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Con i presocratici la cultura greca compie il passaggio dal «mythos» al «logos»: la realtà non è più spiegata attraverso il racconto degli dèi, ma cercata in un principio razionale, l'«arché» della «physis». Da Talete agli atomisti si succedono modelli alternativi del reale, fino al grande contrasto fra l'essere immutabile di Parmenide e il divenire di Eraclito; con i sofisti l'indagine si sposta dalla natura all'uomo, al linguaggio e alla «pólis». Questo argomento è pienamente in programma e oggetto dell'Esame di Stato (colloquio orale e possibile percorso pluridisciplinare).
5 sezioni~24 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesto conoscere la nascita della filosofia, i principali naturalisti, il contrasto Parmenide/Eraclito e la sofistica (Protagora e Gorgia), sapendone usare il lessico e ricostruire le argomentazioni essenziali.
livello avanzato
Negli indirizzi a più ore (in particolare il Liceo Classico e le Scienze Umane) si approfondiscono i testi e i frammenti, la struttura logica dei paradossi di Zenone e l'analisi retorico-linguistica della sofistica, anche in dialogo con il greco antico e con la storia.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Dal mythos al logos: il quadro concettuale
Componi un breve paragrafo (stile colloquio) che spieghi perché la nascita della filosofia coincide con il passaggio dal mito al logos.
Enuncia la tesi: la filosofia nasce quando la spiegazione del mondo passa dall'autorità del racconto sacro alla forza dell'argomento razionale.
Chiarisci i due termini: il «mythos» spiega per genealogie divine ed è autorevole perché tramandato; il «logos» spiega per cause naturali ed è valido perché dimostrabile.
Aggiungi una condizione storica: la «pólis» e l'agone politico educano al confronto pubblico delle ragioni, modello del confronto filosofico.
Concludi mostrando l'oggetto nuovo: la ricerca dell'«arché», principio razionale unitario della «physis».
Risultato: Un paragrafo coeso che, in quattro mosse (tesi, distinzione, causa, esito), mostra la nascita della filosofia come conquista del discorso razionale sulla domanda dell'«arché».
Errori frequenti
Approfondimento
Sul piano storiografico l'idea di un improvviso «miracolo greco» è stata fortemente ridimensionata. Il primo a ricostruire una storia dei presocratici fu Aristotele stesso nel libro A della «Metafisica», che li lesse retrospettivamente come indagatori della «causa materiale»: una ricostruzione preziosa ma orientata dai suoi quattro schemi causali, di cui occorre diffidare quando cerchiamo il loro pensiero autentico. Nel Novecento due grandi filoni hanno chiarito la posta in gioco. Francis M. Cornford, in «From Religion to Philosophy» (1912) e poi in «Principium Sapientiae», mostrò che il «logos» conserva strutture del «mythos»: le cosmogonie ioniche ricalcano schemi teogonici e l'«ápeiron» eredita tratti del divino. Jean-Pierre Vernant, ne «Le origini del pensiero greco» (1962), spostò l'accento sulle condizioni storico-sociali: la nascita della «pólis», lo spazio pubblico dell'«agorá», l'«isonomía» (uguaglianza di fronte alla legge) e la parola come strumento di dibattito fra pari creano il modello di un cosmo retto da leggi impersonali anziché dall'arbitrio di un sovrano-dio. Studiosi come Walter Burkert hanno inoltre documentato i debiti verso il Vicino Oriente (matematica babilonese, cosmologie). Il punto teorico da padroneggiare al colloquio è dunque duplice: la novità del «logos» sta nel pretendere ragioni pubblicamente controllabili («rendere conto», «lógon didónai»), ma la sua nascita non è una creazione dal nulla, bensì una lenta trasformazione del sapere mitico entro nuove condizioni civili — un «continuismo» che convive con la reale rottura di metodo.
Ripasso attivo
Spiega in che senso la nascita della filosofia rappresenta il passaggio «dal mythos al logos», illustrando almeno due condizioni storico-culturali che lo resero possibile e chiarendo il significato del termine «arché».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La ricerca dell'arché: dalle proposte materiali al numero
Consonanze pitagoriche
I rapporti tra le lunghezze delle corde vibranti che producono gli intervalli musicali consonanti sono numeri interi semplici: per i pitagorici è la prova che il numero ordina il reale.
Una corda lunga 60 cm produce una certa nota. Quale lunghezza deve avere una seconda corda, dello stesso materiale e tensione, per produrre la quinta giusta (rapporto 3:2)? E quale per l'ottava (2:1)?
La quinta corrisponde al rapporto di lunghezze 3:2; la corda più corta dà la nota più acuta.
Da 60/l = 3/2 si ricava l = 60 · 2 / 3 = 40 cm.
L'ottava corrisponde al rapporto 2:1: la corda dell'ottava superiore è la metà.
l = 60 / 2 = 30 cm.
Risultato: Quinta giusta: 40 cm; ottava: 30 cm. I rapporti interi semplici tra lunghezze mostrano concretamente perché i pitagorici videro nel numero il principio ordinatore del reale.
Errori frequenti
Approfondimento
Un approfondimento rigoroso deve chiarire due cose: come conosciamo questi filosofi e qual è la struttura logica delle loro tesi. Dei milesi non possediamo opere, ma «testimonianze» (nell'ordinamento classico le sezioni «A») e rari «frammenti» letterali (le sezioni «B»), raccolti nell'edizione di Hermann Diels e Walther Kranz («I presocratici», da cui la sigla DK): la nostra immagine passa dunque attraverso la «dossografia», cioè le relazioni di autori posteriori — soprattutto Teofrasto, allievo di Aristotele, e il tardo commentatore Simplicio. Distinguere il frammento dalla parafrasi è operazione critica essenziale, perché spesso le tesi ci giungono già filtrate dal lessico aristotelico. Sul piano argomentativo, la mossa di Anassimandro non è un capriccio ma un'inferenza: se il principio fosse uno degli opposti (per esempio l'acqua, cioè l'umido), esso avrebbe già «prevalso» sugli altri e il mondo sarebbe squilibrato; poiché invece i contrari si bilanciano, il principio deve essere «neutro» e illimitato, l'«ápeiron». È un argomento per esclusione che inaugura il ragionamento cosmologico. Quanto ai pitagorici, la scoperta dell'«incommensurabilità» — il fatto che la diagonale del quadrato non sia esprimibile come rapporto di numeri interi rispetto al lato — funziona come una vera «obiezione interna»: minaccia la tesi che «tutto è numero» (inteso come intero e rapporto) e costringe il pensiero greco a distinguere la grandezza continua dalla quantità discreta, un problema che arriverà fino alla teoria delle proporzioni di Eudosso e a Euclide.
Ripasso attivo
Confronta le risposte di Talete, Anassimandro e Anassimene alla domanda sull'«arché», mostrando in che modo ciascuno corregge il precedente, e spiega poi perché i pitagorici spostano il principio dalla materia al numero.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Parmenide contro Eraclito: essere e divenire
Ricostruisci l'argomento di Zenone «Achille e la tartaruga» e spiega quale tesi esso intende difendere e con quale metodo.
Si assume per ipotesi (la tesi avversaria) che il movimento esista e che lo spazio sia infinitamente divisibile. La tartaruga parte con un vantaggio.
Quando Achille raggiunge il punto di partenza della tartaruga, questa ha già avanzato di un tratto; quando copre quel tratto, la tartaruga è di nuovo più avanti, e così via senza fine: i tratti da percorrere sono infiniti.
Dovendo Achille percorrere infiniti tratti in un tempo finito, non raggiungerà mai la tartaruga: il movimento, che pareva ovvio, conduce a una conclusione assurda.
Poiché l'ipotesi (movimento + spazio infinitamente divisibile) genera contraddizione, va respinta: si conferma così l'immobilità dell'essere parmenideo. Il metodo è la «reductio ad absurdum».
Risultato: Il paradosso non nega l'esperienza, ma mostra che pensare il movimento secondo l'infinita divisibilità porta all'assurdo: è un'arma logica a difesa dell'essere uno e immobile di Parmenide.
Errori frequenti
Approfondimento
La forza di Parmenide sta in una deduzione, non in un dogma. La premessa è il principio secondo cui «l'essere è, il non-essere non è»; il passo decisivo è che il non-essere è impensabile e indicibile, perché pensare è sempre pensare qualcosa che è (il celebre frammento «lo stesso è il pensare e l'essere», DK B3). Da qui l'essere non può derivare dal non-essere né trapassarvi: dunque è ingenerato e incorruttibile; non ammette gradi né vuoto, quindi è continuo e omogeneo; non può mutare né muoversi, perché ogni mutamento introdurrebbe un «non-ancora» o un «non-più», cioè del non-essere. Il divenire è così espulso dall'essere e confinato nella «dóxa». Zenone puntella questa conclusione con le «antinomie»: se ammettiamo la molteplicità e il moto, cadiamo in contraddizione. I suoi paradossi hanno avuto lunghissima fortuna matematica. Aristotele rispose distinguendo l'infinito «in potenza» dall'infinito «in atto» (una lunghezza è divisibile all'infinito, ma non è composta di infinite parti già date); solo con il concetto moderno di «limite» e con la somma di una serie geometrica convergente (1/2 + 1/4 + 1/8 + … = 1) si mostra che infiniti intervalli spaziali e temporali possono avere somma finita, sicché Achille raggiunge la tartaruga. Resta però il merito filosofico di Zenone: aver reso problematici il continuo, l'infinito e il rapporto fra spazio, tempo e movimento — nodi che filosofia e scienza non hanno mai smesso di sciogliere.
Ripasso attivo
Confronta la concezione dell'essere di Parmenide e quella del divenire di Eraclito, chiarendo il ruolo del «logos» in entrambi e illustrando come i paradossi di Zenone si inseriscano a difesa della tesi eleatica.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I pluralisti e l'atomismo: rispondere a Parmenide
Spiega, passo per passo, in che modo l'atomismo di Democrito riesce a conciliare il divenire dell'esperienza con il principio parmenideo dell'immutabilità dell'essere.
Da Parmenide resta fermo che l'essere non può nascere dal nulla né perire nel nulla: ciò che è vero essere deve essere eterno e immutabile.
Democrito identifica come «essere» gli atomi (pieni, indivisibili, eterni) e ammette il «vuoto» come non-essere reale in cui gli atomi si muovono.
Ciò che chiamiamo nascita è l'aggregarsi degli atomi, ciò che chiamiamo morte è il loro disgregarsi: gli atomi in sé non mutano, cambia solo la loro configurazione.
I movimenti avvengono per necessità meccanica, senza fini: ne risulta un materialismo meccanicistico in cui ogni qualità sensibile dipende da forma, ordine e posizione degli atomi.
Risultato: L'atomismo salva insieme i due dati: l'immutabilità dei principi (gli atomi) e la realtà del divenire (le loro combinazioni), risolvendo la tensione lasciata aperta da Parmenide.
Errori frequenti
Approfondimento
L'atomismo va letto come la più radicale «riabilitazione del non-essere». Parmenide aveva identificato non-essere e vuoto per negarli entrambi; Leucippo e Democrito compiono la mossa spregiudicata di affermare che «il non-essere (il vuoto) esiste non meno dell'essere (gli atomi)», perché senza spazio vuoto il movimento e la pluralità sarebbero impossibili. Ogni atomo è un piccolo essere parmenideo — pieno, indivisibile, immutabile — ma gli atomi sono infiniti e si muovono nel vuoto per pura «necessità» («anánke»), senza scopo. Ne discende una conseguenza gnoseologica di enorme portata, che Democrito stesso formula: le qualità sensibili non appartengono alle cose ma al nostro rapporto con esse — «per convenzione («nómōi») dolce, per convenzione amaro, per convenzione caldo, per convenzione colore; in verità («eteêi») atomi e vuoto» (DK B9). È la prima, netta distinzione fra qualità oggettive (geometriche) e qualità soggettive (sensibili), che riemergerà, circa venti secoli dopo, in Galileo e in Locke come distinzione fra qualità «primarie» e «secondarie». Aristotele obietterà che senza un fine («télos») e senza un motore la natura resta inspiegata, e che il vuoto è concettualmente problematico; ma la tradizione atomistica, trasmessa da Epicuro e dal poema «De rerum natura» di Lucrezio, sopravvivrà sotterranea per rifiorire nella rivoluzione scientifica con Gassendi, Galileo e Boyle. Da Democrito nasce insomma il programma del materialismo meccanicistico: spiegare il qualitativo mediante il quantitativo.
Ripasso attivo
Illustra come Empedocle, Anassagora e gli atomisti rispondano, in modi diversi, alla sfida di Parmenide, e spiega perché l'atomismo è considerato la prima forma compiuta di materialismo e meccanicismo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La svolta sofistica: dalla physis all'uomo
Analizza la formula di Protagora «l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono», individuandone il senso e le conseguenze.
Va inteso sia come singolo individuo (ciò che appare a me è vero per me) sia, secondo molti interpreti, come comunità umana: la misura è umana, non divina né cosmica.
È il criterio di ciò che è vero e di ciò che esiste: non c'è un metro assoluto sopra l'uomo, ma è l'uomo stesso a stabilire come le cose sono.
La verità è relativa al soggetto: ogni percezione e ogni opinione è vera per chi la ha; cade la nozione di verità unica e oggettiva.
Anche i valori e le leggi sono convenzioni («nómos») relative; tuttavia esistono opinioni più «utili» per la convivenza, e il sofista insegna a rafforzarle: il relativismo non sfocia nell'anarchia ma fonda la vita della «pólis» sull'accordo.
Risultato: La formula esprime un relativismo gnoseologico ed etico: l'uomo, non un principio assoluto, è il criterio del vero e del valore; ne deriva la centralità dell'opinione utile e della parola persuasiva nella vita democratica.
Errori frequenti
Approfondimento
Il nodo teorico da saper discutere è l'«autoconfutazione» del relativismo, l'obiezione classica che Platone rivolge a Protagora nel «Teeteto» (la cosiddetta «peritropé», il «rovesciamento»): se ogni opinione è vera per chi la sostiene, allora è vera anche l'opinione di chi giudica falso il relativismo; dunque il relativismo, per essere coerente, deve ammettere la propria falsità. È un argomento di forma logica ancora oggi discusso e mostra come la sofistica costringa il pensiero a interrogarsi sui fondamenti della verità. Sul versante etico-politico, la contrapposizione «nómos»/«physis» viene radicalizzata dalla sofistica cosiddetta «minore»: Antifonte oppone alla legge, artificiale e coercitiva, la natura come misura autentica; Trasimaco, nel I libro della «Repubblica», definisce la giustizia «l'utile del più forte»; Callicle, nel «Gorgia» platonico, rivendica il «diritto di natura» del più forte contro le convenzioni dei deboli — posizioni che Platone costruisce come bersaglio polemico, ma che pongono un problema reale sul fondamento del diritto. Quanto a Gorgia, l'«Encomio di Elena» va letto come un vero trattato sul potere del «lógos», paragonato a un «phármakon» che agisce sull'anima come un farmaco sul corpo: una prima teoria della persuasione e delle passioni. La storiografia contemporanea (Mario Untersteiner, «I sofisti», 1949; e prima ancora la rivalutazione hegeliana) ha smontato l'immagine platonica dei sofisti come meri «mercanti di sapere», restituendo loro il ruolo di primi maestri di grammatica, retorica e teoria politica della democrazia.
Ripasso attivo
Commenta il principio «l'uomo è misura di tutte le cose» di Protagora e confrontalo con le tre tesi del «Sul non essere» di Gorgia, mostrando in che senso la sofistica sposta l'attenzione dalla natura all'uomo e al linguaggio.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti