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Con la crisi della polis e la nascita dei grandi imperi ellenistici la filosofia si concentra sull'etica, intesa come ricerca della felicità individuale e della saggezza. Epicureismo, stoicismo e scetticismo propongono tre vie diverse alla serenità dell'animo, mentre il neoplatonismo di Plotino offre la grande sintesi metafisica del pensiero antico, che diventa il ponte verso la filosofia cristiana e medievale. L'argomento è pienamente compreso nel programma e nell'orizzonte dell'Esame di Stato (colloquio orale).
5sezionica. 19min di lettura4competenzeLivelloBase 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesta la conoscenza essenziale delle scuole ellenistiche (epicureismo, stoicismo, scetticismo) come etiche della felicità e la comprensione del neoplatonismo come sintesi finale del pensiero antico.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggiore vocazione filosofica e umanistica (in particolare il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane) si approfondiscono la lettura diretta di brani (Lettera a Meneceo, Manuale di Epitteto, Enneadi) e il nesso storico-filosofico tra fisica e etica e tra metafisica plotiniana e teologia cristiana.
Lesetiefe: Approfondimento
Schriftgröße: Standard
Dalla polis all'individuo: la svolta etica ellenistica
In un breve paragrafo argomentativo, spiega perché si dice che la filosofia ellenistica è una «filosofia della crisi» e quale nuovo bisogno essa intende soddisfare.
Si parte dalla periodizzazione: morte di Alessandro (323 a.C.) e dissoluzione della polis come comunità politica autonoma, assorbita nei regni dei diàdochi e poi da Roma.
Il cittadino non si realizza più nella vita politica della città: rimane l'individuo isolato, che cerca un nuovo fondamento per la propria felicità.
La filosofia diventa «medicina dell'anima»: il suo fine non è la conoscenza teorica fine a sé stessa, ma la conquista della serenità (atarassia/apatheia) e dell'autosufficienza.
Logica e fisica sono subordinate all'etica: servono a eliminare le paure (degli dèi, della morte, del destino) che impediscono la pace interiore.
Risultato: Si chiama «filosofia della crisi» perché nasce dal venir meno della polis: l'individuo, privato del senso politico dell'esistenza, chiede alla filosofia non più una spiegazione del mondo per sé, ma una via personale alla felicità e alla tranquillità dell'animo.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega perché la filosofia ellenistica concentra il proprio interesse sull'etica e sulla ricerca della felicità individuale, collegando questa svolta al contesto storico della crisi della polis e della nascita dei grandi regni ellenistici.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il quadrifàrmaco di Epicuro (tetraphàrmakon)
Ricostruisci e commenta l'argomento con cui Epicuro, nella Lettera a Meneceo, sostiene che «la morte non è nulla per noi», spiegando su quali presupposti della sua fisica e della sua etica esso si fonda.
L'anima è materiale, composta di atomi sottili; alla morte gli atomi del corpo e dell'anima si disgregano e si disperdono. Non vi è dunque alcuna sopravvivenza né alcun aldilà punitivo.
Ogni bene e ogni male, per l'edonismo epicureo, consistono in una sensazione (di piacere o di dolore). Dove non c'è sensazione, non c'è né bene né male.
La morte è privazione totale di sensazione. «Quando ci siamo noi, non c'è la morte; quando c'è la morte, non ci siamo più noi»: i due termini non si incontrano mai, quindi la morte non può essere oggetto di sofferenza per chi vive.
Eliminata la paura della morte, cade una delle quattro grandi paure: l'uomo può vivere serenamente il presente, raggiungendo l'atarassia.
Risultato: L'argomento dimostra che la morte, essendo assenza di sensazione, non riguarda né il vivente né il morto: liberato da questa paura, l'uomo conquista la tranquillità dell'animo, fine ultimo dell'etica epicurea.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Illustra il quadrifàrmaco epicureo, spiegando ciascuno dei quattro rimedi e mostrando come essi mirino a liberare l'uomo dalle paure e a condurlo all'atarassia.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Stoicismo: dal logos cosmico all'apatheia
Epitteto apre il Manuale distinguendo «le cose che dipendono da noi» e «le cose che non dipendono da noi». Spiega questa distinzione e mostra come essa conduca all'apatheia e alla libertà interiore del saggio stoico.
Dipendono da noi: opinione, impulso, desiderio, avversione, cioè gli atti interiori della nostra ragione e volontà. Non dipendono da noi: il corpo, le ricchezze, la reputazione, le cariche, cioè tutto ciò che è esterno.
L'errore e l'infelicità nascono dal volere ciò che non dipende da noi. La saggezza consiste nel concentrare desiderio e avversione solo su ciò che è in nostro potere, accettando il resto come voluto dal destino-logos.
Poiché tutto accade secondo il logos provvidenziale, opporsi agli eventi esterni è irrazionale; accettarli è vivere secondo natura.
Chi non desidera ciò che non controlla non è turbato da nessun evento esterno: raggiunge l'apatheia e una libertà interiore che nessuna circostanza può togliergli.
Risultato: La dicotomia del controllo riconduce la felicità interamente all'interiorità razionale: dominando le passioni e accettando il destino, il saggio conquista l'apatheia e una libertà che non dipende dalle circostanze esterne.
Errori frequenti
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Analizza il rapporto tra la fisica del logos cosmico e l'etica del dovere nello stoicismo, mostrando come dalla concezione del mondo come ordine razionale discenda l'ideale del «vivere secondo natura» e dell'apatheia.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Lo scetticismo: dall'isostenìa all'atarassia
Ricostruisci passo per passo il ragionamento attraverso cui lo scetticismo pirroniano passa dall'analisi della conoscenza alla conquista della serenità.
Le cose sono in sé inafferrabili: i sensi e la ragione non offrono un criterio certo per distinguere il vero dal falso.
A ogni argomento se ne può opporre uno di pari forza (isostenìa): nessuna tesi prevale definitivamente sulla sua contraria.
Non potendo decidere, il saggio sospende il giudizio (epoché) e si astiene dall'affermare e dal negare (afasìa).
Liberato dall'affanno di cercare una verità irraggiungibile, l'animo cessa di turbarsi: alla sospensione del giudizio segue, come un'ombra al corpo, l'atarassia.
Risultato: Dall'inafferrabilità delle cose e dall'equivalenza degli argomenti deriva la sospensione del giudizio; e da questa, in modo per così dire naturale, la tranquillità dell'animo, fine ultimo anche dello scetticismo.
Errori frequenti
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Spiega in che senso, per lo scetticismo pirroniano, la sospensione del giudizio (epoché) conduce all'atarassia, e confronta questa via alla felicità con quelle proposte dall'epicureismo e dallo stoicismo.
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Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le ipostasi plotiniane: emanazione e ritorno
Costruisci un paragrafo argomentativo in cui sostieni la tesi secondo cui il neoplatonismo di Plotino rappresenta il ponte tra la filosofia greca e il pensiero cristiano-medievale, portando almeno tre elementi a sostegno.
Si apre dichiarando la tesi: il sistema di Plotino, pur radicato nella tradizione greca, fornisce gli strumenti concettuali che il pensiero cristiano farà propri.
L'Uno, principio assoluto, infinito e ineffabile, al di là dell'essere, anticipa la concezione di un Dio trascendente e indicibile (teologia negativa), ripresa nella patristica e nella mistica medievale.
La struttura gerarchica che fa discendere il molteplice da un principio unico offre un modello di ordine del reale che il cristianesimo reinterpreterà (pur sostituendo all'emanazione necessaria la creazione libera dal nulla).
Il tema dell'anima esiliata che, attraverso la purificazione interiore, risale fino all'unione mistica con l'Uno prefigura l'itinerario dell'anima verso Dio, centrale in Agostino e nella spiritualità medievale.
Si conclude ribadendo la tesi e segnalando l'influsso diretto su Agostino, che adottò categorie neoplatoniche per pensare l'interiorità e la trascendenza di Dio.
Risultato: Per l'Uno trascendente, la derivazione gerarchica del molteplice e il ritorno dell'anima a Dio — con il decisivo influsso su Agostino — il neoplatonismo plotiniano costituisce il vero ponte concettuale tra la filosofia antica e il pensiero cristiano-medievale.
Errori frequenti
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Illustra la dottrina plotiniana delle tre ipostasi e dell'emanazione, e spiega per quali ragioni il neoplatonismo è considerato il ponte fra la filosofia antica e il pensiero cristiano-medievale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti