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Immanuel Kant (1724-1804) fonda il «criticismo», una terza via fra il dogmatismo razionalista e lo scetticismo empirista: prima di conoscere il mondo, la ragione deve sottoporre a esame («critica») le proprie facoltà e i propri limiti. Attraverso le tre «Critiche» (della ragion pura, della ragion pratica, del giudizio) Kant ridefinisce le condizioni del sapere scientifico, fonda l'etica sull'autonomia della legge morale e indaga il sentimento del bello e la finalità della natura. Il suo pensiero costituisce lo spartiacque della filosofia moderna e la base dell'idealismo tedesco.
5sezionica. 18min di lettura3competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede di comprendere il progetto criticista, la distinzione fenomeno/noumeno, l'imperativo categorico e i caratteri generali delle tre Critiche, sapendoli esporre con il lessico filosofico appropriato.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggiore vocazione filosofica e umanistica (in particolare il Liceo Classico, il Liceo delle Scienze Umane e il LES) si approfondiscono l'argomentazione della Dialettica trascendentale, i rapporti fra le tre Critiche e i risvolti etico-politici di «Per la pace perpetua».
Lesetiefe: Approfondimento
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La rivoluzione copernicana: capovolgimento del rapporto soggetto-oggetto
Classifica i seguenti enunciati come analitici a priori, sintetici a priori oppure sintetici a posteriori, giustificando la scelta: (a) «I corpi sono estesi»; (b) «7 + 5 = 12»; (c) «Questo tavolo è di legno».
Un giudizio è analitico se il predicato è già contenuto nel concetto del soggetto (è esplicativo, non amplia il sapere) ed è sempre a priori; è sintetico se il predicato aggiunge qualcosa di nuovo. È a priori se vale in modo universale e necessario, indipendente dall'esperienza; a posteriori se dipende dall'esperienza.
«I corpi sono estesi»: l'estensione è già parte del concetto di corpo, quindi il giudizio è esplicativo. È analitico a priori.
«7 + 5 = 12»: nel concetto della somma di 7 e 5 non è ancora pensato il 12; per ottenerlo occorre l'intuizione pura del tempo (contare). Il giudizio amplia il sapere ed è insieme universale e necessario: è sintetico a priori — il caso esemplare della matematica.
«Questo tavolo è di legno»: il materiale non è contenuto nel concetto di tavolo e si conosce solo per esperienza. È sintetico a posteriori.
Risultato: (a) analitico a priori; (b) sintetico a priori; (c) sintetico a posteriori. Solo i giudizi sintetici a priori pongono il problema fondamentale della Critica, perché uniscono novità del contenuto e validità universale.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega che cosa intende Kant per «rivoluzione copernicana» nella conoscenza e mostra come essa permetta di rendere conto della possibilità dei giudizi sintetici a priori, distinguendo con chiarezza fenomeno e noumeno.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le tre facoltà conoscitive e le tre partizioni della prima Critica
Esponi la prima antinomia kantiana relativa al mondo (finitezza/infinità nel tempo e nello spazio) e spiega che cosa essa dimostra circa i limiti della ragione.
Le antinomie nascono quando la ragione applica le categorie all'idea cosmologica di «mondo» come totalità, cioè oltre l'esperienza possibile.
Tesi: «Il mondo ha un inizio nel tempo ed è limitato nello spazio». Argomento: una serie infinita già trascorsa non potrebbe mai essere compiuta.
Antitesi: «Il mondo non ha inizio nel tempo né limiti nello spazio». Argomento: un inizio richiederebbe un tempo vuoto precedente, in cui nulla potrebbe cominciare.
Entrambe sembrano dimostrabili con uguale rigore: il conflitto rivela che la ragione ha oltrepassato i propri limiti, trattando il mondo-fenomeno come se fosse una cosa in sé.
Risultato: L'antinomia non si risolve scegliendo una tesi, ma riconoscendo che l'idea di «mondo come totalità» non è oggetto di conoscenza: è la prova che la ragione, fuori dell'esperienza, cade in contraddizione.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Illustra le tre partizioni della «Critica della ragion pura» e spiega perché, secondo Kant, l'intelletto può conoscere solo i fenomeni e non le cose in sé.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Imperativo categorico e imperativi ipotetici; autonomia contro eteronomia
Applica la prima formula dell'imperativo categorico al caso di chi, trovandosi in difficoltà, voglia fare una promessa con l'intenzione di non mantenerla. È un'azione morale?
La massima soggettiva è: «Quando mi trovo in difficoltà, prometto qualcosa pur sapendo che non manterrò».
Si chiede se questa massima possa diventare legge universale: e se tutti promettessero senza intenzione di mantenere?
Se la falsa promessa fosse legge universale, nessuno crederebbe più alle promesse e l'istituzione stessa del promettere si annullerebbe: la massima si autodistrugge nel volerla universale.
Poiché la massima non può essere voluta come legge universale senza contraddizione, l'azione è immorale. La seconda formula conferma: la falsa promessa usa l'altro come mero mezzo.
Risultato: La falsa promessa è immorale: viola sia il criterio dell'universalizzabilità sia il principio dell'umanità come fine. Il test mostra come l'imperativo categorico operi sulla forma della massima, non sulle conseguenze.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega in che cosa consiste l'imperativo categorico, illustrane le due formulazioni principali e mostra come da esse derivi la nozione kantiana di autonomia della volontà.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La terza Critica come ponte fra natura e libertà
Stabilisci se le seguenti esperienze rientrano nel «bello» o nel «sublime» kantiano, giustificando la risposta: (a) la contemplazione di una rosa; (b) lo spettacolo di un temporale violento sull'oceano.
Il bello: forma finita, finalità senza scopo, piacere disinteressato e armonico. Il sublime: assenza di forma o grandezza/potenza smisurate, sentimento ambivalente di dispiacere e piacere, rinvio alla destinazione morale della ragione.
La rosa ha una forma definita e armoniosa: la sua contemplazione disinteressata produce il libero gioco di immaginazione e intelletto. È un caso di «bello».
Il temporale sull'oceano è potenza informe e terribile: schiaccia l'immaginazione ma desta in noi il senso di una ragione superiore alla natura sensibile. È un caso di «sublime dinamico».
La differenza non sta nell'oggetto in sé ma nel tipo di rapporto fra le facoltà: armonia nel bello, conflitto-elevazione nel sublime.
Risultato: (a) bello; (b) sublime dinamico. L'esempio chiarisce che bello e sublime sono due distinti sentimenti del giudizio riflettente.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega la funzione della «Critica del giudizio» come ponte fra natura e libertà, distinguendo il giudizio estetico (bello e sublime) dal giudizio teleologico.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
«Per la pace perpetua»: articoli preliminari e definitivi
Costruisci un breve paragrafo argomentativo che spieghi perché, per Kant, l'Illuminismo richiede la libertà dell'uso pubblico della ragione, in stile di trattazione sintetica da colloquio.
Affermare la tesi: l'emancipazione («uscita dalla minorità») è possibile solo se è garantita la libertà di fare pubblico uso della propria ragione.
Chiarire «minorità» (incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida altrui, colpevole quando dipende da pigrizia e viltà) e la distinzione uso pubblico/privato della ragione.
Mostrare che, mentre l'uso privato (entro un ufficio) può essere limitato per ragioni di ordine, l'uso pubblico — rivolto come studioso all'intero pubblico dei lettori — deve restare libero, perché è la via attraverso cui un'epoca matura verso l'autonomia.
Concludere collegando il «Sapere aude» all'autonomia morale della seconda Critica: la libertà di pensiero è la condizione pubblica dell'autodeterminazione razionale.
Risultato: Un paragrafo coeso che, da una tesi chiara, definisce i termini, argomenta sul ruolo dell'uso pubblico della ragione e conclude saldando Illuminismo e autonomia — modello di risposta sintetica per il colloquio.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Commenta la definizione kantiana di Illuminismo come «uscita dell'uomo dallo stato di minorità» e mostra come essa si traduca, in «Per la pace perpetua», in un progetto politico-giuridico fondato sulla ragione.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti