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Nella prima metà dell'Ottocento, contro l'ottimismo razionalistico dell'idealismo hegeliano, due pensatori aprono vie radicalmente nuove. Arthur Schopenhauer rovescia la fiducia nella ragione assoluta proponendo una metafisica della Volontà cieca e irrazionale, sorgente di un dolore inestinguibile da cui ci si libera solo attraverso arte, compassione e ascesi. Søren Kierkegaard sostituisce al «sistema» la categoria dell'esistenza del singolo, fatta di possibilità, scelta, angoscia e disperazione, fino al «salto» paradossale della fede. Insieme inaugurano la riflessione esistenziale e irrazionalistica che attraverserà l'intero pensiero contemporaneo.
5sezionica. 20min di lettura4competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede di conoscere le tesi centrali (Volontà e rappresentazione, vie di liberazione; esistenza, stadi, angoscia, salto della fede) e di saperle confrontare con l'idealismo hegeliano.
livello avanzato
Nel Liceo Classico e nelle Scienze Umane si valorizza l'analisi diretta dei testi (Aut-Aut, Timore e tremore) e l'approfondimento delle radici (Platone, Kant, il cristianesimo paolino-luterano) e degli sviluppi novecenteschi (esistenzialismo, Freud, filosofia della crisi).
Lesetiefe: Approfondimento
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La duplice reazione antihegeliana
Hegel afferma la razionalità del reale. Spiega come Schopenhauer e Kierkegaard contestano questa tesi, indicando per ciascuno il punto di rottura.
Per Hegel il reale è razionale: la realtà è il dispiegarsi necessario dello Spirito (Idea) e ogni contraddizione è momento da superare nella sintesi. È un pensiero della totalità conciliata e dell'ottimismo storico.
Schopenhauer nega che il fondo del reale sia razionale: dietro il fenomeno c'è una Volontà cieca, irrazionale, senza scopo. Il mondo non è giustificato da alcuna ragione; è dominato dal dolore. Il razionalismo è un'illusione consolatoria.
Kierkegaard non discute la natura ultima del reale, ma denuncia che il sistema, occupandosi dell'universale, omette l'esistente concreto. Il singolo, che deve scegliere e morire, non trova nel sistema alcuna risposta: «un sistema dell'esistenza non può essere dato».
Le due critiche convergono nel rifiuto della razionalità assoluta ma divergono nell'oggetto: Schopenhauer colpisce il CONTENUTO metafisico (cosa è il reale), Kierkegaard la FORMA sistematica (chi è dimenticato dal pensiero).
Risultato: Schopenhauer rovescia Hegel sostituendo alla Ragione del reale la Volontà cieca; Kierkegaard lo rovescia sostituendo al sistema universale l'esistenza del singolo: due reazioni antihegeliane, una metafisica e una esistenziale.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega in che senso Schopenhauer e Kierkegaard rappresentano una «reazione antihegeliana», mostrando con precisione la diversa direzione delle loro critiche al sistema (max 15 righe).
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Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il pendolo dell'esistenza: dolore e noia
Ricostruisci il percorso argomentativo con cui Schopenhauer, partendo dalla rappresentazione, perviene alla volontà come cosa in sé.
Il mondo conosciuto è rappresentazione: fenomeno strutturato dalle forme a priori (spazio, tempo, causalità), riassunte nel principio di ragion sufficiente. È il velo di Maya: conosciamo apparenze, non l'essenza.
Resta da sapere che cosa sia il mondo «in sé», al di là del velo. Kant dichiarava il noumeno inconoscibile; Schopenhauer cerca uno spiraglio.
Io non conosco il mio corpo solo dall'esterno (come oggetto), ma lo vivo dall'interno: ogni mia azione è volontà che si fa movimento. Il corpo è «volontà fatta visibile». Qui, e solo qui, tocco la cosa in sé.
Se la mia essenza è volontà, per analogia l'essenza di ogni fenomeno è volontà. Dietro ogni cosa agisce un'unica Volontà di vivere, cieca e senza scopo, che si oggettiva in gradi (forze, piante, animali, uomo).
Risultato: La rappresentazione mostra il fenomeno; il corpo, vissuto dall'interno, rivela la volontà come cosa in sé; per analogia, l'intero mondo è oggettivazione di un'unica Volontà di vivere.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Illustra la tesi «il mondo è volontà e rappresentazione», spiegando come Schopenhauer giunge dalla rappresentazione (fenomeno) alla volontà (cosa in sé) e perché ne deriva il dolore (max 20 righe).
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le tre vie di liberazione dalla volontà
Spiega, con un breve ragionamento argomentato, perché secondo Schopenhauer il suicidio non è una via di liberazione dal dolore.
Liberarsi dal dolore significa liberarsi dalla Volontà di vivere, perché il dolore è effetto del volere. La salvezza è negazione della volontà (noluntas).
Chi si uccide non rinuncia a volere: rifiuta solo le condizioni della propria vita. Vuole ancora la vita, ma diversa; non sopportando la sofferenza, distrugge il fenomeno individuale, non l'essenza.
Il suicidio è dunque un atto di affermazione della volontà, non di negazione: colpisce la manifestazione (il singolo corpo) lasciando intatta la Volontà di vivere, che si oggettiva ovunque.
L'unica via coerente è la noluntas ascetica: spegnere il desiderio dall'interno, non sopprimere il vivente. Solo così si nega davvero la volontà.
Risultato: Il suicidio fallisce perché afferma la volontà invece di negarla: distrugge il fenomeno ma non l'essenza. La vera liberazione è l'ascesi, negazione interiore del volere.
Errori frequenti
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Descrivi le tre vie di liberazione schopenhaueriane spiegando, per ciascuna, in che modo sospende o nega la volontà di vivere e perché si possono ordinare in modo crescente (max 20 righe).
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Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Gli stadi dell'esistenza e il salto
Commenta il significato della vicenda di Abramo in «Timore e tremore» e spiega l'espressione «sospensione teleologica dell'etica».
Dio comanda ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco. Sul piano etico universale ciò è un omicidio, il male assoluto; eppure Abramo obbedisce, fidandosi di Dio.
L'etica (la legge morale universale) vieta di uccidere il figlio; la fede esige l'obbedienza assoluta a Dio. I due ordini entrano in conflitto insanabile sul piano razionale.
Abramo «sospende» l'etica universale in vista di un fine (telos) più alto: il rapporto assoluto con l'Assoluto. La morale generale è messa tra parentesi in nome di un dovere singolare verso Dio, incomprensibile agli altri.
La fede è paradosso: il singolo si pone al di sopra dell'universale. Non è giustificabile né comunicabile razionalmente; è un salto vissuto «con timore e tremore», nell'angoscia e nella solitudine del credente.
Risultato: Abramo è il «cavaliere della fede»: sospende l'etica universale in vista del rapporto assoluto con Dio. La fede appare così come paradosso e salto, non come conclusione razionale: il singolo, di fronte a Dio, è più alto dell'universale.
Errori frequenti
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Analizza i tre stadi dell'esistenza kierkegaardiani, illustrando per ciascuno la figura emblematica e la ragione del suo fallimento o del suo superamento, e spiega che cosa significa «salto» (max 20 righe).
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schopenhauer e Kierkegaard a confronto
Componi un paragrafo argomentativo che confronti Schopenhauer e Kierkegaard, con una tesi iniziale, due affinità, due differenze e una conclusione.
Apri con la tesi guida: «Schopenhauer e Kierkegaard, pur muovendo entrambi dal rifiuto dell'idealismo hegeliano, approdano a esiti opposti: l'estinzione dell'io l'uno, la sua salvezza nella fede l'altro».
Prima affinità: entrambi rifiutano la razionalità assoluta del reale e l'ottimismo sistematico. Seconda affinità: entrambi rivalutano la dimensione concreta e individuale (il corpo-volontà, il singolo) e indagano il negativo dell'esistenza.
Prima differenza: il punto di partenza (metafisica della Volontà universale vs categoria del singolo esistente). Seconda differenza: l'esito (noluntas atea che dissolve l'individuo vs fede cristiana che salva il singolo come singolo).
Concludi mostrando l'eredità comune: «Da questa duplice reazione nasce la moderna riflessione sull'esistenza, ripresa nel Novecento dall'esistenzialismo».
Risultato: Un paragrafo coeso: tesi (esiti opposti da una radice comune) → affinità (antihegelismo, valore dell'individuo e del negativo) → differenze (Volontà universale vs singolo; noluntas atea vs fede) → conclusione (la nascita della filosofia dell'esistenza).
Errori frequenti
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Confronta Schopenhauer e Kierkegaard mostrando almeno due affinità e due differenze sostanziali, e spiega perché entrambi sono considerati precursori della filosofia dell'esistenza (max 20 righe).
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Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti