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La versione dal latino è l'atto in cui tutte le conoscenze morfologiche, sintattiche e lessicali si trasformano in comprensione e in resa: non un esercizio meccanico di sostituzione di parole, ma un processo interpretativo guidato da un metodo preciso. Questo appunto fissa le fasi del lavoro di traduzione, l'uso consapevole del vocabolario e dell'analisi morfosintattica, il problema cruciale del rapporto fra fedeltà al testo originale e proprietà della lingua d'arrivo, e infine la struttura e la griglia di valutazione della seconda prova dell'Esame di Stato. La traduzione è competenza valutabile e centrale nel triennio del Liceo (in particolare nel Liceo Classico, dove costituisce l'oggetto della seconda prova scritta).
5sezionica. 23min di lettura3competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
In tutti gli indirizzi liceali la versione richiede comprensione del senso globale, riconoscimento delle strutture fondamentali e resa in italiano corretto: il vocabolario è strumento di verifica, non di scoperta casuale.
livello avanzato
Nel Liceo Classico la versione è l'oggetto della seconda prova ed esige autonomia interpretativa, sensibilità per il registro e lo stile dell'autore e capacità di argomentare le scelte traduttive, spesso accompagnata dalla risposta a quesiti di comprensione, analisi e contestualizzazione.
Lesetiefe: Approfondimento
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Le fasi del metodo di traduzione
Imposta l'analisi del periodo « Caesar, ubi hostes castra movisse cognovit, copias e castris eduxit » prima di tradurlo: individua verbi finiti, reggente e subordinate.
I verbi finiti sono « cognovit » (perfetto indicativo) e « eduxit » (perfetto indicativo); « movisse » è un infinito perfetto, dunque non introduce una proposizione autonoma ma dipende da un altro verbo.
La proposizione principale è « Caesar ... copias e castris eduxit » (Cesare condusse fuori le truppe dall'accampamento): soggetto « Caesar », verbo « eduxit ».
« ubi hostes castra movisse cognovit » è una temporale introdotta da « ubi » + indicativo (quando/appena venne a sapere): il verbo è « cognovit », il soggetto è ancora « Caesar ».
« hostes castra movisse » è una proposizione infinitiva retta da « cognovit » (verbum cognoscendi): soggetto in accusativo « hostes », infinito perfetto « movisse » = « che i nemici avevano mosso/levato l'accampamento ».
Risultato: Traduzione: « Cesare, quando venne a sapere che i nemici avevano levato l'accampamento, condusse le truppe fuori dall'accampamento ». L'analisi preventiva (1 reggente, 1 temporale, 1 infinitiva) impedisce di confondere « movisse » con un finito e di sbagliare i rapporti logici.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Dato un breve brano latino, NON tradurlo subito: scrivi in tre righe (a) di che cosa parla il testo nel suo insieme, (b) quanti verbi di modo finito contiene e dunque quante proposizioni, (c) quale sia la proposizione reggente. Solo dopo proponi la traduzione.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dalla forma flessa al significato: il percorso integrato
Nella frase « Consul militibus signum dedit » spiega come decidere la funzione di « militibus » e perché l'analisi precede la scelta del significato.
« militibus » è desinenza in -ibus della terza declinazione (miles, militis): può essere dativo plurale o ablativo plurale. La sola morfologia lascia l'ambiguità aperta.
Il verbo è « dedit » (perfetto di « do, das, dedi, datum, dare »), verbo di dare che regge tipicamente un dativo di termine: a qualcuno (dat.) si dà qualcosa (acc.).
« signum » (neutro) è accusativo oggetto (= il segnale); « militibus » è dunque dativo di termine (= ai soldati); « consul » è il soggetto nominativo.
La voce di « do » conferma la costruzione « do aliquid alicui » (dare qualcosa a qualcuno): l'ablativo non avrebbe senso, dunque l'ambiguità è risolta dalla sintassi, non dalla forma.
Risultato: Traduzione: « Il console diede il segnale ai soldati ». La scelta di « militibus » come dativo deriva dalla reggenza del verbo, individuata con l'analisi: il vocabolario conferma ma non avrebbe potuto da solo sciogliere l'ambiguità della desinenza -ibus.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Per ciascuna di queste forme indica il lemma di citazione con cui la cercheresti sul vocabolario e la sua analisi morfologica: « tulerunt », « regis », « ferentem », « maluit ». Specifica se qualche forma è ambigua e da che cosa dipende lo scioglimento dell'ambiguità.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'equilibrio fra fedeltà e resa
Traduci e commenta la resa di « Signo dato, milites in hostes impetum fecerunt », spiegando perché la traduzione letterale non è accettabile.
« Signo dato » è un ablativo assoluto: un sostantivo in ablativo (« signo ») + un participio perfetto in ablativo (« dato », da « do »), una struttura sintatticamente indipendente dalla reggente.
Tradurre « col segnale dato » o « il segnale dato » è un calco scorretto: l'ablativo assoluto in italiano non ha un corrispondente diretto e va esplicitato in una proposizione.
Il participio perfetto esprime anteriorità: si rende con una temporale (« dopo che fu dato il segnale ») o con una participiale italiana (« dato il segnale »), che è concisa e corretta perché in italiano regge un complemento oggetto sottinteso dal contesto.
« milites in hostes impetum fecerunt » = « i soldati fecero/sferrarono un assalto contro i nemici » (perfetto reso col passato remoto, tipico della narrazione storica).
Risultato: Traduzione: « Dato il segnale, i soldati sferrarono l'assalto contro i nemici ». La resa è fedele (rispetta l'anteriorità e l'indipendenza del costrutto) e naturale in italiano: la traduzione letterale « col segnale dato » sarebbe stata scorretta e oscura.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Traduci la frase « His rebus cognitis, Caesar, cum Galli undique premerent, statuit non esse exspectandum » rendendo correttamente l'ablativo assoluto, il cum narrativo e la perifrastica passiva impersonale; poi giustifica in due righe perché hai scelto di esplicitarli in quel modo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Gli indicatori della griglia di valutazione della seconda prova
Su una griglia di venti punti con quattro indicatori (comprensione 6, strutture morfosintattiche 4, lessico 3, ricodificazione e resa 7), un candidato comprende bene il senso, riconosce le strutture ma sbaglia la resa di due costrutti e usa un italiano talora poco scorrevole. Stima un punteggio motivato.
Il senso globale e quello puntuale sono colti correttamente: si assegna un punteggio alto, ad esempio 5 su 6.
Le strutture sono riconosciute in modo sicuro: punteggio pieno o quasi, ad esempio 4 su 4.
Le scelte lessicali sono nel complesso appropriate: ad esempio 2,5 su 3.
Qui pesano i due costrutti resi in modo improprio e l'italiano talora poco scorrevole: ad esempio 4,5 su 7.
Risultato: Punteggio stimato: 5 + 4 + 2{,}5 + 4{,}5 = 16 su 20. L'esempio mostra come la griglia premi separatamente comprensione, strutture e lessico anche quando la resa finale non è perfetta: aver capito e analizzato il testo « tiene alto » il voto pur in presenza di errori di traduzione.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Immagina di ricevere alla seconda prova un brano di Seneca con titolo, breve introduzione in italiano e l'ultima frase già tradotta. Descrivi, in cinque punti, come distribuiresti il tempo e in quale ordine affronteresti lettura, analisi, traduzione, revisione ed eventuali quesiti, motivando le scelte in base agli indicatori della griglia.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Difficoltà tipiche per autore
Imposta la traduzione del celebre incipit virgiliano « Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris / Italiam ... venit » ricostruendo le concordanze prima di rendere il senso.
Il verbo della reggente è « cano » (canto), prima persona: il soggetto è il poeta stesso (io). Gli oggetti sono « arma » (le armi, la guerra) e « virum » (l'eroe), uniti dall'enclitica « -que ».
« qui ... venit » è una relativa il cui antecedente è « virum »: « l'eroe che ... giunse ». « primus » (predicativo) concorda con « qui » = « per primo ».
« Troiae ... ab oris » va inteso « dalle coste di Troia » (« oris », ablativo plurale di « ora », con « ab »; « Troiae » genitivo): l'iperbato separa la preposizione e i suoi termini, da riavvicinare nell'analisi.
Sciolto l'ordine poetico, il senso è: « Canto le armi e l'eroe che per primo, dalle coste di Troia, giunse in Italia ».
Risultato: Traduzione: « Canto le armi e l'eroe che per primo dalle coste di Troia giunse in Italia ». L'esempio mostra il metodo per la poesia: ricostruire prima le concordanze (cano arma virumque; qui primus venit; ab oris Troiae) e solo dopo rendere il senso in un italiano lineare, conservando il tono solenne dell'incipit.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Scegli due brani brevi di autori diversi (per esempio uno di Cesare e uno di Seneca), traducili e poi compila una tabella in cui per ciascuno indichi: il tratto stilistico dominante, le due difficoltà principali incontrate e la strategia con cui le hai risolte. Confronta infine i due metodi di lavoro.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti