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La tragedia è il genere drammatico nato e fiorito ad Atene nel V secolo a.C., rappresentato nel contesto religioso e civico delle Grandi Dionisie. In questo appunto se ne ricostruiscono le origini e la struttura formale, e si analizzano i tre grandi tragici — Eschilo, Sofocle ed Euripide — coglierne la lingua, i temi (« hybris », « ate », « nemesis », destino e responsabilità) e la funzione del teatro nella « polis ». L'argomento è pienamente dentro l'Esame di Stato: la conoscenza storico-letteraria sostiene l'analisi e l'interpretazione dei testi tradotti, cuore della seconda prova e del colloquio.
4sezionica. 20min di lettura3competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 06/2026
livello base
Conoscere la struttura formale della tragedia, i tre tragici con almeno un'opera-chiave ciascuno e i nuclei tematici fondamentali (destino, giustizia, hybris), sapendoli applicare all'analisi di un brano tradotto.
livello avanzato
Nel Liceo Classico si richiede inoltre la lettura diretta di passi in lingua (con analisi metrico-stilistica delle parti corali e dialogiche) e il confronto critico fra le tre poetiche, anche alla luce della «Poetica» di Aristotele.
Lesetiefe: Approfondimento
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Pianta del teatro greco
Struttura formale della tragedia attica
Di una tragedia ti vengono indicate, nell'ordine, queste parti: (a) un monologo iniziale di un personaggio solo in scena; (b) il canto con cui il coro entra nell'orchestra; (c) un dialogo serrato fra due personaggi; (d) un canto del coro fermo nell'orchestra; (e) il canto finale con cui il coro lascia la scena. Assegna a ciascuna il nome tecnico greco e di' se è recitata o cantata.
È la parte che precede l'ingresso del coro e introduce l'antefatto: si chiama « prologo » (πρόλογος). È recitata, in trimetri giambici.
Il canto con cui il coro entra è la « parodo » (πάροδος). È cantata, in lirica corale.
La scena dialogata fra gli attori è un « episodio » (ἐπεισόδιον). È recitata.
Il canto eseguito dal coro « da fermo », tra un episodio e l'altro, è uno « stasimo » (στάσιμον). È cantato.
Il canto finale con cui il coro lascia l'orchestra è l'« esodo » (ἔξοδος). Chiude la tragedia.
Risultato: Ordine corretto: prologo (recitato) → parodo (cantata) → episodio (recitato) → stasimo (cantato) → esodo. L'alternanza recitato/cantato corrisponde all'alternanza fra trimetri giambici e lirica corale.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Dato lo schema formale della tragedia attica, individua e definisci in ordine le sue cinque parti principali, indicando per ciascuna se è recitata o cantata e quale funzione drammaturgica svolge; spiega poi che cosa fossero le Grandi Dionisie e la coregia.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'Orestea: dalla vendetta di sangue alla giustizia della polis
« Páthei máthos » (πάθει μάθος): traduci l'espressione e spiega, in un paragrafo argomentato, come essa esprima la concezione eschilea del rapporto fra l'uomo, la sofferenza e la divinità, collegandola alla catena hybris-ate-nemesis.
« páthei » è dativo di « páthos » (sofferenza, esperienza dolorosa) con valore strumentale; « máthos » è « apprendimento, conoscenza ». Resa: « con la sofferenza, la conoscenza » ovvero « si impara soffrendo ».
La formula appare nella parodo dell'« Agamennone », in un canto del coro che riflette sulla legge istituita da Zeus per gli uomini: la conoscenza non è dono gratuito ma frutto del dolore.
L'uomo che cede alla « hybris » (la tracotanza che eccede la misura) cade nell'« ate » (l'accecamento) e subisce la « nemesis » (la punizione che ristabilisce l'ordine): la sofferenza che ne deriva diventa, per chi sopravvive e medita, fonte di « máthos ».
Si argomenta che per Eschilo il dolore non è cieco ma teleologicamente orientato: rientra in un ordine divino retto da Zeus che, attraverso la pena, educa l'umanità e la conduce a una giustizia più alta (come nell'esito dell'Orestea).
Risultato: « Páthei máthos » = « la conoscenza attraverso la sofferenza ». Esprime la teologia eschilea della giustizia di Zeus, per cui la catena hybris-ate-nemesis non è pura rovina, ma il percorso doloroso attraverso cui l'uomo accede a una comprensione più matura dell'ordine del mondo.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega che cosa si intende per « trilogia legata » e illustra, prendendo come esempio l'« Orestea », come Eschilo rappresenti il passaggio dalla vendetta privata alla giustizia civica; chiarisci nel discorso i termini hybris, ate, nemesis e la formula « páthei máthos ».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il conflitto in Antigone
In « Antigone » chi ha ragione, Antigone o Creonte? Costruisci un breve paragrafo argomentativo (tesi, sviluppo a due voci, conclusione) che mostri perché la domanda, così posta, sia tragicamente mal formulata.
Tesi: nella tragedia sofoclea il conflitto non oppone un giusto a un ingiusto, ma due valori entrambi legittimi resi distruttivi dall'intransigenza di chi li incarna.
Antigone difende le « leggi non scritte » (agraphoi nomoi) degli dèi e del sangue: il dovere di seppellire il fratello è un imperativo religioso e familiare anteriore a ogni decreto umano.
Creonte difende il « nómos » della polis: dopo una guerra civile, l'autorità dello Stato e la distinzione fra chi difende e chi attacca la città sono necessarie alla sopravvivenza della comunità.
Entrambi assolutizzano il proprio principio e ne escono distrutti: Antigone muore, Creonte perde figlio e moglie. La colpa tragica è l'eccesso (hybris) di chi non riconosce alcun limite alla propria ragione.
Conclusione: la potenza del dramma sta proprio nel non dare ragione a una sola parte; il « torto » è dell'assolutismo, non di uno dei due valori in gioco.
Risultato: Un paragrafo ben costruito riconosce che Antigone e Creonte difendono valori entrambi reali (legge divina/familiare vs legge dello Stato): la dimensione tragica nasce dall'intransigenza che li acceca, non dal fatto che uno dei due abbia semplicemente « torto ».
Errori frequenti
Ripasso attivo
Analizza la figura dell'eroe tragico sofocleo prendendo come esempio Antigone: spiega in che cosa consista il conflitto tra « nómos » della polis e leggi non scritte, quali ragioni difendano rispettivamente Antigone e Creonte, e perché entrambi possano dirsi figure tragiche.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre tragici a confronto
Spiega come la « Medea » di Euripide esemplifichi l'indagine psicologica e il rinnovamento del genere tragico, individuando nel personaggio di Medea il conflitto interiore e collegandolo ai tratti tecnici della drammaturgia euripidea.
Medea, abbandonata da Giasone che sposa la figlia del re di Corinto, matura una vendetta tremenda: uccidere i figli avuti da Giasone per colpirlo nel modo più atroce.
Il cuore del dramma è il celebre monologo in cui Medea oscilla fra l'amore materno e la sete di vendetta: la passione (« thymós ») prevale sulla ragione, in un'analisi psicologica senza precedenti.
Si riconoscono i tratti euripidei: il prologo espositivo (la nutrice riassume l'antefatto), l'agone retorico fra Medea e Giasone, il coro che partecipa ma non domina, e il finale con Medea che fugge sul carro del Sole — un'apparizione prodigiosa affine al deus ex machina.
Medea non è un'eroina « esemplare » ma un essere umano (per quanto di stirpe divina) dominato dalle passioni: Euripide porta sulla scena l'irrazionale e dà voce a una figura femminile complessa, scandalizzando i contemporanei e anticipando una sensibilità nuova.
Risultato: « Medea » esemplifica il rinnovamento euripideo: indagine psicologica del conflitto interiore (amore materno vs vendetta), realismo dei personaggi, agone retorico, prologo espositivo e finale prodigioso. La tragedia non rappresenta più l'ordine divino, ma la potenza distruttiva delle passioni umane.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Illustra in che senso Euripide « rinnova » la tragedia rispetto a Eschilo e Sofocle, soffermandoti su almeno quattro elementi concreti (realismo e psicologia dei personaggi, ruolo del coro, prologo, deus ex machina, razionalismo critico) e portando un esempio tratto da « Medea » o dalle « Baccanti ».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti