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Il Manierismo è la stagione artistica che, tra gli anni Venti e la fine del Cinquecento, supera l'equilibrio classico del pieno Rinascimento facendo della « maniera » — l'imitazione virtuosistica dei grandi maestri, soprattutto Michelangelo e Raffaello — il proprio principio costruttivo. Nato a Firenze e a Roma in un clima di crisi religiosa e politica (la Riforma protestante, il Sacco di Roma del 1527), esso predilige l'artificio, la figura serpentinata, i colori cangianti, gli spazi dilatati e le composizioni squilibrate. Studiarlo significa imparare a leggere lo « scarto » consapevole rispetto al canone classico e a collocarlo nel ponte che conduce dalla maturità rinascimentale al Barocco.
4 sezioni~20 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede di riconoscere le caratteristiche della « maniera » e di analizzare almeno un capolavoro per ciascun ambito (pittura, scultura, architettura), collocandolo nel contesto storico.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggiore monte ore di Storia dell'arte (in particolare il Liceo Classico e il Liceo Linguistico) si approfondisce il rapporto fra teoria della « maniera » (Vasari) e prassi, e il confronto puntuale con le fonti rinascimentali imitate.
Profondità di lettura: Approfondimento
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Linea del tempo: dal pieno Rinascimento al Barocco
Partendo dalla definizione vasariana di « maniera », spiega come e perché il significato del termine sia mutato fino a designare un'intera stagione artistica anticlassica.
Per Vasari « maniera » è un elogio: indica lo stile personale, la grazia e il virtuosismo dell'artista che sa imitare i migliori modelli. Operare « di bella maniera » è il vertice della perfezione.
Quando l'imitazione dei maestri prevale sull'osservazione della natura, la « maniera » diventa fine a se stessa: l'eleganza si fa artificio, la grazia diventa squilibrio cercato. La critica posteriore coglie questo carattere e lo usa in senso ambivalente.
Dal nome di una qualità (la maniera di un singolo) si passa al nome di un periodo (il Manierismo), che raccoglie gli artisti che, fra 1520 e 1600, fanno dello scarto dal canone classico un linguaggio condiviso.
Lo slittamento corrisponde alla crisi storica del primo Cinquecento (Riforma, Sacco di Roma 1527): l'inquietudine dell'epoca trova nello squilibrio formale la propria espressione.
Risultato: Il termine « maniera », nato come elogio dello stile virtuosistico, finisce per designare l'intera stagione manierista (circa 1520-1600), in cui l'imitazione esasperata dei classici si converte in artificio anticlassico, specchio della crisi storica dell'epoca.
Errori frequenti
Approfondimento
Il Manierismo è un caso esemplare di come la «fortuna critica» di uno stile ne cambi radicalmente il senso, ed è utile ripercorrerne le tappe. Per Vasari, nel Cinquecento, «maniera» era una lode: indicava lo stile personale, la grazia e il virtuosismo dell'artista che sa imitare i grandi modelli. Dal Seicento in poi, con l'affermarsi del gusto classicista e poi accademico, il termine assunse una sfumatura negativa: «manierato» divenne sinonimo di artificioso, affettato, ripetitivo, e per secoli il periodo fu giudicato una fase di decadenza tra la perfezione di Raffaello e la nuova naturalezza del Seicento. La rivalutazione arriva solo nel Novecento: storici dell'arte di lingua tedesca (Max Dvořák lo legge come espressione di una crisi «spirituale», Walter Friedländer, Nikolaus Pevsner) ne riconoscono l'autonomia e la profondità; più tardi John Shearman, nel saggio «Mannerism» (1967), lo definisce lo «stile della stilizzazione», un'arte colta e sofisticata rivolta a un pubblico di iniziati; Arnold Hauser vi legge il riflesso di un'epoca di inquietudine. Conoscere questo percorso significa capire che i giudizi storico-artistici non sono neutri ma storicamente situati. Al colloquio, saper spiegare perché uno stesso stile sia stato prima celebrato, poi disprezzato e infine riabilitato dimostra la maturità critica di chi comprende che la storia dell'arte è anche storia dello sguardo che la interpreta.
Ripasso attivo
Spiega, in un paragrafo argomentativo di circa dieci righe, perché il Manierismo viene definito « anticlassico » pur nascendo dall'imitazione dei classici Raffaello e Michelangelo. Cita almeno tre caratteristiche formali e collegale al contesto storico del primo Cinquecento.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Confronto compositivo: equilibrio classico vs squilibrio manierista
Analizza la « Deposizione » di Pontormo in Santa Felicita a Firenze individuando almeno quattro elementi che la distinguono da una deposizione classica del pieno Rinascimento.
Non esiste un centro geometrico né una base d'appoggio: i corpi si dispongono lungo una curva ascendente e sembrano galleggiare, senza il solido impianto piramidale classico.
Lo sfondo è indefinito, privo di paesaggio e di architetture: manca la profondità prospettica rinascimentale, e persino la croce è assente.
I colori sono cangianti e « acidi » — rosa, azzurri e verdi luminosissimi e innaturali — che brillano di luce propria, lontani dal naturalismo cromatico classico.
Le pose sono ruotanti e innaturali, le proporzioni leggermente allungate; gli sguardi diffondono una malinconia trattenuta, un pathos interiore più che narrativo.
Risultato: La « Deposizione » di Pontormo rovescia il modello classico: assenza di centro e di appoggio, spazio indefinito, colori cangianti e figure sospese fanno dell'opera il manifesto del primo manierismo, in cui lo squilibrio formale traduce un'inquietudine spirituale.
Errori frequenti
Approfondimento
La «Deposizione» di Pontormo nella cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze (1525-1528 circa) merita una lettura ravvicinata come manifesto della nuova maniera, tenendo conto anche del suo straordinario contesto. La cappella era stata progettata da Brunelleschi (originaria cappella Barbadori), cioè il tempio stesso della misura rinascimentale: e proprio lì Pontormo dipinge un'opera che ne rovescia ogni regola. La composizione ruota vorticosamente senza un vero centro né una base d'appoggio: i corpi paiono galleggiare, sorretti da figure in punta di piedi che sembrano a loro volta prive di sostegno, in uno spazio indefinito, senza paesaggio, senza terra. Manca persino la croce. I colori sono «cangianti» e acidissimi — rosa cipria, azzurri glaciali, verdi mutevoli — stesi in campiture luminose che sembrano brillare di luce propria e negano il chiaroscuro naturale. I volti, allungati, hanno sguardi dolenti e trasognati che diffondono una malinconia trattenuta; una figura sul fondo, che ricambia lo sguardo dello spettatore, è forse un autoritratto. Tutto concorre a un effetto di sospensione irreale, di dolore attonito e senza tempo. Al colloquio, l'opera è ideale per mostrare come nel Manierismo lo «squilibrio» formale sia cercato e consapevole: si descrivono composizione, spazio e colore, e li si legge come scarti deliberati rispetto al canone classico che l'artista conosceva perfettamente.
Ripasso attivo
Conduci l'analisi guidata della « Madonna dal collo lungo » del Parmigianino: descrivi composizione, proporzioni delle figure, uso dello spazio e del colore, e spiega in che modo ciascun elemento esprime l'ideale di grazia artificiosa del Manierismo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema della figura serpentinata
Commenta il « Ratto delle Sabine » di Giambologna spiegando perché costituisce il vertice della figura serpentinata e dell'artificio manierista.
Tre figure — un vecchio accovacciato, un giovane in piedi, una donna sollevata — sono concatenate in un'unica spirale ascendente che avvita i corpi dal basso verso l'alto.
Non esiste una facciata principale: la composizione è studiata per essere percorsa con lo sguardo girando attorno all'opera, offrendo viste sempre diverse e ugualmente compiute.
L'opera nasce come dimostrazione di abilità nel comporre più corpi in movimento; il soggetto narrativo (il ratto) fu individuato solo dopo, a conferma del primato della forma sul racconto.
La linea serpentinata e la pluralità dei punti di vista fanno della scultura un manifesto dell'artificio manierista e un ponte verso la dinamicità del Barocco.
Risultato: Il « Ratto delle Sabine » realizza la figura serpentinata in modo esemplare: tre corpi avvitati in spirale, leggibili a 360 gradi, esibiscono il virtuosismo manierista e preludono al dinamismo barocco.
Errori frequenti
Approfondimento
Il «Ratto delle Sabine» di Giambologna (1581-1583, Loggia dei Lanzi, Firenze) è il vertice della scultura manierista e la soluzione più radicale del problema della «figura serpentinata». Tre corpi — un vecchio accovacciato, un giovane che solleva a forza una donna divincolantesi — si avvitano in un'unica spirale ascendente, la «linea serpentinata», che non ha una vera fronte: lo spettatore è costretto a girare attorno al gruppo per coglierne le infinite viste, tutte egualmente compiute. È l'esibizione suprema del virtuosismo, sottolineata dal fatto tecnico che l'intero gruppo, di oltre quattro metri, è ricavato da un unico blocco di marmo. Rivelatore è anche il rapporto con il soggetto: Giambologna concepì l'opera anzitutto come «dimostrazione» della sua capacità di comporre più figure in movimento e in equilibrio, e solo dopo, per soddisfare la richiesta di un tema, le fu attribuito il titolo mitologico del ratto delle Sabine. La forma precede e prevale sul contenuto narrativo: è l'«artificio» eretto a fine dell'arte. Sullo sfondo teorico c'è la sfida del «paragone», la gara tra le arti e con i modelli (la «Vittoria» di Michelangelo), e il gusto colto della corte medicea, di cui in pittura Bronzino è l'interprete più gelido ed elegante. Al colloquio, spiegare la serpentinata e la molteplicità dei punti di vista come principio compositivo, opposto alla frontalità classica, coglie il cuore concettuale del Manierismo scultoreo.
Ripasso attivo
Confronta il Palazzo Te di Giulio Romano con un edificio del pieno Rinascimento studiato (ad esempio una facciata albertiana o brunelleschiana): individua almeno tre « trasgressioni » manieriste rispetto all'uso classico degli ordini e spiegane l'intento.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa concettuale: il Manierismo come ponte tra Rinascimento e Barocco
Spiega in che cosa l'artificio manierista e la meraviglia barocca si assomigliano e in che cosa si distinguono, indicando per ciascuno destinatario e finalità.
Entrambi amano il movimento, la torsione delle figure e l'illusionismo spaziale: il Barocco eredita dal Manierismo la figura serpentinata e l'idea di un coinvolgimento totale dello spettatore (anticipato dalla Sala dei Giganti).
L'artificio manierista si rivolge a un pubblico colto ed elitario, capace di riconoscere lo scarto dalla regola classica; la meraviglia barocca si rivolge invece all'ampio pubblico dei fedeli.
Il Manierismo è cerebrale e autoreferenziale (l'abilità mostra se stessa); il Barocco, nel clima della Controriforma, è persuasivo ed emotivo, vuole stupire per convincere e commuovere.
Gli stessi strumenti formali (movimento, illusionismo) cambiano funzione: da gioco intellettuale per pochi a strumento di persuasione religiosa per molti.
Risultato: Manierismo e Barocco condividono il gusto per il movimento e l'illusionismo, ma divergono per destinatario e finalità: artificio elitario e cerebrale il primo, meraviglia popolare e persuasiva il secondo, nel quadro della Controriforma.
Errori frequenti
Approfondimento
Il passaggio al Barocco è impensabile senza la pressione normativa della Controriforma sulle immagini sacre, un tema di grande interesse anche per l'Educazione civica sul rapporto tra potere e libertà dell'artista. Il Concilio di Trento, nella sessione conclusiva del 1563, emanò un decreto sulle immagini che ne ribadiva la funzione didattica e devozionale ed esigeva chiarezza, decoro e verità, condannando ogni lascivia, stranezza o oscurità che potesse confondere o scandalizzare i fedeli. Trattatisti come Giovanni Andrea Gilio e il cardinale Gabriele Paleotti tradussero questi principi in regole per gli artisti. L'episodio più celebre di questa sorveglianza è il «processo» a Paolo Veronese nel 1573: convocato davanti al tribunale dell'Inquisizione a Venezia per aver popolato un'«Ultima Cena» di buffoni, nani, soldati e cani ritenuti irriverenti, il pittore si difese rivendicando la «licenza» concessa a poeti e pittori; non potendo o volendo modificare il dipinto, ne cambiò semplicemente il titolo in «Cena in casa di Levi» (oggi alle Gallerie dell'Accademia), sottraendolo così alla censura. L'aneddoto illumina la tensione tra libertà espressiva e ortodossia. Da questa richiesta di immagini chiare, immediate e coinvolgenti nascerà la «meraviglia» barocca, sensoriale e persuasiva, che al colloquio va distinta dall'«artificio» manierista, cerebrale ed elitario: cambiano funzione, tono e destinatario dell'opera d'arte sacra.
Ripasso attivo
Costruisci un breve testo argomentativo (circa quindici righe) intitolato « Dal Manierismo al Barocco: continuità e rottura », in cui spieghi quali strumenti il Manierismo consegna al Barocco e in che cosa, invece, i due linguaggi divergono per funzione e destinatario.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti