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Lessico e funzioni comunicative

Il lessico e le funzioni comunicative costituiscono il cuore «operativo» della competenza linguistico-comunicativa della terza lingua: il primo è il repertorio di parole, espressioni e collocazioni che permette di nominare la realtà, le seconde sono gli «scopi» del parlare e dello scrivere (chiedere e dare informazioni, esprimere opinioni, accordo e disaccordo, formulare ipotesi). Al livello B1 del QCER l'obiettivo è disporre di un repertorio adeguato per affrontare i temi del quotidiano e dello studio, scegliendo lessico, esponenti linguistici e registro in base allo scopo, al contesto e al destinatario. Questo appunto è interamente «in esame di Stato»: tutti i contenuti rientrano nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e concorrono direttamente al colloquio e, nelle articolazioni linguistiche, alla seconda prova.

4 sezioni·~23 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0222 / 14
Profilo d’esame
Disporre di un repertorio lessicale e funzionale adeguato al livello B1 per affrontare i temi del quotidiano e dello studioSelezionare lessico e funzioni comunicative in base a scopo, contesto e registroPadroneggiare le principali funzioni comunicative (chiedere/dare informazioni, esprimere opinioni, accordo/disaccordo, ipotesi) con gli esponenti linguistici appropriatiUsare collocazioni, formule fisse e strategie di memorizzazione per ampliare e consolidare il lessico
Operatori:spiegadescriviesprimiclassificaconfrontaillustraargomentainterpretariformulacompleta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali con terza lingua si richiede di disporre di un lessico di base relativo alla sfera personale, sociale, di studio e di attualità, e di saper realizzare le principali funzioni comunicative (informare, opinare, accordo/disaccordo, ipotesi) con esponenti linguistici corretti e registro adeguato al livello B1.

livello avanzato

Nel Liceo Linguistico, dove la terza lingua è disciplina caratterizzante, si approfondiscono l'ampiezza e la precisione lessicale (collocazioni, sinonimi e sfumature di significato, lessico tematico e di attualità) e la flessibilità di registro, anche in prospettiva contrastiva con le altre lingue studiate e in vista dei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Lessico e funzioni comunicative
    • 01Aree lessicali e campi semantici del triennio◐
    • 02Funzioni comunicative e atti linguistici◐
    • 03Collocazioni, formule fisse e registro●
    • 04Strategie di memorizzazione e ampliamento lessicale◐
§ 01

Aree lessicali e campi semantici del triennio#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-lessico-e-funzioni-comunicative

Mappa semantica di un'area lessicale (esempio: l'ambiente)

Area lessicale: l'ambienteGrafo, Ambiente → Natura, Ambiente → Inquinamento, Ambiente → Energie, Ambiente → AzioniAmbienteNaturaInquinamentoEnergieAzioni
Fig. 1Un'area lessicale si esplora per sottocampi: natura (flora, fauna), inquinamento (rifiuti, smog), energie (rinnovabili), azioni (riciclare, ridurre). Le parole si legano per sinonimia, contrarietà, iperonimia/iponimia.

Punti chiave

Il lessico del triennio non è un elenco di parole isolate, ma un insieme organizzato di «aree lessicali» (o campi semantici): gruppi di parole legate da un tema comune, come la famiglia e le relazioni, la scuola e lo studio, il lavoro, la salute, l'ambiente, la tecnologia, i viaggi e l'attualità. Apprendere il lessico per aree, e non parola per parola, è la strategia più efficace, perché ricalca il modo in cui la mente immagazzina e richiama le parole e perché permette di affrontare i grandi temi richiesti al livello B1.
All'interno di un'area lessicale le parole si organizzano per «relazioni di significato». Le principali sono la sinonimia (parole di significato simile, come «grande» e «ampio»), l'antonimia o contrarietà (parole opposte, come «aperto» e «chiuso»), l'iperonimia e l'iponimia (rapporto fra un termine generale, l'iperonimo «fiore», e i termini specifici, gli iponimi «rosa», «tulipano») e la meronimia (rapporto parte-tutto, come «ruota» rispetto a «automobile»). Riconoscere queste relazioni aiuta a memorizzare le parole in rete e a sostituirle quando manca il termine esatto.
Una distinzione decisiva per il livello B1 è quella tra lessico «ricettivo» e lessico «produttivo». Il primo è l'insieme delle parole che si comprendono nell'ascolto e nella lettura (è sempre più ampio); il secondo è l'insieme delle parole che si sanno usare attivamente nel parlato e nella scrittura. L'obiettivo del triennio è trasformare progressivamente lessico ricettivo in lessico produttivo, cioè passare dal «riconoscere» all'«usare» con sicurezza, soprattutto per le aree tematiche centrali della disciplina.
Accanto alle parole «di contenuto» (sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi), che portano il significato, esistono le parole «funzionali» o grammaticali (articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi), poco numerose ma frequentissime, che tengono insieme il discorso. Inoltre molte parole non si presentano da sole ma in «famiglie di parole», cioè gruppi derivati dalla stessa radice tramite prefissi e suffissi (per esempio, da una radice che significa «uso» si possono ricavare nomi, aggettivi e verbi): conoscere i meccanismi di formazione delle parole moltiplica il lessico disponibile e aiuta a inferire il significato di parole nuove.

Le relazioni di significato fra le parole

Relazioni di significatoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Relazione · Rapporto · Esempio; sinonimia · simile · grande = ampio; antonimia · opposto · aperto/chiuso; iperonimia · genere/specie · fiore → rosa; meronimia · parte/tutto · ruota → auto, cella evidenziata: iperonimiaRELAZIONERAPPORTOESEMPIOsinonimiasimilegrande = ampioantonimiaoppostoaperto/chiusoiperonimiagenere/speciefiore → rosameronimiaparte/tuttoruota → auto
Fig. 2Le parole si legano per relazioni di significato: sinonimia (simile), antonimia (opposto), iperonimia/iponimia (dal genere alla specie: fiore → rosa, tulipano) e meronimia (parte/tutto: ruota → automobile).
Esempio svolto

Organizzare un campo semantico per relazioni di significato

Dato il tema «il lavoro», organizza il lessico individuando: un iperonimo, due iponimi, una coppia di sinonimi, una coppia di contrari e due collocazioni. Spiega ogni scelta.

  1. 01Iperonimo

    Si sceglie un termine generale che racchiude gli altri: «professione». È il termine-ombrello sotto cui si collocano i mestieri specifici.

  2. 02Iponimi

    Si scelgono due termini specifici inclusi nell'iperonimo: «medico» e «ingegnere». Entrambi sono professioni, dunque iponimi di «professione».

  3. 03Sinonimi

    Si individua una coppia di significato simile nel contesto del lavoro: «assumere» e «impiegare» (dare un posto di lavoro a qualcuno).

  4. 04Contrari

    Si individua una coppia opposta tipica dell'area: «assumere» / «licenziare» (dare vs togliere il lavoro).

  5. 05Collocazioni

    Si annotano due combinazioni fisse e frequenti: «cercare lavoro» e «fare un colloquio». Sono i blocchi pronti che rendono naturale l'espressione.

Risultato: Il campo semantico del lavoro risulta organizzato in rete: l'iperonimo «professione» raccoglie gli iponimi «medico» e «ingegnere»; la coppia di sinonimi «assumere/impiegare» e quella di contrari «assumere/licenziare» mostrano le relazioni di significato; le collocazioni «cercare lavoro» e «fare un colloquio» forniscono i blocchi d'uso. Questa struttura rende il lessico più memorizzabile e più preciso.

Obiettivo Maturità

  • Al colloquio è valutata la ricchezza e la pertinenza del lessico rispetto al tema: scegliere il termine preciso di un'area (per esempio il lessico dell'ambiente o della tecnologia) vale più che usare molte parole generiche.
  • Nella comprensione del testo della seconda prova si misura il lessico ricettivo: occorre saper inferire dal contesto il significato di parole sconosciute usando i campi semantici, i sinonimi e la formazione delle parole (prefissi e suffissi).

Errori frequenti

  • Studiare il lessico come liste bilingui isolate parola-traduzione: senza il campo semantico e il contesto d'uso le parole si dimenticano in fretta e si confondono i «falsi amici».
  • Confondere iperonimo e iponimo, cioè usare il termine generale al posto di quello specifico (dire genericamente «animale» o «cosa» quando il tema richiederebbe il termine preciso), impoverendo l'espressione.

Approfondimento

Un principio rende ragione dell'apprendimento per aree: quello del «lessico mentale». Le parole non sono immagazzinate come in un elenco alfabetico, ma in una rete di connessioni per significato, forma e uso, tanto che una parola ne richiama automaticamente altre a essa legate. Studiare per campi semantici e per relazioni di significato costruisce deliberatamente questa rete, rendendo il richiamo più rapido e stabile. Un secondo principio utile è la distinzione tra «ampiezza» e «profondità» della conoscenza lessicale: sapere una parola non è un fatto tutto-o-niente, ma un continuo che comprende la forma (grafia e pronuncia), il significato e — soprattutto — l'uso (le collocazioni, il registro, la frequenza, le parole della stessa famiglia). Al livello B1 conta più consolidare in profondità un nucleo di parole utili che collezionarne molte conosciute solo di sfuggita. Il terzo principio è quello della «frequenza»: in ogni lingua poche migliaia di parole ad alta frequenza coprono la grande maggioranza di ciò che si legge e si ascolta, e sono esse — insieme al lessico tematico dei grandi ambiti del triennio — il bersaglio ragionevole per un apprendente di terza lingua. Concentrare lo studio sul lessico frequente e sulle sue combinazioni, invece di inseguire termini rari, è la scelta strategica che il livello B1 richiede: i termini specialistici si affrontano semmai con l'inferenza dal contesto, non con la memorizzazione a tappeto.

Ripasso attivo

Scegli l'area lessicale dell'«ambiente». Costruisci una mappa con almeno otto parole, organizzandole per relazioni di significato: indica un iperonimo, due iponimi, una coppia di sinonimi e una coppia di contrari, e per ogni parola annota una collocazione tipica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Funzioni comunicative e atti linguistici#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-lessico-e-funzioni-comunicative

Dalla funzione comunicativa agli esponenti linguistici

Dalla funzione agli esponentiTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Funzione · Esponenti linguistici; opinione · penso che… · secondo me · a mio avviso (formale); accordo · sì, è vero (neutro) · sono d'accordo (enfatico); disaccordo · non sono d'accordo · non sono convinto (cortese); ipotesi · se… allora… — con il periodo ipoteticoFUNZIONEESPONENTI LINGUISTICIopinionepenso che… · secondo me · amio avviso (formale)accordosì, è vero (neutro) · sonod'accordo (enfatico)disaccordonon sono d'accordo · nonsono convinto (cortese)ipotesise… allora… — con il periodoipotetico
Fig. 3La stessa funzione comunicativa (lo scopo) si realizza con esponenti diversi, scelti secondo il registro (informale → neutro → formale) e il contesto: lo stesso scopo, esponenti diversi.

Punti chiave

Una «funzione comunicativa» è lo scopo che si vuole raggiungere con la lingua: non «che cosa diciamo» grammaticalmente, ma «che cosa facciamo» parlando. Chiedere e dare informazioni, esprimere un'opinione, manifestare accordo o disaccordo, formulare ipotesi, invitare, chiedere scusa, ringraziare sono tutte funzioni. Questo modo «funzionale» di guardare alla lingua è alla base del QCER e dell'approccio comunicativo: la lingua si impara per agire, e ogni funzione si realizza con uno o più «esponenti linguistici», cioè le espressioni concrete che la mettono in pratica.
Per ogni funzione esistono più esponenti, scelti in base al registro e alla situazione. Per «esprimere un'opinione», ad esempio, esistono esponenti più neutri («penso che...», «secondo me...») e più formali o argomentativi («a mio avviso...», «sono dell'idea che...»); per «esprimere accordo» si va dal semplice «sì, è vero» fino a «sono perfettamente d'accordo»; per il disaccordo dal diretto «non sono d'accordo» al più attenuato e cortese «non sono del tutto convinto». Padroneggiare una funzione significa disporre di una piccola gamma di esponenti per modulare il discorso.
Le funzioni comunicative al centro di questo argomento, fissate dalle Indicazioni e dal livello B1, sono soprattutto quattro famiglie: chiedere e dare informazioni (la base dell'interazione: domande aperte e chiuse, risposte, richieste di chiarimento); esprimere opinioni (introdurre il proprio punto di vista e motivarlo); manifestare accordo e disaccordo (reagire all'opinione altrui in modo cortese); formulare ipotesi (parlare di situazioni possibili, probabili o irreali). Ciascuna funzione richiede esponenti lessicali specifici e, spesso, strutture grammaticali coordinate (per l'ipotesi, ad esempio, il periodo ipotetico, qui da considerare un ripaso del modulo di grammatica).
Le funzioni si appoggiano a strutture ricorrenti, gli «atti linguistici», e a «formule fisse» o «routine»: espressioni cristallizzate dall'uso che funzionano come blocchi pronti (per esempio le formule di saluto, di ringraziamento, di scusa, o gli incipit di una richiesta cortese). Saper riconoscere e usare queste formule rende il discorso scorrevole, naturale e adeguato; usare invece un esponente sbagliato per il contesto — troppo informale in una situazione formale, o viceversa — produce un effetto di scortesia o di goffaggine, anche quando la grammatica è corretta.
Esempio svolto

Realizzare quattro funzioni in un mini-dialogo

Costruisci un breve scambio in cui un parlante chiede l'opinione, l'altro la esprime motivandola, il primo manifesta disaccordo in modo cortese e infine formula un'ipotesi. Indica per ciascuna battuta la funzione e l'esponente usato.

  1. 01Chiedere l'opinione

    Funzione: richiesta di opinione. Esponente: «Che cosa ne pensi del lavoro a distanza?». La domanda aperta invita l'altro a esporre il proprio punto di vista.

  2. 02Esprimere e motivare l'opinione

    Funzione: opinione + motivazione. Esponente: «Secondo me è una buona soluzione, perché fa risparmiare tempo negli spostamenti». L'opinione («secondo me») è seguita da un connettivo causale («perché») che la motiva.

  3. 03Manifestare disaccordo cortese

    Funzione: disaccordo attenuato. Esponente: «Capisco il tuo punto di vista, ma non sono del tutto convinto: si rischia di lavorare di più». Il riconoscimento iniziale («capisco...») attenua il disaccordo introdotto da «ma».

  4. 04Formulare un'ipotesi

    Funzione: ipotesi. Esponente con periodo ipotetico (ripaso di grammatica): «Se ci fossero regole chiare sugli orari, forse il problema si risolverebbe». La struttura «se + condizione, conseguenza» esprime una situazione possibile.

Risultato: Il dialogo realizza in sequenza le quattro funzioni: la domanda d'opinione apre lo scambio, l'opinione motivata fornisce il contenuto, il disaccordo cortese reagisce attenuando il contrasto e l'ipotesi propone una soluzione. Ogni funzione è marcata da un esponente adeguato al registro neutro-cortese, mostrando un controllo comunicativo di livello B1.

Obiettivo Maturità

  • Al colloquio è essenziale realizzare con sicurezza le funzioni argomentative: introdurre la propria opinione, motivarla, reagire (accordo/disaccordo) e formulare ipotesi sono le mosse che la commissione si attende dall'esposizione di livello B1.
  • Nella produzione scritta della seconda prova (per esempio una lettera, una recensione o un breve testo argomentativo) si valuta la varietà e l'adeguatezza degli esponenti funzionali: usare esponenti diversi per la stessa funzione evita la ripetitività e mostra padronanza.

Errori frequenti

  • Usare un solo esponente per ogni funzione (per esempio «I think» / «je pense» / «ich denke» ripetuto a ogni frase), rendendo il discorso monotono e poco articolato.
  • Esprimere il disaccordo in modo troppo brusco e diretto in contesti che richiederebbero attenuazione e cortesia: la funzione è realizzata, ma il registro è inadeguato.

Approfondimento

Il modo «funzionale» di guardare la lingua ha una storia precisa, che spiega la struttura stessa del QCER. Negli anni Settanta il Consiglio d'Europa promosse un modello di programma «nozionale-funzionale», che descriveva la lingua non per strutture grammaticali ma per ciò che si vuole fare con essa (le funzioni) e per i concetti da esprimere (le nozioni): il livello «Threshold» che ne derivò è l'antenato diretto dell'attuale B1, il che chiarisce perché a questo livello i descrittori parlino soprattutto di «saper fare» comunicativo. Sul piano teorico, le funzioni si fondano sulla «teoria degli atti linguistici»: ogni enunciato compie un atto, con una sua «forza illocutoria» (affermare, chiedere, promettere, ordinare) che può non coincidere con la forma grammaticale. Da qui la nozione decisiva di «atto linguistico indiretto»: una domanda come «ti dispiace chiudere?» realizza in realtà una richiesta, e comprenderlo richiede il contesto, non la sola grammatica. La conseguenza didattica è duplice. Primo: una stessa funzione si realizza con molti esponenti graduati per cortesia e registro, e padroneggiarne una piccola gamma consente di modulare il discorso invece di ripetere sempre la stessa formula. Secondo: la scelta dell'esponente è soggetta a condizioni di appropriatezza sociali — chi parla a chi, in quale situazione — sicché un esponente grammaticalmente corretto ma inadeguato al registro produce un «insuccesso pragmatico», percepito come scortesia o goffaggine anche quando la lingua è impeccabile.

Ripasso attivo

Scrivi un breve scambio dialogico (6-8 battute) tra due persone che discutono se sia meglio studiare una lingua all'estero o nel proprio paese. Realizza esplicitamente quattro funzioni — chiedere un'opinione, esprimere la propria opinione motivandola, manifestare disaccordo in modo cortese e formulare un'ipotesi — e sottolinea l'esponente di ciascuna.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Collocazioni, formule fisse e registro#

●●●ApprofondimentoLPOSA-lingua-straniera-3-lessico-e-funzioni-comunicative

I tre registri e lo stesso contenuto comunicativo

Lo stesso atto in tre registriTabella con 2 colonne e 3 righe, Dati: Registro · Formulazione; formale · Le dispiacerebbe aprire la finestra?; neutro · Puoi aprire la finestra, per favore?; informale · Apri la finestra?, cella evidenziata: Le dispiacerebbe aprire la finestra?REGISTROFORMULAZIONEformaleLe dispiacerebbe aprire lafinestra?neutroPuoi aprire la finestra, perfavore?informaleApri la finestra?
Fig. 4Stesso scopo (chiedere di aprire la finestra), tre «vesti»: dal formale (condizionale + Lei) al neutro (presente + per favore) all'informale (imperativo). Più formale = più cortesia e distanza; il registro dipende da destinatario, scopo e contesto.

Punti chiave

Una «collocazione» è una combinazione abituale e privilegiata di due o più parole che la comunità dei parlanti sente come «naturale», anche quando la grammatica permetterebbe altre combinazioni. In italiano, ad esempio, si dice «prendere una decisione» e non «fare una decisione», «un caffè forte» e non «un caffè potente». Le collocazioni non si deducono dalle regole: si imparano come blocchi. Conoscerle è ciò che distingue un parlante di livello B1 da uno più avanzato, perché rende l'espressione idiomatica e non semplicemente «corretta».
Accanto alle collocazioni operano le «formule fisse» (o espressioni idiomatiche e routine): sequenze cristallizzate il cui significato spesso non è la somma delle parole («in bocca al lupo» non parla di lupi). Rientrano qui le formule di cortesia, i modi di dire, i connettivi-frase («d'altra parte», «in conclusione») e i cosiddetti «chunk», cioè blocchi prefabbricati che il parlante recupera già pronti. L'apprendimento «a blocchi» (lexical approach) è molto efficace: si memorizza l'espressione intera, riducendo lo sforzo di costruzione e gli errori.
Il «registro» è il livello di formalità con cui si usa la lingua, e dipende dalla situazione, dallo scopo e dal destinatario. Si distinguono di solito un registro formale (lettere ufficiali, esami, sconosciuti, gerarchie), uno neutro o standard (situazioni quotidiane, comunicazione pubblica) e uno informale o colloquiale (amici, famiglia, coetanei). Lo stesso contenuto cambia veste secondo il registro: «Le dispiacerebbe aprire la finestra?» (formale) e «Apri la finestra?» (informale) chiedono la stessa cosa con grado di cortesia diverso. La scelta del registro adeguato è una competenza esplicitamente richiesta dalle Indicazioni.
Lessico e registro sono legati: molte parole portano una «marca» di registro (per esempio una variante colloquiale e una più sorvegliata dello stesso concetto). Una grande fonte di errore, in chiave contrastiva con le altre lingue studiate (qui da considerare un ripaso del modulo di riflessione sulla lingua), sono i «falsi amici»: parole simili nella forma ma diverse nel significato fra due lingue, che inducono a usare il termine sbagliato. Per scegliere bene occorre dunque controllare insieme tre cose: significato (la parola giusta), collocazione (le parole che le stanno bene accanto) e registro (il livello adeguato al contesto).
Esempio svolto

Trasformare il registro: dall'informale al formale

Riscrivi in registro formale la richiesta informale «Ciao, mi mandi il programma del corso? Grazie!», aggiungendo apertura e chiusura adeguate e una collocazione appropriata; giustifica le scelte.

  1. 01Analisi della richiesta di partenza

    Il testo è colloquiale: saluto «Ciao», forma «mi mandi» (tu), niente formule. Il destinatario formale (una segreteria, un docente) richiede invece distanza e cortesia.

  2. 02Apertura formale

    Si sostituisce il saluto colloquiale con una formula di apertura: «Gentile Segreteria,» (o «Egregio Professore,»). È una formula fissa del registro formale.

  3. 03Corpo con cortesia e collocazione

    Si riformula la richiesta con il condizionale di cortesia e una collocazione appropriata: «Le sarei grato se potesse inviarmi il programma del corso». «Essere grato» e «inviare il programma» sono combinazioni naturali e formali.

  4. 04Chiusura formale

    Si aggiunge una formula di ringraziamento e congedo: «La ringrazio per la disponibilità. Cordiali saluti, [Nome Cognome]». Le formule chiudono il testo in modo coerente con il registro.

Risultato: Il testo riformulato — «Gentile Segreteria, Le sarei grato se potesse inviarmi il programma del corso. La ringrazio per la disponibilità. Cordiali saluti, [Nome Cognome]» — realizza la stessa funzione (richiesta) ma in registro formale: apertura e chiusura fisse, condizionale di cortesia, forma di cortesia «Lei» e collocazioni appropriate. La coerenza di registro è mantenuta dall'inizio alla fine.

Obiettivo Maturità

  • L'uso corretto delle collocazioni e delle formule è un indicatore di qualità nella produzione scritta e orale: la commissione apprezza l'espressione idiomatica e penalizza le combinazioni innaturali, anche quando sono grammaticalmente possibili.
  • L'adeguatezza del registro è esplicitamente valutata nelle prove di produzione (per esempio una lettera formale richiede formule di apertura/chiusura e cortesia appropriate): sbagliare registro abbassa il punteggio anche con grammatica corretta.

Errori frequenti

  • Tradurre le collocazioni alla lettera dalla lingua di partenza («fare una foto» vs «prendere una foto», a seconda della lingua), producendo combinazioni che suonano innaturali ai parlanti nativi.
  • Mescolare i registri all'interno dello stesso testo (per esempio inserire espressioni colloquiali o gergali in una lettera formale), rompendo la coerenza stilistica richiesta dal compito.

Approfondimento

La ricerca basata sui grandi archivi di testi (i «corpora») ha mostrato che la lingua non si costruisce solo combinando liberamente le parole secondo la grammatica: accanto a un «principio della libera scelta» opera un «principio idiomatico», per cui vaste porzioni del discorso sono sequenze convenzionali che il parlante recupera già intere. È il fondamento dell'«approccio lessicale»: memorizzare «chunk», cioè blocchi prefabbricati, anziché parole isolate riduce il carico cognitivo, accelera la produzione e rende il discorso naturale, perché la fluenza dipende in buona parte dalla disponibilità di questi blocchi pronti. Conviene distinguere due tipi di combinazione: la collocazione «lessicale» (verbo più nome, aggettivo più nome, come «prendere una decisione») e la «colligazione», o collocazione grammaticale (una parola con la preposizione o la struttura che regge). Entrambe si scoprono meglio osservando esempi reali in un dizionario di collocazioni o in un corpus che deducendole da una regola, ed è proprio qui che il calco dall'italiano genera gli errori più insidiosi. Il registro, infine, va inteso come una scelta sistematica e non episodica: dipende dal «campo» (l'argomento), dal «tenore» (il rapporto tra gli interlocutori) e dal «mezzo» (scritto o parlato), e ciascuna di queste variabili lascia tracce nel lessico, nelle formule di cortesia e nella sintassi. Mantenere un registro coerente lungo tutto un testo — non aprirlo in modo formale per poi scivolare nel colloquiale — è ciò che l'esame valuta sotto la voce dell'adeguatezza comunicativa.

Ripasso attivo

Riscrivi questa richiesta informale in registro formale, mantenendo lo stesso contenuto: «Ciao, mi mandi il programma del corso? Grazie!». Aggiungi le formule di apertura e di chiusura adeguate e almeno una collocazione appropriata; poi spiega le scelte di registro effettuate.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Strategie di memorizzazione e ampliamento lessicale#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-lessico-e-funzioni-comunicative

Il ciclo della ripetizione dilazionata (spaced repetition)

La ripetizione dilazionataGrafo, Incontro → Ripasso 1, Ripasso 1 → Ripasso 2, Ripasso 2 → Ripasso 3, Ripasso 3 → Ripasso 4IncontroRipasso 1Ripasso 2Ripasso 3Ripasso 4+1 g+3 g+1 sett+2 sett
Fig. 5Ripassare a intervalli crescenti (dopo 1 giorno, 3 giorni, 1 settimana, 2 settimane) consolida la parola nella memoria a lungo termine: si richiama poco prima di dimenticarla.

Punti chiave

Ampliare il lessico in modo duraturo richiede strategie, non solo ripetizione. La prima e più potente è l'apprendimento «in contesto»: una parola incontrata e usata dentro una frase significativa si fissa molto meglio di una parola isolata in una lista. Per questo conviene registrare il lessico nuovo sempre con una collocazione e un esempio d'uso, e non con la sola traduzione. Anche organizzare le parole per «aree lessicali» (ripaso della prima sezione) sfrutta il modo in cui la memoria immagazzina le parole in rete.
La seconda strategia chiave è la «ripetizione dilazionata» (spaced repetition): rivedere le parole a intervalli crescenti nel tempo, anziché tutte in una volta. La memoria a lungo termine si consolida proprio quando si richiama un'informazione poco prima di dimenticarla; ripassare a distanza di un giorno, poi di qualche giorno, poi di una settimana è molto più efficace dello studio concentrato («bulimico») della sera prima. Strumenti come le schede (flashcard) e le app di ripasso sono costruiti su questo principio.
Sul piano della forma delle parole, una strategia fondamentale è sfruttare la «formazione delle parole»: prefissi, suffissi e parole composte. Conoscere il valore dei principali affissi permette sia di produrre parole nuove a partire da una radice nota, sia, soprattutto, di «inferire» il significato di parole sconosciute durante la lettura e l'ascolto. È così che il lessico ricettivo cresce molto più in fretta di quello che si potrebbe studiare a memoria, ed è una competenza preziosa per la comprensione del testo nella seconda prova.
Infine, alcune strategie sostengono il richiamo e la comprensione. Le strategie «mnemoniche» (associazioni di immagini, parole-aggancio, mappe semantiche) creano legami che facilitano il recupero. Le strategie «compensative» permettono di non bloccarsi quando manca una parola: usare un sinonimo o l'iperonimo, parafrasare («la persona che insegna» al posto di «insegnante»), o chiedere aiuto («come si dice...?»). Saper compensare è una competenza esplicita del QCER e mantiene viva la comunicazione anche con un lessico ancora incompleto. Queste strategie di metodo si integrano con il più ampio modulo dedicato al metodo di studio, qui richiamato come ripaso strumentale.

Inferire e ampliare con la formazione delle parole

La formazione delle paroleGrafo, Radice → Prefisso, Radice → Suffisso, Radice → Composizione, Prefisso → Famiglia di parole, Suffisso → Famiglia di parole, Composizione → Famiglia di paroleRadicePrefissoSuffissoComposizioneFamiglia diparole
Fig. 6Dalla radice, con prefissi (in-, ri-, dis-), suffissi (-zione, -bile, -mente) e composizione (parola + parola) nasce una famiglia di parole: riconoscerne i pezzi permette di inferire significati nuovi.
Esempio svolto

Inferire il significato di una parola sconosciuta dal contesto

In un testo di livello B1 sull'ambiente incontri la parola sconosciuta «riciclabile» (o il suo equivalente nella lingua studiata) nella frase: «I rifiuti riciclabili devono essere separati da quelli che non si possono riutilizzare». Spiega come deduci il significato senza dizionario.

  1. 01Scomposizione morfologica

    Si analizza la parola: prefisso «ri-» (di nuovo) + radice «ricicl-» (riferita al ciclo dei materiali) + suffisso «-bile» (che si può/che è possibile). Il suffisso «-bile» segnala sempre una possibilità.

  2. 02Uso del contesto

    Nella frase «riciclabile» è opposto a «quelli che non si possono riutilizzare»: il contrasto esplicito guida verso un significato vicino a «che si può riutilizzare/trattare di nuovo».

  3. 03Aggancio all'area lessicale

    Il tema è l'ambiente e i rifiuti: il campo semantico restringe il significato plausibile a un'azione di recupero dei materiali, coerente con «separare» e «riutilizzare».

  4. 04Inferenza finale

    Combinando morfologia (ri- + ricicl- + -bile = «che si può riciclare»), contesto (opposto a non riutilizzabile) e area lessicale (rifiuti/ambiente), si conclude il significato senza ricorrere al dizionario.

Risultato: «Riciclabile» significa «che si può riciclare, cioè trattare di nuovo per riutilizzarlo». Il significato è ricavato unendo tre strategie — scomposizione in prefisso/radice/suffisso, lettura del contesto contrastivo e collocazione nell'area lessicale dell'ambiente — dimostrando come la formazione delle parole consenta di ampliare il lessico ricettivo in autonomia.

Obiettivo Maturità

  • Le strategie compensative (sinonimi, parafrasi, riformulazione) sono valutate positivamente al colloquio: di fronte a una parola che manca, parafrasare invece di bloccarsi o passare all'italiano dimostra competenza strategica.
  • La capacità di inferire dal contesto e dalla formazione delle parole è direttamente misurata nei quesiti di comprensione del testo della seconda prova: spesso si chiede di spiegare un termine senza ricorrere al dizionario.

Errori frequenti

  • Affidarsi allo studio concentrato dell'ultima ora (massed practice) invece della ripetizione dilazionata: il lessico così appreso si dimentica rapidamente dopo la prova.
  • Memorizzare le parole con la sola traduzione, senza esempio né collocazione: al momento di usarle non si sa con quali parole combinarle né in quale registro collocarle.

Approfondimento

Le strategie di memorizzazione trovano conferma nella psicologia della memoria, e conoscerne i principi aiuta a scegliere le tecniche giuste invece di affidarsi all'abitudine. Il primo principio è la «curva dell'oblio»: dopo un primo incontro una parola si dimentica rapidamente, ma ogni richiamo riuscito appiattisce la curva e allunga il tempo di ritenzione, ed è per questo che la ripetizione dilazionata funziona. Il secondo, ancora più potente, è l'«effetto test», o pratica di recupero: tentare di richiamare attivamente una parola dalla memoria la fissa molto più che rileggerla passivamente, sicché una scheda usata come autointerrogazione vale più di dieci riletture. Il terzo è la «profondità di elaborazione»: quanto più si lavora una parola — collegandola a un'immagine, a un sinonimo, a una frase propria, a un contesto — tanto più profonda è la traccia mnestica; da qui il valore dell'«effetto di generazione», per cui una frase inventata dallo studente si ricorda meglio di una copiata. Un quarto principio è l'«interleaving»: alternare temi e tipi di esercizio, anziché studiarli a blocchi separati, migliora la ritenzione a lungo termine. La ricerca indica inoltre che una parola ha bisogno di molti incontri significativi, non di uno solo, per passare stabilmente dal lessico ricettivo a quello produttivo. Per la terza lingua un moltiplicatore decisivo è infine la formazione delle parole: padroneggiare prefissi, suffissi e composizione permette non solo di produrre parole nuove da una radice nota, ma soprattutto di inferirle in lettura, facendo crescere il vocabolario a un ritmo che nessuna lista potrebbe eguagliare.

Ripasso attivo

Prepara cinque schede di vocabolario (flashcard) per cinque parole nuove di un'area a tua scelta. Per ciascuna scheda annota: la parola, una collocazione tipica, una frase d'esempio in contesto e un sinonimo o una parafrasi utile come strategia compensativa. Poi pianifica gli intervalli di ripasso secondo la ripetizione dilazionata.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Aree lessicali e campi semantici del triennio◐
    • 02Funzioni comunicative e atti linguistici◐
    • 03Collocazioni, formule fisse e registro●
    • 04Strategie di memorizzazione e ampliamento lessicale◐

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Lessico e funzioni comunicative

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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