EuraStudy
Appunti/Matematica/Statistica e distribuzioni di probabilità
Appunti · MatematicaIT · Maturità

Statistica e distribuzioni di probabilità

Questo appunto raccoglie il nucleo del pensiero statistico del triennio: dalla descrizione di un insieme di dati mediante indici di posizione e di variabilità, alle distribuzioni di probabilità che modellizzano i fenomeni aleatori, fino alla curva normale e alle relazioni tra due variabili. L'obiettivo è imparare a leggere i dati, a riconoscere il modello probabilistico adeguato e a quantificare l'incertezza in modo rigoroso. È un tema pienamente valutabile all'Esame di Stato, sia nella seconda prova sia nel colloquio.

4 sezioni·~20 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·161616 / 16
Profilo d’esame
Analizzare e interpretare insiemi di dati mediante strumenti statistici (indici di posizione e di variabilità)Utilizzare le distribuzioni di probabilità (binomiale, di Poisson, normale) per modellizzare fenomeni aleatoriValutare le relazioni tra variabili statistiche mediante correlazione e regressione
Operatori:calcoladeterminaanalizzainterpretarappresentaconfrontagiustificaclassifica

livello base

In tutti i licei si padroneggiano gli indici di sintesi di una distribuzione, la binomiale e una prima lettura della curva normale e dei legami tra due variabili.

livello avanzato

Nei licei scientifici (anche opzione Scienze Applicate) si approfondiscono la distribuzione di Poisson, la standardizzazione con uso delle tavole della normale e il metodo dei minimi quadrati per la regressione lineare.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

Dimensione del testo: Standard

Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Statistica e distribuzioni di probabilità
    • 01Statistica descrittiva e indici di sintesi○
    • 02Distribuzioni di probabilità discrete: binomiale e Poisson◐
    • 03La distribuzione normale (gaussiana)●
    • 04Correlazione, regressione e interpolazione◐
§ 01

Statistica descrittiva e indici di sintesi#

●○○BaseLPOSA-matematica-dati-e-previsioniLPMedia, mediana, moda, varianza e deviazione standard

Schema degli indici statistici

Indici di posizione e di variabilitàDiagramma ad albero, 6 percorsi, Dati: Posizione → Media; Posizione → Mediana; Posizione → Moda; Variabilità → Range; Variabilità → Varianza; Variabilità → Dev. standardPosizioneVariabilitàIndici statisticiMediaMedianaModaRangeVarianzaDev. standard

Punti chiave

La statistica descrittiva ha il compito di organizzare e sintetizzare un insieme di dati grezzi, trasformando un elenco di osservazioni in poche grandezze leggibili e confrontabili. Il punto di partenza è la distribuzione di frequenza: per ciascun valore (o classe di valori) del carattere si registrano la frequenza assoluta, cioè il numero di volte in cui compare, e la frequenza relativa, ottenuta dividendo per il numero totale di dati; quest'ultima, moltiplicata per cento, fornisce la frequenza percentuale.
Gli indici di posizione (o di tendenza centrale) indicano attorno a quale valore si addensano i dati. La media aritmetica è la somma di tutti i valori divisa per il loro numero ed è l'indice più usato, ma è sensibile ai valori anomali. La mediana è il valore centrale dei dati ordinati (la semisomma dei due centrali se i dati sono in numero pari) ed è robusta rispetto agli estremi. La moda è il valore (o i valori) di frequenza massima ed è l'unico indice utilizzabile anche per caratteri qualitativi.
Gli indici di posizione, da soli, non bastano: due insiemi possono avere la stessa media ma essere distribuiti in modo molto diverso. Servono perciò gli indici di variabilità (o di dispersione), che misurano quanto i dati si discostano dal centro. Il più grezzo è il campo di variazione (range), differenza fra massimo e minimo; i più informativi sono la varianza, cioè la media degli scarti dalla media elevati al quadrato, e la deviazione standard (scarto quadratico medio), sua radice quadrata, che ha il pregio di essere espressa nella stessa unità di misura dei dati.
Per leggere a colpo d'occhio una distribuzione si usano strumenti grafici complementari. L'istogramma rappresenta le frequenze mediante rettangoli adiacenti e ne mostra la forma (simmetrica, asimmetrica, con uno o più picchi) (Fig. 2). Un altro strumento utile è il diagramma a scatola e baffi (box-plot), che sintetizza la distribuzione attraverso i cinque numeri di sintesi: minimo, primo quartile, mediana, terzo quartile e massimo, mettendo in evidenza la dispersione centrale e gli eventuali valori anomali.

Distribuzione dei voti (frequenze assolute)

xˉ=1n∑i=1nxi\bar{x} = \frac{1}{n}\sum_{i=1}^{n} x_ixˉ=n1​i=1∑n​xi​

Media aritmetica

Somma di tutti i valori divisa per il numero n di osservazioni.

σ2=1n∑i=1n(xi−xˉ)2\sigma^2 = \frac{1}{n}\sum_{i=1}^{n}\bigl(x_i-\bar{x}\bigr)^2σ2=n1​i=1∑n​(xi​−xˉ)2

Varianza

Media degli scarti dalla media elevati al quadrato; misura la dispersione dei dati.

σ=σ2\sigma = \sqrt{\sigma^2}σ=σ2​

Deviazione standard

Radice quadrata della varianza; espressa nella stessa unita di misura dei dati.

Esempio svolto

Indici di sintesi di una distribuzione di voti

I voti riportati da dieci studenti sono: 4, 5, 5, 6, 6, 6, 7, 7, 8, 9. Calcola media, mediana e moda; determina varianza e deviazione standard.

  1. 01Media

    Si sommano i dieci valori (totale 63) e si divide per n = 10.

  2. 02Mediana

    I dati sono gia ordinati e n e pari: la mediana e la semisomma del 5o e 6o valore (6 e 6).

  3. 03Moda

    Il valore con frequenza massima e 6, che compare tre volte.

  4. 04Varianza

    Si sommano gli scarti dalla media al quadrato (totale 20.1) e si divide per n.

  5. 05Deviazione standard

    Si estrae la radice quadrata della varianza.

Risultato: Media 6.3, mediana 6, moda 6; varianza 2.01 e deviazione standard circa 1.42: i voti sono moderatamente concentrati attorno al 6.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper calcolare media, mediana, moda, varianza e deviazione standard a partire da una tabella di frequenze e saperle interpretare nel contesto del problema, non solo come numeri.
  • Focus Esame di Stato: distinguere chiaramente la varianza (in unità al quadrato) dalla deviazione standard (nella stessa unità dei dati) ed essere consapevoli che la media è sensibile ai valori anomali mentre la mediana no.

Errori frequenti

  • Confondere la frequenza assoluta con la frequenza relativa, oppure dimenticare di ordinare i dati prima di individuare la mediana.
  • Dimenticare di estrarre la radice quadrata e riportare la varianza al posto della deviazione standard (o viceversa).

Approfondimento

La media aritmetica ha una proprietà di ottimalità che la lega al metodo dei minimi quadrati della regressione: è il valore «c» che rende minima la somma dei quadrati degli scarti «Σ(xᵢ − c)²». Per dimostrarlo si sviluppa «g(c) = Σ(xᵢ − c)² = Σxᵢ² − 2c Σxᵢ + n c²», un trinomio di secondo grado in «c» con coefficiente direttore «n > 0», la cui parabola ha minimo nel vertice «c = (Σxᵢ)/n = x̄», la media. In quel punto la somma dei quadrati degli scarti vale «n» volte la varianza. La stessa scomposizione fornisce la formula operativa della varianza: «σ² = (1/n)Σ(xᵢ − x̄)² = (1/n)Σxᵢ² − x̄²», cioè media dei quadrati meno quadrato della media, più comoda del calcolo diretto degli scarti. Queste proprietà spiegano il ruolo centrale della media negli indici di sintesi, ma anche la sua debolezza: poiché minimizza scarti al quadrato, essa è fortemente influenzata dai valori anomali, che pesano con il quadrato della loro distanza. La mediana, che minimizza invece la somma dei valori assoluti degli scarti «Σ|xᵢ − c|», è per questo più robusta rispetto agli estremi, ed è l'indice da preferire quando la distribuzione è asimmetrica o contiene osservazioni anomale.

Ripasso attivo

I voti riportati da dieci studenti in una verifica sono: 4, 5, 5, 6, 6, 6, 7, 7, 8, 9. Costruisci la distribuzione di frequenza, calcola media, mediana e moda e determina varianza e deviazione standard, commentando il grado di dispersione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: DPR 15 marzo 2010 n. 89 — Regolamento di riordino dei licei (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Distribuzioni di probabilità discrete: binomiale e Poisson#

●●○StandardLPOSA-matematica-dati-e-previsioniLPDistribuzione binomiale, di Poisson e normale

Punti chiave

Una variabile aleatoria discreta associa a ciascun esito di un esperimento un numero, e la sua distribuzione di probabilità assegna a ogni valore possibile la rispettiva probabilità: tali probabilità sono non negative e hanno somma uguale a uno. A partire da questa tabella si definiscono il valore atteso (media), che pesa ciascun valore con la sua probabilità, e la varianza, che ne misura la dispersione.
La distribuzione binomiale descrive il numero di successi in n prove indipendenti, ciascuna con la stessa probabilità di successo p (schema di Bernoulli): si pensi al numero di teste in n lanci di una moneta o al numero di pezzi difettosi in un lotto. La probabilità di ottenere esattamente k successi combina il coefficiente binomiale, che conta i modi in cui i successi possono disporsi, con la probabilità di una singola sequenza favorevole. Per essa il valore atteso è np e la varianza è np(1-p).
La distribuzione di Poisson modellizza il numero di eventi rari che si verificano in un intervallo fissato di tempo o di spazio, quando gli eventi sono indipendenti e avvengono con intensità media costante: telefonate a un centralino in un'ora, decadimenti radioattivi al minuto, refusi per pagina. Dipende da un solo parametro, la media λ, che è contemporaneamente valore atteso e varianza. La Poisson si ottiene come limite della binomiale quando n è grande, p piccolo e il prodotto np ≈ λ resta costante.
Riconoscere il modello giusto è la competenza chiave: la binomiale richiede un numero fissato di prove e una probabilità costante di successo per prova; la Poisson si usa quando si conta quante volte accade un evento raro in un continuo (tempo, lunghezza, superficie) senza un numero naturale di prove. Il grafico a barre (Fig. 1) della B(5, 0.2) mostra una distribuzione ancora asimmetrica; all'aumentare di n la binomiale tende a una forma sempre più regolare e quasi simmetrica.
E(X)=∑ixi piE(X) = \sum_{i} x_i\, p_iE(X)=i∑​xi​pi​

Valore atteso

Media di una variabile aleatoria discreta: ogni valore pesato con la sua probabilita.

P(X=k)=(nk) pk (1−p) n−kP(X=k) = \binom{n}{k}\, p^{k}\,(1-p)^{\,n-k}P(X=k)=(kn​)pk(1−p)n−k

Distribuzione binomiale

Probabilita di k successi in n prove indipendenti con probabilita p; E(X)=np, Var(X)=np(1-p).

P(X=k)=λk e−λk!P(X=k) = \frac{\lambda^{k}\, e^{-\lambda}}{k!}P(X=k)=k!λke−λ​

Distribuzione di Poisson

Probabilita di k eventi rari quando la media e lambda; per la Poisson E(X)=Var(X)=lambda.

Distribuzione binomiale B(5, 0.2): probabilità di k successi

Esempio svolto

Probabilità binomiale di pezzi difettosi

Il 20% dei pezzi di una linea presenta un difetto. Si estraggono 5 pezzi in modo indipendente. Qual è la probabilità che esattamente 2 siano difettosi? Quanti pezzi difettosi sono attesi in media?

  1. 01Modello

    Numero fissato di prove (n = 5), probabilita costante p = 0.2: variabile binomiale.

  2. 02Coefficiente binomiale

    I modi di scegliere 2 pezzi difettosi su 5.

  3. 03Probabilita

    Si applica la formula binomiale con k = 2.

  4. 04Risultato numerico

    Si esegue il prodotto.

  5. 05Valore atteso

    Per la binomiale il numero medio di successi e np.

Risultato: La probabilità di esattamente 2 pezzi difettosi è 0.2048 (circa 20.5%); in media ci si attende 1 pezzo difettoso su 5.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: impostare correttamente una probabilità binomiale, distinguendo "esattamente k", "almeno k" (somma o complementare) e "al più k", e calcolare valore atteso e varianza.
  • Focus Esame di Stato: saper giustificare quando un fenomeno è descritto da una binomiale e quando da una Poisson, e ricordare che nella Poisson media e varianza coincidono con λ.

Errori frequenti

  • Dimenticare il coefficiente binomiale e calcolare solo p^k·(1-p)^(n-k), trascurando il numero di disposizioni possibili dei successi.
  • Applicare la binomiale a situazioni senza un numero fissato di prove, dove invece il modello corretto è quello di Poisson.

Approfondimento

La formula della distribuzione binomiale si costruisce combinando il calcolo combinatorio con l'indipendenza delle prove. In «n» prove di Bernoulli, ciascuna con probabilità di successo «p» e di insuccesso «q = 1 − p», una specifica sequenza con «k» successi e «n − k» insuccessi ha, per l'indipendenza, probabilità «pᵏ q^(n−k)», qualunque sia l'ordine. Ma le sequenze con esattamente «k» successi sono tante quanti i modi di scegliere le «k» posizioni dei successi tra le «n» prove, cioè «C(n, k)». Sommando le probabilità, uguali, di queste sequenze incompatibili si ottiene «P(X = k) = C(n, k) pᵏ q^(n−k)». Da qui il valore atteso «E(X) = np» si ricava elegantemente scrivendo «X = X₁ + … + Xₙ», somma degli indicatori di successo delle singole prove, ciascuno «Xᵢ» pari a 1 con probabilità «p» e 0 altrimenti, con «E(Xᵢ) = p»: per la linearità del valore atteso «E(X) = Σ E(Xᵢ) = np», senza calcoli laboriosi, e analogamente «Var(X) = np(1 − p)». La distribuzione di Poisson emerge poi come limite della binomiale quando «n → ∞» e «p → 0» con «np → λ» costante, e ha la peculiarità che valore atteso e varianza coincidono, entrambi uguali a «λ»: è il modello degli eventi rari in un continuo.

Ripasso attivo

In una linea di produzione il 20% dei pezzi presenta un piccolo difetto. Si estraggono a caso 5 pezzi, in modo indipendente. Determina la probabilità che esattamente 2 di essi siano difettosi e calcola il numero medio di pezzi difettosi atteso.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: DPR 15 marzo 2010 n. 89 — Regolamento di riordino dei licei (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La distribuzione normale (gaussiana)#

●●●ApprofondimentoLPOSA-matematica-dati-e-previsioniLPDistribuzione binomiale, di Poisson e normale

Curva normale standard con media e deviazione standard

Distribuzione normale standardGrafico di N(0,1), massimo in (0, 0.399), intercetta sull’asse y in y = 0.399, nell’intervallo x da -4 a 4−4−3−2−112340.10.20.30.4massimomuN(0,1)densitaz = (x − mu)/sigma

Punti chiave

La distribuzione normale, o gaussiana, è il modello continuo più importante della statistica: descrive grandezze influenzate da molti piccoli effetti indipendenti (errori di misura, statura, peso, punteggi). Il suo grafico è la celebre curva a campana, simmetrica rispetto alla media μ, con la massima ordinata in corrispondenza della media e due punti di flesso a distanza σ dal centro; l'area totale sottesa alla curva vale 1, perché rappresenta la probabilità totale (Fig. 1).
Due parametri determinano completamente la curva: la media μ ne fissa la posizione (l'asse di simmetria) e la deviazione standard σ ne governa la larghezza, cioè quanto la campana è stretta e alta oppure bassa e larga. Per una variabile continua la probabilità non si concentra in un singolo valore (che ha probabilità nulla), ma si calcola come area sotto la curva su un intervallo: P(a ≤ X ≤ b) è l'area compresa fra le rette x = a e x = b.
Per evitare di calcolare aree diverse per ogni coppia (μ, σ) si introduce la standardizzazione: si trasforma X nella variabile standardizzata Z, che misura quanti σ un valore dista dalla media. Z ha media 0 e deviazione standard 1 e la sua distribuzione, detta normale standard, è tabulata: dalle tavole (o dalla calcolatrice) si leggono le aree, cioè le probabilità, per qualunque intervallo.
Un risultato da memorizzare è la regola empirica (o regola 68-95-99.7): in una distribuzione normale circa il 68% dei dati cade entro un σ dalla media, circa il 95% entro due σ e circa il 99.7% entro tre σ. Essa fornisce una lettura immediata della dispersione e spiega perché valori che distano più di tre deviazioni standard dalla media siano considerati eccezionali.
z=x−μσz = \frac{x-\mu}{\sigma}z=σx−μ​

Standardizzazione

Trasforma un valore x nel suo punteggio z: quanti sigma esso dista dalla media.

P(μ−σ≤X≤μ+σ)≈0.6827P(\mu-\sigma \le X \le \mu+\sigma) \approx 0.6827P(μ−σ≤X≤μ+σ)≈0.6827

Regola empirica (1 sigma)

Circa il 68% dei dati cade entro una deviazione standard dalla media.

P(μ−2σ≤X≤μ+2σ)≈0.9545P(\mu-2\sigma \le X \le \mu+2\sigma) \approx 0.9545P(μ−2σ≤X≤μ+2σ)≈0.9545

Regola empirica (2 sigma)

Circa il 95% dei dati cade entro due deviazioni standard dalla media.

Esempio svolto

Punteggi normali e regola empirica

I punteggi di un test sono distribuiti normalmente con μ = 100 e σ = 15. Stima la percentuale di studenti con punteggio fra 85 e 115 e fra 70 e 130.

  1. 01Primo intervallo in unita sigma

    Si osserva che 85 e 115 distano un sigma dalla media.

  2. 02Applicazione della regola (1 sigma)

    Entro un sigma cade circa il 68% dei dati.

  3. 03Secondo intervallo in unita sigma

    70 e 130 distano due sigma dalla media.

  4. 04Applicazione della regola (2 sigma)

    Entro due sigma cade circa il 95% dei dati.

Risultato: Circa il 68% degli studenti ottiene un punteggio fra 85 e 115; circa il 95% fra 70 e 130.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper standardizzare un valore con z = (x − μ)/σ e usare le tavole della normale per calcolare probabilità su un intervallo, sfruttando la simmetria della curva.
  • Focus Esame di Stato: conoscere e applicare la regola 68-95-99.7 per stimare rapidamente la frazione di dati entro uno, due o tre σ dalla media.

Errori frequenti

  • Cercare la probabilità di un singolo valore in una distribuzione continua: per la normale P(X = a) = 0, ha senso solo la probabilità di un intervallo.
  • Sbagliare il segno o la formula della standardizzazione, oppure dimenticare che l'area a sinistra e a destra della media valgono entrambe 0.5.

Approfondimento

La standardizzazione «Z = (X − μ)/σ» si giustifica con le proprietà di valore atteso e varianza, e riconduce ogni normale a un'unica curva tabulata. Applicando la linearità, «E(Z) = (E(X) − μ)/σ = 0», e la regola «Var(aX + b) = a²Var(X)» dà «Var(Z) = Var(X)/σ² = 1»: la variabile standardizzata ha sempre media «0» e deviazione standard «1», indipendentemente da «μ» e «σ». Ciò permette di leggere qualunque probabilità da un'unica tavola, quella della normale standard, misurando quanti «σ» un valore dista dalla media. Due caratteristiche della curva di densità «φ(z) = (1/√(2π)) e^(−z²/2)» meritano una lettura analitica: essendo una densità continua, la probabilità di un singolo valore è nulla — «P(X = a) = 0» — e ha senso solo la probabilità di un intervallo, uguale all'area sottesa; inoltre i punti di flesso della campana cadono esattamente a distanza «σ» dalla media, come si verifica annullando la derivata seconda della densità, il che dà a «σ» il significato geometrico di semilarghezza della curva. La regola empirica 68-95-99.7 quantifica infine, in modo memorizzabile, le aree entro uno, due e tre «σ» dalla media, e discende dall'integrazione numerica della densità gaussiana.

Ripasso attivo

I punteggi di un test sono distribuiti normalmente con media μ = 100 e deviazione standard σ = 15. Stima, usando la regola empirica, la percentuale di studenti con punteggio compreso fra 85 e 115 e fra 70 e 130.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: DPR 15 marzo 2010 n. 89 — Regolamento di riordino dei licei (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Correlazione, regressione e interpolazione#

●●○StandardLPOSA-matematica-dati-e-previsioniLPMetodo dei minimi quadrati (cenni) e coefficiente di correlazione

Nuvola di punti con retta di regressione

Regressione lineare di y su xGrafico di y = 0.9x + 1.3, intercetta sull’asse y in y = 1.3, crescente, nell’intervallo x da 0 a 6.51234561234567y = 0.9x + 1.3voto (y)ore di studio (x)

Punti chiave

Quando su ogni unità statistica si rilevano due caratteri quantitativi (per esempio ore di studio e voto, oppure altezza e peso) si parla di distribuzione doppia, e ci si chiede se le due variabili siano legate. Il primo strumento è il diagramma a dispersione (nuvola di punti), in cui ciascuna coppia (x, y) diventa un punto del piano: la forma della nuvola suggerisce la presenza, il verso e l'intensità di un'eventuale relazione (Fig. 1).
Il coefficiente di correlazione lineare r quantifica il legame lineare fra le due variabili: è un numero compreso fra -1 e +1. Valori vicini a +1 indicano una forte relazione lineare crescente, valori vicini a -1 una forte relazione decrescente, valori prossimi a 0 l'assenza di legame lineare. È fondamentale ricordare che la correlazione misura solo l'associazione: una forte correlazione non implica un nesso di causa-effetto.
Quando i punti si dispongono attorno a una retta, l'interpolazione lineare cerca la retta che meglio li approssima. Il criterio adottato è il metodo dei minimi quadrati: si sceglie la retta che rende minima la somma dei quadrati degli scarti verticali fra i punti osservati e la retta. Questa retta di regressione passa sempre per il punto medio (x̄, ȳ) ed è descritta dal coefficiente angolare b e dall'intercetta a.
La retta di regressione serve a sintetizzare l'andamento dei dati e a fare previsioni: noto un valore di x, si stima il corrispondente valore di y. La previsione è attendibile solo all'interno dell'intervallo dei dati osservati (interpolazione); estrapolare molto al di fuori di esso è rischioso, perché il modello lineare potrebbe non descrivere più il fenomeno. Il coefficiente angolare indica di quanto varia in media y al crescere di una unità di x.
b=∑i(xi−xˉ)(yi−yˉ)∑i(xi−xˉ)2b = \frac{\sum_{i}(x_i-\bar{x})(y_i-\bar{y})}{\sum_{i}(x_i-\bar{x})^2}b=∑i​(xi​−xˉ)2∑i​(xi​−xˉ)(yi​−yˉ​)​

Coefficiente angolare

Pendenza della retta di regressione con il metodo dei minimi quadrati.

a=yˉ−b xˉa = \bar{y} - b\,\bar{x}a=yˉ​−bxˉ

Intercetta

Garantisce che la retta passi per il punto medio della distribuzione.

−1≤r≤1-1 \le r \le 1−1≤r≤1

Coefficiente di correlazione

Misura intensita e verso del legame lineare; r vicino a piu o meno 1 indica forte relazione lineare.

Esempio svolto

Retta di regressione con i minimi quadrati

Dati i punti (1,2), (2,3), (3,5), (4,4), (5,6), determina la retta di regressione di y su x e stima il voto per x = 6.

  1. 01Medie

    Si calcolano le medie delle ascisse e delle ordinate.

  2. 02Covarianza (numeratore)

    Somma dei prodotti degli scarti: 4 + 1 + 0 + 0 + 4.

  3. 03Devianza di x (denominatore)

    Somma dei quadrati degli scarti delle x: 4 + 1 + 0 + 1 + 4.

  4. 04Coefficiente angolare

    Rapporto fra numeratore e denominatore.

  5. 05Intercetta

    Si impone il passaggio per il punto medio.

  6. 06Previsione per x = 6

    Si sostituisce x = 6 nella retta trovata.

Risultato: La retta di regressione è y = 0.9x + 1.3; per 6 ore di studio si stima un voto di circa 6.7 (estrapolazione appena oltre i dati, da prendere con cautela).

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper costruire e leggere un diagramma a dispersione, stimare il segno e l'intensità della correlazione e calcolare la retta di regressione con il metodo dei minimi quadrati.
  • Focus Esame di Stato: interpretare correttamente il coefficiente angolare e l'intercetta nel contesto del problema e distinguere correlazione da causalità.

Errori frequenti

  • Confondere correlazione e causalità: dedurre un rapporto di causa-effetto dalla sola presenza di una forte correlazione.
  • Usare la retta di regressione per previsioni molto lontane dall'intervallo dei dati (estrapolazione spinta), dove il modello non è più affidabile.

Approfondimento

La retta di regressione «y = a + bx» si determina rigorosamente con il metodo dei minimi quadrati, cioè minimizzando la somma dei quadrati degli scarti verticali «S(a, b) = Σ(yᵢ − a − b xᵢ)²». Trattando «S» come funzione dei due parametri e annullandone le derivate parziali si ottengono le equazioni normali: da «∂S/∂a = −2Σ(yᵢ − a − b xᵢ) = 0» segue «Σyᵢ = na + bΣxᵢ», che divisa per «n» dà «ȳ = a + b x̄» — la retta passa dunque necessariamente per il baricentro «(x̄, ȳ)» dei dati. Da «∂S/∂b = −2Σ xᵢ(yᵢ − a − b xᵢ) = 0», sostituendo «a = ȳ − b x̄», si ricava il coefficiente angolare «b = Σ(xᵢ − x̄)(yᵢ − ȳ) / Σ(xᵢ − x̄)² = cov(x, y)/var(x)», rapporto tra covarianza e varianza di «x»; l'intercetta è poi «a = ȳ − b x̄». Il coefficiente di correlazione «r» è legato a «b» dalla relazione «r = b·σₓ/σᵧ» ed è normalizzato tra «−1» e «1». Va ricordato che «r» misura solo il legame lineare: una correlazione forte non implica un nesso causale, e la retta è affidabile per previsioni solo entro l'intervallo dei dati osservati, cioè in interpolazione, non in estrapolazioni spinte al di fuori di esso.

Ripasso attivo

Per cinque studenti si rilevano le ore settimanali di studio x e il voto y: (1,2), (2,3), (3,5), (4,4), (5,6). Determina la retta di regressione di y su x con il metodo dei minimi quadrati e stima il voto previsto per x = 6 ore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Statistica descrittiva e indici di sintesi○
    • 02Distribuzioni di probabilità discrete: binomiale e Poisson◐
    • 03La distribuzione normale (gaussiana)●
    • 04Correlazione, regressione e interpolazione◐

0/4 Letti

Dagli appunti all'allenamento

Statistica e distribuzioni di probabilità

Consolida questo argomento con domande dalla banca dati.

~20
min
3
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • DPR 15 marzo 2010 n. 89 — Regolamento di riordino dei licei
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

Argomento precedente

Probabilità

EuraStudy·Appunti T·16·MMXXVI

Ultimo argomento di questa materia: torna alla panoramica della materia.