EuraStudy
Il lessico e le funzioni comunicative costituiscono il cuore «operativo» della competenza linguistico-comunicativa della terza lingua: il primo è il repertorio di parole, espressioni e collocazioni che permette di nominare la realtà, le seconde sono gli «scopi» del parlare e dello scrivere (chiedere e dare informazioni, esprimere opinioni, accordo e disaccordo, formulare ipotesi). Al livello B1 del QCER l'obiettivo è disporre di un repertorio adeguato per affrontare i temi del quotidiano e dello studio, scegliendo lessico, esponenti linguistici e registro in base allo scopo, al contesto e al destinatario. Questo appunto è interamente «in esame di Stato»: tutti i contenuti rientrano nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e concorrono direttamente al colloquio e, nelle articolazioni linguistiche, alla seconda prova.
4 sezioni~23 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali con terza lingua si richiede di disporre di un lessico di base relativo alla sfera personale, sociale, di studio e di attualità, e di saper realizzare le principali funzioni comunicative (informare, opinare, accordo/disaccordo, ipotesi) con esponenti linguistici corretti e registro adeguato al livello B1.
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico, dove la terza lingua è disciplina caratterizzante, si approfondiscono l'ampiezza e la precisione lessicale (collocazioni, sinonimi e sfumature di significato, lessico tematico e di attualità) e la flessibilità di registro, anche in prospettiva contrastiva con le altre lingue studiate e in vista dei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa semantica di un'area lessicale (esempio: l'ambiente)
Le relazioni di significato fra le parole
Dato il tema «il lavoro», organizza il lessico individuando: un iperonimo, due iponimi, una coppia di sinonimi, una coppia di contrari e due collocazioni. Spiega ogni scelta.
Si sceglie un termine generale che racchiude gli altri: «professione». È il termine-ombrello sotto cui si collocano i mestieri specifici.
Si scelgono due termini specifici inclusi nell'iperonimo: «medico» e «ingegnere». Entrambi sono professioni, dunque iponimi di «professione».
Si individua una coppia di significato simile nel contesto del lavoro: «assumere» e «impiegare» (dare un posto di lavoro a qualcuno).
Si individua una coppia opposta tipica dell'area: «assumere» / «licenziare» (dare vs togliere il lavoro).
Si annotano due combinazioni fisse e frequenti: «cercare lavoro» e «fare un colloquio». Sono i blocchi pronti che rendono naturale l'espressione.
Risultato: Il campo semantico del lavoro risulta organizzato in rete: l'iperonimo «professione» raccoglie gli iponimi «medico» e «ingegnere»; la coppia di sinonimi «assumere/impiegare» e quella di contrari «assumere/licenziare» mostrano le relazioni di significato; le collocazioni «cercare lavoro» e «fare un colloquio» forniscono i blocchi d'uso. Questa struttura rende il lessico più memorizzabile e più preciso.
Errori frequenti
Approfondimento
Un principio rende ragione dell'apprendimento per aree: quello del «lessico mentale». Le parole non sono immagazzinate come in un elenco alfabetico, ma in una rete di connessioni per significato, forma e uso, tanto che una parola ne richiama automaticamente altre a essa legate. Studiare per campi semantici e per relazioni di significato costruisce deliberatamente questa rete, rendendo il richiamo più rapido e stabile. Un secondo principio utile è la distinzione tra «ampiezza» e «profondità» della conoscenza lessicale: sapere una parola non è un fatto tutto-o-niente, ma un continuo che comprende la forma (grafia e pronuncia), il significato e — soprattutto — l'uso (le collocazioni, il registro, la frequenza, le parole della stessa famiglia). Al livello B1 conta più consolidare in profondità un nucleo di parole utili che collezionarne molte conosciute solo di sfuggita. Il terzo principio è quello della «frequenza»: in ogni lingua poche migliaia di parole ad alta frequenza coprono la grande maggioranza di ciò che si legge e si ascolta, e sono esse — insieme al lessico tematico dei grandi ambiti del triennio — il bersaglio ragionevole per un apprendente di terza lingua. Concentrare lo studio sul lessico frequente e sulle sue combinazioni, invece di inseguire termini rari, è la scelta strategica che il livello B1 richiede: i termini specialistici si affrontano semmai con l'inferenza dal contesto, non con la memorizzazione a tappeto.
Ripasso attivo
Scegli l'area lessicale dell'«ambiente». Costruisci una mappa con almeno otto parole, organizzandole per relazioni di significato: indica un iperonimo, due iponimi, una coppia di sinonimi e una coppia di contrari, e per ogni parola annota una collocazione tipica.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dalla funzione comunicativa agli esponenti linguistici
Costruisci un breve scambio in cui un parlante chiede l'opinione, l'altro la esprime motivandola, il primo manifesta disaccordo in modo cortese e infine formula un'ipotesi. Indica per ciascuna battuta la funzione e l'esponente usato.
Funzione: richiesta di opinione. Esponente: «Che cosa ne pensi del lavoro a distanza?». La domanda aperta invita l'altro a esporre il proprio punto di vista.
Funzione: opinione + motivazione. Esponente: «Secondo me è una buona soluzione, perché fa risparmiare tempo negli spostamenti». L'opinione («secondo me») è seguita da un connettivo causale («perché») che la motiva.
Funzione: disaccordo attenuato. Esponente: «Capisco il tuo punto di vista, ma non sono del tutto convinto: si rischia di lavorare di più». Il riconoscimento iniziale («capisco...») attenua il disaccordo introdotto da «ma».
Funzione: ipotesi. Esponente con periodo ipotetico (ripaso di grammatica): «Se ci fossero regole chiare sugli orari, forse il problema si risolverebbe». La struttura «se + condizione, conseguenza» esprime una situazione possibile.
Risultato: Il dialogo realizza in sequenza le quattro funzioni: la domanda d'opinione apre lo scambio, l'opinione motivata fornisce il contenuto, il disaccordo cortese reagisce attenuando il contrasto e l'ipotesi propone una soluzione. Ogni funzione è marcata da un esponente adeguato al registro neutro-cortese, mostrando un controllo comunicativo di livello B1.
Errori frequenti
Approfondimento
Il modo «funzionale» di guardare la lingua ha una storia precisa, che spiega la struttura stessa del QCER. Negli anni Settanta il Consiglio d'Europa promosse un modello di programma «nozionale-funzionale», che descriveva la lingua non per strutture grammaticali ma per ciò che si vuole fare con essa (le funzioni) e per i concetti da esprimere (le nozioni): il livello «Threshold» che ne derivò è l'antenato diretto dell'attuale B1, il che chiarisce perché a questo livello i descrittori parlino soprattutto di «saper fare» comunicativo. Sul piano teorico, le funzioni si fondano sulla «teoria degli atti linguistici»: ogni enunciato compie un atto, con una sua «forza illocutoria» (affermare, chiedere, promettere, ordinare) che può non coincidere con la forma grammaticale. Da qui la nozione decisiva di «atto linguistico indiretto»: una domanda come «ti dispiace chiudere?» realizza in realtà una richiesta, e comprenderlo richiede il contesto, non la sola grammatica. La conseguenza didattica è duplice. Primo: una stessa funzione si realizza con molti esponenti graduati per cortesia e registro, e padroneggiarne una piccola gamma consente di modulare il discorso invece di ripetere sempre la stessa formula. Secondo: la scelta dell'esponente è soggetta a condizioni di appropriatezza sociali — chi parla a chi, in quale situazione — sicché un esponente grammaticalmente corretto ma inadeguato al registro produce un «insuccesso pragmatico», percepito come scortesia o goffaggine anche quando la lingua è impeccabile.
Ripasso attivo
Scrivi un breve scambio dialogico (6-8 battute) tra due persone che discutono se sia meglio studiare una lingua all'estero o nel proprio paese. Realizza esplicitamente quattro funzioni — chiedere un'opinione, esprimere la propria opinione motivandola, manifestare disaccordo in modo cortese e formulare un'ipotesi — e sottolinea l'esponente di ciascuna.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre registri e lo stesso contenuto comunicativo
Riscrivi in registro formale la richiesta informale «Ciao, mi mandi il programma del corso? Grazie!», aggiungendo apertura e chiusura adeguate e una collocazione appropriata; giustifica le scelte.
Il testo è colloquiale: saluto «Ciao», forma «mi mandi» (tu), niente formule. Il destinatario formale (una segreteria, un docente) richiede invece distanza e cortesia.
Si sostituisce il saluto colloquiale con una formula di apertura: «Gentile Segreteria,» (o «Egregio Professore,»). È una formula fissa del registro formale.
Si riformula la richiesta con il condizionale di cortesia e una collocazione appropriata: «Le sarei grato se potesse inviarmi il programma del corso». «Essere grato» e «inviare il programma» sono combinazioni naturali e formali.
Si aggiunge una formula di ringraziamento e congedo: «La ringrazio per la disponibilità. Cordiali saluti, [Nome Cognome]». Le formule chiudono il testo in modo coerente con il registro.
Risultato: Il testo riformulato — «Gentile Segreteria, Le sarei grato se potesse inviarmi il programma del corso. La ringrazio per la disponibilità. Cordiali saluti, [Nome Cognome]» — realizza la stessa funzione (richiesta) ma in registro formale: apertura e chiusura fisse, condizionale di cortesia, forma di cortesia «Lei» e collocazioni appropriate. La coerenza di registro è mantenuta dall'inizio alla fine.
Errori frequenti
Approfondimento
La ricerca basata sui grandi archivi di testi (i «corpora») ha mostrato che la lingua non si costruisce solo combinando liberamente le parole secondo la grammatica: accanto a un «principio della libera scelta» opera un «principio idiomatico», per cui vaste porzioni del discorso sono sequenze convenzionali che il parlante recupera già intere. È il fondamento dell'«approccio lessicale»: memorizzare «chunk», cioè blocchi prefabbricati, anziché parole isolate riduce il carico cognitivo, accelera la produzione e rende il discorso naturale, perché la fluenza dipende in buona parte dalla disponibilità di questi blocchi pronti. Conviene distinguere due tipi di combinazione: la collocazione «lessicale» (verbo più nome, aggettivo più nome, come «prendere una decisione») e la «colligazione», o collocazione grammaticale (una parola con la preposizione o la struttura che regge). Entrambe si scoprono meglio osservando esempi reali in un dizionario di collocazioni o in un corpus che deducendole da una regola, ed è proprio qui che il calco dall'italiano genera gli errori più insidiosi. Il registro, infine, va inteso come una scelta sistematica e non episodica: dipende dal «campo» (l'argomento), dal «tenore» (il rapporto tra gli interlocutori) e dal «mezzo» (scritto o parlato), e ciascuna di queste variabili lascia tracce nel lessico, nelle formule di cortesia e nella sintassi. Mantenere un registro coerente lungo tutto un testo — non aprirlo in modo formale per poi scivolare nel colloquiale — è ciò che l'esame valuta sotto la voce dell'adeguatezza comunicativa.
Ripasso attivo
Riscrivi questa richiesta informale in registro formale, mantenendo lo stesso contenuto: «Ciao, mi mandi il programma del corso? Grazie!». Aggiungi le formule di apertura e di chiusura adeguate e almeno una collocazione appropriata; poi spiega le scelte di registro effettuate.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il ciclo della ripetizione dilazionata (spaced repetition)
Inferire e ampliare con la formazione delle parole
In un testo di livello B1 sull'ambiente incontri la parola sconosciuta «riciclabile» (o il suo equivalente nella lingua studiata) nella frase: «I rifiuti riciclabili devono essere separati da quelli che non si possono riutilizzare». Spiega come deduci il significato senza dizionario.
Si analizza la parola: prefisso «ri-» (di nuovo) + radice «ricicl-» (riferita al ciclo dei materiali) + suffisso «-bile» (che si può/che è possibile). Il suffisso «-bile» segnala sempre una possibilità.
Nella frase «riciclabile» è opposto a «quelli che non si possono riutilizzare»: il contrasto esplicito guida verso un significato vicino a «che si può riutilizzare/trattare di nuovo».
Il tema è l'ambiente e i rifiuti: il campo semantico restringe il significato plausibile a un'azione di recupero dei materiali, coerente con «separare» e «riutilizzare».
Combinando morfologia (ri- + ricicl- + -bile = «che si può riciclare»), contesto (opposto a non riutilizzabile) e area lessicale (rifiuti/ambiente), si conclude il significato senza ricorrere al dizionario.
Risultato: «Riciclabile» significa «che si può riciclare, cioè trattare di nuovo per riutilizzarlo». Il significato è ricavato unendo tre strategie — scomposizione in prefisso/radice/suffisso, lettura del contesto contrastivo e collocazione nell'area lessicale dell'ambiente — dimostrando come la formazione delle parole consenta di ampliare il lessico ricettivo in autonomia.
Errori frequenti
Approfondimento
Le strategie di memorizzazione trovano conferma nella psicologia della memoria, e conoscerne i principi aiuta a scegliere le tecniche giuste invece di affidarsi all'abitudine. Il primo principio è la «curva dell'oblio»: dopo un primo incontro una parola si dimentica rapidamente, ma ogni richiamo riuscito appiattisce la curva e allunga il tempo di ritenzione, ed è per questo che la ripetizione dilazionata funziona. Il secondo, ancora più potente, è l'«effetto test», o pratica di recupero: tentare di richiamare attivamente una parola dalla memoria la fissa molto più che rileggerla passivamente, sicché una scheda usata come autointerrogazione vale più di dieci riletture. Il terzo è la «profondità di elaborazione»: quanto più si lavora una parola — collegandola a un'immagine, a un sinonimo, a una frase propria, a un contesto — tanto più profonda è la traccia mnestica; da qui il valore dell'«effetto di generazione», per cui una frase inventata dallo studente si ricorda meglio di una copiata. Un quarto principio è l'«interleaving»: alternare temi e tipi di esercizio, anziché studiarli a blocchi separati, migliora la ritenzione a lungo termine. La ricerca indica inoltre che una parola ha bisogno di molti incontri significativi, non di uno solo, per passare stabilmente dal lessico ricettivo a quello produttivo. Per la terza lingua un moltiplicatore decisivo è infine la formazione delle parole: padroneggiare prefissi, suffissi e composizione permette non solo di produrre parole nuove da una radice nota, ma soprattutto di inferirle in lettura, facendo crescere il vocabolario a un ritmo che nessuna lista potrebbe eguagliare.
Ripasso attivo
Prepara cinque schede di vocabolario (flashcard) per cinque parole nuove di un'area a tua scelta. Per ciascuna scheda annota: la parola, una collocazione tipica, una frase d'esempio in contesto e un sinonimo o una parafrasi utile come strategia compensativa. Poi pianifica gli intervalli di ripasso secondo la ripetizione dilazionata.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti