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Filosofia antica: presocratici e sofisti

Con i presocratici la cultura greca compie il passaggio dal «mythos» al «logos»: la realtà non è più spiegata attraverso il racconto degli dèi, ma cercata in un principio razionale, l'«arché» della «physis». Da Talete agli atomisti si succedono modelli alternativi del reale, fino al grande contrasto fra l'essere immutabile di Parmenide e il divenire di Eraclito; con i sofisti l'indagine si sposta dalla natura all'uomo, al linguaggio e alla «pólis». Questo argomento è pienamente in programma e oggetto dell'Esame di Stato (colloquio orale e possibile percorso pluridisciplinare).

5 sezioni·~24 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0111 / 16
Profilo d’esame
Cogliere il problema dell'«arché» come prima forma di spiegazione razionale del realeUtilizzare in modo appropriato il lessico filosofico fondamentale («physis», «arché», «logos», essere, divenire)Confrontare modelli esplicativi alternativi (essere/divenire, uno/molteplice) e valutarne la coerenza argomentativa
Operatori:spiegaanalizzaconfrontaclassificaillustrainterpretacommentagiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto conoscere la nascita della filosofia, i principali naturalisti, il contrasto Parmenide/Eraclito e la sofistica (Protagora e Gorgia), sapendone usare il lessico e ricostruire le argomentazioni essenziali.

livello avanzato

Negli indirizzi a più ore (in particolare il Liceo Classico e le Scienze Umane) si approfondiscono i testi e i frammenti, la struttura logica dei paradossi di Zenone e l'analisi retorico-linguistica della sofistica, anche in dialogo con il greco antico e con la storia.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Filosofia antica: presocratici e sofisti
    • 01Dal «mythos» al «logos»: la nascita della filosofia○
    • 02I naturalisti e la ricerca dell'«arché»: ionici e pitagorici◐
    • 03Essere e divenire: Parmenide, Zenone, Eraclito●
    • 04I fisici pluralisti e l'atomismo◐
    • 05La sofistica: relativismo, linguaggio e dimensione umana◐
§ 01

Dal «mythos» al «logos»: la nascita della filosofia#

●○○BaseLPOSA-filosofia-antica-presocratici-sofisti — origine della filosofia e domanda sull'«arché»

Dal mythos al logos: il quadro concettuale

Dal mythos al lògos: la nascita della filosofiaGrafo, Mythos (racconto sacro) → Lògos (discorso razionale), Lògos (discorso razionale) → Domanda sull'arché (principio della physis)Mythos (raccontosacro)Lògos (discorsorazionale)Domandasull'arché(principio dell…passaggio
Fig. 1Nel VI sec. a.C. la spiegazione del mondo passa dall'autorità del racconto divino (mythos) alla forza dell'argomento razionale (lògos), che cerca l'arché, unità nascosta sotto la molteplicità.

Punti chiave

La filosofia nasce nelle colonie greche dell'Asia Minore (Mileto) attorno al VI secolo a.C. come un modo nuovo di interrogare il mondo: non più attraverso il racconto mitico, ma mediante una spiegazione razionale che cerca le cause naturali dei fenomeni. È il celebre passaggio «dal mythos al logos», dove «logos» significa insieme parola, ragione e discorso argomentato che deve rendere conto di sé.
Il «mythos» è il racconto sacro che spiega l'origine del mondo per mezzo di divinità antropomorfe e di genealogie (si pensi alla «Teogonia» di Esiodo): è autorevole perché tramandato, non perché dimostrato. Il «logos» filosofico, al contrario, pretende universalità e controllabilità: chiunque, con la sola ragione, può verificare l'argomento. La filosofia non elimina del tutto il mito, ma lo subordina a un criterio razionale.
Le condizioni storiche che resero possibile questo passaggio sono molteplici: la nascita della «pólis» e del dibattito pubblico, che educa all'argomentazione; la diffusione della scrittura alfabetica e della moneta, che abituano al pensiero astratto; i commerci marittimi e i contatti con le civiltà orientali (egizia, babilonese), da cui i Greci ereditano nozioni matematiche e astronomiche che però rielaborano in forma teorica. Aristotele aggiunge la «meraviglia» («thaumázein») come radice psicologica del filosofare.
La prima grande domanda dei filosofi naturalisti riguarda l'«arché»: il principio originario, ciò da cui tutte le cose derivano, di cui sono fatte e in cui ritornano. È al tempo stesso origine cronologica e fondamento permanente della «physis», cioè della natura intesa come totalità ordinata e in continuo divenire. Porre la domanda sull'«arché» significa cercare l'unità nascosta sotto la molteplicità apparente del mondo.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sul passaggio mito-logos

Componi un breve paragrafo (stile colloquio) che spieghi perché la nascita della filosofia coincide con il passaggio dal mito al logos.

  1. 01Tesi

    Enuncia la tesi: la filosofia nasce quando la spiegazione del mondo passa dall'autorità del racconto sacro alla forza dell'argomento razionale.

  2. 02Distinzione

    Chiarisci i due termini: il «mythos» spiega per genealogie divine ed è autorevole perché tramandato; il «logos» spiega per cause naturali ed è valido perché dimostrabile.

  3. 03Causa storica

    Aggiungi una condizione storica: la «pólis» e l'agone politico educano al confronto pubblico delle ragioni, modello del confronto filosofico.

  4. 04Esito

    Concludi mostrando l'oggetto nuovo: la ricerca dell'«arché», principio razionale unitario della «physis».

Risultato: Un paragrafo coeso che, in quattro mosse (tesi, distinzione, causa, esito), mostra la nascita della filosofia come conquista del discorso razionale sulla domanda dell'«arché».

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione «mythos», «logos», «physis» e «arché»: il colloquio orale richiede l'uso corretto e consapevole del lessico filosofico greco.
  • Saper spiegare PERCHÉ la filosofia nasce in Grecia (condizioni storico-culturali), non limitandosi a elencare i primi filosofi.

Errori frequenti

  • Tradurre «physis» semplicemente con «natura» in senso moderno (l'ambiente): per i Greci è la realtà nel suo prodursi e nel suo principio interno di movimento.
  • Credere che il passaggio dal mito al logos sia stato improvviso e totale: il mito sopravvive (per esempio in Platone) e i primi filosofi conservano tratti religiosi.

Approfondimento

Sul piano storiografico l'idea di un improvviso «miracolo greco» è stata fortemente ridimensionata. Il primo a ricostruire una storia dei presocratici fu Aristotele stesso nel libro A della «Metafisica», che li lesse retrospettivamente come indagatori della «causa materiale»: una ricostruzione preziosa ma orientata dai suoi quattro schemi causali, di cui occorre diffidare quando cerchiamo il loro pensiero autentico. Nel Novecento due grandi filoni hanno chiarito la posta in gioco. Francis M. Cornford, in «From Religion to Philosophy» (1912) e poi in «Principium Sapientiae», mostrò che il «logos» conserva strutture del «mythos»: le cosmogonie ioniche ricalcano schemi teogonici e l'«ápeiron» eredita tratti del divino. Jean-Pierre Vernant, ne «Le origini del pensiero greco» (1962), spostò l'accento sulle condizioni storico-sociali: la nascita della «pólis», lo spazio pubblico dell'«agorá», l'«isonomía» (uguaglianza di fronte alla legge) e la parola come strumento di dibattito fra pari creano il modello di un cosmo retto da leggi impersonali anziché dall'arbitrio di un sovrano-dio. Studiosi come Walter Burkert hanno inoltre documentato i debiti verso il Vicino Oriente (matematica babilonese, cosmologie). Il punto teorico da padroneggiare al colloquio è dunque duplice: la novità del «logos» sta nel pretendere ragioni pubblicamente controllabili («rendere conto», «lógon didónai»), ma la sua nascita non è una creazione dal nulla, bensì una lenta trasformazione del sapere mitico entro nuove condizioni civili — un «continuismo» che convive con la reale rottura di metodo.

Ripasso attivo

Spiega in che senso la nascita della filosofia rappresenta il passaggio «dal mythos al logos», illustrando almeno due condizioni storico-culturali che lo resero possibile e chiarendo il significato del termine «arché».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

I naturalisti e la ricerca dell'«arché»: ionici e pitagorici#

●●○StandardLPOSA-filosofia-antica-presocratici-sofisti — Scuola di Mileto; Pitagora e i pitagorici

La ricerca dell'arché: dalle proposte materiali al numero

La ricerca dell'arché: dalle proposte materiali al numeroTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Filosofo · Arché; Talete · acqua; Anassimandro · ápeiron; Anassimene · aria; Pitagorici · numeroFILOSOFOARCHÉTaleteacquaAnassimandroápeironAnassimeneariaPitagoricinumero
Fig. 2Dai Milesii (principio materiale) ai Pitagorici (il numero, forma matematica) si compie una progressiva astrazione dell'arché. L'ápeiron di Anassimandro è l'«illimitato» indeterminato.

Punti chiave

I primi filosofi, detti «naturalisti» o «fisici», cercano l'«arché» dentro la natura stessa. La Scuola di Mileto apre la ricerca: Talete (inizio VI sec. a.C.), considerato il primo filosofo, individua il principio nell'acqua, elemento che pervade ogni cosa vivente e da cui tutto sembra nutrirsi; a lui si attribuisce anche la celebre affermazione che «tutto è pieno di dèi», segno di un cosmo animato («ilozoismo»).
Anassimandro, allievo di Talete, compie un salto di astrazione: l'«arché» non può essere un elemento determinato, perché un elemento prevarrebbe sugli altri; è dunque l'«ápeiron», l'«infinito-indeterminato», illimitato e immortale, da cui per separazione dei contrari (caldo/freddo, secco/umido) nascono i mondi. A lui si deve il primo frammento filosofico conservato, in cui le cose «pagano la pena dell'ingiustizia» secondo l'ordine del tempo: il divenire è regolato da una giustizia cosmica.
Anassimene chiude la triade milesia ponendo come principio l'aria, che genera le cose mediante due processi quantitativi opposti, la «rarefazione» (l'aria si fa fuoco) e la «condensazione» (l'aria si fa vento, nube, acqua, terra, pietra). Il suo merito è introdurre un meccanismo fisico preciso per spiegare la trasformazione del principio nelle cose, anticipando l'idea di mutamento per gradi quantitativi.
Con Pitagora e i pitagorici (Crotone, fine VI sec. a.C.) il principio non è più una sostanza materiale ma il «numero»: l'ordine, le proporzioni e i rapporti matematici che strutturano la realtà. La scoperta che gli intervalli musicali consonanti corrispondono a rapporti numerici semplici (l'ottava 2:1, la quinta 3:2, la quarta 4:3) suggerisce che l'intero cosmo sia armonia numerica. La scuola pitagorica è anche una comunità religiosa che crede nella «metempsicosi» (trasmigrazione delle anime) e che attraverserà una crisi profonda con la scoperta delle grandezze incommensurabili (l'irrazionalità della diagonale del quadrato).
l1l2=21    (ottava),32    (quinta),43    (quarta)\frac{l_1}{l_2} = \frac{2}{1} \;\; (\text{ottava}), \quad \frac{3}{2} \;\; (\text{quinta}), \quad \frac{4}{3} \;\; (\text{quarta})l2​l1​​=12​(ottava),23​(quinta),34​(quarta)

Consonanze pitagoriche

I rapporti tra le lunghezze delle corde vibranti che producono gli intervalli musicali consonanti sono numeri interi semplici: per i pitagorici è la prova che il numero ordina il reale.

Esempio svolto

Verificare numericamente una consonanza pitagorica

Una corda lunga 60 cm produce una certa nota. Quale lunghezza deve avere una seconda corda, dello stesso materiale e tensione, per produrre la quinta giusta (rapporto 3:2)? E quale per l'ottava (2:1)?

  1. 01Quinta — imposta il rapporto

    La quinta corrisponde al rapporto di lunghezze 3:2; la corda più corta dà la nota più acuta.

  2. 02Quinta — risolvi

    Da 60/l = 3/2 si ricava l = 60 · 2 / 3 = 40 cm.

  3. 03Ottava — imposta il rapporto

    L'ottava corrisponde al rapporto 2:1: la corda dell'ottava superiore è la metà.

  4. 04Ottava — risolvi

    l = 60 / 2 = 30 cm.

Risultato: Quinta giusta: 40 cm; ottava: 30 cm. I rapporti interi semplici tra lunghezze mostrano concretamente perché i pitagorici videro nel numero il principio ordinatore del reale.

Obiettivo Maturità

  • Saper ordinare i tre milesi e motivare la progressiva astrazione del principio (dall'acqua all'«ápeiron» al meccanismo rarefazione/condensazione).
  • Saper spiegare in che senso, per i pitagorici, il numero è «arché»: non solo misura delle cose, ma loro struttura intima, con l'esempio delle consonanze musicali.

Errori frequenti

  • Confondere l'«ápeiron» di Anassimandro con uno degli elementi: esso è proprio l'indeterminato, non identificabile con acqua, aria o fuoco.
  • Ridurre il pitagorismo a pura matematica, dimenticando la sua natura di setta religiosa con dottrine sull'anima e regole di vita.

Approfondimento

Un approfondimento rigoroso deve chiarire due cose: come conosciamo questi filosofi e qual è la struttura logica delle loro tesi. Dei milesi non possediamo opere, ma «testimonianze» (nell'ordinamento classico le sezioni «A») e rari «frammenti» letterali (le sezioni «B»), raccolti nell'edizione di Hermann Diels e Walther Kranz («I presocratici», da cui la sigla DK): la nostra immagine passa dunque attraverso la «dossografia», cioè le relazioni di autori posteriori — soprattutto Teofrasto, allievo di Aristotele, e il tardo commentatore Simplicio. Distinguere il frammento dalla parafrasi è operazione critica essenziale, perché spesso le tesi ci giungono già filtrate dal lessico aristotelico. Sul piano argomentativo, la mossa di Anassimandro non è un capriccio ma un'inferenza: se il principio fosse uno degli opposti (per esempio l'acqua, cioè l'umido), esso avrebbe già «prevalso» sugli altri e il mondo sarebbe squilibrato; poiché invece i contrari si bilanciano, il principio deve essere «neutro» e illimitato, l'«ápeiron». È un argomento per esclusione che inaugura il ragionamento cosmologico. Quanto ai pitagorici, la scoperta dell'«incommensurabilità» — il fatto che la diagonale del quadrato non sia esprimibile come rapporto di numeri interi rispetto al lato — funziona come una vera «obiezione interna»: minaccia la tesi che «tutto è numero» (inteso come intero e rapporto) e costringe il pensiero greco a distinguere la grandezza continua dalla quantità discreta, un problema che arriverà fino alla teoria delle proporzioni di Eudosso e a Euclide.

Ripasso attivo

Confronta le risposte di Talete, Anassimandro e Anassimene alla domanda sull'«arché», mostrando in che modo ciascuno corregge il precedente, e spiega poi perché i pitagorici spostano il principio dalla materia al numero.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Essere e divenire: Parmenide, Zenone, Eraclito#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-antica-presocratici-sofisti — Parmenide e l'eleatismo; Zenone e i paradossi; Eraclito

Parmenide contro Eraclito: essere e divenire

Parmenide contro Eraclito: essere e divenireTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Parmenide · Eraclito; Realtà · l'essere · il divenire; Caratteri · uno, immobile · molteplice; Motto · «l’essere è» · «panta rhei»; Via · verità (lògos) · lògos del divenireASPETTOPARMENIDEERACLITORealtàl'essereil divenireCaratteriuno, immobilemoltepliceMotto«l’essere 軫panta rhei»Viaverità (lògos)lògos del divenire
Fig. 3Zenone difende Parmenide con i paradossi del movimento (reductio ad absurdum). Per Parmenide il divenire è solo doxa (opinione); per Eraclito il lògos è la legge (polemos) del divenire.

Punti chiave

Il cuore teorico della filosofia presocratica è il contrasto fra due grandi visioni del reale: l'essere immutabile di Parmenide e il divenire perpetuo di Eraclito. Parmenide di Elea (V sec. a.C.), nel poema «Sulla natura», distingue la «via della verità» dalla «via dell'opinione» («dóxa»): solo la prima conduce al sapere autentico, perché segue rigorosamente la ragione e non i sensi.
Il principio parmenideo è folgorante: «l'essere è e non può non essere; il non-essere non è e non può in alcun modo essere». Da qui discendono gli attributi dell'essere: è ingenerato e imperituro (nascere e perire implicherebbero il non-essere), uno, immobile, omogeneo e finito come una sfera perfetta. Il divenire e la molteplicità che i sensi mostrano sono pura apparenza, perché pensare il cambiamento significherebbe pensare il passaggio dall'essere al non-essere, cioè pensare il nulla, che è impensabile. Nasce così l'identità fra pensare ed essere.
Zenone di Elea difende la tesi del maestro con il metodo della «riduzione all'assurdo»: assume per ipotesi la posizione avversaria (la molteplicità e il movimento esistono) e ne deriva conseguenze contraddittorie. I celebri paradossi contro il movimento — Achille e la tartaruga, la freccia, la dicotomia — mostrano che, se lo spazio è infinitamente divisibile, il movimento diventa logicamente impossibile, confermando l'immobilità dell'essere. Nel paradosso di Achille, il più veloce non raggiungerebbe mai la tartaruga perché dovrebbe percorrere infiniti tratti sempre più piccoli.
Eraclito di Efeso (VI-V sec. a.C.), detto «l'oscuro», sostiene la tesi opposta: tutto scorre («pánta rhêi») e nulla permane. «Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume», perché le acque mutano di continuo. Il divenire però non è caos: è retto da una legge razionale, il «logos», e nasce dalla tensione tra gli opposti, il «pólemos» (la guerra, il conflitto), «padre di tutte le cose». Gli opposti sono inseparabili e si trasformano l'uno nell'altro (giorno/notte, salute/malattia): la realtà è «armonia dei contrari», unità nascosta che il sapiente sa cogliere sotto l'apparente discordia.
Esempio svolto

Analisi guidata del paradosso di Achille e la tartaruga

Ricostruisci l'argomento di Zenone «Achille e la tartaruga» e spiega quale tesi esso intende difendere e con quale metodo.

  1. 01Ipotesi assunta

    Si assume per ipotesi (la tesi avversaria) che il movimento esista e che lo spazio sia infinitamente divisibile. La tartaruga parte con un vantaggio.

  2. 02Sviluppo

    Quando Achille raggiunge il punto di partenza della tartaruga, questa ha già avanzato di un tratto; quando copre quel tratto, la tartaruga è di nuovo più avanti, e così via senza fine: i tratti da percorrere sono infiniti.

  3. 03Conseguenza assurda

    Dovendo Achille percorrere infiniti tratti in un tempo finito, non raggiungerà mai la tartaruga: il movimento, che pareva ovvio, conduce a una conclusione assurda.

  4. 04Conclusione

    Poiché l'ipotesi (movimento + spazio infinitamente divisibile) genera contraddizione, va respinta: si conferma così l'immobilità dell'essere parmenideo. Il metodo è la «reductio ad absurdum».

Risultato: Il paradosso non nega l'esperienza, ma mostra che pensare il movimento secondo l'infinita divisibilità porta all'assurdo: è un'arma logica a difesa dell'essere uno e immobile di Parmenide.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre il principio di Parmenide e dedurne gli attributi dell'essere, collegandolo all'identità di pensiero ed essere e al rifiuto dei sensi.
  • Saper spiegare la struttura logica dei paradossi di Zenone come «reductio ad absurdum» a difesa di Parmenide, e contrapporre nettamente Parmenide ed Eraclito sul tema essere/divenire.

Errori frequenti

  • Attribuire a Eraclito il «divenire» e a Parmenide il «movimento»: il punto è che per Parmenide il divenire NON esiste (è «dóxa»), mentre per Eraclito è la legge stessa del reale.
  • Interpretare i paradossi di Zenone come errori ingenui: sono argomentazioni rigorose volte a mostrare le contraddizioni dell'ipotesi del movimento, non semplici inganni.

Approfondimento

La forza di Parmenide sta in una deduzione, non in un dogma. La premessa è il principio secondo cui «l'essere è, il non-essere non è»; il passo decisivo è che il non-essere è impensabile e indicibile, perché pensare è sempre pensare qualcosa che è (il celebre frammento «lo stesso è il pensare e l'essere», DK B3). Da qui l'essere non può derivare dal non-essere né trapassarvi: dunque è ingenerato e incorruttibile; non ammette gradi né vuoto, quindi è continuo e omogeneo; non può mutare né muoversi, perché ogni mutamento introdurrebbe un «non-ancora» o un «non-più», cioè del non-essere. Il divenire è così espulso dall'essere e confinato nella «dóxa». Zenone puntella questa conclusione con le «antinomie»: se ammettiamo la molteplicità e il moto, cadiamo in contraddizione. I suoi paradossi hanno avuto lunghissima fortuna matematica. Aristotele rispose distinguendo l'infinito «in potenza» dall'infinito «in atto» (una lunghezza è divisibile all'infinito, ma non è composta di infinite parti già date); solo con il concetto moderno di «limite» e con la somma di una serie geometrica convergente (1/2 + 1/4 + 1/8 + … = 1) si mostra che infiniti intervalli spaziali e temporali possono avere somma finita, sicché Achille raggiunge la tartaruga. Resta però il merito filosofico di Zenone: aver reso problematici il continuo, l'infinito e il rapporto fra spazio, tempo e movimento — nodi che filosofia e scienza non hanno mai smesso di sciogliere.

Ripasso attivo

Confronta la concezione dell'essere di Parmenide e quella del divenire di Eraclito, chiarendo il ruolo del «logos» in entrambi e illustrando come i paradossi di Zenone si inseriscano a difesa della tesi eleatica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

I fisici pluralisti e l'atomismo#

●●○StandardLPOSA-filosofia-antica-presocratici-sofisti — Empedocle, Anassagora; atomisti Leucippo e Democrito

I pluralisti e l'atomismo: rispondere a Parmenide

I pluralisti e l'atomismo: rispondere a ParmenideTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Scuola · Principi · Motore; Empedocle · 4 radici · Amore e Odio; Anassagora · semi (omeomerie) · Nous; Atomisti · atomi e vuoto · necessitàSCUOLAPRINCIPIMOTOREEmpedocle4 radiciAmore e OdioAnassagorasemi (omeomerie)NousAtomistiatomi e vuotonecessità
Fig. 4Tutti conservano l'immutabilità eleatica dei principi: il divenire è combinazione e separazione di elementi eterni, così nascita e morte non violano l'essere.

Punti chiave

Dopo Parmenide la filosofia deve fare i conti con il suo verdetto: l'essere non nasce né perisce. I «pluralisti» tentano allora di salvare insieme l'esperienza del divenire e il principio eleatico che dal nulla non viene nulla. La soluzione è ammettere una pluralità di principi eterni e immutabili: ciò che chiamiamo nascita e morte non è altro che la combinazione e la separazione di elementi che, in sé, restano sempre uguali.
Empedocle di Agrigento individua quattro «radici» eterne — terra, acqua, aria, fuoco — mosse da due forze cosmiche opposte: l'«Amore» («philía»), che unisce, e l'«Odio» («neîkos»), che separa. Il ciclo cosmico alterna il predominio dell'una e dell'altro, generando i mondi. In questo modo gli elementi restano parmenideamente immutabili, mentre il divenire è salvato come loro mescolanza in proporzioni variabili.
Anassagora di Clazomene moltiplica i principi all'infinito: tutto è composto di «semi» («spermata», poi detti «omeomerie»), particelle infinitamente divisibili presenti in ogni cosa («tutto è in tutto»). Ciò che distingue una cosa dall'altra è la prevalenza di certi semi. A ordinare il caos primordiale interviene il «Nous», l'Intelligenza, principio spirituale che separa e dispone: è la prima introduzione di un principio ordinatore distinto dalla materia.
L'atomismo di Leucippo e Democrito di Abdera porta a compimento il programma pluralista riducendo i principi a due: gli «atomi» (l'essere pieno, indivisibile, eterno, qualitativamente identico e diverso solo per forma, ordine e posizione) e il «vuoto» (il non-essere, lo spazio in cui gli atomi si muovono). Tutto ciò che esiste nasce dall'aggregarsi e dal disgregarsi degli atomi per necessità meccanica («ananke»), senza alcun fine: è il primo grande sistema materialistico e meccanicistico della storia del pensiero, in cui anche l'anima è fatta di atomi sottili e sferici.
Esempio svolto

Classificare i pluralisti rispetto a Parmenide

Spiega, passo per passo, in che modo l'atomismo di Democrito riesce a conciliare il divenire dell'esperienza con il principio parmenideo dell'immutabilità dell'essere.

  1. 01Il vincolo eleatico

    Da Parmenide resta fermo che l'essere non può nascere dal nulla né perire nel nulla: ciò che è vero essere deve essere eterno e immutabile.

  2. 02La mossa atomista

    Democrito identifica come «essere» gli atomi (pieni, indivisibili, eterni) e ammette il «vuoto» come non-essere reale in cui gli atomi si muovono.

  3. 03Spiegazione del divenire

    Ciò che chiamiamo nascita è l'aggregarsi degli atomi, ciò che chiamiamo morte è il loro disgregarsi: gli atomi in sé non mutano, cambia solo la loro configurazione.

  4. 04Carattere del sistema

    I movimenti avvengono per necessità meccanica, senza fini: ne risulta un materialismo meccanicistico in cui ogni qualità sensibile dipende da forma, ordine e posizione degli atomi.

Risultato: L'atomismo salva insieme i due dati: l'immutabilità dei principi (gli atomi) e la realtà del divenire (le loro combinazioni), risolvendo la tensione lasciata aperta da Parmenide.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare i pluralisti e gli atomisti come RISPOSTE al problema posto da Parmenide (come salvare il divenire senza ammettere il non-essere assoluto).
  • Saper definire con precisione atomo e vuoto in Democrito e cogliere il carattere meccanicistico e materialistico dell'atomismo.

Errori frequenti

  • Considerare i quattro elementi di Empedocle come «mutevoli»: sono eterni e immutabili; ciò che cambia è solo la loro proporzione nella mescolanza.
  • Pensare che per Democrito il vuoto «non esista»: l'atomismo afferma proprio l'esistenza del vuoto (il non-essere) come condizione necessaria del movimento.

Approfondimento

L'atomismo va letto come la più radicale «riabilitazione del non-essere». Parmenide aveva identificato non-essere e vuoto per negarli entrambi; Leucippo e Democrito compiono la mossa spregiudicata di affermare che «il non-essere (il vuoto) esiste non meno dell'essere (gli atomi)», perché senza spazio vuoto il movimento e la pluralità sarebbero impossibili. Ogni atomo è un piccolo essere parmenideo — pieno, indivisibile, immutabile — ma gli atomi sono infiniti e si muovono nel vuoto per pura «necessità» («anánke»), senza scopo. Ne discende una conseguenza gnoseologica di enorme portata, che Democrito stesso formula: le qualità sensibili non appartengono alle cose ma al nostro rapporto con esse — «per convenzione («nómōi») dolce, per convenzione amaro, per convenzione caldo, per convenzione colore; in verità («eteêi») atomi e vuoto» (DK B9). È la prima, netta distinzione fra qualità oggettive (geometriche) e qualità soggettive (sensibili), che riemergerà, circa venti secoli dopo, in Galileo e in Locke come distinzione fra qualità «primarie» e «secondarie». Aristotele obietterà che senza un fine («télos») e senza un motore la natura resta inspiegata, e che il vuoto è concettualmente problematico; ma la tradizione atomistica, trasmessa da Epicuro e dal poema «De rerum natura» di Lucrezio, sopravvivrà sotterranea per rifiorire nella rivoluzione scientifica con Gassendi, Galileo e Boyle. Da Democrito nasce insomma il programma del materialismo meccanicistico: spiegare il qualitativo mediante il quantitativo.

Ripasso attivo

Illustra come Empedocle, Anassagora e gli atomisti rispondano, in modi diversi, alla sfida di Parmenide, e spiega perché l'atomismo è considerato la prima forma compiuta di materialismo e meccanicismo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

La sofistica: relativismo, linguaggio e dimensione umana#

●●○StandardLPOSA-filosofia-antica-presocratici-sofisti — Protagora (homo mensura); Gorgia (Sul non essere); la pólis di Atene

La svolta sofistica: dalla physis all'uomo

La svolta sofistica: dalla physis all'uomoGrafo, Presocratici: la physis → Sofisti: l'uomo (Atene, democrazia, retorica), Sofisti: l'uomo (Atene, democrazia, retorica) → Protagora: homo mensura (relativismo), Sofisti: l'uomo (Atene, democrazia, retorica) → Gorgia: nulla è, né conoscibile, né dicibilePresocratici: laphysisSofisti: l'uomo(Atene,democrazia, ret…Protagora: homomensura(relativismo)Gorgia: nulla è,né conoscibile,né dicibilesvolta
Fig. 5Il dibattito nomos/physis e il potere del lògos preparano la reazione di Socrate e Platone.

Punti chiave

Con i sofisti (V secolo a.C.) l'interesse filosofico si sposta dalla «physis» all'uomo: dal cosmo alla società, dal principio del reale alla vita della «pólis». Il contesto è l'Atene democratica di Pericle, dove la capacità di parlare e persuadere in assemblea e nei tribunali diventa decisiva. I sofisti sono maestri di «areté» (virtù, eccellenza) che, a pagamento, insegnano l'arte della parola e della politica: per questo sono spesso accusati, da Platone in poi, di vendere il sapere e di insegnare a far prevalere la tesi più debole.
Protagora di Abdera enuncia il principio del relativismo con la formula «homo mensura»: «l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono». Non esiste una verità assoluta valida per tutti: ogni cosa è come appare a ciascuno, e ciò vale per la conoscenza (relativismo gnoseologico) e per i valori (relativismo etico). Ne consegue che non vi sono opinioni «vere» o «false» in assoluto, ma opinioni più o meno «utili»: compito del sapiente è rendere «più forte», cioè più vantaggioso per la comunità, il discorso.
Gorgia di Lentini radicalizza il relativismo fino al nichilismo nel trattato «Sul non essere», articolato in tre tesi: nulla esiste; se anche qualcosa esistesse, non sarebbe conoscibile; se anche fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile ad altri. Crollata la possibilità di una verità oggettiva, resta sovrana la «parola» («lógos»): essa ha un potere quasi magico, capace di plasmare le emozioni e di persuadere, come Gorgia mostra nell'«Encomio di Elena», dove la parola viene paragonata a un farmaco che agisce sull'anima.
La sofistica segna così una svolta antropologica e linguistica: pone al centro l'uomo, il linguaggio, la persuasione e la dimensione politica, e apre il dibattito tra «nómos» (la legge, la convenzione umana) e «physis» (la natura). Pur criticata per il relativismo e per la retorica fine a sé stessa, essa fornisce gli strumenti critici da cui prenderanno le mosse Socrate e Platone, e rappresenta una fondamentale riflessione sulla democrazia e sui suoi rischi.
Esempio svolto

Analisi guidata della formula «homo mensura»

Analizza la formula di Protagora «l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono», individuandone il senso e le conseguenze.

  1. 01Chi è l'«uomo»?

    Va inteso sia come singolo individuo (ciò che appare a me è vero per me) sia, secondo molti interpreti, come comunità umana: la misura è umana, non divina né cosmica.

  2. 02Che cos'è la «misura»?

    È il criterio di ciò che è vero e di ciò che esiste: non c'è un metro assoluto sopra l'uomo, ma è l'uomo stesso a stabilire come le cose sono.

  3. 03Conseguenza gnoseologica

    La verità è relativa al soggetto: ogni percezione e ogni opinione è vera per chi la ha; cade la nozione di verità unica e oggettiva.

  4. 04Conseguenza etica e politica

    Anche i valori e le leggi sono convenzioni («nómos») relative; tuttavia esistono opinioni più «utili» per la convivenza, e il sofista insegna a rafforzarle: il relativismo non sfocia nell'anarchia ma fonda la vita della «pólis» sull'accordo.

Risultato: La formula esprime un relativismo gnoseologico ed etico: l'uomo, non un principio assoluto, è il criterio del vero e del valore; ne deriva la centralità dell'opinione utile e della parola persuasiva nella vita democratica.

Obiettivo Maturità

  • Saper enunciare e interpretare correttamente il principio dell'«homo mensura» di Protagora, distinguendo relativismo gnoseologico ed etico.
  • Saper esporre le tre tesi del «Sul non essere» di Gorgia e collegarle al potere della parola e alla nuova centralità dell'uomo (lo spostamento dalla «physis» all'antropologia).

Errori frequenti

  • Confondere il relativismo di Protagora con un puro «ognuno fa come vuole»: Protagora valorizza comunque le leggi della «pólis» come opinioni utili condivise, non l'arbitrio individuale.
  • Considerare i sofisti come semplici «imbroglioni»: l'immagine negativa deriva in gran parte da Platone; storicamente furono importanti educatori e teorici del linguaggio e della politica.

Approfondimento

Il nodo teorico da saper discutere è l'«autoconfutazione» del relativismo, l'obiezione classica che Platone rivolge a Protagora nel «Teeteto» (la cosiddetta «peritropé», il «rovesciamento»): se ogni opinione è vera per chi la sostiene, allora è vera anche l'opinione di chi giudica falso il relativismo; dunque il relativismo, per essere coerente, deve ammettere la propria falsità. È un argomento di forma logica ancora oggi discusso e mostra come la sofistica costringa il pensiero a interrogarsi sui fondamenti della verità. Sul versante etico-politico, la contrapposizione «nómos»/«physis» viene radicalizzata dalla sofistica cosiddetta «minore»: Antifonte oppone alla legge, artificiale e coercitiva, la natura come misura autentica; Trasimaco, nel I libro della «Repubblica», definisce la giustizia «l'utile del più forte»; Callicle, nel «Gorgia» platonico, rivendica il «diritto di natura» del più forte contro le convenzioni dei deboli — posizioni che Platone costruisce come bersaglio polemico, ma che pongono un problema reale sul fondamento del diritto. Quanto a Gorgia, l'«Encomio di Elena» va letto come un vero trattato sul potere del «lógos», paragonato a un «phármakon» che agisce sull'anima come un farmaco sul corpo: una prima teoria della persuasione e delle passioni. La storiografia contemporanea (Mario Untersteiner, «I sofisti», 1949; e prima ancora la rivalutazione hegeliana) ha smontato l'immagine platonica dei sofisti come meri «mercanti di sapere», restituendo loro il ruolo di primi maestri di grammatica, retorica e teoria politica della democrazia.

Ripasso attivo

Commenta il principio «l'uomo è misura di tutte le cose» di Protagora e confrontalo con le tre tesi del «Sul non essere» di Gorgia, mostrando in che senso la sofistica sposta l'attenzione dalla natura all'uomo e al linguaggio.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Dal «mythos» al «logos»: la nascita della filosofia○
    • 02I naturalisti e la ricerca dell'«arché»: ionici e pitagorici◐
    • 03Essere e divenire: Parmenide, Zenone, Eraclito●
    • 04I fisici pluralisti e l'atomismo◐
    • 05La sofistica: relativismo, linguaggio e dimensione umana◐

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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