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Civiltà e società dei paesi della lingua

Lo studio della civiltà e della società è la dimensione (inter)culturale dell'apprendimento linguistico: conoscere la geografia, le istituzioni, la vita quotidiana e le tradizioni dei paesi in cui si parla la terza lingua e, soprattutto, saperle confrontare con la propria cultura in una prospettiva aperta e critica. Nel triennio del Liceo Linguistico questa competenza si intreccia con tutte le abilità linguistiche (comprensione, produzione, interazione) al traguardo B1/B1+ del QCER e nutre la competenza interculturale richiesta dalle Indicazioni Nazionali. È pienamente valutabile all'Esame di Stato: i testi di civiltà compaiono nella seconda prova delle articolazioni linguistiche e i temi culturali alimentano i collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

4 sezioni·~24 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 1 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·111111 / 14
Profilo d’esame
OSA-CIV-1 · Conoscere aspetti significativi della civiltà e della cultura dei paesi in cui si parla la lingua (geografia, istituzioni, società, tradizioni)OSA-CIV-2 · Comprendere fenomeni culturali e sociali in prospettiva interculturale, cogliendone i significati implicitiOSA-CIV-3 · Confrontare la propria cultura con quella dei paesi della lingua, riconoscendo analogie, differenze e stereotipiOSA-CIV-4 · Riferire e discutere temi di civiltà in lingua, sostenendo opinioni in chiave critica e interculturale
Operatori:descrivianalizzaconfrontaspiegainterpretaillustraclassificagiustificacommentariferisci

livello base

A livello comune ci si attende che lo studente conosca e sappia descrivere i tratti essenziali della geografia, delle istituzioni e delle tradizioni dei paesi della lingua, e che colga in modo elementare differenze e somiglianze rispetto alla cultura italiana.

livello avanzato

L'indirizzo linguistico richiede in più un'analisi interculturale consapevole: leggere i fenomeni culturali in prospettiva critica, smontare gli stereotipi, collegare cultura e attualità e argomentare in lingua i confronti tra culture, anche in funzione dei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Civiltà e società dei paesi della lingua
    • 01Geografia, istituzioni e società dei paesi della lingua○
    • 02Tradizioni, usi e vita quotidiana◐
    • 03Prospettiva interculturale e confronto●
    • 04Temi di cittadinanza e identità culturale●
§ 01

Geografia, istituzioni e società dei paesi della lingua#

●○○BaseLPOSA-lingua-straniera-3-civilta-e-societaLPQCER — competenza (inter)culturale

I tre livelli di lettura di un paese della lingua

Leggere un paese della linguapiramide, 3 livelli, Dati: Geografia, Istituzioni, SocietàGeografiaIstituzioniSocietà
Fig. 1Tre livelli per descrivere un paese della lingua: geografia (dove? quali paesi? che territorio?), istituzioni (chi governa? come è organizzato?), società (chi vive? quali valori? quali mutamenti?). I tre livelli si spiegano a vicenda.

Punti chiave

Conoscere una lingua significa anche conoscere lo spazio in cui essa vive: una lingua non è parlata in un solo paese ma spesso in molti, ciascuno con la propria geografia, le proprie istituzioni e la propria organizzazione sociale. Il primo passo dello studio della civiltà è dunque collocare la lingua sulla carta — sapere QUALI sono i paesi in cui è lingua ufficiale o di larga diffusione, dove si trovano, com'è il loro territorio — perché questo dato geografico spiega molte caratteristiche storiche, economiche e culturali.
Le istituzioni descrivono il modo in cui un paese si organizza e si governa. Vanno conosciuti almeno: la forma di Stato e di governo (per esempio una repubblica o una monarchia, uno Stato unitario o federale), gli organi principali (il capo dello Stato, il parlamento, il governo), il sistema scolastico e l'eventuale appartenenza a organizzazioni sovranazionali come l'Unione Europea. Confrontare queste istituzioni con quelle italiane — anch'esse repubblica parlamentare e Stato membro dell'UE — è il modo più efficace per capirle, perché si parte da ciò che già si conosce.
La società è il tessuto della vita collettiva: la composizione della popolazione (densità, distribuzione tra città e campagna, fenomeni migratori), la multiculturalità e il plurilinguismo, le condizioni di lavoro, il sistema dei valori condivisi e i cambiamenti in atto. I paesi di lingua europea sono oggi società complesse e plurali, segnate da forte urbanizzazione e da una crescente diversità culturale: descriverne la società significa cogliere questa complessità senza ridurla a un'immagine fissa o folkloristica.
Geografia, istituzioni e società non sono compartimenti separati ma livelli che si spiegano a vicenda: la posizione geografica e le risorse di un territorio influenzano l'economia e la distribuzione della popolazione; l'organizzazione istituzionale riflette la storia e i valori di una società; i fenomeni sociali (migrazioni, urbanizzazione) ridisegnano a loro volta il paese. Imparare a leggere questi legami è ciò che distingue una conoscenza viva della civiltà da un semplice elenco di nozioni da memorizzare.
Esempio svolto

Costruire una scheda-paese a partire da un testo informativo

Leggi questo breve testo informativo (parafrasi in italiano di un testo in lingua): « Il paese è una repubblica parlamentare; il capo dello Stato ha funzioni soprattutto rappresentative, mentre il governo è guidato dal primo ministro, responsabile davanti al parlamento. È uno Stato membro dell'Unione Europea. Oltre la metà della popolazione vive in poche grandi aree urbane, e negli ultimi decenni l'immigrazione ha reso la società più multiculturale. » Ricava una scheda con: forma di governo, organo che guida l'esecutivo, appartenenza sovranazionale, due tratti sociali.

  1. 01Forma di Stato e di governo

    Il testo dice « repubblica parlamentare »: la forma di Stato è la repubblica, la forma di governo è parlamentare (il governo risponde al parlamento). Il capo dello Stato ha funzioni rappresentative.

  2. 02Chi guida l'esecutivo

    « il governo è guidato dal primo ministro, responsabile davanti al parlamento »: l'organo esecutivo è guidato dal primo ministro, che ha la responsabilità politica davanti al parlamento.

  3. 03Appartenenza sovranazionale

    « È uno Stato membro dell'Unione Europea »: il paese fa parte dell'UE, dato che permette di collegarlo al sistema europeo e di confrontarlo con l'Italia, anch'essa membro.

  4. 04Tratti sociali

    Due fenomeni: (1) forte urbanizzazione (« oltre la metà della popolazione vive in poche grandi aree urbane »); (2) crescente multiculturalità per effetto dell'immigrazione recente.

Risultato: Scheda-paese: repubblica parlamentare; esecutivo guidato dal primo ministro responsabile davanti al parlamento; Stato membro dell'UE; società fortemente urbanizzata e multiculturale. La scheda nasce dall'estrazione ordinata dei dati dal testo, senza aggiungere informazioni non presenti.

Obiettivo Maturità

  • Alla seconda prova delle articolazioni linguistiche i testi di attualità e di civiltà su geografia, istituzioni o società vanno compresi e poi rielaborati: allena a estrarre i dati essenziali (chi governa, com'è organizzato il paese, quali fenomeni sociali) e a riferirli in lingua con un lessico preciso.
  • Al colloquio dell'Esame di Stato la conoscenza delle istituzioni dei paesi della lingua si presta a collegamenti pluridisciplinari (con Storia, Diritto, Geografia): prepara almeno un confronto solido tra un'istituzione del paese studiato e quella italiana corrispondente.

Errori frequenti

  • Identificare la lingua con un solo paese (per esempio pensare che una lingua si parli soltanto nel suo paese « d'origine ») ignorando la sua diffusione plurinazionale: è un errore che impoverisce la prospettiva interculturale e va corretto già nella mappa di partenza.
  • Confondere la forma di Stato con la forma di governo, oppure attribuire al paese studiato istituzioni « per analogia » con l'Italia senza verificare: ogni paese ha la sua specifica architettura istituzionale, che va conosciuta nei suoi termini esatti.

Approfondimento

Un principio spesso trascurato illumina lo studio della civiltà: molte lingue sono «pluricentriche», hanno cioè più centri di norma. Una stessa lingua ufficiale in paesi diversi vi assume standard leggermente differenti — nella pronuncia, nel lessico, talvolta nell'ortografia — senza che nessuno sia «più corretto» degli altri. Riconoscerlo evita l'errore di identificare la lingua con un solo paese «d'origine» e apre alla ricchezza delle comunità linguistiche transnazionali che condividono una lingua pur nella diversità delle culture. Da qui una prima regola: collocare la lingua sulla carta significa sapere quali sono i paesi in cui è ufficiale o di larga diffusione, non uno soltanto. Lo studio delle istituzioni e della società rende poi di più se è condotto per confronto: si parte da ciò che già si conosce — le istituzioni italiane, la propria organizzazione sociale — e si osserva in che cosa quelle del paese studiato coincidono e in che cosa divergono. Attenzione, però, a non attribuire istituzioni «per analogia»: ogni paese ha la sua specifica architettura (forma di Stato e di governo, organi, sistema scolastico, appartenenza a organizzazioni sovranazionali), che va conosciuta nei suoi termini esatti; ed è utile distinguere con precisione la forma di Stato — come è organizzato il potere sul territorio — dalla forma di governo, cioè chi governa e come. Geografia, istituzioni e società, infine, si spiegano a vicenda: la posizione e le risorse di un territorio influenzano l'economia e la popolazione, l'assetto istituzionale riflette la storia e i valori, i fenomeni sociali ridisegnano il paese. Leggere questi legami distingue una conoscenza viva della civiltà da un elenco di nozioni, ed è ciò che alla seconda prova e nei collegamenti pluridisciplinari del colloquio fa la differenza.

Ripasso attivo

Scegli un paese in cui si parla la lingua che studi. In una scheda di otto-dieci righe in lingua, descrivi: (1) la sua posizione geografica e una caratteristica del territorio; (2) la forma di Stato e di governo e l'organo che lo guida; (3) un tratto significativo della sua società attuale. Concludi con una frase che confronti uno di questi aspetti con l'Italia.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Tradizioni, usi e vita quotidiana#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-civilta-e-societaLPQCER B1/B1+ — ambiti tematici personali e sociali

Cultura visibile e cultura invisibile (il modello dell'iceberg)

La cultura come icebergcolonna stratificata, 2 strati, Dati: Cultura visibile, Cultura invisibilelinea di consapevolezzaCultura visibilearte, feste, ciboCultura invisibilevalori, norme, tempo
Fig. 2Come un iceberg, la cultura ha una parte visibile sopra la «linea di consapevolezza» (arte, feste, cibo, monumenti) e una parte molto più grande invisibile sotto (valori e credenze, norme di cortesia, ritmi quotidiani, concezione del tempo, distanza e gesti). I malintesi nascono sotto la linea.

Punti chiave

La cultura non vive solo nelle istituzioni e nei monumenti, ma soprattutto nella vita quotidiana: nel modo di mangiare, di salutarsi, di scandire il tempo, di festeggiare. Distinguere la « cultura con la C maiuscola » (arte, letteratura, storia) dalla « cultura con la c minuscola » (le abitudini, gli usi, i comportamenti di ogni giorno) è essenziale, perché è proprio quest'ultima — spesso invisibile a chi la vive — a generare i malintesi interculturali e a meritare quindi attenzione particolare.
Gli usi e i costumi comprendono i ritmi della giornata e dell'anno: gli orari dei pasti e del lavoro, le forme di cortesia e di saluto, le regole non scritte del comportamento in pubblico, le abitudini alimentari. Sono spesso dati per scontati dai parlanti nativi, ma variano molto da cultura a cultura: l'ora « giusta » per cenare, il modo « corretto » di rivolgersi a uno sconosciuto, la distanza fisica nella conversazione cambiano da paese a paese e vanno osservati senza giudicarli con il metro della propria cultura.
Le tradizioni e le feste sono momenti in cui una comunità mette in scena la propria identità: feste nazionali e civili (che ricordano eventi storici fondativi), feste religiose, ricorrenze stagionali e familiari. Conoscere le principali feste dei paesi della lingua — la loro origine, il loro significato, il modo in cui vengono celebrate — permette di comprendere i valori condivisi di una società e di capire molti riferimenti culturali presenti nei testi, nei film e nelle conversazioni.
Osservare gli usi quotidiani richiede un atteggiamento di apertura e sospensione del giudizio: ciò che a noi appare « strano » è semplicemente diverso, e ha una propria logica interna. Lo studente di lingue impara a descrivere un uso (« in quel paese si cena più tardi che in Italia ») senza valutarlo come migliore o peggiore — è il primo passo del decentramento interculturale, cioè della capacità di guardare la realtà anche con gli occhi dell'altro.
Esempio svolto

Descrivere un uso senza giudicarlo

Un compagno scrive: « Nel paese X cenano alle dieci di sera: è assurdo e maleducato. » Riformula l'osservazione in modo interculturalmente corretto, descrivendo la differenza senza giudizio di valore e cercandone una possibile logica.

  1. 01Riconosci il giudizio

    Le parole « assurdo » e « maleducato » sono giudizi di valore espressi dal metro della propria cultura: vanno eliminati perché trasformano una differenza in un difetto.

  2. 02Descrivi la differenza

    Riformulo in termini neutri: « Nel paese X si cena più tardi che in Italia, intorno alle dieci di sera, mentre in Italia di solito si cena verso le otto. » La differenza è descritta, non valutata.

  3. 03Cerca la logica interna

    Aggiungo un'ipotesi di senso: l'orario può dipendere dal clima, dagli orari di lavoro o dalle abitudini sociali del paese — non è una mancanza di educazione ma una diversa organizzazione del tempo.

Risultato: « Nel paese X si cena più tardi che in Italia, intorno alle dieci: è un'abitudine legata agli orari di lavoro e al clima, non una scortesia. » La riformulazione descrive la differenza, ne cerca la logica ed evita ogni giudizio: è il decentramento interculturale richiesto.

Obiettivo Maturità

  • I testi su tradizioni e vita quotidiana sono frequenti come input della comprensione: cura il lessico dei campi semantici del quotidiano (cibo, casa, tempo libero, feste) perché ti serve sia per capire i testi sia per descrivere gli usi in produzione.
  • Quando descrivi una tradizione o un uso, l'esame premia la prospettiva interculturale: non limitarti a elencare, ma spiega il SIGNIFICATO dell'uso e, dove possibile, confrontalo con l'equivalente italiano in modo rispettoso e non valutativo.

Errori frequenti

  • Ridurre la cultura di un paese a un cliché folkloristico (un piatto tipico, un costume, una festa) presentandolo come « la » cultura nazionale: è uno stereotipo riduttivo che ignora la varietà e i mutamenti interni alla società.
  • Giudicare gli usi altrui con il metro della propria cultura (« da loro si fa in modo sbagliato »): l'atteggiamento corretto è descrivere la differenza e cercarne la logica, non classificarla come errore.

Approfondimento

Per osservare la cultura quotidiana senza fraintenderla è utile il modello dell'«iceberg»: una piccola parte della cultura è visibile (le feste, la cucina, l'abbigliamento, i monumenti — la cosiddetta cultura «con la C maiuscola»), ma la parte più grande resta sott'acqua, invisibile a chi la vive: i valori, le concezioni del tempo e dello spazio, le regole non scritte del comportamento (la cultura «con la c minuscola»). Ed è proprio questa parte sommersa a generare i malintesi, perché i parlanti nativi la danno per scontata e non sanno spiegarla. Da qui il valore di studiare gli usi quotidiani — orari dei pasti e del lavoro, forme di saluto, distanza fisica nella conversazione, modi di rivolgersi a uno sconosciuto — come «copioni» culturali diversi, non come stranezze. Un secondo strumento concettuale è la distinzione tra sguardo «interno» ed «esterno»: descrivere una cultura con le categorie di chi la vive oppure con quelle di chi la osserva da fuori. Lo studente competente impara a sospendere il giudizio e a descrivere («in quel paese si cena più tardi che in Italia») invece di valutare («si fa in modo sbagliato»): è il primo passo del decentramento, cioè della capacità di guardare la realtà anche con gli occhi dell'altro. Due tranelli opposti vanno evitati: la «folklorizzazione», che riduce una cultura a un cliché pittoresco (un piatto, un costume, una festa) spacciandolo per «la» cultura nazionale, e l'etnocentrismo, che misura tutto con il metro della propria. La contromisura è cercare la logica interna di un uso e riconoscere la varietà e i mutamenti che attraversano ogni società: le tradizioni non sono immobili, ma cambiano nel tempo.

Ripasso attivo

Scegli una festa o un uso quotidiano tipico di un paese della lingua. In lingua, scrivi un breve testo che ne spieghi (1) l'origine o il significato, (2) il modo in cui viene celebrato/praticato e (3) un confronto con un uso italiano simile, evitando ogni giudizio di valore (« migliore/peggiore »).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Prospettiva interculturale e confronto#

●●●ApprofondimentoLPOSA-lingua-straniera-3-civilta-e-societaLPQCER — competenza (inter)culturale

Il metodo del confronto interculturale

Il metodo del confronto interculturaleGrafo, Scegli un tema → Cultura della lingua, Scegli un tema → Cultura propria, Cultura della lingua → Analogie e differenze, Cultura propria → Analogie e differenzeScegli un temaCultura dellalinguaCultura propriaAnalogie edifferenze
Fig. 3Il confronto interculturale: scegli un tema, esaminalo nella cultura della lingua e nella cultura propria, individua analogie e differenze in modo equilibrato. Evita lo stereotipo: niente «tutti i…», cerca i controesempi.

Punti chiave

La prospettiva interculturale è il cuore di questo argomento e l'obiettivo più alto delle Indicazioni Nazionali per la civiltà: non basta conoscere l'altra cultura, occorre saperla mettere in relazione con la propria. La competenza interculturale unisce tre dimensioni — i saperi (conoscere fatti e tratti culturali), il saper essere (curiosità, apertura, sospensione del giudizio) e il saper fare (interpretare un fatto culturale altrui e metterlo in relazione con il proprio, mediando tra le due culture).
Confrontare due culture significa cercare metodicamente analogie e differenze su uno stesso piano: scegliere un tema (la scuola, la famiglia, le feste, il lavoro), descrivere come si presenta nella cultura della lingua e come nella propria, e poi individuare ciò che è simile e ciò che è diverso. Il confronto è valido solo se mette a paragone elementi confrontabili e se è equilibrato — guarda a entrambe le culture con la stessa attenzione, senza prendere la propria come misura assoluta del « normale ».
Il principale ostacolo al confronto è lo stereotipo: una generalizzazione rigida e semplificata su un intero gruppo (« tutti i… sono… »). Lo stereotipo nasce dal bisogno di semplificare la realtà, ma la falsifica, perché ignora le differenze interne a ogni cultura e i mutamenti nel tempo. Il pregiudizio è l'atteggiamento (spesso negativo) che ne deriva. Smontare gli stereotipi — riconoscendoli, cercando controesempi, distinguendo l'individuo dal gruppo — è una competenza esplicitamente formativa dello studio delle lingue e delle culture.
L'esito maturo della prospettiva interculturale è il decentramento: la capacità di guardare la propria cultura « dall'esterno », con gli occhi dell'altro, e di rendersi conto che anche le proprie abitudini, che sembrano ovvie, sono in realtà una scelta culturale tra le tante possibili. Chi raggiunge questo sguardo non rinuncia alla propria identità, ma la comprende meglio proprio grazie al confronto: conoscere l'altro è anche un modo per conoscere se stessi.
Esempio svolto

Smontare uno stereotipo con il metodo del confronto

Affronta in modo interculturale lo stereotipo: « Nel paese X la gente è fredda e poco ospitale. » Spiega perché è uno stereotipo e riformula l'osservazione in modo corretto, distinguendo il fatto culturale dalla generalizzazione.

  1. 01Riconosci lo stereotipo

    « La gente è fredda e poco ospitale » è una generalizzazione assoluta su un intero popolo: attribuisce un tratto unico a milioni di persone diverse, ignorando le differenze individuali e regionali. È quindi uno stereotipo.

  2. 02Cerca il fatto culturale dietro la generalizzazione

    Spesso lo stereotipo nasce dall'osservazione di un uso reale frainteso: per esempio, in alcune culture le forme di cortesia con gli sconosciuti sono più formali e riservate. Questo è un uso, non un tratto caratteriale del popolo.

  3. 03Riformula in modo corretto

    Sostituisco la generalizzazione con una formulazione prudente e ancorata all'uso: « In alcune situazioni la cortesia verso gli sconosciuti è più formale che in Italia; questo non significa che le persone siano fredde, ma che esistono norme sociali diverse. »

Risultato: « Fredda e poco ospitale » è uno stereotipo perché generalizza a un intero popolo. Riformulazione corretta: in quel paese alcune norme di cortesia sono più formali, il che è una differenza culturale negli usi, non un giudizio sul carattere delle persone. Distinguere il fatto culturale dalla generalizzazione è la chiave del confronto interculturale.

Obiettivo Maturità

  • Il colloquio dell'Esame di Stato valorizza la capacità di confronto interculturale: prepara confronti tematici strutturati (per esempio scuola, famiglia o feste in Italia e nel paese della lingua) che puoi spendere come collegamenti pluridisciplinari e argomentare in lingua.
  • Nelle prove di produzione e nel colloquio, un confronto vale di più quando è equilibrato e privo di stereotipi: descrivi entrambe le culture con la stessa attenzione e dimostra di saper distinguere il fatto culturale dalla generalizzazione.

Errori frequenti

  • Trasformare il confronto in una classifica (« la cultura X è migliore/peggiore della nostra »): il confronto interculturale descrive analogie e differenze, non stabilisce gerarchie tra culture.
  • Usare generalizzazioni assolute del tipo « tutti i… » o « loro sono… »: sono stereotipi che falsificano la realtà; sostituiscili con formulazioni prudenti (« molti », « spesso », « in alcune regioni ») e cerca sempre i controesempi.

Approfondimento

La competenza interculturale non è un interruttore acceso o spento, ma un percorso che si sviluppa per gradi. Un modello molto usato descrive un cammino dall'«etnocentrismo» all'«etnorelativismo»: si parte dal negare o minimizzare le differenze (o dal difendersi da esse, magari con un senso di superiorità), per arrivare ad accettarle, ad adattarsi assumendo temporaneamente il punto di vista altrui e infine a integrare più prospettive nella propria identità. Sapere di trovarsi lungo questo percorso aiuta a riconoscere i propri automatismi e a lavorarci. Il confronto tra culture, per essere valido, richiede un metodo: scegliere uno stesso tema (la scuola, la famiglia, le feste, il lavoro), descrivere come si presenta nell'una e nell'altra cultura su un piano comparabile, e poi individuare analogie e differenze con equilibrio, senza prendere la propria cultura come misura assoluta del «normale». L'ostacolo maggiore è lo stereotipo: una generalizzazione rigida su un intero gruppo («tutti i… sono…»), che nasce dal bisogno di semplificare ma falsifica la realtà, perché ignora le differenze interne e i mutamenti nel tempo, e da cui deriva il pregiudizio. Smontarlo richiede mosse precise: sostituire le formule assolute con formulazioni prudenti («molti», «spesso», «in alcune regioni»), cercare deliberatamente i controesempi, distinguere l'individuo dal gruppo. L'esito maturo è il «decentramento»: guardare la propria cultura dall'esterno e rendersi conto che anche le abitudini che sembrano ovvie sono una scelta culturale tra le tante. Chi vi arriva non rinuncia alla propria identità, ma la comprende meglio proprio grazie al confronto, perché conoscere l'altro è anche un modo di conoscere se stessi.

Ripasso attivo

Scegli un tema (per esempio la scuola, la famiglia, il tempo libero) e costruisci un confronto interculturale in lingua: descrivi come il tema si presenta nel paese della lingua e in Italia, individua due analogie e due differenze, e concludi smontando uno stereotipo comune legato a quel tema.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Temi di cittadinanza e identità culturale#

●●●ApprofondimentoLPOSA-lingua-straniera-3-civilta-e-societaLPEsame di Stato del secondo ciclo — colloquio e collegamenti pluridisciplinari

I cerchi dell'identità e della cittadinanza

I cerchi dell'appartenenzacerchi concentrici, 3 anelli, Dati: Locale, Nazionale, Europea, GlobaleGlobaleEuropeaNazionaleLocale
Fig. 4L'appartenenza è fatta di cerchi concentrici, dal centro verso l'esterno: identità locale, nazionale, europea, globale — con i relativi temi di cittadinanza. È un'identità plurale: si appartiene a più cerchi insieme.

Punti chiave

Lo studio della civiltà sfocia naturalmente nei temi di cittadinanza e identità culturale, che collegano la lingua straniera all'Educazione civica e alla dimensione europea. L'identità culturale è il senso di appartenenza di una persona o di un gruppo a una cultura; non è un blocco fisso e unico, ma una realtà dinamica e plurale: ciascuno appartiene contemporaneamente a più cerchi (locale, nazionale, europeo, globale) e l'identità si costruisce e si trasforma nel tempo, anche attraverso l'incontro con altre culture.
La cittadinanza europea è un asse portante di questo ambito: i paesi di molte lingue europee fanno parte dell'Unione Europea, e i cittadini sono al tempo stesso cittadini del proprio Stato e cittadini europei, con diritti condivisi (libera circolazione, partecipazione, tutela). Conoscere i valori e le istituzioni europee, e il modo in cui convivono identità nazionali e identità europea, è parte integrante della competenza interculturale e si collega ai percorsi di Educazione civica.
Le società dei paesi della lingua sono oggi multiculturali: l'immigrazione, la mobilità e la globalizzazione vi fanno coesistere lingue, religioni e tradizioni diverse. Da qui temi di cittadinanza centrali — l'integrazione, il rispetto delle minoranze, la lotta alle discriminazioni, la convivenza nella diversità — che lo studente di lingue è chiamato a comprendere e a discutere in modo informato e critico, mettendo a frutto la prospettiva interculturale costruita nelle sezioni precedenti.
Il plurilinguismo è esso stesso un valore di cittadinanza: imparare più lingue, secondo il Quadro Comune Europeo, non significa diventare « tanti parlanti monolingui in una sola persona », ma sviluppare un repertorio plurilingue e pluriculturale unico, in cui le lingue e le culture si arricchiscono a vicenda. Lo studente di terza lingua incarna questo ideale europeo: la sua competenza interculturale è una competenza di cittadinanza, utile a vivere e a partecipare in una società aperta e plurale.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo su un tema di cittadinanza

Sviluppa in italiano (come modello da trasporre poi in lingua) un breve paragrafo argomentativo che risponda alla domanda: « Il plurilinguismo è una ricchezza per la cittadinanza europea? ». Costruisci tesi, due argomenti e una conclusione.

  1. 01Formula la tesi

    Frase iniziale che esprime l'opinione da sostenere: « Il plurilinguismo è una vera ricchezza per la cittadinanza europea, perché favorisce la comprensione reciproca tra i popoli. »

  2. 02Primo argomento

    « Anzitutto, conoscere più lingue permette di comunicare direttamente con cittadini di altri paesi e di accedere alla loro cultura senza intermediari, rafforzando i legami che tengono unita l'Europa. » L'argomento è introdotto da un connettivo di apertura (« anzitutto »).

  3. 03Secondo argomento

    « Inoltre, secondo il Quadro Comune Europeo, chi studia più lingue sviluppa un repertorio pluriculturale che educa all'apertura e al rispetto della diversità, valori fondanti della cittadinanza europea. » Il connettivo « inoltre » aggiunge una seconda prova.

  4. 04Conclusione

    « Per questo il plurilinguismo non è soltanto una competenza pratica, ma una vera e propria competenza di cittadinanza. » La conclusione, aperta da « per questo », riprende e rafforza la tesi iniziale.

Risultato: Paragrafo completo: tesi (il plurilinguismo è una ricchezza per la cittadinanza europea) + due argomenti collegati da « anzitutto / inoltre » (comunicazione diretta tra popoli; sviluppo del repertorio pluriculturale e dell'apertura) + conclusione che rilancia la tesi. La struttura tesi-argomenti-conclusione, scandita dai connettivi, è il modello da riusare in lingua all'esame.

Obiettivo Maturità

  • I temi di cittadinanza (identità europea, multiculturalità, diritti) sono terreno privilegiato per i collegamenti pluridisciplinari del colloquio: prepara un nodo tematico (per esempio « cittadinanza e identità europea ») che leghi la lingua straniera all'Educazione civica e ad altre discipline.
  • Nelle prove di produzione e nel colloquio, su questi temi l'esame valuta l'argomentazione critica e informata: sostieni le tue opinioni con argomenti e dati, in chiave interculturale, evitando affermazioni generiche o emotive.

Errori frequenti

  • Concepire l'identità culturale come qualcosa di unico, fisso e « puro »: l'identità è plurale e dinamica, e presentarla come monolitica conduce a posizioni chiuse e a stereotipi.
  • Discutere temi di cittadinanza (immigrazione, integrazione) con luoghi comuni o reazioni emotive invece che con argomenti: l'esame richiede un'argomentazione informata, critica e rispettosa, non un'opinione non motivata.

Approfondimento

Il concetto-chiave di questo ambito è che l'identità culturale non è un blocco fisso e unico, ma una realtà «plurale e dinamica»: ciascuno appartiene contemporaneamente a più cerchi — locale, nazionale, europeo, globale — e la propria identità si costruisce e si trasforma nel tempo, anche attraverso l'incontro con altre culture. Presentarla come monolitica e «pura» conduce a posizioni chiuse e a stereotipi; riconoscerla come appartenenza multipla è invece la base di una cittadinanza aperta. Su questa idea si innesta la nozione, centrale nel QCER, di «competenza plurilingue e pluriculturale»: imparare più lingue non significa diventare «tanti parlanti monolingui in una sola persona», ma sviluppare un unico repertorio integrato, in cui lingue e culture si arricchiscono a vicenda e si può ricorrere all'una per compensare l'altra. Lo studente di terza lingua incarna questo ideale europeo. Conviene poi distinguere «multiculturale» da «interculturale»: il primo descrive la semplice coesistenza di culture diverse in una stessa società, il secondo la loro interazione e il dialogo, ed è l'interculturale l'obiettivo educativo. Da qui i temi di cittadinanza che collegano la lingua straniera all'Educazione civica e alla dimensione europea: i diritti condivisi della cittadinanza dell'Unione, la convivenza nelle società multiculturali, l'integrazione, il rispetto delle minoranze. Su questi temi l'esame chiede un'argomentazione informata e critica, sostenuta da argomenti e non da reazioni emotive o luoghi comuni: la competenza interculturale costruita nelle sezioni precedenti diventa qui competenza di cittadinanza, spendibile nei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

Ripasso attivo

Prepara un breve intervento in lingua (otto-dieci frasi) sul tema « Che cosa significa essere cittadini europei oggi? ». Esprimi una tesi, sostienila con almeno due argomenti (per esempio diritti condivisi e convivenza nella diversità) e collega il tema alla tua esperienza di studente di più lingue.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Geografia, istituzioni e società dei paesi della lingua○
    • 02Tradizioni, usi e vita quotidiana◐
    • 03Prospettiva interculturale e confronto●
    • 04Temi di cittadinanza e identità culturale●

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Dagli appunti all'allenamento

Civiltà e società dei paesi della lingua

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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