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Con Socrate, Platone e Aristotele la filosofia greca raggiunge la sua maturità classica: dall'indagine sull'uomo e sul «sapere di non sapere» socratico si passa alla grande metafisica delle idee di Platone e alla sistemazione enciclopedica del reale operata da Aristotele. Questo percorso ricostruisce metodo, gnoseologia, etica, politica e ontologia dei tre maestri, mostrando la continuità del problema («che cos'è la virtù?», «che cos'è veramente l'essere?») e la frattura decisiva fra idee trascendenti e forma immanente. È un nucleo centrale e pienamente valutabile dell'Esame di Stato, perché fonda il lessico e i modelli argomentativi di tutta la filosofia occidentale.
5sezionica. 22min di lettura4competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede la conoscenza sicura di metodo socratico, teoria delle idee, anima e Stato in Platone, e di metafisica, logica ed etica in Aristotele, con la capacità di confrontare i due sistemi.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggiore ore di filosofia (in particolare il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane) si approfondiscono l'analisi diretta di brani dei dialoghi e dei trattati, il problema delle fonti su Socrate e i nessi fra logica aristotelica e fondazione del metodo scientifico.
Lesetiefe: Approfondimento
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Il metodo socratico: dall'ironia alla maieutica
Leggi questo scambio in stile socratico: «- Eutifrone, che cos'è il pio? - Pio è ciò che faccio io ora, perseguendo chi commette ingiustizia. - Ma questo è un esempio, non la definizione: ti chiedo che cosa rende pie tutte le azioni pie.» Analizza il passo individuando le mosse del metodo socratico.
Socrate non chiede «un'azione pia» ma «che cos'è il pio in sé»: cerca l'essenza universale (ti esti), non un caso particolare. È la richiesta di definizione, fondamento dell'indagine.
Eutifrone risponde con un esempio («ciò che faccio io ora»). Confondere l'esempio con la definizione è l'errore tipico che il metodo deve smascherare.
Socrate, fingendo di voler imparare, mostra l'inadeguatezza della risposta: questo è il momento ironico-confutativo che spinge verso l'aporia.
Riconosciuta l'insufficienza, il dialogo dovrebbe proseguire verso una definizione più rigorosa: è la maieutica che tenta di far emergere l'essenza.
Risultato: Il passo esemplifica il passaggio dall'esempio alla definizione: Socrate rifiuta il caso particolare e, attraverso l'ironia e la confutazione, conduce verso l'aporia, premessa della ricerca maieutica dell'essenza universale del pio.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega in che senso, per Socrate, «la virtù è scienza» e «nessuno fa il male volontariamente». Ricostruisci il legame logico fra le due affermazioni e indica una possibile obiezione (per esempio quella che oggi chiameremmo «debolezza della volontà»).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I due mondi e la linea della conoscenza in Platone
Nel Menone, Socrate fa risolvere un problema geometrico a uno schiavo che non ha mai studiato matematica, limitandosi a porgli domande. Ricostruisci l'argomento platonico che da questo episodio conduce alla dottrina della reminiscenza e all'immortalità dell'anima.
Non si può cercare ciò che non si conosce (non sapremmo cosa cercare) né ciò che già si conosce (sarebbe inutile). La ricerca sembra impossibile.
Lo schiavo, solo interrogato, perviene a una verità geometrica che nessuno gli ha insegnato: dunque non l'ha appresa dall'esterno.
Se la verità non viene dai sensi né dall'insegnamento, l'anima la possedeva già: imparare è ridestare un sapere latente (anamnesi).
Se l'anima possedeva le idee prima della nascita, allora è preesistente al corpo; di qui Platone argomenta (nel Fedone) la sua natura affine alle idee e dunque immortale.
Risultato: L'esperimento dello schiavo mostra che la conoscenza vera non deriva dall'esperienza ma è reminiscenza di idee contemplate dall'anima prima dell'incarnazione: la dottrina dell'anamnesi fonda così l'immortalità e la preesistenza dell'anima.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Analizza il mito della caverna spiegando il significato simbolico di catene, ombre, uscita verso la luce e ritorno del prigioniero. Mostra come l'allegoria traduca in immagini la distinzione platonica fra doxa ed episteme e il compito del filosofo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il parallelismo anima-Stato nella Repubblica
Diotima descrive l'amore come un'ascesa per gradi, dal bello sensibile al Bello in sé. Commenta questo percorso spiegando perché, per Platone, l'eros è una via filosofica e non solo un sentimento.
Eros, figlio di Poros e Penìa, è mancanza e desiderio: non possiede il bello, ma lo desidera. È dunque tensione, e per questo è filosofo (amante del sapere che non ha).
Il cammino sale: un corpo bello → tutti i corpi belli → la bellezza delle anime → la bellezza delle leggi e delle scienze → il Bello in sé. Ogni gradino allarga e purifica l'oggetto del desiderio.
Il termine dell'ascesa è il Bello in sé, idea eterna e immutabile: l'eros conduce dalla molteplicità sensibile all'unità intelligibile, come la dialettica.
L'amore non si esaurisce nel singolo oggetto ma è motore di elevazione conoscitiva e morale: amare bene significa lasciarsi condurre verso il vero e il bene.
Risultato: La scala di Eros mostra che per Platone l'amore è desiderio dell'eterno che manca: muovendo dal bello sensibile, l'eros diventa la forza che innalza l'anima alla contemplazione del Bello in sé, rivelandosi via filosofica di ascesa verso le idee.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Costruisci un paragrafo argomentativo (circa 15 righe) che giustifichi la tesi platonica del «governo dei filosofi», collegandola alla teoria delle idee e al parallelismo anima-Stato, e che indichi almeno un'obiezione e la risposta platonica (il percorso educativo).
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le quattro cause aristoteliche (esempio: la statua)
Costruisci un sillogismo in modo «Barbara» a partire dalle premesse «Tutti i Greci sono uomini» e «Tutti gli uomini sono mortali», individua i tre termini e spiega perché la conclusione è necessaria.
Premessa maggiore: tutti gli uomini sono mortali. Premessa minore: tutti i Greci sono uomini. La conclusione lega il soggetto minore al predicato maggiore.
Termine medio: «uomini» (compare in entrambe le premesse, mai nella conclusione). Termine minore: «Greci» (soggetto della conclusione). Termine maggiore: «mortali» (predicato della conclusione).
Poiché ogni Greco è uomo e ogni uomo è mortale, ogni Greco è mortale. È la forma valida AAA-1 (Barbara): da due universali affermative in prima figura segue un'universale affermativa.
La conclusione non aggiunge informazione esterna: è già contenuta nelle premesse attraverso il termine medio. Se le premesse sono vere, la conclusione non può essere falsa: questa è la deduzione.
Risultato: Il sillogismo «Tutti gli uomini sono mortali; tutti i Greci sono uomini; dunque tutti i Greci sono mortali» è valido in modo Barbara: il termine medio «uomini» connette necessariamente «Greci» a «mortali», sicché la verità delle premesse garantisce la verità della conclusione.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Applica le quattro cause aristoteliche a un oggetto concreto a tua scelta (per esempio un tavolo o un albero) e spiega, con riferimento allo stesso esempio, il passaggio dalla potenza all'atto. Indica infine perché, secondo Aristotele, l'atto è anteriore alla potenza.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le sei forme di governo nella Politica di Aristotele
Dimostra, con due esempi, che per Aristotele ogni virtù etica è un giusto mezzo fra due vizi opposti, e spiega perché il mezzo è «relativo a noi» e non un punto fisso uguale per tutti.
La virtù etica è una disposizione a scegliere il mezzo (mesotes) fra un eccesso e un difetto, determinato dalla ragione come farebbe l'uomo saggio.
Difetto = viltà (troppa paura); eccesso = temerarietà (troppa audacia). Il coraggio è il giusto mezzo: affrontare i pericoli quando e come si deve.
Difetto = avarizia (dare troppo poco); eccesso = prodigalità (dare troppo). La liberalità è donare il giusto, alla persona giusta, al momento giusto.
La giusta quantità di cibo per un atleta non è quella per un principiante: così il mezzo virtuoso dipende dalla situazione e dalla persona, e va colto dalla saggezza (phronesis), non calcolato in astratto.
Risultato: Coraggio e liberalità mostrano che la virtù etica è il giusto mezzo fra due vizi opposti; poiché tale mezzo è «relativo a noi» e va individuato caso per caso dalla ragione saggia, la virtù non è una formula fissa ma una disposizione pratica orientata dalla phronesis.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega la dottrina aristotelica del «giusto mezzo» applicandola a due virtù etiche a tua scelta, indicando per ciascuna i due vizi (per eccesso e per difetto). Argomenta poi perché, secondo Aristotele, non basta conoscere il bene per essere virtuosi (ruolo della phronesis), distinguendo questa posizione dall'intellettualismo socratico.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)