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Relatività ristretta

All'inizio del Novecento la fisica classica entra in crisi: l'elettromagnetismo di Maxwell e l'esperimento di Michelson-Morley non si conciliano con la cinematica galileiana. Nel 1905 Albert Einstein ridefinisce spazio e tempo a partire da due soli postulati, ricavando la relatività della simultaneità, la dilatazione dei tempi, la contrazione delle lunghezze e l'equivalenza massa-energia. Questo appunto ricostruisce il percorso concettuale e quantitativo dalla crisi della fisica classica fino a «E = mc^2», restando entro le Indicazioni Nazionali per i Licei e il profilo della seconda prova dell'Esame di Stato.

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·141414 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i limiti della fisica classica e il cambiamento di paradigma introdotto dalla relatività ristrettaApplicare le relazioni relativistiche fondamentali (dilatazione dei tempi, contrazione delle lunghezze, trasformazioni di Lorentz, dinamica relativistica) a situazioni idealizzateValutare il ruolo dei dati sperimentali (Michelson-Morley, decadimento dei muoni, acceleratori) nella validazione di una teoria fisica
Operatori:spiegadimostracalcoladeterminaanalizzainterpretagiustificaconfronta

livello base

È richiesto a tutti l'uso consapevole dei due postulati e l'applicazione quantitativa di dilatazione dei tempi, contrazione delle lunghezze ed «E = mc^2» in casi semplici a una dimensione.

livello avanzato

Nel Liceo Scientifico (anche opzione Scienze Applicate) si richiedono in più le trasformazioni di Lorentz complete, la composizione relativistica delle velocità e la dinamica relativistica (quantità di moto ed energia totale), con discussione critica delle conferme sperimentali.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Relatività ristretta
    • 01Crisi della fisica classica e postulati di Einstein◐
    • 02Dilatazione dei tempi e contrazione delle lunghezze◐
    • 03Trasformazioni di Lorentz e cinematica relativistica●
    • 04Dinamica relativistica ed equivalenza massa-energia●
§ 01

Crisi della fisica classica e postulati di Einstein#

●●○StandardLPOSA-fisica-fisica-moderna-relativita

Crisi della fisica classica e nascita della relatività

Crisi della fisica classica e nascita della relativitàGrafo, Meccanica di Galileo → Incompatibilità, Elettromagnetismo di Maxwell → Incompatibilità, Incompatibilità → Michelson-Morley, Michelson-Morley → Due postulati di Einstein, Due postulati di Einstein → Conseguenze relativisticheMeccanica diGalileoElettromagnetismodi MaxwellIncompatibilitàMichelson-MorleyDue postulati diEinsteinConseguenzerelativistiche

Punti chiave

Alla fine dell'Ottocento la meccanica di Newton e l'elettromagnetismo di Maxwell appaiono come due edifici solidi ma reciprocamente incompatibili: la meccanica classica è invariante per le trasformazioni di Galileo, mentre le equazioni di Maxwell prevedono per la luce una velocità ben definita «c» senza specificare rispetto a quale sistema di riferimento. La fisica ottocentesca risolse l'apparente paradosso ipotizzando un mezzo di propagazione, l'etere luminifero, immobile e onnipresente, rispetto al quale la luce avrebbe avuto velocità «c».
L'esperimento di Michelson-Morley (1887) fu concepito proprio per misurare la velocità della Terra rispetto all'etere: confrontando con un interferometro i tempi di percorrenza della luce lungo due bracci perpendicolari, ci si attendeva uno spostamento delle frange di interferenza al variare dell'orientazione dell'apparato durante l'anno. Il risultato fu invece sistematicamente nullo: nessuna prova del «vento d'etere». Questo esito negativo, ribadito da esperimenti successivi sempre più precisi, mise in crisi l'idea stessa di etere e la legge galileiana di composizione delle velocità applicata alla luce.
Nel 1905, nell'articolo «Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento», Albert Einstein supera la crisi rinunciando all'etere e rifondando la cinematica su due soli postulati. Primo postulato (principio di relatività): le leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali; nessun esperimento meccanico od elettromagnetico permette di distinguere uno stato di quiete da uno di moto rettilineo uniforme. Secondo postulato (invarianza di «c»): la velocità della luce nel vuoto vale «c» ed è la stessa in ogni sistema di riferimento inerziale, indipendentemente dal moto della sorgente o dell'osservatore.
Il prezzo concettuale dell'invarianza di «c» è la rinuncia al tempo assoluto e alla simultaneità assoluta. Se la luce ha la stessa velocità per tutti, due eventi simultanei in un sistema di riferimento non lo sono in un altro in moto relativo: la simultaneità diventa relativa. È questo il cuore della rivoluzione einsteiniana — non un'aggiunta di forze nuove, ma una nuova struttura di spazio e tempo, dalla quale discendono come conseguenze logiche dilatazione dei tempi, contrazione delle lunghezze e tutto il resto. Resta inteso che per velocità piccole rispetto a «c» la relatività ristretta riproduce la fisica classica (principio di corrispondenza).
vluce=c=299 792 458 m/sin ogni riferimento inerzialev_{\text{luce}} = c = 299\,792\,458\ \mathrm{m/s} \quad \text{in ogni riferimento inerziale}vluce​=c=299792458 m/sin ogni riferimento inerziale

Secondo postulato

La velocità della luce nel vuoto è una costante universale, identica per tutti gli osservatori inerziali, indipendentemente dal moto della sorgente.

Esempio svolto

Composizione delle velocità: classica contro relativistica

Un'astronave si allontana dalla Terra a velocità v = 0,5c e accende un faro che emette luce in avanti. Secondo la legge galileiana, a quale velocità un osservatore terrestre dovrebbe misurare la luce del faro? Qual è invece il valore previsto dalla relatività e perché?

  1. 01Previsione galileiana

    Sommando le velocità classicamente, la luce dovrebbe viaggiare a v + c = 0,5c + c = 1,5c rispetto alla Terra.

  2. 02Confronto con i postulati

    Il secondo postulato impone che la luce abbia velocità c in OGNI riferimento inerziale: il valore 1,5c è quindi impossibile.

  3. 03Verifica con la composizione relativistica

    Applicando la formula relativistica con u' = c si ottiene proprio c, qualunque sia v: la legge è autoconsistente con il postulato.

Risultato: L'osservatore terrestre misura la luce a velocità c (e non 1,5c): la composizione galileiana fallisce per la luce, mentre la formula relativistica restituisce sempre c, in accordo con il secondo postulato.

Obiettivo Maturità

  • Saper enunciare con precisione i due postulati e spiegare perché il secondo postulato è incompatibile con la composizione galileiana delle velocità: è la domanda concettuale più frequente al colloquio e nei quesiti della seconda prova.
  • Saper descrivere l'esperimento di Michelson-Morley come esperimento «cruciale» e interpretarne il risultato nullo: ciò che l'esame valuta non è la formula, ma la capacità di collegare un dato sperimentale a una svolta teorica.

Errori frequenti

  • Affermare che «la velocità della luce è costante» in senso vago: il postulato dice che è la stessa in tutti i sistemi inerziali, non che un raggio non possa rallentare in un mezzo materiale (l'invarianza riguarda il vuoto).
  • Pensare che la relatività ristretta «abolisca» la fisica classica: essa la contiene come caso limite per velocità molto minori di «c» (principio di corrispondenza).

Approfondimento

Il conflitto è più preciso di quanto sembri. Le equazioni di Maxwell prevedono «c = 1/√(ε₀μ₀)», un valore fissato dalle proprietà del vuoto e identico in ogni riferimento; ma se valesse la composizione galileiana delle velocità, un osservatore in moto misurerebbe per la luce una velocità diversa, e in quel riferimento le equazioni di Maxwell dovrebbero cambiare forma. O l'elettromagnetismo aveva un riferimento privilegiato (l'etere), o la cinematica galileiana era sbagliata. Michelson e Morley cercarono l'etere e non lo trovarono: la sensibilità del loro interferometro era largamente sufficiente a rivelare il moto orbitale della Terra (circa 30 km/s), eppure lo spostamento delle frange fu nullo. Einstein compì il passo radicale: elevò a POSTULATO ciò che l'esperimento suggeriva — la stessa velocità «c» per tutti gli osservatori inerziali — e ne accettò tutte le conseguenze, riscrivendo spazio e tempo invece di salvare l'etere. È l'esempio più limpido di come un singolo esperimento «cruciale», interpretato con coraggio, possa rifondare un'intera teoria.

Ripasso attivo

Spiega, senza usare formule, perché il risultato nullo dell'esperimento di Michelson-Morley è incompatibile sia con l'ipotesi dell'etere sia con la legge galileiana di composizione delle velocità, e in che modo i due postulati di Einstein risolvono il problema.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Dilatazione dei tempi e contrazione delle lunghezze#

●●○StandardLPOSA-fisica-fisica-moderna-relativita

Fattore di Lorentz gamma in funzione di beta = v/c

Crescita del fattore di LorentzGrafico di gamma(beta), intercetta sull’asse y in y = 1, crescente, nell’intervallo x da 0 a 0.990.20.40.60.812345678beta = 0, gamma = 1beta = 0,8,gamma = 1,67gamma = 1 (limiteclassico)gamma(beta)gammabeta = v/c

Punti chiave

La dilatazione dei tempi si ricava in modo elegante con l'esperimento ideale dell'«orologio a luce»: un raggio rimbalza verticalmente tra due specchi distanti L, e un «tic» corrisponde a un percorso di andata e ritorno. Nel sistema in cui l'orologio è fermo l'intervallo tra due tic è il tempo proprio. Se l'orologio si muove con velocità v, per un osservatore esterno il raggio percorre una traiettoria a zig-zag, più lunga; ma poiché la luce deve mantenere la stessa velocità c (secondo postulato), il «tic» visto da fuori dura di più. In sintesi: gli orologi in moto rallentano.
Quantitativamente, l'intervallo proprio (Delta t_0), misurato nel riferimento in cui i due eventi avvengono nello stesso punto, è il più breve possibile; in ogni altro riferimento l'intervallo è dilatato del fattore di Lorentz «gamma». Poiché gamma è sempre maggiore o uguale a 1, e cresce senza limite avvicinandosi a c, l'effetto è trascurabile alle velocità ordinarie e diventa enorme a velocità relativistiche. La conferma sperimentale più celebre è il decadimento dei muoni atmosferici: prodotti nell'alta atmosfera, con la loro vita media a riposo non potrebbero raggiungere il suolo, eppure vi arrivano in gran numero proprio perché il loro tempo, visto da Terra, è dilatato.
Specularmente, la contrazione delle lunghezze afferma che un oggetto in moto risulta più corto nella direzione del moto. La lunghezza propria (L_0) è quella misurata nel riferimento in cui l'oggetto è in quiete; in un riferimento rispetto al quale l'oggetto si muove con velocità v, la lunghezza misurata è L_0 diviso «gamma», cioè minore. La contrazione riguarda esclusivamente la direzione del moto: le dimensioni trasversali restano invariate. Dal punto di vista del muone, è proprio la contrazione dello spessore dell'atmosfera a renderne possibile l'attraversamento — la stessa fisica vista da due riferimenti diversi.
È essenziale cogliere la simmetria e la reciprocità degli effetti: ciascun osservatore inerziale vede rallentati gli orologi dell'altro e contratti i suoi righelli. Non c'è contraddizione, perché i due osservatori non confrontano gli stessi eventi nelle stesse condizioni: la relatività della simultaneità garantisce la coerenza. Tempo proprio e lunghezza propria sono le grandezze «privilegiate» perché definite nel riferimento naturale dell'orologio o dell'oggetto; tutte le altre misure si ottengono da queste con il fattore «gamma». Il celebre «paradosso dei gemelli» non è una contraddizione perché il gemello che parte e torna cambia riferimento (accelera), rompendo la simmetria.
γ=11−v2c2\gamma = \dfrac{1}{\sqrt{1 - \dfrac{v^{2}}{c^{2}}}}γ=1−c2v2​​1​

Fattore di Lorentz

Quantità adimensionale maggiore o uguale a 1; misura l'entità degli effetti relativistici. Vale 1 a velocità nulla e tende a infinito quando v tende a c.

Δt=γ Δt0\Delta t = \gamma\,\Delta t_{0}Δt=γΔt0​

Dilatazione dei tempi

L'intervallo Delta t misurato in un riferimento in moto rispetto all'orologio è maggiore del tempo proprio Delta t_0 (misurato dove i due eventi accadono nello stesso punto).

L=L0γL = \dfrac{L_{0}}{\gamma}L=γL0​​

Contrazione delle lunghezze

La lunghezza L misurata per un oggetto in moto è minore della lunghezza propria L_0; la contrazione avviene solo lungo la direzione del moto.

L'orologio a luce e la traiettoria a zig-zag

L'orologio a luce e la dilatazione del tempofigura a più pannelli, 2 pannelli, Dati: orologio fermo — Figura geometrica, 1 v, 2 s; orologio in moto — Figura geometrica, 2 v, 2 sL'orologio a luce e la dilatazione del tempox1x2c·Δt₀orologio fermox1x2c·Δtvorologio in moto
Esempio svolto

Vita media e cammino di un muone

Un muone viaggia verso il suolo a v = 0,98c. La sua vita media a riposo è Delta t_0 = 2,2 microsecondi. Determina la vita media misurata da un osservatore terrestre e la distanza media percorsa nel riferimento terrestre.

  1. 01Calcolo del fattore di Lorentz

    Con beta = 0,98 si ha beta^2 = 0,9604, quindi 1 - beta^2 = 0,0396 e gamma = 1/sqrt(0,0396).

  2. 02Dilatazione del tempo

    La vita media misurata da Terra è gamma volte il tempo proprio.

  3. 03Distanza percorsa (riferimento terrestre)

    Con v = 0,98c circa 2,94 x 10^8 m/s e Delta t circa 11,1 microsecondi.

Risultato: Da Terra il muone vive circa 11,1 microsecondi (contro i 2,2 a riposo) e percorre in media circa 3,3 km: senza la dilatazione dei tempi percorrerebbe solo circa 0,65 km e non raggiungerebbe il suolo. L'esperimento conferma la previsione relativistica.

Obiettivo Maturità

  • Identificare correttamente quale intervallo è il tempo proprio e quale lunghezza è la lunghezza propria: è l'errore decisivo che fa sbagliare il verso dell'effetto (dilatazione/contrazione) in quasi ogni problema di seconda prova.
  • Saper giustificare quantitativamente il decadimento dei muoni con la dilatazione dei tempi (o equivalentemente con la contrazione delle lunghezze): è l'esempio sperimentale richiesto più spesso.

Errori frequenti

  • Confondere il verso degli effetti: il tempo proprio è il PIÙ BREVE e la lunghezza propria è la PIÙ LUNGA; chi inverte i ruoli moltiplica dove dovrebbe dividere.
  • Applicare la contrazione anche alle dimensioni perpendicolari al moto: solo la dimensione PARALLELA alla velocità si contrae.

Approfondimento

La formula della dilatazione si ricava dall'orologio a luce con il teorema di Pitagora. Nel riferimento dell'orologio il raggio percorre «2L» in un tempo proprio «Δt₀ = 2L/c». Per l'osservatore che lo vede muoversi a «v», in un tempo «Δt» l'orologio avanza di «v·Δt» mentre la luce percorre l'ipotenusa: «(c·Δt/2)² = L² + (v·Δt/2)²». Risolvendo si ottiene «Δt = Δt₀/√(1 − v²/c²) = γ·Δt₀», che DEFINISCE il fattore di Lorentz «γ = 1/√(1 − v²/c²)». Il decadimento dei muoni si spiega con la stessa fisica letta da due riferimenti: da Terra il tempo del muone è dilatato («γ·Δt₀») e gli consente di raggiungere il suolo, mentre dal muone è lo spessore dell'atmosfera a essere contratto («L₀/γ») — due descrizioni, un solo fenomeno. Il «paradosso dei gemelli» si scioglie osservando che il gemello viaggiatore, per tornare, DEVE invertire il moto e quindi accelerare: cambia riferimento inerziale, e la simmetria fra i due si rompe. È lui, non l'altro, a essere invecchiato di meno.

Ripasso attivo

Un muone viaggia verso il suolo a v = 0,98c. La sua vita media a riposo è Delta t_0 = 2,2 microsecondi. Determina la vita media misurata da un osservatore terrestre e la distanza media percorsa nel riferimento terrestre.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Trasformazioni di Lorentz e cinematica relativistica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-fisica-fisica-moderna-relativita

Diagramma spazio-tempo e cono di luce

Diagramma di Minkowski e cono di luceFigura geometrica, futuro, passato, altrove, linea di universofuturopassatoaltrovexctcono dilucelinea diuniverso

Punti chiave

Le trasformazioni di Lorentz collegano le coordinate spazio-temporali (x, t) di un evento misurate in un riferimento inerziale S a quelle (x', t') misurate in un secondo riferimento S' che si muove con velocità costante v lungo l'asse x. Esse sostituiscono le trasformazioni di Galileo e, a differenza di queste, mescolano spazio e tempo: la coordinata temporale di un evento dipende anche dalla sua posizione spaziale. Nel limite di velocità piccole rispetto a c (gamma tende a 1 e il termine vx/c^2 diventa trascurabile) le trasformazioni di Lorentz si riducono esattamente a quelle di Galileo, in accordo con il principio di corrispondenza.
Dalle trasformazioni di Lorentz discendono come conseguenze dirette tutti i fenomeni cinematici già introdotti. La dilatazione dei tempi si ottiene considerando due eventi nello stesso punto di S' (Delta x' = 0); la contrazione delle lunghezze si ricava misurando gli estremi di un'asta in moto allo stesso istante in S. Soprattutto, le trasformazioni rendono manifesta la relatività della simultaneità: due eventi simultanei in S (stesso t) ma in posizioni diverse (x diverse) hanno t' diversi in S', perché il termine -vx/c^2 li separa nel tempo. Spazio e tempo cessano così di essere assoluti e indipendenti: diventano un unico continuo, lo spazio-tempo.
La composizione relativistica delle velocità sostituisce la semplice somma galileiana. Se in S' un corpo si muove con velocità u' lungo x, in S la sua velocità u non è u' + v ma il rapporto tra (u' + v) e (1 + u'v/c^2). Il denominatore garantisce due proprietà fondamentali: la somma di due velocità minori di c resta sempre minore di c, e se u' = c allora u = c, qualunque sia v. Così la velocità della luce risulta un limite invalicabile e un invariante, esattamente come richiede il secondo postulato.
Una rappresentazione potente della cinematica relativistica è il diagramma spazio-tempo (diagramma di Minkowski): sull'asse verticale si pone ct e su quello orizzontale x, così che la luce viaggia lungo le bisettrici a 45 gradi. Le rette a 45 gradi formano il «cono di luce», che separa gli eventi: il futuro e il passato causali di un evento stanno dentro il cono (separazione di tipo tempo), mentre gli eventi fuori dal cono (separazione di tipo spazio) non possono essere collegati da alcun segnale e il loro ordine temporale dipende dal riferimento. Il diagramma visualizza in modo immediato quali eventi possono influenzarsi e perché nessuna informazione può superare c.
x′=γ (x−v t),t′=γ ⁣(t−v xc2)x' = \gamma\,(x - v\,t), \qquad t' = \gamma\!\left(t - \dfrac{v\,x}{c^{2}}\right)x′=γ(x−vt),t′=γ(t−c2vx​)

Trasformazioni di Lorentz

Collegano le coordinate (x, t) in S a (x', t') in S' (moto relativo v lungo x). Il termine vx/c^2 nella seconda equazione è la sorgente della relatività della simultaneità.

u=u′+v1+u′ vc2u = \dfrac{u' + v}{1 + \dfrac{u'\,v}{c^{2}}}u=1+c2u′v​u′+v​

Composizione relativistica delle velocità

Sostituisce la somma galileiana u = u' + v. Garantisce che la somma di velocità minori di c resti minore di c e che la velocità della luce sia invariante.

Esempio svolto

Composizione delle velocità a v = 0,6c

In un riferimento S' (in moto a v = 0,6c rispetto a S lungo x) un'astronave viaggia in avanti a u' = 0,6c. Determina la velocità u dell'astronave misurata in S, sia con la composizione galileiana sia con quella relativistica, e commenta la differenza.

  1. 01Previsione galileiana

    La somma classica darebbe u = u' + v = 0,6c + 0,6c = 1,2c, valore superiore a c e quindi fisicamente inaccettabile.

  2. 02Calcolo del denominatore relativistico

    Il termine correttivo vale 1 + (u' v)/c^2 = 1 + (0,6)(0,6) = 1,36.

  3. 03Composizione relativistica

    Si divide la somma 1,2c per 1,36.

Risultato: La velocità reale è circa 0,88c, minore di c come deve essere: la formula relativistica corregge il risultato impossibile 1,2c della somma galileiana, mostrando che c è un limite invalicabile.

Obiettivo Maturità

  • Saper ricavare la dilatazione dei tempi e la contrazione delle lunghezze come CONSEGUENZE delle trasformazioni di Lorentz (non come formule a sé): è un passaggio dimostrativo apprezzato nella seconda prova del Liceo Scientifico.
  • Saper applicare la composizione relativistica delle velocità e verificarne i casi limite (u' = c restituisce c; velocità piccole restituiscono la somma galileiana).

Errori frequenti

  • Usare ancora la somma galileiana u = u' + v per velocità prossime a c: il termine al denominatore 1 + u'v/c^2 è indispensabile e non va mai omesso.
  • Dimenticare la relatività della simultaneità: due eventi con lo stesso t in S quasi mai hanno lo stesso t' in S' (a meno che siano nello stesso punto).

Approfondimento

Il cuore geometrico della relatività è che, pur cambiando «x» e «t» da un riferimento all'altro, resta invariata una combinazione: l'intervallo spazio-temporale «s² = (c·Δt)² − (Δx)²» ha lo stesso valore per tutti gli osservatori inerziali, così come nella geometria euclidea la distanza fra due punti non dipende dagli assi scelti. Questo invariante classifica le coppie di eventi: se «s² > 0» (separazione di tipo tempo) esiste un riferimento in cui avvengono nello stesso luogo e il loro ordine temporale è assoluto — possono essere causa ed effetto; se «s² < 0» (tipo spazio) esiste un riferimento in cui sono simultanei e nessun segnale può collegarli. Il diagramma di Minkowski, con la luce lungo le bisettrici a 45°, rende visibile il «cono di luce» che separa il futuro e il passato causali dall'«altrove». Le trasformazioni di Lorentz sono precisamente quelle che lasciano invariato «s²» e mantengono «c» invalicabile: è per questo che la somma relativistica di due velocità minori di «c» resta sempre minore di «c», e che «u′ = c» dà «u = c» in ogni riferimento.

Ripasso attivo

In un riferimento S' (in moto a v = 0,6c rispetto a S lungo x) un'astronave viaggia in avanti a u' = 0,6c. Determina la velocità u dell'astronave misurata in S, sia con la composizione galileiana sia con quella relativistica, e commenta la differenza.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Dinamica relativistica ed equivalenza massa-energia#

●●●ApprofondimentoLPOSA-fisica-fisica-moderna-relativita

Energia totale relativistica in funzione di beta = v/c

L'energia diverge avvicinandosi a cGrafico di E/(mc^2) = gamma, intercetta sull’asse y in y = 1, crescente, nell’intervallo x da 0 a 0.950.20.40.60.80.511.522.533.54E0 = mc2 (ariposo)energia diriposoE/(mc2) = gammaE / (mc2)beta = v/c

Punti chiave

Perché i principi di conservazione restino validi in ogni riferimento inerziale, anche la dinamica va riformulata. La quantità di moto relativistica di un corpo di massa m che si muove a velocità v non è più m·v, ma gamma·m·v: il fattore di Lorentz fa sì che, avvicinandosi a c, la quantità di moto cresca senza limite. Questo spiega perché nessun corpo dotato di massa possa raggiungere la velocità della luce: occorrerebbe una quantità di moto (e un'energia) infinita. La massa m che compare nelle formule è la massa propria (o massa a riposo), una proprietà invariante del corpo.
L'energia totale di un corpo libero è E = gamma·m·c^2. Anche da fermo (v = 0, gamma = 1) il corpo possiede un'energia non nulla, l'energia di riposo E_0 = m·c^2: è la più celebre conseguenza della teoria, l'equivalenza tra massa ed energia. La massa è una forma «congelata» di energia e una quantità enorme di energia corrisponde a una piccolissima massa, perché il fattore di conversione c^2 è grandissimo. L'energia cinetica relativistica è la differenza tra energia totale ed energia di riposo, K = (gamma - 1)·m·c^2, e per velocità piccole rispetto a c si riduce alla familiare espressione classica un mezzo m v^2 (principio di corrispondenza).
Una relazione di grande utilità lega energia totale, quantità di moto e massa: E^2 = (p·c)^2 + (m·c^2)^2. Essa vale per qualunque corpo e mette in evidenza un caso limite importante: per i fotoni, privi di massa (m = 0), si ottiene E = p·c. La luce trasporta dunque quantità di moto pur essendo priva di massa, fatto confermato dalla pressione di radiazione. La relazione mostra inoltre che la combinazione (E^2 - (pc)^2) è un invariante relativistico, proporzionale alla massa propria, uguale per tutti gli osservatori inerziali.
L'equivalenza massa-energia ha conferme sperimentali quotidiane e di vasta portata. Nelle reazioni nucleari di fissione e fusione una piccola frazione di massa (il «difetto di massa») si converte in energia secondo E = m·c^2: è il principio del Sole e delle centrali nucleari. Negli acceleratori di particelle l'energia cinetica viene convertita in massa di nuove particelle, e la crescita della quantità di moto con gamma è verificata milioni di volte al giorno. Sul piano concettuale, la relatività ristretta ha unificato meccanica ed elettromagnetismo, eliminato l'etere e fondato la cinematica moderna, aprendo poi la strada (nel 1915) alla relatività generale. Resta valida entro il suo dominio — riferimenti inerziali — mentre i campi gravitazionali richiedono la teoria più ampia.
p⃗=γ m v⃗\vec{p} = \gamma\,m\,\vec{v}p​=γmv

Quantità di moto relativistica

La quantità di moto cresce con gamma e diverge quando v tende a c: nessun corpo massivo può raggiungere la velocità della luce.

E=γ m c2,E0=m c2,K=(γ−1) m c2E = \gamma\,m\,c^{2}, \qquad E_{0} = m\,c^{2}, \qquad K = (\gamma - 1)\,m\,c^{2}E=γmc2,E0​=mc2,K=(γ−1)mc2

Energia totale, di riposo, cinetica

Anche da fermo il corpo ha energia E_0 = mc^2 (equivalenza massa-energia); K e' la differenza tra energia totale ed energia di riposo e si riduce a (1/2)mv^2 per v molto minore di c.

E2=(p c)2+(m c2)2E^{2} = (p\,c)^{2} + (m\,c^{2})^{2}E2=(pc)2+(mc2)2

Relazione energia-quantità di moto

Lega E, p e m; per i fotoni (m = 0) diventa E = pc. La combinazione E^2 - (pc)^2 e' un invariante relativistico proporzionale alla massa propria.

Esempio svolto

Energia di un elettrone a v = 0,866c

Un elettrone (energia di riposo m·c^2 = 0,511 MeV) viaggia a v = 0,866c. Determina il fattore di Lorentz, l'energia totale e l'energia cinetica relativistica dell'elettrone, esprimendo i risultati in MeV.

  1. 01Fattore di Lorentz

    Con beta = 0,866 si ha beta^2 = 0,75, quindi 1 - beta^2 = 0,25 e gamma = 1/sqrt(0,25) = 2.

  2. 02Energia totale

    E = gamma·m·c^2 = 2 x 0,511 MeV.

  3. 03Energia cinetica relativistica

    K = (gamma - 1)·m·c^2 = (2 - 1) x 0,511 MeV.

Risultato: Per l'elettrone a 0,866c: gamma = 2, energia totale E = 1,022 MeV ed energia cinetica K = 0,511 MeV (esattamente pari all'energia di riposo). Si noti che il calcolo classico (1/2)mv^2 darebbe circa 0,19 MeV, molto diverso: a queste velocità l'approssimazione classica non è più valida.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere energia totale, energia di riposo ed energia cinetica relativistica, e mostrare che K si riduce a (1/2)mv^2 per basse velocità: è la verifica del principio di corrispondenza richiesta all'esame.
  • Saper interpretare «E = mc^2» come equivalenza (non come semplice trasformazione) e collegarla a una conferma sperimentale concreta (difetto di massa nelle reazioni nucleari, creazione di particelle).

Errori frequenti

  • Usare la quantità di moto classica p = m·v o l'energia cinetica classica (1/2)mv^2 a velocità relativistiche: vanno usate p = gamma·m·v e K = (gamma - 1)mc^2.
  • Affermare che «la massa aumenta con la velocità»: nella trattazione moderna la massa propria m è invariante; ad aumentare sono la quantità di moto e l'energia totale tramite gamma.

Approfondimento

La ridefinizione della quantità di moto in «p = γmv» è imposta dalla richiesta che essa si conservi negli urti in OGNI riferimento inerziale: con la definizione classica «mv» la conservazione varrebbe in un riferimento ma non in un altro legato da una trasformazione di Lorentz. Da «p = γmv» e dal teorema dell'energia cinetica si ricava l'energia totale «E = γmc²», la cui espansione per «v ≪ c» dà «E ≈ mc² + ½mv²»: appare così, accanto alla familiare energia cinetica, un termine costante «mc²», l'energia di riposo. La relazione «E² = (pc)² + (mc²)²» unifica il tutto e, per i fotoni («m = 0»), dà «E = pc», spiegando come la luce trasporti quantità di moto pur essendo priva di massa. L'equivalenza massa-energia è verificata ogni giorno: nella fusione al centro del Sole quattro nuclei di idrogeno formano un nucleo di elio con massa minore di circa lo 0,7%, e quella minuscola differenza, moltiplicata per «c²», è l'energia che illumina l'intero Sistema Solare — un ponte diretto verso il capitolo di fisica nucleare.

Ripasso attivo

Un elettrone (energia di riposo m·c^2 = 0,511 MeV) viaggia a v = 0,866c. Determina il fattore di Lorentz, l'energia totale e l'energia cinetica relativistica dell'elettrone, esprimendo i risultati in MeV.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Crisi della fisica classica e postulati di Einstein◐
    • 02Dilatazione dei tempi e contrazione delle lunghezze◐
    • 03Trasformazioni di Lorentz e cinematica relativistica●
    • 04Dinamica relativistica ed equivalenza massa-energia●

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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