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Il corpo umano è un sistema integrato e gerarchicamente organizzato, in cui cellule, tessuti, organi, apparati e sistemi collaborano al mantenimento dell'omeostasi, cioè di un ambiente interno stabile entro limiti fisiologici. Questo appunto percorre l'organizzazione strutturale dell'organismo, gli apparati di nutrizione e scambio (digerente, respiratorio, circolatorio, escretore), i sistemi di controllo nervoso ed endocrino, i sistemi di difesa e di riproduzione e l'apparato muscolo-scheletrico, sempre legando la struttura alla funzione e a una corretta educazione alla salute.
5 sezioni~25 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede la conoscenza dell'organizzazione gerarchica del corpo, della struttura e funzione dei principali apparati e dei concetti di omeostasi e di feedback negativo, con linguaggio corretto e collegamenti struttura-funzione.
livello avanzato
Nei Licei Scientifico e Scientifico opzione Scienze Applicate si approfondiscono i meccanismi fisiologici a livello molecolare e cellulare (potenziale d'azione, scambi gassosi, filtrazione glomerulare, regolazione neuro-endocrina) e l'integrazione quantitativa tra i sistemi.
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I livelli di organizzazione del corpo umano
Schema generale del feedback negativo (omeostasi)
In una giornata fredda la temperatura corporea di una persona tende a scendere sotto i 37 gradi. Descrivi, individuando i tre componenti dell'anello omeostatico, in che modo l'organismo riporta la temperatura al valore di riferimento.
I termorecettori cutanei e l'ipotalamo rilevano l'abbassamento della temperatura rispetto al set point (circa 37 gradi).
L'ipotalamo confronta il valore rilevato con il set point e, constatato lo scostamento negativo, attiva le risposte di conservazione e produzione di calore.
I vasi sanguigni cutanei si restringono (vasocostrizione) per ridurre la dispersione di calore e i muscoli scheletrici producono brivido (contrazioni involontarie) che genera calore metabolico.
L'aumento di calore prodotto e trattenuto riporta la temperatura verso i 37 gradi; quando il valore è ripristinato, i recettori non segnalano più lo scostamento e la risposta cessa.
Risultato: La temperatura corporea viene riportata al valore di riferimento: l'esempio mostra un feedback negativo, perché la risposta si oppone alla variazione iniziale e tende ad annullarla.
Errori frequenti
Approfondimento
L'idea di ambiente interno costante risale a Claude Bernard («milieu intérieur») e fu formalizzata come omeostasi da Walter Cannon. Il caso quantitativamente più chiaro è la regolazione della glicemia, mantenuta intorno a «≈ 90 mg/dL» da due ormoni antagonisti prodotti dalle isole di Langerhans del pancreas: dopo un pasto la glicemia sale, le cellule «β» secernono insulina, che promuove l'ingresso del glucosio nelle cellule e la sua conversione in glicogeno, e la glicemia scende; a digiuno la glicemia cala, le cellule «α» secernono glucagone, che stimola il fegato a demolire il glicogeno e a rilasciare glucosio. È un doppio anello a feedback negativo che stringe la variabile attorno al valore di riferimento. La termoregolazione funziona con la stessa logica ma effettori diversi: se la temperatura sale, vasodilatazione cutanea e sudorazione disperdono calore; se scende, vasocostrizione, brividi (contrazioni involontarie che producono calore) e piloerezione lo trattengono, con l'ipotalamo come centro di controllo. Il feedback negativo introduce sempre un lieve ritardo, per cui la grandezza oscilla di poco attorno al set point; alcuni sistemi affiancano un controllo anticipatorio (feedforward), che corregge lo scostamento prima che si manifesti — per esempio la secrezione di insulina stimolata dalla sola vista del cibo.
Ripasso attivo
Descrivi i quattro tipi fondamentali di tessuto, indicando per ciascuno la struttura caratteristica e la funzione principale, e spiega con un esempio come il sistema nervoso ed endocrino realizzino l'omeostasi mediante un meccanismo di feedback negativo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema della doppia circolazione sanguigna
Ventilazione/min
La ventilazione polmonare al minuto è il prodotto della frequenza respiratoria f (atti al minuto) per il volume corrente V_C (volume mosso a ogni atto).
Ventil. alveolare
La ventilazione alveolare considera solo l'aria che raggiunge gli alveoli, sottraendo al volume corrente lo spazio morto anatomico V_D (le vie aeree che non partecipano allo scambio).
Lo scambio gassoso a livello alveolare
Un ragazzo a riposo respira 12 volte al minuto con un volume corrente (volume di aria mossa a ogni atto respiratorio) di 0,5 L. Calcola la ventilazione polmonare al minuto. Sapendo che circa 150 mL per ogni atto restano nello spazio morto anatomico (vie aeree non coinvolte nello scambio), determina la ventilazione alveolare al minuto.
Si moltiplica la frequenza respiratoria per il volume corrente.
Si sottrae lo spazio morto (0,150 L) al volume corrente: 0,5 L meno 0,150 L uguale 0,350 L.
Si moltiplica il volume alveolare utile per la frequenza.
Risultato: La ventilazione polmonare al minuto è 6 L/min, mentre la ventilazione alveolare effettiva (quella che partecipa allo scambio gassoso) è 4,2 L/min: lo spazio morto riduce il volume d'aria realmente utile per la respirazione esterna.
Errori frequenti
Approfondimento
Lo scambio e il trasporto dei gas hanno una raffinata base chimica. L'ossigeno viaggia legato all'emoglobina, la cui curva di dissociazione è sigmoide per la cooperatività fra le quattro subunità: satura quasi completamente nei polmoni (alta pressione parziale di «O₂») e cede facilmente ossigeno nei tessuti (bassa pressione). La cessione è favorita dall'effetto Bohr: dove il metabolismo è intenso, l'aumento di «CO₂» e la diminuzione del pH spostano la curva verso destra, così l'emoglobina rilascia più ossigeno proprio dove serve. L'anidride carbonica, a sua volta, è trasportata per circa il «70 %» come ione bicarbonato «HCO₃⁻», formato nei globuli rossi grazie all'enzima anidrasi carbonica; questo tampone collega respirazione ed equilibrio acido-base del sangue. Il rene, infine, lavora con numeri impressionanti: i glomeruli filtrano circa «180 L» di plasma al giorno, ma i tubuli ne riassorbono oltre il «99 %», restituendo acqua, glucosio e ioni utili, così che si formano solo «≈ 1.5 L» di urina. Filtrazione glomerulare, riassorbimento e secrezione tubulari permettono di eliminare l'urea regolando con precisione volume, pressione e composizione ionica dei liquidi corporei. In ogni scambio vale la legge di Fick: il flusso è tanto maggiore quanto più ampia è la superficie e più sottile la barriera — ecco perché alveoli, villi e capillari massimizzano l'area.
Ripasso attivo
Spiega come collaborano l'apparato digerente, quello respiratorio, quello circolatorio e quello escretore per rifornire una cellula muscolare di glucosio e ossigeno e per allontanarne i prodotti di rifiuto (anidride carbonica e urea), indicando per ciascun apparato il contributo specifico.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il neurone e la struttura dell'arco riflesso
Veloc. impulso
La velocità di conduzione di un impulso nervoso si stima come rapporto tra la distanza percorsa lungo la fibra e il tempo impiegato; è molto maggiore nelle fibre mielinizzate per la conduzione saltatoria.
Andamento del potenziale d'azione del neurone
Uno stimolo applicato al piede provoca una risposta che richiede, per la sola conduzione lungo una fibra nervosa lunga 0,90 m, un tempo di 0,015 s. Calcola la velocità di conduzione dell'impulso lungo la fibra e classifica qualitativamente la fibra (mielinizzata o amielinica).
Lunghezza della fibra L uguale 0,90 m; tempo di conduzione t uguale 0,015 s.
La velocità è il rapporto tra spazio percorso e tempo impiegato.
Si sostituiscono i valori: 0,90 m diviso 0,015 s.
Una velocità di 60 m/s è tipica delle fibre mielinizzate di medio-grande diametro, in cui la conduzione saltatoria tra i nodi di Ranvier accelera molto la propagazione rispetto alle fibre amieliniche (pochi m/s).
Risultato: La velocità di conduzione è 60 m/s, valore compatibile con una fibra mielinizzata: la guaina mielinica e i nodi di Ranvier rendono la conduzione saltatoria molto più rapida.
Errori frequenti
Approfondimento
Il potenziale di riposo di «≈ −70 mV» nasce dai gradienti ionici mantenuti dalla pompa sodio-potassio (che espelle «3 Na⁺» e importa «2 K⁺» consumando ATP) e dalla permeabilità della membrana, molto maggiore al potassio: il valore è perciò vicino al potenziale di equilibrio del «K⁺» calcolabile con l'equazione di Nernst (a «37 °C», con «[K⁺]» interno «≈ 140 mM» ed esterno «≈ 5 mM», si ottiene «≈ −90 mV»). Il potenziale d'azione è una sequenza precisa: uno stimolo che raggiunge la soglia apre i canali del «Na⁺» voltaggio-dipendenti (depolarizzazione rapida, fino a «≈ +30 mV»), che poi si inattivano mentre si aprono i canali del «K⁺» (ripolarizzazione). Segue un periodo refrattario in cui i canali del sodio inattivati non possono riaprirsi: è questo a garantire che l'impulso si propaghi in una sola direzione e a fissare la frequenza massima di scarica. Nelle fibre mielinizzate la conduzione saltatoria fra i nodi di Ranvier moltiplica la velocità (fino a «≈ 120 m/s»). Gli ormoni idrosolubili, che non attraversano la membrana, agiscono invece tramite secondi messaggeri: il legame al recettore attiva una cascata (per esempio la via dell'AMP ciclico) che amplifica enormemente il segnale — poche molecole di ormone modificano l'attività di migliaia di enzimi — spiegando la potenza del controllo endocrino nonostante concentrazioni ormonali bassissime.
Ripasso attivo
Descrivi la struttura del neurone e le fasi del potenziale d'azione (riposo, depolarizzazione, ripolarizzazione) in termini di movimenti ionici, poi confronta il sistema nervoso e il sistema endocrino indicando almeno tre differenze funzionali.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le due linee di difesa: immunità innata e adattativa
Risposta immunitaria primaria e secondaria
Dopo una prima somministrazione di un vaccino, la concentrazione di anticorpi nel sangue di un paziente raggiunge un valore massimo relativamente basso dopo circa due settimane. A distanza di mesi viene somministrata una dose di richiamo e la concentrazione di anticorpi sale a un valore molto più alto in pochi giorni. Spiega il fenomeno in termini immunologici.
Al primo contatto con l'antigene i linfociti B specifici devono essere selezionati, attivati e proliferare: la risposta è lenta (giorni-settimane) e produce una quantità modesta di anticorpi (curva primaria, Fig. 5).
Durante la risposta primaria, oltre alle plasmacellule, si generano cellule B della memoria a lunga vita, specifiche per quell'antigene.
Al richiamo, le cellule della memoria già presenti riconoscono subito l'antigene e si differenziano rapidamente in plasmacellule: la risposta è più rapida, più intensa e più duratura (curva secondaria, Fig. 5).
Il vaccino sfrutta proprio questo meccanismo: induce la memoria immunitaria senza causare la malattia, così che a un'eventuale infezione reale l'organismo risponda come a un secondo contatto.
Risultato: L'aumento più rapido e marcato degli anticorpi dopo il richiamo si spiega con l'azione delle cellule della memoria, che rendono la risposta secondaria molto più efficiente: è il fondamento dell'immunizzazione attiva mediante vaccinazione.
Errori frequenti
Approfondimento
La specificità dell'immunità adattativa si spiega con la teoria della selezione clonale di Burnet: esistono a priori milioni di linfociti, ciascuno con un recettore diverso; l'antigene non «istruisce» il linfocita, ma seleziona quei pochi cloni già capaci di riconoscerlo, che si moltiplicano (espansione clonale) generando cellule effettrici e cellule della memoria. Ma come si genera tanta diversità partendo da un genoma limitato? Attraverso la ricombinazione «V(D)J»: durante la maturazione dei linfociti, segmenti genici variabili vengono riassortiti a caso, producendo miliardi di specificità anticorpali diverse — un raro caso di riarrangiamento programmato del DNA nelle cellule somatiche. I linfociti T, però, non riconoscono l'antigene libero: lo «vedono» solo se esposto sulla superficie cellulare dal complesso maggiore di istocompatibilità (MHC), il sistema che marca il self e presenta frammenti di non-self. Nella risposta primaria le plasmacellule producono dapprima anticorpi «IgM», poi «IgG», con giorni di ritardo; nella risposta secondaria le cellule della memoria fanno partire una produzione di «IgG» molto più rapida, abbondante e affine. Anche il sistema riproduttivo usa un raro feedback positivo: a metà ciclo l'aumento degli estrogeni, anziché frenare, stimola un picco improvviso di «LH» che scatena l'ovulazione, prima che il corpo luteo e il progesterone ripristinino il controllo negativo.
Ripasso attivo
Spiega che cosa accade nel sistema immunitario al primo e al secondo incontro con uno stesso antigene (risposta primaria e secondaria), evidenziando il ruolo delle cellule della memoria, e chiarisci su quale principio si fonda la vaccinazione.
Richiamo attivo
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Muscoli antagonisti: flessione ed estensione dell'avambraccio
Equilibrio leva
All'equilibrio di una leva (come l'avambraccio) il prodotto della forza muscolare per il suo braccio eguaglia il prodotto del carico per il suo braccio; da qui si ricava la forza muscolare necessaria.
L'avambraccio può essere schematizzato come una leva imperniata nel gomito. Il bicipite si inserisce a 4 cm dal gomito (fulcro) ed esercita una forza diretta verso l'alto; nella mano, a 32 cm dal gomito, viene sostenuto un peso di 20 N. Calcola la forza che il bicipite deve sviluppare per mantenere l'avambraccio in equilibrio orizzontale (trascurando il peso dell'avambraccio).
All'equilibrio il momento della forza muscolare attorno al fulcro eguaglia il momento del peso.
Braccio del muscolo b_m uguale 4 cm uguale 0,04 m; braccio del peso b_P uguale 32 cm uguale 0,32 m; peso P uguale 20 N.
Si ricava la forza muscolare dividendo il momento del peso per il braccio del muscolo.
Si esegue il calcolo: 20 per 0,32 uguale 6,4; 6,4 diviso 0,04 uguale 160.
Risultato: Il bicipite deve sviluppare una forza di 160 N, cioè otto volte il peso sostenuto: essendo il braccio del muscolo molto più corto di quello del carico, questa leva privilegia l'ampiezza e la rapidità del movimento a scapito della forza, una caratteristica tipica delle leve dell'apparato locomotore.
Errori frequenti
Approfondimento
Lo scorrimento dei filamenti si realizza nel dettaglio attraverso il ciclo dei ponti trasversali. A riposo il sito di legame sull'actina è coperto dal complesso troponina-tropomiosina. Lo stimolo nervoso — l'acetilcolina liberata alla giunzione neuromuscolare — genera un potenziale d'azione che, propagandosi lungo i tubuli T, fa liberare «Ca²⁺» dal reticolo sarcoplasmatico; il calcio si lega alla troponina, che sposta la tropomiosina e scopre i siti di legame (accoppiamento eccitazione-contrazione). A questo punto la testa della miosina, carica di «ADP + Pᵢ», si lega all'actina e compie il «colpo di forza», facendo scorrere il filamento; il legame di una nuova molecola di ATP stacca la testa, e la sua idrolisi la «ricarica» per un nuovo ciclo. L'ATP serve dunque sia alla contrazione sia al distacco: la sua assenza dopo la morte spiega il rigor mortis, in cui le teste restano bloccate sull'actina. I muscoli, potendo solo tirare, lavorano in coppie antagoniste; sul piano meccanico l'avambraccio è una leva di terzo genere in cui il bicipite applica la forza vicino al fulcro (il gomito): guadagna in velocità e ampiezza di movimento ciò che perde in vantaggio meccanico, dovendo esercitare una forza maggiore del carico sollevato. Le fibre lente (ossidative, resistenti alla fatica) e rapide (glicolitiche, potenti ma affaticabili) adattano infine il muscolo a compiti diversi.
Ripasso attivo
Descrivi il meccanismo della contrazione muscolare secondo il modello dello scorrimento dei filamenti, indicando il ruolo dello stimolo nervoso, del calcio e dell'ATP, e spiega perché bicipite e tricipite sono detti muscoli antagonisti.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)