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La riflessione sulle strutture morfosintattiche e la capacita di usarle con correttezza costituiscono la base che rende affidabile ogni altra competenza linguistica della terza lingua del Liceo Linguistico: un messaggio resta comprensibile solo se le forme verbali, la concordanza, la subordinazione e i connettivi sono controllati al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento (QCER). Questo appunto consolida in modo organico il sistema verbale (tempi, modi, aspetto), il periodo ipotetico e il discorso indiretto, la subordinazione e i connettivi, e infine il metodo per riconoscere e correggere gli errori ricorrenti. La correttezza grammaticale e valutata nell'Esame di Stato del secondo ciclo, in particolare nella produzione scritta della seconda prova e nel colloquio.
4 sezioni~23 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Si richiede l'uso corretto delle strutture fondamentali (tempi e modi piu frequenti, concordanze, principali subordinate) con un controllo sufficiente a garantire la comprensibilita del messaggio su argomenti noti.
livello avanzato
Nell'indirizzo linguistico si consolidano anche le strutture piu complesse (tutti i tipi di periodo ipotetico, discorso indiretto con concordanza dei tempi, gamma ampia di subordinate e connettivi), in prospettiva anche contrastiva con l'italiano e le altre lingue studiate.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Tempo, modo e aspetto: le tre dimensioni del verbo
Trasforma al passato questa sequenza in lingua straniera, distinguendo lo sfondo dall'evento: "E sera. Leggo un libro. Suona il telefono." Indica per ciascun verbo se descrive lo sfondo/azione in corso o l'evento puntuale e quale tempo del passato e adeguato.
'E sera' e una descrizione di sfondo, una situazione in corso: richiede il tempo dell'imperfetto/durativo (past continuous, imparfait, imperfecto).
'Leggo un libro' descrive un'azione gia in svolgimento quando accade qualcos'altro: anch'essa va al tempo durativo/in corso, eventualmente progressivo (was reading / je lisais / estaba leyendo).
'Suona il telefono' e un evento improvviso e concluso che interrompe lo sfondo: richiede il tempo dell'evento puntuale/concluso (past simple, passe compose, preterito indefinido).
Risultato: Due verbi di sfondo/azione in corso (tempo durativo) e un evento puntuale (tempo concluso): la corretta alternanza dei due tempi del passato e cio che rende la narrazione grammaticalmente accurata.
Errori frequenti
Approfondimento
Il sistema verbale si comprende meglio distinguendo con nettezza le tre dimensioni che vi si intrecciano. Il «tempo» è deittico: colloca l'evento rispetto al momento dell'enunciazione o a un altro punto di riferimento. Il «modo» esprime l'atteggiamento del parlante verso la realtà di ciò che dice. L'«aspetto» invece non riguarda quando avviene l'azione, ma come la si guarda nel suo svolgersi, ed è la dimensione che più spesso sfugge a chi parte dall'italiano. Qui è utile una distinzione fine: accanto all'aspetto «grammaticale» (perfettivo contro imperfettivo, marcato dalla forma verbale) opera l'«Aktionsart», cioè l'aspetto lessicale insito nel significato del verbo, che descrive azioni puntuali, durative, teliche (con un punto finale intrinseco) o ateliche. La ricerca sull'acquisizione ha osservato un'«ipotesi dell'aspetto»: gli apprendenti tendono dapprima ad associare il passato perfettivo ai verbi che indicano un risultato e l'imperfettivo ai verbi di stato, prima di generalizzarne l'uso pieno. Sapere questo aiuta a capire perché la narrazione al passato sia tanto difficile: non è un problema di forme, ma di prospettiva. Sul modo, va ricordato che i sistemi divergono profondamente — il congiuntivo, per esempio, ha estensioni d'uso diverse da lingua a lingua — sicché l'analisi contrastiva è qui lo strumento più efficace: confrontare come la terza lingua e l'italiano rendono lo stesso valore aspettuale o modale rende consapevole, e quindi più corretta, la scelta della forma.
Ripasso attivo
Scrivi un breve racconto al passato (5-6 frasi) in lingua straniera, su un episodio della tua giornata. Sottolinea i verbi e accanto a ciascuno indica se descrive lo sfondo/una situazione in corso oppure un evento puntuale/concluso, motivando la scelta del tempo verbale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre tipi di periodo ipotetico
Discorso indiretto: le trasformazioni
Trasforma in discorso indiretto, con verbo introduttivo al passato, la frase: "Domani finiro il progetto qui in classe", detta da Marta. Elenca tutte le trasformazioni necessarie.
Il verbo introduttivo e al passato (Marta disse che...): il futuro 'finiro' arretra al condizionale ('avrebbe finito'), secondo la concordanza dei tempi.
La prima persona di Marta diventa terza persona: 'io finiro' -> 'lei avrebbe finito'; eventuali possessivi 'mio' diventerebbero 'suo'.
'Domani' -> 'il giorno seguente'; 'qui' -> 'li'; 'in classe' resta, ma 'qui in classe' diventa 'li in classe' o 'in quella classe'.
Risultato: Marta disse che il giorno seguente avrebbe finito il progetto li in classe. Trasformazioni: futuro -> condizionale (tempi), io -> lei (pronomi), domani -> il giorno seguente e qui -> li (tempo/luogo).
Errori frequenti
Approfondimento
Dietro le tre «etichette» del periodo ipotetico si nasconde un'unica logica, che conviene rendere esplicita: quella della «distanza». Molte lingue usano l'arretramento del tempo verbale (il «backshift») come una metafora grammaticale della distanza dalla realtà: un tempo passato non indica soltanto un momento anteriore, ma anche una minore probabilità o l'irrealtà di un'ipotesi. È lo stesso meccanismo che rende cortese una richiesta formulata con un tempo «più lontano». Capire che il passo indietro nei tempi segnala «meno reale», non «prima nel tempo», chiarisce di colpo perché la condizione irreale usi forme del passato e perché mescolare le coppie sia un errore di logica, non solo di memoria; permette inoltre di gestire i «periodi ipotetici misti», in cui una condizione riferita al passato ha conseguenze nel presente. Il discorso indiretto obbedisce alla stessa logica di distanza — la concordanza dei tempi arretra le forme quando la principale è al passato — ma vi aggiunge una dimensione pragmatica spesso trascurata: chi riferisce non è un registratore neutro, e la scelta del verbo introduttivo codifica un atteggiamento, poiché «sostenere», «ammettere», «insinuare» e «promettere» dicono cose diverse sullo statuto di ciò che si riporta. A ciò si somma il riancoraggio deittico: pronomi, dimostrativi e indicatori di tempo e luogo vanno ricalcolati rispetto alla nuova situazione di enunciazione, perché «qui», «ora» e «domani» del parlante originario non coincidono più con quelli di chi riferisce. Coordinare distanza temporale, atteggiamento del verbo introduttivo e deissi è ciò che rende davvero padroneggiata la struttura.
Ripasso attivo
Trasforma in discorso indiretto, con verbo introduttivo al passato ('Disse che...'), questa frase in lingua straniera: "Domani finiro il progetto qui in classe". Poi scrivi un periodo ipotetico di secondo tipo (ipotesi possibile/irreale al presente) sullo stesso tema. Indica le trasformazioni operate.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Tipi di subordinata e connettivi per funzione
Unisci in un unico periodo coeso, con almeno una causale, una finale e una concessiva, le frasi: "Studio molto. Voglio superare l'esame. L'esame e difficile. Non mi scoraggio." Indica i rapporti logici espressi.
'Studio molto' / 'Voglio superare l'esame' = rapporto di scopo (finale); 'L'esame e difficile' / 'Non mi scoraggio' = rapporto di contrasto (concessiva); si puo aggiungere una causale che motivi lo studio.
Finale: 'affinche/per' (in molte lingue + congiuntivo); concessiva: 'sebbene/benche/anche se'; causale: 'poiche/dato che'.
Si subordina ciascuna frase alla principale, controllando che i connettivi che richiedono il congiuntivo (finale, concessiva) siano seguiti dal modo corretto nella lingua studiata.
Risultato: Un possibile esito (in italiano): 'Poiche voglio superare l'esame, studio molto affinche il risultato sia buono e, sebbene l'esame sia difficile, non mi scoraggio.' Rapporti: causa, scopo, contrasto.
Errori frequenti
Approfondimento
La capacità di subordinare segna un confine evolutivo nell'apprendimento: si passa dalla «paratassi» (frasi giustapposte e coordinate, tipiche del parlato spontaneo e dei livelli iniziali) all'«ipotassi» (frasi gerarchicamente incassate una nell'altra), e la densità di subordinazione è uno degli indicatori con cui si misura il passaggio dal B1 al B2. Ma «più subordinate» non significa automaticamente «meglio»: un periodo troppo incassato diventa illeggibile, e al livello B1 la priorità resta la chiarezza del rapporto logico, non la complessità sintattica. I connettivi vanno intesi come vere e proprie «istruzioni» per il lettore o l'ascoltatore: ciascuno segnala in anticipo il tipo di relazione in arrivo (causa, conseguenza, contrasto, concessione) e guida la costruzione del significato, tanto che un connettivo sbagliato disorienta più di una parola sbagliata. Padroneggiare un ventaglio ampio e vario — non solo «e», «ma», «perché» — è una delle vie più rapide per innalzare la qualità di un testo. Sul piano contrastivo va tenuto presente un nodo tipico: in diverse lingue alcune subordinate reggono un modo verbale specifico (le finali e le concessive spesso il congiuntivo, come pure le completive che esprimono volontà o giudizio soggettivo), e la scelta del connettivo e quella del modo sono perciò collegate. Spesso l'italiano e la terza lingua concordano sul rapporto logico ma divergono sul modo richiesto: è su queste divergenze, più che sulle somiglianze, che conviene concentrare lo studio, perché è lì che si annidano gli errori sistematici da interferenza.
Ripasso attivo
Riscrivi questo testo in lingua straniera unendo le frasi con connettivi appropriati e introducendo almeno una subordinata di ciascun tipo richiesto (causale, finale, concessiva): "Studio molto. Voglio superare l'esame. L'esame e difficile. Non mi scoraggio." Indica per ogni connettore il rapporto logico espresso.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Lista di controllo per la revisione del testo
Tipi di errore in una revisione di un testo scritto
La frase scritta da uno studente contiene tre errori tipici (interferenza dall'italiano): "Se avrei tempo, telefonerei a mio amico ogni giorni". Individua, correggi e classifica ciascun errore.
'Se avrei tempo' usa il condizionale nella frase con 'se': errore sistematico. Forma corretta (tipo 2): 'Se avessi tempo'. Il condizionale resta solo nella conseguenza ('telefonerei').
'a mio amico': in molte lingue il possessivo con nome singolo richiede l'articolo o una costruzione diversa. Causa: interferenza con l'italiano. Forma corretta: la struttura prevista dalla lingua studiata (per es. 'al mio amico' / 'a un mio amico').
'ogni giorni': 'ogni' richiede il singolare. Causa: distrazione/ipergeneralizzazione. Forma corretta: 'ogni giorno'.
Risultato: Frase corretta: 'Se avessi tempo, telefonerei al mio amico ogni giorno.' Errori classificati: periodo ipotetico (sistematico), articolo/possessivo (interferenza), concordanza di numero (distrazione).
Errori frequenti
Approfondimento
La gestione dell'errore acquista senso alla luce di due nozioni fondamentali della linguistica dell'apprendimento. La prima è quella di «interlingua»: la lingua dell'apprendente non è un italiano malfatto, ma un sistema autonomo, coerente e in evoluzione, con regole proprie che si avvicinano progressivamente alla lingua d'arrivo. In questa luce l'errore non è un difetto da nascondere, bensì una finestra sulle ipotesi che lo studente sta formulando sul funzionamento della lingua. La seconda è la distinzione, cara all'«analisi degli errori», tra «errore» e «sbaglio»: l'errore riguarda la competenza, nasce da una regola interiorizzata scorretta e si ripete con regolarità; lo sbaglio riguarda l'esecuzione, è un lapsus occasionale che il parlante sa correggere da sé. Solo il primo richiede un intervento sulla regola; il secondo si riduce con l'attenzione e la revisione. Utile è anche distinguere gli errori «interlinguistici», dovuti al transfer dall'italiano o da un'altra lingua nota, dagli errori «intralinguistici», dovuti all'ipergeneralizzazione di una regola della lingua d'arrivo (per esempio applicare la desinenza regolare a un verbo irregolare): i primi si prevengono con l'analisi contrastiva, i secondi si superano con l'esposizione e la pratica. Sullo sfondo opera un compromesso costante tra accuratezza e fluenza: monitorare tutto rallenta e blocca, non monitorare nulla fossilizza gli errori. Il quaderno degli errori — che annota forma sbagliata, forma corretta e causa — è lo strumento che rende visibile il proprio profilo di interlingua e concentra la revisione dove serve davvero.
Ripasso attivo
Scrivi un breve testo (8-10 righe) in lingua straniera su un tema noto, poi rivedilo applicando una lista di controllo in quattro passaggi: (1) tempi e modi; (2) concordanze; (3) preposizioni e articoli; (4) connettivi e coesione. Annota in un quaderno degli errori almeno due errori trovati, con la forma corretta e la causa (interferenza, ipergeneralizzazione, distrazione).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti