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Il Manierismo

Il Manierismo è la stagione artistica che, tra gli anni Venti e la fine del Cinquecento, supera l'equilibrio classico del pieno Rinascimento facendo della « maniera » — l'imitazione virtuosistica dei grandi maestri, soprattutto Michelangelo e Raffaello — il proprio principio costruttivo. Nato a Firenze e a Roma in un clima di crisi religiosa e politica (la Riforma protestante, il Sacco di Roma del 1527), esso predilige l'artificio, la figura serpentinata, i colori cangianti, gli spazi dilatati e le composizioni squilibrate. Studiarlo significa imparare a leggere lo « scarto » consapevole rispetto al canone classico e a collocarlo nel ponte che conduce dalla maturità rinascimentale al Barocco.

4 sezioni·~20 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0666 / 15
Profilo d’esame
OSA-storia-dell-arte-secondo-anno-triennio-manierismo · Leggere l'opera d'arte nei suoi aspetti formali, tecnici e iconografici riconoscendo gli scarti deliberati rispetto al canone classicoCollocare il fenomeno della « maniera » nel contesto storico della crisi del 1527, della Riforma e della ControriformaUtilizzare con proprietà il lessico critico relativo al Manierismo (artificio, figura serpentinata, anticlassicismo, colori cangianti)Conoscere i principali protagonisti e centri di diffusione, distinguendo pittura, scultura e architettura manieriste
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontainterpretacommentaillustraclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede di riconoscere le caratteristiche della « maniera » e di analizzare almeno un capolavoro per ciascun ambito (pittura, scultura, architettura), collocandolo nel contesto storico.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggiore monte ore di Storia dell'arte (in particolare il Liceo Classico e il Liceo Linguistico) si approfondisce il rapporto fra teoria della « maniera » (Vasari) e prassi, e il confronto puntuale con le fonti rinascimentali imitate.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Il Manierismo
    • 01Definizione e contesto storico della « maniera »○
    • 02Il primo manierismo: Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino◐
    • 03Architettura e scultura manierista: Giulio Romano e Giambologna◐
    • 04Esiti, lessico critico e transizione verso il Barocco●
§ 01

Definizione e contesto storico della « maniera »#

●○○BaseLPOSA-storia-dell-arte-secondo-anno-triennio-manierismoLPConcetti: figura serpentinata, artificio, anticlassicismo; contesto: crisi del 1527 e Riforma protestante

Linea del tempo: dal pieno Rinascimento al Barocco

Il Manierismo tra Rinascimento e BaroccoLinea del tempo da 1490 a 1620, 1527: Sacco Roma, 1490–1520: Rinascim., 1520–1600: Manierismo, 1600–1620: Barocco14901620Rinascim.ManierismoBarocco1527Sacco Roma
Fig. 11517: la Riforma protestante; 1527: il Sacco di Roma. La crisi religiosa e politica si riflette nello squilibrio formale del Manierismo (~1520–1600).

Punti chiave

Il termine « Manierismo » deriva dalla parola « maniera », che Giorgio Vasari usava in senso elogiativo per indicare lo stile personale e raffinato di un artista: fare arte « di bella maniera » significava possedere grazia, virtuosismo e capacità di imitare i grandi modelli. Solo la critica successiva, soprattutto Seicentesca e poi Novecentesca, ha dato al termine una sfumatura di « artificio », trasformandolo nel nome di una intera stagione che va convenzionalmente dal terzo decennio del Cinquecento (attorno al 1520) fino al sorgere del Barocco (circa 1600).
Il Manierismo nasce come superamento, e in parte come crisi, dell'equilibrio del pieno Rinascimento. Quando Leonardo, Raffaello e Michelangelo avevano portato la pittura al massimo grado di perfezione formale, prospettica e anatomica, alla generazione successiva sembrò che non restasse altro da scoprire sul piano dell'imitazione della natura: si scelse allora di imitare non più la natura, ma l'« arte » stessa dei maestri, esasperandone gli elementi più audaci (la torsione michelangiolesca, la grazia raffaellesca) fino all'artificio consapevole.
Il contesto storico è decisivo per comprenderne il clima inquieto. La Riforma protestante avviata da Lutero nel 1517 incrina l'unità religiosa europea e mette in discussione il ruolo dell'immagine sacra; il Sacco di Roma del 1527, con le truppe imperiali di Carlo V che devastano la città dei papi, segna la fine traumatica del mito di una Roma centro sereno delle arti e disperde gli artisti per l'Italia, contribuendo alla diffusione della nuova maniera. A questo squilibrio storico corrisponde, nelle opere, uno squilibrio formale cercato e non subìto.
Le caratteristiche-chiave del linguaggio manierista sono ricorrenti e riconoscibili: la figura serpentinata (la « figura serpentinata »), cioè il corpo avvitato a spirale che invita lo sguardo a girare attorno; l'artificio, ossia l'esibizione virtuosistica dell'abilità; i colori cangianti o « acidi », innaturali, che brillano di luce propria; lo spazio dilatato, ambiguo o affollato, privo della chiara profondità prospettica rinascimentale; le proporzioni allungate ed elegantissime. Tutti questi tratti vanno letti come scarti deliberati rispetto a un canone — quello classico — che gli artisti conoscevano perfettamente.
Esempio svolto

Definire la « maniera » a partire da Vasari

Partendo dalla definizione vasariana di « maniera », spiega come e perché il significato del termine sia mutato fino a designare un'intera stagione artistica anticlassica.

  1. 01Punto di partenza

    Per Vasari « maniera » è un elogio: indica lo stile personale, la grazia e il virtuosismo dell'artista che sa imitare i migliori modelli. Operare « di bella maniera » è il vertice della perfezione.

  2. 02Lo slittamento

    Quando l'imitazione dei maestri prevale sull'osservazione della natura, la « maniera » diventa fine a se stessa: l'eleganza si fa artificio, la grazia diventa squilibrio cercato. La critica posteriore coglie questo carattere e lo usa in senso ambivalente.

  3. 03La generalizzazione

    Dal nome di una qualità (la maniera di un singolo) si passa al nome di un periodo (il Manierismo), che raccoglie gli artisti che, fra 1520 e 1600, fanno dello scarto dal canone classico un linguaggio condiviso.

  4. 04Aggancio al contesto

    Lo slittamento corrisponde alla crisi storica del primo Cinquecento (Riforma, Sacco di Roma 1527): l'inquietudine dell'epoca trova nello squilibrio formale la propria espressione.

Risultato: Il termine « maniera », nato come elogio dello stile virtuosistico, finisce per designare l'intera stagione manierista (circa 1520-1600), in cui l'imitazione esasperata dei classici si converte in artificio anticlassico, specchio della crisi storica dell'epoca.

Obiettivo Maturità

  • All'Esame di Stato si deve saper definire con precisione il termine « maniera » distinguendo l'accezione positiva di Vasari (stile, grazia) da quella critica successiva (artificio): non confondere le due.
  • Saper collegare il Manierismo a due fatti storici-cardine, il Sacco di Roma (1527) e la Riforma protestante, spiegando come il clima di crisi si rifletta nello squilibrio formale delle opere.

Errori frequenti

  • Considerare il Manierismo una semplice « decadenza » o un'arte « di second'ordine » rispetto al Rinascimento: è invece una scelta consapevole e colta, frutto di artisti che padroneggiavano pienamente il canone classico.
  • Datare il movimento in modo vago: ricordare che il Manierismo si colloca all'incirca tra il 1520 e il 1600, fra pieno Rinascimento e Barocco.

Approfondimento

Il Manierismo è un caso esemplare di come la «fortuna critica» di uno stile ne cambi radicalmente il senso, ed è utile ripercorrerne le tappe. Per Vasari, nel Cinquecento, «maniera» era una lode: indicava lo stile personale, la grazia e il virtuosismo dell'artista che sa imitare i grandi modelli. Dal Seicento in poi, con l'affermarsi del gusto classicista e poi accademico, il termine assunse una sfumatura negativa: «manierato» divenne sinonimo di artificioso, affettato, ripetitivo, e per secoli il periodo fu giudicato una fase di decadenza tra la perfezione di Raffaello e la nuova naturalezza del Seicento. La rivalutazione arriva solo nel Novecento: storici dell'arte di lingua tedesca (Max Dvořák lo legge come espressione di una crisi «spirituale», Walter Friedländer, Nikolaus Pevsner) ne riconoscono l'autonomia e la profondità; più tardi John Shearman, nel saggio «Mannerism» (1967), lo definisce lo «stile della stilizzazione», un'arte colta e sofisticata rivolta a un pubblico di iniziati; Arnold Hauser vi legge il riflesso di un'epoca di inquietudine. Conoscere questo percorso significa capire che i giudizi storico-artistici non sono neutri ma storicamente situati. Al colloquio, saper spiegare perché uno stesso stile sia stato prima celebrato, poi disprezzato e infine riabilitato dimostra la maturità critica di chi comprende che la storia dell'arte è anche storia dello sguardo che la interpreta.

Ripasso attivo

Spiega, in un paragrafo argomentativo di circa dieci righe, perché il Manierismo viene definito « anticlassico » pur nascendo dall'imitazione dei classici Raffaello e Michelangelo. Cita almeno tre caratteristiche formali e collegale al contesto storico del primo Cinquecento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il primo manierismo: Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-secondo-anno-triennio-manierismoLPPontormo (Deposizione), Rosso Fiorentino, Parmigianino (Madonna dal collo lungo)

Confronto compositivo: equilibrio classico vs squilibrio manierista

Equilibrio classico e squilibrio manieristaFigura geometrica, equilibrio classico, squilibrio manieristaequilibrioclassicosquilibriomanierista
Fig. 2La composizione classica è una piramide stabile a baricentro basso; quella manierista rinuncia al centro e alla base d’appoggio, spostando le masse verso l’alto in una struttura instabile.

Punti chiave

Il primo manierismo pittorico esplode in Toscana attorno al 1520 con due allievi di Andrea del Sarto, Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino, e si diffonde poi con Parmigianino. Questi artisti, formatisi nella perfezione del classicismo, scelgono di violarne deliberatamente le regole: abbandonano la chiara costruzione prospettica, comprimono o dilatano lo spazio, allungano le figure e usano colori innaturali e cangianti.
La « Deposizione » (o « Trasporto di Cristo », circa 1526-1528) di Pontormo, nella cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze, è il manifesto della nuova maniera. La composizione non ha centro né base d'appoggio: i corpi sembrano galleggiare senza peso in uno spazio indefinito e senza paesaggio; i colori sono acidi e luminosissimi (rosa, azzurri, verdi cangianti); le pose sono innaturali e ruotanti, e lo sguardo dolente dei personaggi diffonde un'emozione trattenuta e malinconica. Manca persino la croce, e l'assenza di un riferimento spaziale stabile accentua il senso di sospensione.
Rosso Fiorentino porta la tensione fino al dramma con la « Deposizione dalla croce » di Volterra (1521): la composizione è costruita su una geometria spigolosa e instabile, fatta di scale, linee taglienti e gesti scattanti; la luce è livida e i colori, di nuovo cangianti, esasperano il pathos. La drammaticità nervosa e quasi astratta di quest'opera mostra come l'anticlassicismo possa farsi espressione di angoscia.
Il Parmigianino traduce la maniera in pura, sofisticata eleganza. Nella « Madonna dal collo lungo » (circa 1534-1540) le proporzioni sono volutamente allungate: il collo della Vergine, le dita affusolate, il corpo sinuoso obbediscono a un ideale di grazia artificiosa. Lo spazio è incongruo (una colonna isolata e gigantesca sullo sfondo, una figura minuscola ai suoi piedi) e le scale dimensionali contraddittorie: tutto concorre a un'idea di bellezza raffinata, fredda e intellettuale, lontana dal naturalismo.
Esempio svolto

Analisi guidata della « Deposizione » di Pontormo

Analizza la « Deposizione » di Pontormo in Santa Felicita a Firenze individuando almeno quattro elementi che la distinguono da una deposizione classica del pieno Rinascimento.

  1. 01Composizione

    Non esiste un centro geometrico né una base d'appoggio: i corpi si dispongono lungo una curva ascendente e sembrano galleggiare, senza il solido impianto piramidale classico.

  2. 02Spazio

    Lo sfondo è indefinito, privo di paesaggio e di architetture: manca la profondità prospettica rinascimentale, e persino la croce è assente.

  3. 03Colore

    I colori sono cangianti e « acidi » — rosa, azzurri e verdi luminosissimi e innaturali — che brillano di luce propria, lontani dal naturalismo cromatico classico.

  4. 04Figure ed emozione

    Le pose sono ruotanti e innaturali, le proporzioni leggermente allungate; gli sguardi diffondono una malinconia trattenuta, un pathos interiore più che narrativo.

Risultato: La « Deposizione » di Pontormo rovescia il modello classico: assenza di centro e di appoggio, spazio indefinito, colori cangianti e figure sospese fanno dell'opera il manifesto del primo manierismo, in cui lo squilibrio formale traduce un'inquietudine spirituale.

Obiettivo Maturità

  • Saper analizzare la « Deposizione » di Pontormo individuando concretamente gli scarti dal canone classico: assenza di centro compositivo e di appoggio, colori cangianti, spazio indefinito, figure sospese.
  • Riconoscere nella « Madonna dal collo lungo » del Parmigianino l'allungamento delle proporzioni e l'incongruenza spaziale come segni distintivi dell'eleganza manierista, non come errori.

Errori frequenti

  • Interpretare i colori cangianti e le proporzioni allungate come imperizia o « errori » di disegno: sono invece scelte stilistiche pienamente consapevoli.
  • Confondere Pontormo e Rosso Fiorentino con i maestri del pieno Rinascimento: pur allievi di Andrea del Sarto, essi rifiutano l'equilibrio classico in favore dello squilibrio.

Approfondimento

La «Deposizione» di Pontormo nella cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze (1525-1528 circa) merita una lettura ravvicinata come manifesto della nuova maniera, tenendo conto anche del suo straordinario contesto. La cappella era stata progettata da Brunelleschi (originaria cappella Barbadori), cioè il tempio stesso della misura rinascimentale: e proprio lì Pontormo dipinge un'opera che ne rovescia ogni regola. La composizione ruota vorticosamente senza un vero centro né una base d'appoggio: i corpi paiono galleggiare, sorretti da figure in punta di piedi che sembrano a loro volta prive di sostegno, in uno spazio indefinito, senza paesaggio, senza terra. Manca persino la croce. I colori sono «cangianti» e acidissimi — rosa cipria, azzurri glaciali, verdi mutevoli — stesi in campiture luminose che sembrano brillare di luce propria e negano il chiaroscuro naturale. I volti, allungati, hanno sguardi dolenti e trasognati che diffondono una malinconia trattenuta; una figura sul fondo, che ricambia lo sguardo dello spettatore, è forse un autoritratto. Tutto concorre a un effetto di sospensione irreale, di dolore attonito e senza tempo. Al colloquio, l'opera è ideale per mostrare come nel Manierismo lo «squilibrio» formale sia cercato e consapevole: si descrivono composizione, spazio e colore, e li si legge come scarti deliberati rispetto al canone classico che l'artista conosceva perfettamente.

Ripasso attivo

Conduci l'analisi guidata della « Madonna dal collo lungo » del Parmigianino: descrivi composizione, proporzioni delle figure, uso dello spazio e del colore, e spiega in che modo ciascun elemento esprime l'ideale di grazia artificiosa del Manierismo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Architettura e scultura manierista: Giulio Romano e Giambologna#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-secondo-anno-triennio-manierismoLPGiulio Romano (Palazzo Te), Bronzino, Giambologna; concetto di figura serpentinata

Schema della figura serpentinata

La figura serpentinataFigura geometrica, base, torsione, apice, vista a 360°basetorsioneapicevista a360°
Fig. 3Una linea a spirale ascendente attraversa masse sovrapposte in torsione: nessun fronte privilegiato, l’opera va girata e osservata da ogni lato (Giambologna).

Punti chiave

Anche l'architettura e la scultura aderiscono alla « maniera », trasgredendo consapevolmente le regole dell'ordine classico. In architettura, l'allievo prediletto di Raffaello, Giulio Romano, costruisce a Mantova per i Gonzaga il Palazzo Te (1525-1535): qui gli elementi del linguaggio classico (triglifi, metope, chiavi di volta, bugnato) vengono usati in modo « scorretto » e provocatorio per stupire il colto osservatore.
Nel cortile di Palazzo Te alcuni triglifi sembrano « scivolare » dal loro posto nel fregio, come se l'architettura stesse cedendo: è un gioco intellettuale e ironico, comprensibile solo a chi conosce la regola che viene infranta. All'interno, la Sala dei Giganti avvolge lo spettatore in un affresco illusionistico totale, senza soluzione di continuità fra pareti e volta, in cui i Giganti vengono schiacciati dai massi: l'effetto di rovina e di catastrofe anticipa la teatralità barocca.
Nella scultura il concetto-chiave è la « figura serpentinata »: la figura si avvita su se stessa in una torsione a spirale (la « linea serpentinata »), così da non avere un unico punto di vista privilegiato ma da invitare lo spettatore a girarvi attorno per coglierne tutte le viste. È l'esibizione virtuosistica del movimento e dell'artificio, opposta alla compostezza frontale dell'equilibrio classico.
Il capolavoro di questa poetica è il « Ratto delle Sabine » (1581-1583) di Giambologna, nella Loggia dei Lanzi a Firenze: tre figure (un vecchio accovacciato, un giovane che solleva una donna) si avvitano in una spirale ascendente unica, leggibile a 360 gradi, senza una vera fronte. La scultura non illustra una storia precisa scelta a priori — il titolo fu attribuito dopo — ma è anzitutto una dimostrazione di abilità nel comporre più corpi in movimento, vertice dell'artificio manierista. In pittura, l'eleganza fredda e cortese del periodo trova in Bronzino, ritrattista alla corte medicea, il suo interprete più raffinato.
Esempio svolto

Riconoscere la figura serpentinata nel « Ratto delle Sabine »

Commenta il « Ratto delle Sabine » di Giambologna spiegando perché costituisce il vertice della figura serpentinata e dell'artificio manierista.

  1. 01Struttura compositiva

    Tre figure — un vecchio accovacciato, un giovane in piedi, una donna sollevata — sono concatenate in un'unica spirale ascendente che avvita i corpi dal basso verso l'alto.

  2. 02Punti di vista

    Non esiste una facciata principale: la composizione è studiata per essere percorsa con lo sguardo girando attorno all'opera, offrendo viste sempre diverse e ugualmente compiute.

  3. 03Artificio e virtuosismo

    L'opera nasce come dimostrazione di abilità nel comporre più corpi in movimento; il soggetto narrativo (il ratto) fu individuato solo dopo, a conferma del primato della forma sul racconto.

  4. 04Esito

    La linea serpentinata e la pluralità dei punti di vista fanno della scultura un manifesto dell'artificio manierista e un ponte verso la dinamicità del Barocco.

Risultato: Il « Ratto delle Sabine » realizza la figura serpentinata in modo esemplare: tre corpi avvitati in spirale, leggibili a 360 gradi, esibiscono il virtuosismo manierista e preludono al dinamismo barocco.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare in che modo Giulio Romano « infrange le regole » del linguaggio classico a Palazzo Te (triglifi scivolati, illusionismo della Sala dei Giganti) e perché tale trasgressione sia comprensibile solo a chi conosce la regola.
  • Definire con precisione la « figura serpentinata » e illustrarla con il « Ratto delle Sabine » di Giambologna, sottolineando la pluralità dei punti di vista e l'assenza di una fronte privilegiata.

Errori frequenti

  • Pensare che gli « errori » architettonici di Palazzo Te siano svista o incompetenza: sono trasgressioni colte e volute, un gioco intellettuale rivolto a un pubblico raffinato.
  • Descrivere il « Ratto delle Sabine » come una scultura con una sola facciata principale: la sua novità è proprio l'assenza di un punto di vista unico, da osservare girandovi attorno.

Approfondimento

Il «Ratto delle Sabine» di Giambologna (1581-1583, Loggia dei Lanzi, Firenze) è il vertice della scultura manierista e la soluzione più radicale del problema della «figura serpentinata». Tre corpi — un vecchio accovacciato, un giovane che solleva a forza una donna divincolantesi — si avvitano in un'unica spirale ascendente, la «linea serpentinata», che non ha una vera fronte: lo spettatore è costretto a girare attorno al gruppo per coglierne le infinite viste, tutte egualmente compiute. È l'esibizione suprema del virtuosismo, sottolineata dal fatto tecnico che l'intero gruppo, di oltre quattro metri, è ricavato da un unico blocco di marmo. Rivelatore è anche il rapporto con il soggetto: Giambologna concepì l'opera anzitutto come «dimostrazione» della sua capacità di comporre più figure in movimento e in equilibrio, e solo dopo, per soddisfare la richiesta di un tema, le fu attribuito il titolo mitologico del ratto delle Sabine. La forma precede e prevale sul contenuto narrativo: è l'«artificio» eretto a fine dell'arte. Sullo sfondo teorico c'è la sfida del «paragone», la gara tra le arti e con i modelli (la «Vittoria» di Michelangelo), e il gusto colto della corte medicea, di cui in pittura Bronzino è l'interprete più gelido ed elegante. Al colloquio, spiegare la serpentinata e la molteplicità dei punti di vista come principio compositivo, opposto alla frontalità classica, coglie il cuore concettuale del Manierismo scultoreo.

Ripasso attivo

Confronta il Palazzo Te di Giulio Romano con un edificio del pieno Rinascimento studiato (ad esempio una facciata albertiana o brunelleschiana): individua almeno tre « trasgressioni » manieriste rispetto all'uso classico degli ordini e spiegane l'intento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Esiti, lessico critico e transizione verso il Barocco#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-dell-arte-secondo-anno-triennio-manierismoLPConcetti: artificio, anticlassicismo; transizione verso il Barocco; contesto della Controriforma

Mappa concettuale: il Manierismo come ponte tra Rinascimento e Barocco

Il Manierismo come ponteGrafo, Rinascimento → Manierismo, Manierismo → Barocco, Manierismo → artificio, illusionismo, Controriforma → BaroccoRinascimentoManierismoBaroccoartificio,illusionismoControriformaereditàconsegna
Fig. 4Erede del pieno Rinascimento, il Manierismo consegna al Barocco l’artificio, la figura serpentinata e l’illusionismo; la Controriforma (Concilio di Trento) chiede però chiarezza e decoro.

Punti chiave

Nella seconda metà del Cinquecento il Manierismo si diffonde in tutta Europa diventando uno stile internazionale e cortese, ma incontra anche la reazione della Controriforma. Il Concilio di Trento (1545-1563) richiede all'arte sacra chiarezza, decoro e immediata comprensibilità per istruire i fedeli: la complessità artificiosa e l'erudizione manierista vengono perciò guardate con sospetto, e si apre la strada a un nuovo bisogno di naturalezza e di evidenza che il Barocco accoglierà.
Il lessico critico messo a punto dal Manierismo resta uno strumento essenziale di lettura: « artificio » indica l'esibizione consapevole dell'abilità tecnica; « anticlassicismo » designa il rifiuto deliberato dell'equilibrio e della misura classici; « colori cangianti » descrive le tinte cromatiche mutevoli e innaturali; « figura serpentinata » nomina la torsione a spirale del corpo. Saper usare questi termini con precisione è parte della competenza richiesta.
Il Manierismo va inteso non come una parentesi isolata, ma come un ponte. Da un lato eredita e radicalizza le invenzioni del pieno Rinascimento (la torsione michelangiolesca, la grazia raffaellesca); dall'altro consegna al Barocco molti dei suoi strumenti: il dinamismo della figura serpentinata, l'illusionismo spaziale totale (anticipato dalla Sala dei Giganti), la teatralità e il coinvolgimento dello spettatore.
Resta tuttavia una differenza di fondo che è importante saper distinguere all'esame: l'artificio manierista è cerebrale, elitario, rivolto a un pubblico colto capace di cogliere lo scarto dalla regola; la meraviglia barocca, invece, sarà sensoriale, emotiva e persuasiva, pensata per stupire e coinvolgere il fedele nel clima della Controriforma. Lo stesso gusto per il movimento e per l'effetto cambia dunque di funzione e di destinatario.
Esempio svolto

Confrontare artificio manierista e meraviglia barocca

Spiega in che cosa l'artificio manierista e la meraviglia barocca si assomigliano e in che cosa si distinguono, indicando per ciascuno destinatario e finalità.

  1. 01Somiglianze

    Entrambi amano il movimento, la torsione delle figure e l'illusionismo spaziale: il Barocco eredita dal Manierismo la figura serpentinata e l'idea di un coinvolgimento totale dello spettatore (anticipato dalla Sala dei Giganti).

  2. 02Destinatario

    L'artificio manierista si rivolge a un pubblico colto ed elitario, capace di riconoscere lo scarto dalla regola classica; la meraviglia barocca si rivolge invece all'ampio pubblico dei fedeli.

  3. 03Finalità

    Il Manierismo è cerebrale e autoreferenziale (l'abilità mostra se stessa); il Barocco, nel clima della Controriforma, è persuasivo ed emotivo, vuole stupire per convincere e commuovere.

  4. 04Sintesi

    Gli stessi strumenti formali (movimento, illusionismo) cambiano funzione: da gioco intellettuale per pochi a strumento di persuasione religiosa per molti.

Risultato: Manierismo e Barocco condividono il gusto per il movimento e l'illusionismo, ma divergono per destinatario e finalità: artificio elitario e cerebrale il primo, meraviglia popolare e persuasiva il secondo, nel quadro della Controriforma.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere l'artificio manierista (intellettuale, elitario, per intenditori) dalla meraviglia barocca (sensoriale, emotiva, persuasiva) cogliendone insieme la continuità (movimento, illusionismo) e la differenza di funzione.
  • Collocare la crisi del Manierismo nel quadro della Controriforma e del Concilio di Trento, che richiede all'arte sacra chiarezza e decoro contro la complessità artificiosa.

Errori frequenti

  • Trattare Manierismo e Barocco come la stessa cosa perché entrambi amano il movimento: la finalità è diversa — cerebrale e per pochi nel Manierismo, persuasiva e per tutti i fedeli nel Barocco.
  • Dimenticare il ruolo del Concilio di Trento e della Controriforma nella crisi del linguaggio manierista e nel passaggio verso il Barocco.

Approfondimento

Il passaggio al Barocco è impensabile senza la pressione normativa della Controriforma sulle immagini sacre, un tema di grande interesse anche per l'Educazione civica sul rapporto tra potere e libertà dell'artista. Il Concilio di Trento, nella sessione conclusiva del 1563, emanò un decreto sulle immagini che ne ribadiva la funzione didattica e devozionale ed esigeva chiarezza, decoro e verità, condannando ogni lascivia, stranezza o oscurità che potesse confondere o scandalizzare i fedeli. Trattatisti come Giovanni Andrea Gilio e il cardinale Gabriele Paleotti tradussero questi principi in regole per gli artisti. L'episodio più celebre di questa sorveglianza è il «processo» a Paolo Veronese nel 1573: convocato davanti al tribunale dell'Inquisizione a Venezia per aver popolato un'«Ultima Cena» di buffoni, nani, soldati e cani ritenuti irriverenti, il pittore si difese rivendicando la «licenza» concessa a poeti e pittori; non potendo o volendo modificare il dipinto, ne cambiò semplicemente il titolo in «Cena in casa di Levi» (oggi alle Gallerie dell'Accademia), sottraendolo così alla censura. L'aneddoto illumina la tensione tra libertà espressiva e ortodossia. Da questa richiesta di immagini chiare, immediate e coinvolgenti nascerà la «meraviglia» barocca, sensoriale e persuasiva, che al colloquio va distinta dall'«artificio» manierista, cerebrale ed elitario: cambiano funzione, tono e destinatario dell'opera d'arte sacra.

Ripasso attivo

Costruisci un breve testo argomentativo (circa quindici righe) intitolato « Dal Manierismo al Barocco: continuità e rottura », in cui spieghi quali strumenti il Manierismo consegna al Barocco e in che cosa, invece, i due linguaggi divergono per funzione e destinatario.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Definizione e contesto storico della « maniera »○
    • 02Il primo manierismo: Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino◐
    • 03Architettura e scultura manierista: Giulio Romano e Giambologna◐
    • 04Esiti, lessico critico e transizione verso il Barocco●

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Il Manierismo

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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EuraStudy·Appunti T·06·MMXXVI

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