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Nel I secolo a.C. la Repubblica romana entra nella sua crisi terminale: alle guerre civili e alla disgregazione del consenso politico corrisponde una straordinaria fioritura della prosa latina. Cesare piega la storiografia all'autorappresentazione nei Commentarii, Sallustio inaugura a Roma la monografia storica con una vena pessimistica e moralistica, Cicerone porta l'oratoria, la filosofia e l'epistolografia al loro vertice classico. Questo appunto ricostruisce il quadro storico, analizza i tre autori per generi, stile e finalità, e guida alla lettura e al commento dei loro testi secondo le Indicazioni Nazionali e il profilo dell'Esame di Stato.
5sezionica. 18min di lettura4competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede di collocare i tre autori nel contesto della crisi repubblicana, riconoscerne generi e caratteri stilistici fondamentali e analizzare brani noti in traduzione o con testo a fronte.
livello avanzato
Al Liceo Classico si chiede in più la traduzione e l'analisi morfosintattica autonoma di brani d'autore (anche in vista della seconda prova) e un confronto critico più fine fra i modelli storiografici e fra l'ideale ciceroniano e la realtà politica del tempo.
Lesetiefe: Approfondimento
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Linea del tempo della tarda Repubblica con i tre autori
Ordina cronologicamente i seguenti eventi e collega ciascuno all'autore o all'opera pertinente: congiura di Catilina; consolato di Cicerone; conquista della Gallia; battaglia di Farsàlo; Idi di marzo; morte di Cicerone.
63 a.C. consolato di Cicerone e congiura di Catilina; 58-51 a.C. conquista della Gallia; 48 a.C. battaglia di Farsàlo; 44 a.C. Idi di marzo (uccisione di Cesare); 43 a.C. morte di Cicerone.
Il consolato e la congiura → le Catilinariae di Cicerone e il De Catilinae coniuratione di Sallustio; la conquista della Gallia → il De bello Gallico di Cesare; la guerra civile e Farsàlo → il De bello civili di Cesare; la fine della Repubblica → le Philippicae di Cicerone, che gli costano la vita.
Ogni grande snodo politico genera un'opera: l'azione e la sua narrazione/giustificazione procedono insieme, segno che la scrittura è parte della contesa per il potere.
Risultato: Sequenza: 63 → 58-51 → 48 → 44 → 43 a.C.; ciascun evento risulta documentato da almeno un'opera coeva dei tre autori, a riprova del legame fra crisi e produzione letteraria.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Componi un paragrafo argomentativo (8-10 righe) che spieghi la tesi: «Nell'età della crisi repubblicana la letteratura in prosa diventa uno strumento di lotta politica». Sostieni la tesi con almeno tre esempi tratti dalle opere di Cesare, Sallustio e Cicerone.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I Commentarii di Cesare: le due opere a confronto
Traduci e commenta: «Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur.»
Proposizione principale: «Gallia est omnis divisa in partes tres» (est divisa = perfetto passivo di divido; omnis è predicativo o attributo enfatico = 'la Gallia nel suo insieme'). Segue una relativa «quarum... incolunt Belgae» (quarum genitivo partitivo retto da partes); incolunt regge i tre soggetti Belgae, Aquitani, e la relativa «qui... appellantur».
incolunt = 'abitano'; appellantur = 'sono chiamati'; ipsorum lingua / nostra (sott. lingua) = 'nella loro lingua / nella nostra', ablativo di limitazione. Resa: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.»
Il tono è quello asettico di una scheda geografica: nessun 'io', verbo essere e presenti gnomici. Ma la suddivisione netta in tre parti e la distinzione linguistica preparano il lettore a un territorio frammentato e quindi 'da ordinare', legittimando implicitamente la conquista.
Risultato: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.» La sobrietà descrittiva è già strategia persuasiva.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Leggi l'incipit del De bello Gallico («Gallia est omnis divisa in partes tres...»). Analizza in che modo, già nelle prime righe, l'apparente sobrietà descrittiva prepari e legittimi l'intervento militare romano; rispondi in 8-10 righe.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa concettuale: il pessimismo storiografico di Sallustio
Analizza il celebre ritratto iniziale: «L. Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque.» Individua la tecnica del ritratto morale sallustiano.
Soggetto «L. Catilina», participio attributivo «nobili genere natus» (ablativo di origine = 'nato da nobile stirpe'); predicato «fuit», con ablativi di qualità «magna vi et animi et corporis» (di grande forza d'animo e di corpo) e «ingenio malo pravoque» (di indole malvagia e perversa).
Il ritratto è costruito su un'antitesi netta segnata da «sed»: doti naturali eccezionali (vis animi et corporis) CONTRO il loro impiego perverso (ingenio malo). Catilina è il talento corrotto, immagine emblematica della nobiltà romana decaduta.
Il singolo personaggio diventa exemplum della tesi storica: la grandezza romana si è rovesciata in distruttività perché i mores si sono guastati. Il ritratto non descrive, giudica.
Risultato: «Lucio Catilina, nato da nobile stirpe, fu di grande forza d'animo e di corpo, ma di indole malvagia e perversa.» L'antitesi sed condensa l'intera diagnosi morale dell'opera.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo (8-10 righe) la formula sallustiana per cui la rovina di Roma comincia «metu hostili in bonis artibus civitatem retinente» (finché il timore del nemico tenne la città nelle buone arti). Illustra il nesso fra distruzione di Cartagine, fine del metus hostilis e corruzione dei costumi.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'opera di Cicerone per generi
Commenta: «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?»
È un esordio ex abrupto: niente preambolo, l'oratore aggredisce subito Catilina presente in Senato con tre domande retoriche incalzanti. La tensione drammatica è massima dalla prima parola.
Interrogationes (domande retoriche) in serie; anafora del modulo interrogativo (quo usque... quam diu... quem ad finem); apostrofe diretta all'avversario («Catilina»); il polisindeto emotivo e l'uso di termini connotati (furor, audacia effrenata) costruiscono il ritratto morale del nemico.
Le tre domande creano un climax di indignazione e collocano Cicerone come voce dello Stato («nostra», «nos»): l'oratore si fa portavoce della comunità e isola Catilina come corpo estraneo. La forma è già condanna.
Risultato: «Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora questa tua follia si farà beffe di noi? A quale termine si lancerà la tua sfrenata audacia?» L'esordio ex abrupto, fondato su anafora e interrogationes, trasforma l'apertura in un atto d'accusa.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Analizza l'esordio della prima Catilinaria («Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»): individua almeno due figure retoriche e spiega come l'oratore costruisce fin dalle prime parole il pathos dell'indignazione e l'isolamento dell'avversario. Rispondi in 10-12 righe.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Tabella comparativa Cesare / Sallustio (storiografia)
Imposta un confronto fra Cesare e Sallustio come storiografi, mostrando come la diversa finalità si rifletta nello stile.
Scegli criteri omogenei: (1) genere e metodo; (2) posizione del narratore rispetto ai fatti; (3) stile e sintassi; (4) interpretazione della crisi repubblicana.
Cesare: commentarius, narratore-protagonista in terza persona, stile limpido e lineare, oggettività apparente al servizio dell'autoapologia. Sallustio: monografia storica, narratore esterno e giudice, brevitas/inconcinnitas/variatio, lettura moralistica fondata su ambitio, avaritia e perdita dei mores.
La forma serve la finalità: Cesare deve apparire credibile e neutro per persuadere, quindi sceglie la chiarezza; Sallustio deve denunciare la decadenza, quindi sceglie uno stile aspro e sentenzioso che 'pesa' moralmente i fatti. Due risposte opposte alla medesima crisi.
Risultato: Un confronto ben costruito mostra che la differenza stilistica (chiarezza ciceroniano-cesariana vs asprezza sallustiana) è funzione della diversa finalità storiografica: persuadere apparendo oggettivi contro giudicare moralmente.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Redigi una tabella comparativa Cesare/Sallustio su quattro assi (genere e metodo; posizione del narratore; stile e sintassi; interpretazione della crisi) e, sotto, un paragrafo di sintesi (8-10 righe) che spieghi perché i due rappresentano due modelli storiografici alternativi.
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Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti