazione sono bassi, le parti possono risolvere da sole l'esternalità contrattando, senza bisogno dell'intervento pubblico. Anche la classificazione dei beni può essere affinata incrociando due caratteristiche, la « rivalità » e l'« escludibilità »: si ottengono i beni « privati » (rivali ed escludibili), i beni « pubblici » puri (né l'uno né l'altro), i beni « di club » (escludibili ma non rivali, come una piattaforma a pagamento) e i « beni comuni » (rivali ma non escludibili, come i pascoli o gli stock ittici). Proprio questi ultimi sono esposti alla « tragedia dei beni comuni »: essendo di tutti e di nessuno, tendono a essere sovrasfruttati fino all'esaurimento, il che giustifica la regolazione pubblica o forme di gestione collettiva.

Ripasso attivo

Una fabbrica scarica residui in un fiume, riducendo il pescato dei pescatori a valle. Individua il tipo di fallimento del mercato, spiega perché il prezzo del prodotto della fabbrica non riflette il costo sociale e proponi almeno due strumenti con cui lo Stato potrebbe intervenire.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Il mercato e il meccanismo dei prezzi○
    • 02Domanda, offerta ed equilibrio di mercato◐
    • 03L'elasticità della domanda e dell'offerta●
    • 04Le forme di mercato e la concorrenza◐
    • 05I fallimenti del mercato e l'intervento pubblico●

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Il mercato, i prezzi e le forme di concorrenza

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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