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Rivoluzione russa, URSS e crisi del dopoguerra

Tra il 1917 e gli anni Trenta la Russia conosce un duplice rovesciamento — la caduta dello zarismo a febbraio e la presa del potere bolscevica a ottobre — che dà vita al primo Stato socialista della storia e, con la nascita dell'URSS nel 1922, a un modello politico ed economico radicalmente alternativo a quello liberal-democratico. Parallelamente, l'Europa uscita dalla Grande guerra attraversa una profonda crisi del dopoguerra — economica, sociale e politica — di cui il «biennio rosso» italiano (1919-1920) è l'espressione più acuta. L'appunto ricostruisce questi processi e ne mette a fuoco il nesso, decisivo per comprendere la genesi dei totalitarismi e l'origine della frattura novecentesca tra democrazia, comunismo e fascismo.

4 sezioni·~20 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·131313 / 16
Profilo d’esame
Comprendere la genesi del primo Stato socialista e i caratteri del totalitarismo sovieticoAnalizzare le tensioni politiche e sociali del primo dopoguerra in Europa e in ItaliaConfrontare modelli politici ed economici alternativi (liberalismo, comunismo, dittatura)Collocare gli eventi nelle corrette coordinate spazio-temporali e usare con proprietà il lessico storico
Operatori:analizzaspiegaconfrontadescriviillustrainterpretagiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede di ricostruire le fasi della rivoluzione russa, la nascita dell'URSS e i tratti della crisi del dopoguerra, padroneggiando cronologia, cause e conseguenze.

livello avanzato

Negli indirizzi con maggiore ampiezza di approfondimento (in particolare il Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) si valorizza l'analisi dei modelli economico-sociali a confronto — comunismo di guerra, NEP, pianificazione — e delle dinamiche del conflitto sociale del dopoguerra.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Rivoluzione russa, URSS e crisi del dopoguerra
    • 01La rivoluzione russa del 1917◐
    • 02Dalla guerra civile alla nascita dell'URSS◐
    • 03Lo stalinismo e il modello sovietico●
    • 04La crisi del primo dopoguerra e il biennio rosso◐
§ 01

La rivoluzione russa del 1917#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-rivoluzione-russa-urss-dopoguerra

La rivoluzione russa del 1917: asse cronologico

La rivoluzione russa del 1917Grafo, Feb. 1917 · Caduta dello zar → Aprile · Tesi di Lenin, Aprile · Tesi di Lenin → Ottobre · Presa del potere, Ottobre · Presa del potere → Gen. 1918 · Assemblea scioltaFeb. 1917 ·Caduta dello zarAprile · Tesi diLeninOttobre · Presadel potereGen. 1918 ·Assembleasciolta
Fig. 1Il 1917: le due rivoluzioni, di febbraio e d'ottobre.

Punti chiave

La rivoluzione russa non è un evento unico ma una sequenza di due rivoluzioni distinte nel corso del 1917: la rivoluzione di febbraio, che abbatte l'autocrazia zarista, e la rivoluzione d'ottobre, che porta al potere i bolscevichi. Per collocarle correttamente occorre ricordare che la Russia usava ancora il calendario giuliano, in ritardo di tredici giorni sul calendario gregoriano: la «rivoluzione di febbraio» cade nel marzo gregoriano e quella «d'ottobre» nel novembre gregoriano. Lo sfondo comune è il logoramento prodotto dalla prima guerra mondiale, che, su un Impero economicamente arretrato e socialmente diseguale, fa precipitare carestie, sconfitte militari e crollo della fiducia nello zar Nicola II.
La rivoluzione di febbraio (1917) nasce dal basso, da scioperi e manifestazioni per il pane a Pietrogrado a cui si unisce la guarnigione militare. Lo zar Nicola II abdica e si apre una fase di «dualismo di potere» (dvoevlastie): da un lato il Governo provvisorio, espressione dei partiti liberali e moderati, dall'altro il Soviet di Pietrogrado, consiglio di operai e soldati. Il Governo provvisorio commette l'errore decisivo di proseguire la guerra, deludendo le attese di pace, terra e pane delle masse.
Il ritorno di Lenin dall'esilio nell'aprile 1917 imprime la svolta. Con le «Tesi di aprile» egli rifiuta ogni appoggio al Governo provvisorio e lancia la parola d'ordine «Tutto il potere ai soviet», sintetizzando il programma bolscevico nello slogan «Pace, terra e pane». Mentre il prestigio del Governo provvisorio, guidato in autunno da Kerenskij, si dissolve, i bolscevichi conquistano la maggioranza nei soviet delle grandi città.
La rivoluzione d'ottobre (1917) è invece un'insurrezione pianificata: nella notte tra il 24 e il 25 ottobre (giuliano) le Guardie rosse e i marinai occupano i punti nevralgici di Pietrogrado e prendono il Palazzo d'Inverno, sede del Governo provvisorio. Il II Congresso dei soviet ratifica la presa del potere e approva i primi decreti — il Decreto sulla pace e il Decreto sulla terra. Quando però le elezioni per l'Assemblea costituente (gennaio 1918) danno la maggioranza ai socialisti-rivoluzionari e non ai bolscevichi, Lenin la fa sciogliere con la forza: è il segnale che il nuovo regime sarà a partito unico, non una democrazia parlamentare.
Esempio svolto

Spiegare il passaggio da febbraio a ottobre

Quesito in stile colloquio: «Spiega come e perché, nel giro di pochi mesi del 1917, il potere passò dal Governo provvisorio ai bolscevichi».

  1. 01Inquadrare il punto di partenza

    A febbraio cade lo zar e si instaura il dualismo di potere: il Governo provvisorio (liberale) coesiste con il Soviet di Pietrogrado (operai e soldati). Il potere reale è conteso.

  2. 02Individuare l'errore del Governo provvisorio

    La scelta di continuare la guerra al fianco dell'Intesa delude le attese popolari di pace e aggrava la crisi economica e alimentare, erodendo la legittimità del Governo.

  3. 03Spiegare la strategia bolscevica

    Con le Tesi di aprile Lenin nega ogni collaborazione e offre risposte nette ai bisogni concreti — «Pace, terra e pane», «Tutto il potere ai soviet» — conquistando la maggioranza nei soviet urbani.

  4. 04Concludere con l'esito

    L'insurrezione d'ottobre traduce in atto la conquista della maggioranza nei soviet; lo scioglimento dell'Assemblea costituente nel gennaio 1918 chiude la fase pluralistica e avvia il regime a partito unico.

Risultato: Il passaggio si spiega come la conquista, da parte dei bolscevichi, di un consenso che il Governo provvisorio aveva perduto rifiutando la pace: dal dualismo di potere si arriva, attraverso l'insurrezione d'ottobre e lo scioglimento della Costituente, al monopolio bolscevico del potere.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper distinguere con precisione le due rivoluzioni del 1917 (febbraio = caduta dello zar e dualismo di potere; ottobre = presa bolscevica del potere) è un nodo classico del colloquio e dei quesiti di tipologia B/C della prima prova.
  • Focus Esame di Stato: spiegare il nesso causale tra prima guerra mondiale e crollo dello zarismo (la guerra come acceleratore della crisi), competenza-cardine richiesta dalle Indicazioni Nazionali.

Errori frequenti

  • Confondere o fondere le due rivoluzioni in un unico evento «del 1917», oppure attribuire la caduta dello zar direttamente ai bolscevichi: a febbraio i bolscevichi sono ancora minoritari.
  • Trascurare lo sfasamento tra calendario giuliano e gregoriano e datare quindi la «rivoluzione d'ottobre» al solo mese di ottobre del nostro calendario.

Approfondimento

La sezione avanzata affronta la controversia storiografica sull'Ottobre, tra le più cariche di implicazioni ideologiche del secolo. Due letture si fronteggiano. Per la scuola «liberale» e anticomunista (il cui esponente più noto è Richard Pipes) l'Ottobre non fu una rivoluzione ma un «colpo di Stato»: una minoranza disciplinata e cospirativa, i bolscevichi, si impadronì del potere approfittando del vuoto, e in quel gesto autoritario era già contenuto il germe del futuro terrore. Per la scuola «revisionista» e di storia sociale (Sheila Fitzpatrick e altri) l'Ottobre fu invece l'esito di un'autentica rivoluzione «dal basso»: operai, soldati e contadini agivano per proprio conto — pace, terra, controllo delle fabbriche — e i bolscevichi cavalcarono un'onda reale, non la fabbricarono. Da questa prima divergenza ne discende una seconda, decisiva: il terrore staliniano era già iscritto nel leninismo e nell'Ottobre (tesi della continuità), oppure fu il tradimento di una rivoluzione genuinamente emancipatrice (tesi cara a Trockij e a parte della sinistra)? Non esiste una risposta neutra: la lettura dei fatti dipende dal modello e, spesso, dalla collocazione dell'osservatore nella «guerra fredda» delle idee. Proprio per questo l'Ottobre è un ottimo banco di prova del senso critico: riconoscere che lo scioglimento forzato dell'Assemblea costituente (gennaio 1918) segnò comunque la nascita di un regime a partito unico è un dato di fatto; giudicare se ciò fosse inevitabile è, invece, interpretazione.

Ripasso attivo

Ricostruisci in un paragrafo argomentativo (15-20 righe) perché il Governo provvisorio nato dalla rivoluzione di febbraio non riuscì a consolidarsi, individuando almeno tre cause e collegandole all'ascesa dei bolscevichi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Dalla guerra civile alla nascita dell'URSS#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-rivoluzione-russa-urss-dopoguerra

Comunismo di guerra e NEP a confronto

Comunismo di guerra e NEP a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Com. di guerra · NEP; Periodo · 1918-1921 · dal 1921; Campagne · requisizioni · imposta in natura; Mercato · abolito · vendita eccedenze; Esito · carestia · ripresa produttivaASPETTOCOM. DI GUERRANEPPeriodo1918-1921dal 1921Campagnerequisizioniimposta in naturaMercatoabolitovendita eccedenzeEsitocarestiaripresa produttiva
Fig. 2La NEP mantiene allo Stato i vertici dell'economia: svolta pragmatica dopo la carestia.

Punti chiave

La presa del potere bolscevica non pacifica il paese: tra il 1918 e il 1921 la Russia è devastata da una sanguinosa guerra civile tra l'Armata Rossa, organizzata da Trockij a difesa del nuovo regime, e le forze controrivoluzionarie dei «bianchi», sostenute da contingenti delle potenze straniere preoccupate dal contagio rivoluzionario. Al conflitto militare si somma il distacco della Russia dalla guerra mondiale, sancito dalla pace di Brest-Litovsk (marzo 1918), durissima per cessioni territoriali ma coerente con la promessa bolscevica di pace.
Per sostenere lo sforzo bellico e nutrire le città, il governo adotta il «comunismo di guerra»: requisizione forzata dei prodotti agricoli (le razzie nelle campagne), nazionalizzazione dell'industria, controllo statale dell'economia, abolizione del mercato. Il risultato è una catastrofe produttiva — crollo della produzione agricola e industriale, carestia del 1921 con milioni di morti — e un crescente malcontento, culminato nella rivolta dei marinai di Kronstadt (1921), già protagonisti della rivoluzione, repressa nel sangue.
Di fronte al fallimento economico, nel 1921 Lenin vara la Nuova Politica Economica (NEP): una ritirata tattica che reintroduce margini di mercato e di piccola proprietà — i contadini possono vendere le eccedenze dopo aver pagato un'imposta in natura, rinasce il piccolo commercio e la piccola industria privata — mentre lo Stato mantiene il controllo dei «vertici dell'economia» (grande industria, banche, commercio estero). La NEP fa ripartire la produzione ma è concepita come una fase transitoria, non come l'abbandono del socialismo.
Nel 1922 i territori controllati dai bolscevichi si organizzano nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), Stato federale a partito unico (il Partito comunista) fondato sui soviet. Alla morte di Lenin (1924) si apre la lotta per la successione: contro la linea della «rivoluzione permanente» di Trockij prevale la parola d'ordine staliniana del «socialismo in un solo paese». Attraverso un abile controllo dell'apparato di partito, Stalin elimina progressivamente i rivali e conquista il potere assoluto entro la fine degli anni Venti.
Esempio svolto

Confrontare comunismo di guerra e NEP

Quesito di tipologia argomentativa: «Confronta il comunismo di guerra e la NEP, mettendone in luce logica economica e finalità politica».

  1. 01Definire il comunismo di guerra

    Economia di comando integrale: requisizioni forzate nelle campagne, nazionalizzazione dell'industria, abolizione del mercato. Finalità: vincere la guerra civile e nutrire le città.

  2. 02Valutarne gli effetti

    Crollo produttivo, carestia del 1921, rivolta di Kronstadt: il modello si rivela insostenibile in tempo di pace.

  3. 03Definire la NEP

    Apertura controllata: imposta in natura al posto delle requisizioni, libertà di vendere le eccedenze, ritorno del piccolo commercio e della piccola industria privata, con lo Stato che tiene i vertici dell'economia.

  4. 04Chiarire la finalità politica

    La NEP è una ritirata tattica per ricostruire l'economia e consolidare il consenso, non l'abbandono del socialismo: resta una fase transitoria.

Risultato: I due modelli si oppongono sul piano economico — coercizione totale contro apertura parziale al mercato — ma condividono la stessa finalità ultima: la sopravvivenza e il consolidamento del potere sovietico. La NEP corregge il disastro del comunismo di guerra senza rinunciare al controllo statale strategico.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: confrontare comunismo di guerra e NEP come due modelli economici opposti (economia di comando integrale vs. apertura controllata al mercato) è una richiesta tipica, particolarmente valorizzata nell'opzione Economico-Sociale.
  • Focus Esame di Stato: saper spiegare perché la NEP fu una scelta «tattica» e non un mutamento di fine — distinzione che evita di leggere il regime sovietico come un'economia liberalizzata.

Errori frequenti

  • Presentare la NEP come un ritorno al capitalismo o come l'abbandono del progetto socialista: in realtà lo Stato conserva i «vertici dell'economia» e la NEP resta una fase transitoria.
  • Datare la nascita dell'URSS al 1917: l'URSS come Stato federale nasce solo nel 1922, dopo la guerra civile.

Approfondimento

L'approfondimento illumina due nodi. Il primo è l'origine dell'apparato repressivo sovietico. Già durante la guerra civile nasce la Čeka, la polizia politica di Dzeržinskij, e si scatena il «terrore rosso»: gli storici discutono se esso fu una risposta pragmatica a circostanze estreme (l'accerchiamento dei «bianchi», l'intervento straniero, il terrore avversario) o se fosse già iscritto nell'ideologia bolscevica della violenza rivoluzionaria e della «dittatura del proletariato». È la stessa alternativa — circostanze o ideologia — che ritroveremo, amplificata, per lo stalinismo. Il secondo nodo riguarda la successione a Lenin e le «strade non prese». Nel suo «Testamento» Lenin, ormai malato, metteva in guardia contro Stalin e ne chiedeva la rimozione dalla carica di segretario; ma l'apparato di partito, che Stalin controllava, prevalse. Contro la «rivoluzione permanente» di Trockij, ma soprattutto contro la linea gradualista di Nikolaj Bucharin — che nella prosecuzione della NEP vedeva una via più lenta e meno sanguinosa al socialismo — Stalin impose dal 1929 la «grande svolta». Lo storico Stephen Cohen ha valorizzato proprio l'alternativa buchariniana come la «strada non presa»: un modo per ricordare che la brutale collettivizzazione staliniana non fu l'unico esito possibile della rivoluzione, e che nella storia le scelte contano. Distinguere ciò che accadde da ciò che avrebbe potuto accadere è un utile esercizio critico contro ogni determinismo storico.

Ripasso attivo

Costruisci una tabella di confronto tra comunismo di guerra e NEP su almeno quattro criteri (agricoltura, industria, mercato, finalità) e commenta in un breve testo perché Lenin passò dall'uno all'altra.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Lo stalinismo e il modello sovietico#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-rivoluzione-russa-urss-dopoguerra

I tratti del totalitarismo sovietico

I tratti del totalitarismo sovieticoGrafo, Regime staliniano → Partito unico e ideologia, Regime staliniano → Culto del capo, Regime staliniano → Propaganda e controllo, Regime staliniano → Terrore (purghe, gulag), Regime staliniano → Piani e collettivizzazioneRegimestalinianoPartito unico eideologiaCulto del capoPropaganda econtrolloTerrore (purghe,gulag)Piani ecollettivizzazione
Fig. 3Il totalitarismo sovietico: monopolio del partito, terrore e pianificazione integrale.

Punti chiave

Conquistato il potere, alla fine degli anni Venti Stalin abbandona la NEP e impone una trasformazione radicale e accelerata dell'URSS, costruendo quello che la storiografia ha definito un regime totalitario. Il totalitarismo sovietico presenta i tratti tipici del fenomeno novecentesco: partito unico, ideologia obbligatoria, culto del capo, controllo capillare della società attraverso polizia politica e propaganda, soppressione di ogni dissenso. È il primo dei grandi modelli totalitari del secolo, termine di confronto con fascismo e nazismo.
Sul piano economico, Stalin lancia la pianificazione centralizzata attraverso i piani quinquennali, che fissano per ogni settore obiettivi produttivi vincolanti decisi dall'alto. La priorità assoluta è data all'industria pesante (acciaio, carbone, macchinari, energia) per fare dell'URSS una grande potenza industriale in pochi anni. Lo sforzo produce una crescita industriale imponente, pagata però con il sacrificio dei consumi, condizioni di lavoro durissime e una mobilitazione coercitiva della manodopera.
Nelle campagne Stalin impone la collettivizzazione forzata: la piccola proprietà contadina è soppressa e sostituita dalle aziende collettive (kolchoz) e statali (sovchoz). La resistenza dei contadini più agiati, i kulaki, è schiacciata con la deportazione e lo sterminio («liquidazione dei kulaki come classe»). La collettivizzazione provoca un crollo produttivo e una spaventosa carestia nei primi anni Trenta, con milioni di morti, particolarmente in Ucraina (Holodomor).
Il consolidamento del potere personale di Stalin culmina nel Terrore degli anni Trenta: le «grandi purghe» colpiscono i vecchi compagni di partito, i quadri militari e amministrativi, con processi-spettacolo basati su confessioni estorte, esecuzioni di massa e deportazioni nel sistema dei campi di lavoro forzato (gulag). Il Terrore non è un eccesso accidentale ma uno strumento di governo, che instaura il sospetto generalizzato come metodo di controllo della società.
Esempio svolto

Riconoscere i tratti del totalitarismo sovietico

Quesito di analisi concettuale: «Indica e spiega quattro caratteristiche che permettono di definire 'totalitario' il regime staliniano».

  1. 01Partito unico e ideologia

    Il Partito comunista è l'unico ammesso e il marxismo-leninismo, nella versione staliniana, è ideologia ufficiale obbligatoria che pretende di spiegare ogni ambito della vita.

  2. 02Culto del capo e propaganda

    La figura di Stalin è oggetto di un culto sistematico, costruito da una propaganda pervasiva (stampa, scuola, arte, cinema) che plasma l'opinione e la cultura.

  3. 03Terrore e controllo poliziesco

    La polizia politica, le grandi purghe, i processi-spettacolo e il sistema dei gulag instaurano il sospetto e la paura come strumenti permanenti di governo.

  4. 04Controllo dell'economia e della società

    La pianificazione quinquennale e la collettivizzazione forzata sottopongono l'intera economia e la vita sociale al comando dello Stato-partito.

Risultato: La compresenza di partito unico e ideologia, culto del capo e propaganda, terrore e polizia politica, controllo totale di economia e società giustifica la definizione di 'totalitario' applicata al regime staliniano: il potere non si limita a governare, ma pretende di plasmare integralmente l'uomo e la collettività.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: il concetto di totalitarismo applicato all'URSS — partito unico, ideologia, culto del capo, terrore, propaganda — è centrale per il confronto tra i regimi (stalinismo, fascismo, nazismo), nodo ricorrente del colloquio.
  • Focus Esame di Stato: saper collegare pianificazione quinquennale e collettivizzazione come due facce di una stessa trasformazione coercitiva, valutandone criticamente costi umani e risultati.

Errori frequenti

  • Ridurre lo stalinismo alla sola «industrializzazione», dimenticando il prezzo umano — collettivizzazione forzata, carestie, gulag, grandi purghe.
  • Considerare Stalin il prosecutore lineare di Lenin: tra NEP leniniana e svolta staliniana c'è una rottura profonda di metodo e di scala della violenza di Stato.

Approfondimento

La sezione avanzata presenta il dibattito storiografico sullo stalinismo, rinnovato dall'apertura degli archivi dopo il 1991. Per il modello «totalitario» classico (Robert Conquest, autore di studi pionieristici sul «grande terrore») lo stalinismo fu una macchina di dominio calata dall'alto su una società atomizzata e terrorizzata, con il capo onnipotente al centro. A partire dagli anni Ottanta la storiografia «revisionista» e di storia sociale (J. Arch Getty, Sheila Fitzpatrick) ha complicato il quadro: il terrore aveva anche radici «dal basso» — delazioni, invidie, carrierismo, adesione ideologica di molti —, l'apparato era più caotico e improvvisato che perfettamente pianificato, e lo stalinismo va studiato anche come «civiltà», come vita quotidiana e non solo come repressione. La «rivoluzione archivistica» ha permesso di precisare le cifre, ridimensionando alcune stime massime ma confermando l'orrore di milioni di vittime fra collettivizzazione, carestie, purghe e gulag. Particolarmente acceso è il dibattito sull'Holodomor, la carestia ucraina del 1932-33: fu un genocidio deliberato contro la nazione ucraina, come sostenne Conquest, o la conseguenza catastrofica — pur criminale — della collettivizzazione forzata? Sul piano dell'Educazione civica, tenere viva la memoria dei crimini del comunismo, accanto a quelli del nazifascismo, è parte di una coscienza storica europea matura, più volte richiamata dal Parlamento europeo: nessuna ideologia giustifica lo sterminio di esseri umani.

Ripasso attivo

Spiega, in un testo argomentativo di circa 20 righe, perché lo storico definisce «totalitario» il regime staliniano, elencando e illustrando almeno quattro caratteristiche con esempi concreti tratti dagli anni Trenta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La crisi del primo dopoguerra e il biennio rosso#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-rivoluzione-russa-urss-dopoguerra

La crisi del dopoguerra: dal biennio rosso alla reazione

Dal biennio rosso alla reazioneGrafo, Crisi economica e sociale → Biennio rosso (1919-20), Biennio rosso (1919-20) → Riflusso: niente rivoluzione, Riflusso: niente rivoluzione → Reazione: ascesa del fascismoCrisi economicae socialeBiennio rosso(1919-20)Riflusso: nienterivoluzioneReazione: ascesadel fascismo
Fig. 4La paura del pericolo rosso diventa consenso al fascismo.

Punti chiave

L'Europa uscita dalla prima guerra mondiale è profondamente segnata da una crisi del dopoguerra che intreccia dimensione economica, sociale e politica. La riconversione delle economie di guerra produce disoccupazione e inflazione; il reinserimento dei reduci è difficile; il debito di guerra e i risarcimenti imposti agli sconfitti destabilizzano le finanze. Sul piano politico, l'esempio della rivoluzione russa accende le speranze di una parte del movimento operaio e, simmetricamente, il timore di un «contagio bolscevico» nei ceti possidenti e nelle classi medie.
In Italia la crisi assume i tratti acutissimi del «biennio rosso» (1919-1920). Le aspettative deluse di una «vittoria mutilata», la crescita dei prezzi e la spinta delle masse danno luogo a una straordinaria ondata di lotte: scioperi, occupazioni di terre nelle campagne e, nell'autunno 1920, l'occupazione delle fabbriche nel triangolo industriale del Nord. Crescono il Partito socialista e i sindacati; nel 1921 nasce, dalla scissione di Livorno, il Partito comunista d'Italia.
L'ondata massimalista, però, non si traduce in una rivoluzione: manca una direzione politica unitaria e decisa, le occupazioni delle fabbriche si concludono con un compromesso e l'iniziativa rivoluzionaria si spegne. Il riflusso lascia però sul campo una borghesia e dei ceti medi spaventati, una classe operaia delusa e uno Stato liberale screditato, incapace di governare il conflitto sociale: è in questo vuoto che si inserisce la reazione.
Proprio dalla paura del «pericolo rosso» trae forza il fascismo: i Fasci di combattimento di Mussolini, nati nel 1919, organizzano dal 1920-21 la violenza squadrista contro leghe, cooperative, camere del lavoro e amministrazioni di sinistra, presentandosi agli agrari, agli industriali e a parte della classe media come argine all'estremismo socialista. Il biennio rosso e il suo riflusso costituiscono così la premessa storica decisiva dell'ascesa del fascismo, che sarà oggetto dell'argomento successivo del programma.
Esempio svolto

Dal biennio rosso alla reazione fascista

Quesito in stile colloquio: «Spiega il nesso tra il biennio rosso (1919-1920) e l'affermazione del fascismo in Italia».

  1. 01Descrivere il biennio rosso

    Tra 1919 e 1920 l'Italia vive un'ondata di scioperi, occupazioni di terre e, nell'autunno 1920, occupazioni delle fabbriche, con la crescita di socialisti e sindacati.

  2. 02Spiegare perché non sfocia in rivoluzione

    Manca una direzione politica unitaria e decisa; le occupazioni si chiudono con un compromesso e l'iniziativa rivoluzionaria si spegne.

  3. 03Individuare gli effetti del riflusso

    Restano una borghesia e ceti medi spaventati dal 'pericolo rosso', una classe operaia delusa e uno Stato liberale screditato.

  4. 04Collegare all'ascesa del fascismo

    In questo vuoto lo squadrismo fascista si presenta come argine all'estremismo socialista, raccogliendo l'appoggio di agrari, industriali e parte della classe media.

Risultato: Il biennio rosso e il suo riflusso creano le condizioni dell'ascesa fascista: la paura del comunismo e il discredito dello Stato liberale offrono al fascismo il consenso e lo spazio politico per affermarsi come forza 'di ordine' contro la sinistra.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: collegare la crisi del dopoguerra e il biennio rosso italiano alle premesse dell'ascesa del fascismo è un nesso causale-chiave, frequentissimo nel colloquio e nei percorsi pluridisciplinari.
  • Focus Esame di Stato: saper spiegare l'effetto «doppio» della rivoluzione russa sull'Europa — speranza per il movimento operaio, timore per i ceti possidenti — come fattore della polarizzazione politica del dopoguerra.

Errori frequenti

  • Definire il biennio rosso una «rivoluzione fallita» senza spiegare perché fallì (assenza di direzione unitaria, esito compromissorio delle occupazioni): l'analisi delle cause è ciò che conta all'esame.
  • Trattare l'ascesa del fascismo come un fenomeno isolato, senza ancorarla alla crisi del dopoguerra e alla reazione contro il pericolo rosso.

Approfondimento

L'approfondimento colloca il biennio rosso italiano nella grande ondata rivoluzionaria che scosse l'Europa fra il 1918 e il 1921. Sull'onda dell'esempio russo, tentativi rivoluzionari divamparono ovunque: in Germania l'insurrezione spartachista fu schiacciata e Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht assassinati; in Ungheria e in Baviera nacquero effimere «repubbliche dei consigli»; a Vienna governò per anni la socialdemocrazia. Ma la rivoluzione fallì in tutto l'Occidente industrializzato, e capire perché è una domanda storiografica di prima grandezza. La risposta più influente è quella di Antonio Gramsci: a differenza della Russia zarista, dove lo Stato era «tutto» e la società civile «gelatinosa», in Occidente esisteva una fitta rete di «trincee» — partiti, sindacati, Chiese, giornali, associazioni — che assorbiva l'urto rivoluzionario; per questo, sosteneva Gramsci, occorreva non una «guerra di movimento» (l'assalto frontale) ma una lunga «guerra di posizione» per conquistare l'«egemonia» culturale prima del potere. In Italia il momento più alto fu l'esperienza dei consigli di fabbrica torinesi, animati dall'«Ordine Nuovo» gramsciano, e l'occupazione delle fabbriche del settembre 1920; il suo fallimento, e la scissione di Livorno (1921) che divise socialisti e comunisti proprio mentre lo squadrismo dilagava, lasciarono il campo libero alla reazione. Il biennio rosso insegna così una lezione amara: la paura della rivoluzione, più della rivoluzione stessa, può diventare la leva decisiva di una reazione autoritaria.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 20 righe) in che modo la crisi del primo dopoguerra e il biennio rosso prepararono l'ascesa del fascismo in Italia, individuando almeno tre fattori e collegandoli tra loro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La rivoluzione russa del 1917◐
    • 02Dalla guerra civile alla nascita dell'URSS◐
    • 03Lo stalinismo e il modello sovietico●
    • 04La crisi del primo dopoguerra e il biennio rosso◐

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Dagli appunti all'allenamento

Rivoluzione russa, URSS e crisi del dopoguerra

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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