EuraStudy
Lo studio della civiltà e della società è la dimensione (inter)culturale dell'apprendimento linguistico: conoscere la geografia, le istituzioni, la vita quotidiana e le tradizioni dei paesi in cui si parla la terza lingua e, soprattutto, saperle confrontare con la propria cultura in una prospettiva aperta e critica. Nel triennio del Liceo Linguistico questa competenza si intreccia con tutte le abilità linguistiche (comprensione, produzione, interazione) al traguardo B1/B1+ del QCER e nutre la competenza interculturale richiesta dalle Indicazioni Nazionali. È pienamente valutabile all'Esame di Stato: i testi di civiltà compaiono nella seconda prova delle articolazioni linguistiche e i temi culturali alimentano i collegamenti pluridisciplinari del colloquio.
4 sezioni~24 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 1 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
A livello comune ci si attende che lo studente conosca e sappia descrivere i tratti essenziali della geografia, delle istituzioni e delle tradizioni dei paesi della lingua, e che colga in modo elementare differenze e somiglianze rispetto alla cultura italiana.
livello avanzato
L'indirizzo linguistico richiede in più un'analisi interculturale consapevole: leggere i fenomeni culturali in prospettiva critica, smontare gli stereotipi, collegare cultura e attualità e argomentare in lingua i confronti tra culture, anche in funzione dei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
I tre livelli di lettura di un paese della lingua
Leggi questo breve testo informativo (parafrasi in italiano di un testo in lingua): « Il paese è una repubblica parlamentare; il capo dello Stato ha funzioni soprattutto rappresentative, mentre il governo è guidato dal primo ministro, responsabile davanti al parlamento. È uno Stato membro dell'Unione Europea. Oltre la metà della popolazione vive in poche grandi aree urbane, e negli ultimi decenni l'immigrazione ha reso la società più multiculturale. » Ricava una scheda con: forma di governo, organo che guida l'esecutivo, appartenenza sovranazionale, due tratti sociali.
Il testo dice « repubblica parlamentare »: la forma di Stato è la repubblica, la forma di governo è parlamentare (il governo risponde al parlamento). Il capo dello Stato ha funzioni rappresentative.
« il governo è guidato dal primo ministro, responsabile davanti al parlamento »: l'organo esecutivo è guidato dal primo ministro, che ha la responsabilità politica davanti al parlamento.
« È uno Stato membro dell'Unione Europea »: il paese fa parte dell'UE, dato che permette di collegarlo al sistema europeo e di confrontarlo con l'Italia, anch'essa membro.
Due fenomeni: (1) forte urbanizzazione (« oltre la metà della popolazione vive in poche grandi aree urbane »); (2) crescente multiculturalità per effetto dell'immigrazione recente.
Risultato: Scheda-paese: repubblica parlamentare; esecutivo guidato dal primo ministro responsabile davanti al parlamento; Stato membro dell'UE; società fortemente urbanizzata e multiculturale. La scheda nasce dall'estrazione ordinata dei dati dal testo, senza aggiungere informazioni non presenti.
Errori frequenti
Approfondimento
Un principio spesso trascurato illumina lo studio della civiltà: molte lingue sono «pluricentriche», hanno cioè più centri di norma. Una stessa lingua ufficiale in paesi diversi vi assume standard leggermente differenti — nella pronuncia, nel lessico, talvolta nell'ortografia — senza che nessuno sia «più corretto» degli altri. Riconoscerlo evita l'errore di identificare la lingua con un solo paese «d'origine» e apre alla ricchezza delle comunità linguistiche transnazionali che condividono una lingua pur nella diversità delle culture. Da qui una prima regola: collocare la lingua sulla carta significa sapere quali sono i paesi in cui è ufficiale o di larga diffusione, non uno soltanto. Lo studio delle istituzioni e della società rende poi di più se è condotto per confronto: si parte da ciò che già si conosce — le istituzioni italiane, la propria organizzazione sociale — e si osserva in che cosa quelle del paese studiato coincidono e in che cosa divergono. Attenzione, però, a non attribuire istituzioni «per analogia»: ogni paese ha la sua specifica architettura (forma di Stato e di governo, organi, sistema scolastico, appartenenza a organizzazioni sovranazionali), che va conosciuta nei suoi termini esatti; ed è utile distinguere con precisione la forma di Stato — come è organizzato il potere sul territorio — dalla forma di governo, cioè chi governa e come. Geografia, istituzioni e società, infine, si spiegano a vicenda: la posizione e le risorse di un territorio influenzano l'economia e la popolazione, l'assetto istituzionale riflette la storia e i valori, i fenomeni sociali ridisegnano il paese. Leggere questi legami distingue una conoscenza viva della civiltà da un elenco di nozioni, ed è ciò che alla seconda prova e nei collegamenti pluridisciplinari del colloquio fa la differenza.
Ripasso attivo
Scegli un paese in cui si parla la lingua che studi. In una scheda di otto-dieci righe in lingua, descrivi: (1) la sua posizione geografica e una caratteristica del territorio; (2) la forma di Stato e di governo e l'organo che lo guida; (3) un tratto significativo della sua società attuale. Concludi con una frase che confronti uno di questi aspetti con l'Italia.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Cultura visibile e cultura invisibile (il modello dell'iceberg)
Un compagno scrive: « Nel paese X cenano alle dieci di sera: è assurdo e maleducato. » Riformula l'osservazione in modo interculturalmente corretto, descrivendo la differenza senza giudizio di valore e cercandone una possibile logica.
Le parole « assurdo » e « maleducato » sono giudizi di valore espressi dal metro della propria cultura: vanno eliminati perché trasformano una differenza in un difetto.
Riformulo in termini neutri: « Nel paese X si cena più tardi che in Italia, intorno alle dieci di sera, mentre in Italia di solito si cena verso le otto. » La differenza è descritta, non valutata.
Aggiungo un'ipotesi di senso: l'orario può dipendere dal clima, dagli orari di lavoro o dalle abitudini sociali del paese — non è una mancanza di educazione ma una diversa organizzazione del tempo.
Risultato: « Nel paese X si cena più tardi che in Italia, intorno alle dieci: è un'abitudine legata agli orari di lavoro e al clima, non una scortesia. » La riformulazione descrive la differenza, ne cerca la logica ed evita ogni giudizio: è il decentramento interculturale richiesto.
Errori frequenti
Approfondimento
Per osservare la cultura quotidiana senza fraintenderla è utile il modello dell'«iceberg»: una piccola parte della cultura è visibile (le feste, la cucina, l'abbigliamento, i monumenti — la cosiddetta cultura «con la C maiuscola»), ma la parte più grande resta sott'acqua, invisibile a chi la vive: i valori, le concezioni del tempo e dello spazio, le regole non scritte del comportamento (la cultura «con la c minuscola»). Ed è proprio questa parte sommersa a generare i malintesi, perché i parlanti nativi la danno per scontata e non sanno spiegarla. Da qui il valore di studiare gli usi quotidiani — orari dei pasti e del lavoro, forme di saluto, distanza fisica nella conversazione, modi di rivolgersi a uno sconosciuto — come «copioni» culturali diversi, non come stranezze. Un secondo strumento concettuale è la distinzione tra sguardo «interno» ed «esterno»: descrivere una cultura con le categorie di chi la vive oppure con quelle di chi la osserva da fuori. Lo studente competente impara a sospendere il giudizio e a descrivere («in quel paese si cena più tardi che in Italia») invece di valutare («si fa in modo sbagliato»): è il primo passo del decentramento, cioè della capacità di guardare la realtà anche con gli occhi dell'altro. Due tranelli opposti vanno evitati: la «folklorizzazione», che riduce una cultura a un cliché pittoresco (un piatto, un costume, una festa) spacciandolo per «la» cultura nazionale, e l'etnocentrismo, che misura tutto con il metro della propria. La contromisura è cercare la logica interna di un uso e riconoscere la varietà e i mutamenti che attraversano ogni società: le tradizioni non sono immobili, ma cambiano nel tempo.
Ripasso attivo
Scegli una festa o un uso quotidiano tipico di un paese della lingua. In lingua, scrivi un breve testo che ne spieghi (1) l'origine o il significato, (2) il modo in cui viene celebrato/praticato e (3) un confronto con un uso italiano simile, evitando ogni giudizio di valore (« migliore/peggiore »).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il metodo del confronto interculturale
Affronta in modo interculturale lo stereotipo: « Nel paese X la gente è fredda e poco ospitale. » Spiega perché è uno stereotipo e riformula l'osservazione in modo corretto, distinguendo il fatto culturale dalla generalizzazione.
« La gente è fredda e poco ospitale » è una generalizzazione assoluta su un intero popolo: attribuisce un tratto unico a milioni di persone diverse, ignorando le differenze individuali e regionali. È quindi uno stereotipo.
Spesso lo stereotipo nasce dall'osservazione di un uso reale frainteso: per esempio, in alcune culture le forme di cortesia con gli sconosciuti sono più formali e riservate. Questo è un uso, non un tratto caratteriale del popolo.
Sostituisco la generalizzazione con una formulazione prudente e ancorata all'uso: « In alcune situazioni la cortesia verso gli sconosciuti è più formale che in Italia; questo non significa che le persone siano fredde, ma che esistono norme sociali diverse. »
Risultato: « Fredda e poco ospitale » è uno stereotipo perché generalizza a un intero popolo. Riformulazione corretta: in quel paese alcune norme di cortesia sono più formali, il che è una differenza culturale negli usi, non un giudizio sul carattere delle persone. Distinguere il fatto culturale dalla generalizzazione è la chiave del confronto interculturale.
Errori frequenti
Approfondimento
La competenza interculturale non è un interruttore acceso o spento, ma un percorso che si sviluppa per gradi. Un modello molto usato descrive un cammino dall'«etnocentrismo» all'«etnorelativismo»: si parte dal negare o minimizzare le differenze (o dal difendersi da esse, magari con un senso di superiorità), per arrivare ad accettarle, ad adattarsi assumendo temporaneamente il punto di vista altrui e infine a integrare più prospettive nella propria identità. Sapere di trovarsi lungo questo percorso aiuta a riconoscere i propri automatismi e a lavorarci. Il confronto tra culture, per essere valido, richiede un metodo: scegliere uno stesso tema (la scuola, la famiglia, le feste, il lavoro), descrivere come si presenta nell'una e nell'altra cultura su un piano comparabile, e poi individuare analogie e differenze con equilibrio, senza prendere la propria cultura come misura assoluta del «normale». L'ostacolo maggiore è lo stereotipo: una generalizzazione rigida su un intero gruppo («tutti i… sono…»), che nasce dal bisogno di semplificare ma falsifica la realtà, perché ignora le differenze interne e i mutamenti nel tempo, e da cui deriva il pregiudizio. Smontarlo richiede mosse precise: sostituire le formule assolute con formulazioni prudenti («molti», «spesso», «in alcune regioni»), cercare deliberatamente i controesempi, distinguere l'individuo dal gruppo. L'esito maturo è il «decentramento»: guardare la propria cultura dall'esterno e rendersi conto che anche le abitudini che sembrano ovvie sono una scelta culturale tra le tante. Chi vi arriva non rinuncia alla propria identità, ma la comprende meglio proprio grazie al confronto, perché conoscere l'altro è anche un modo di conoscere se stessi.
Ripasso attivo
Scegli un tema (per esempio la scuola, la famiglia, il tempo libero) e costruisci un confronto interculturale in lingua: descrivi come il tema si presenta nel paese della lingua e in Italia, individua due analogie e due differenze, e concludi smontando uno stereotipo comune legato a quel tema.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I cerchi dell'identità e della cittadinanza
Sviluppa in italiano (come modello da trasporre poi in lingua) un breve paragrafo argomentativo che risponda alla domanda: « Il plurilinguismo è una ricchezza per la cittadinanza europea? ». Costruisci tesi, due argomenti e una conclusione.
Frase iniziale che esprime l'opinione da sostenere: « Il plurilinguismo è una vera ricchezza per la cittadinanza europea, perché favorisce la comprensione reciproca tra i popoli. »
« Anzitutto, conoscere più lingue permette di comunicare direttamente con cittadini di altri paesi e di accedere alla loro cultura senza intermediari, rafforzando i legami che tengono unita l'Europa. » L'argomento è introdotto da un connettivo di apertura (« anzitutto »).
« Inoltre, secondo il Quadro Comune Europeo, chi studia più lingue sviluppa un repertorio pluriculturale che educa all'apertura e al rispetto della diversità, valori fondanti della cittadinanza europea. » Il connettivo « inoltre » aggiunge una seconda prova.
« Per questo il plurilinguismo non è soltanto una competenza pratica, ma una vera e propria competenza di cittadinanza. » La conclusione, aperta da « per questo », riprende e rafforza la tesi iniziale.
Risultato: Paragrafo completo: tesi (il plurilinguismo è una ricchezza per la cittadinanza europea) + due argomenti collegati da « anzitutto / inoltre » (comunicazione diretta tra popoli; sviluppo del repertorio pluriculturale e dell'apertura) + conclusione che rilancia la tesi. La struttura tesi-argomenti-conclusione, scandita dai connettivi, è il modello da riusare in lingua all'esame.
Errori frequenti
Approfondimento
Il concetto-chiave di questo ambito è che l'identità culturale non è un blocco fisso e unico, ma una realtà «plurale e dinamica»: ciascuno appartiene contemporaneamente a più cerchi — locale, nazionale, europeo, globale — e la propria identità si costruisce e si trasforma nel tempo, anche attraverso l'incontro con altre culture. Presentarla come monolitica e «pura» conduce a posizioni chiuse e a stereotipi; riconoscerla come appartenenza multipla è invece la base di una cittadinanza aperta. Su questa idea si innesta la nozione, centrale nel QCER, di «competenza plurilingue e pluriculturale»: imparare più lingue non significa diventare «tanti parlanti monolingui in una sola persona», ma sviluppare un unico repertorio integrato, in cui lingue e culture si arricchiscono a vicenda e si può ricorrere all'una per compensare l'altra. Lo studente di terza lingua incarna questo ideale europeo. Conviene poi distinguere «multiculturale» da «interculturale»: il primo descrive la semplice coesistenza di culture diverse in una stessa società, il secondo la loro interazione e il dialogo, ed è l'interculturale l'obiettivo educativo. Da qui i temi di cittadinanza che collegano la lingua straniera all'Educazione civica e alla dimensione europea: i diritti condivisi della cittadinanza dell'Unione, la convivenza nelle società multiculturali, l'integrazione, il rispetto delle minoranze. Su questi temi l'esame chiede un'argomentazione informata e critica, sostenuta da argomenti e non da reazioni emotive o luoghi comuni: la competenza interculturale costruita nelle sezioni precedenti diventa qui competenza di cittadinanza, spendibile nei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.
Ripasso attivo
Prepara un breve intervento in lingua (otto-dieci frasi) sul tema « Che cosa significa essere cittadini europei oggi? ». Esprimi una tesi, sostienila con almeno due argomenti (per esempio diritti condivisi e convivenza nella diversità) e collega il tema alla tua esperienza di studente di più lingue.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti