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Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la filosofia europea cerca un nuovo punto di partenza: non più i sistemi metafisici né il positivismo scientista, ma la descrizione rigorosa dei vissuti della coscienza e l'analisi dell'esistenza concreta dell'uomo. La fenomenologia di Husserl rifonda il sapere come «ritorno alle cose stesse», a partire dall'intenzionalità della coscienza e dal metodo dell'epoché; da essa, attraverso l'analitica esistenziale dell'Esserci di Heidegger, prende forma l'esistenzialismo, che culmina in Francia con Sartre e la tesi che «l'esistenza precede l'essenza», con il primato della libertà, della responsabilità e della denuncia della malafede. L'argomento è pienamente compreso nel programma del quinto anno e rientra nell'Esame di Stato.
5sezionica. 18min di lettura4competenzeLivelloBase 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 06/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesto di conoscere i nuclei fondamentali (intenzionalità ed epoché in Husserl; Esserci, esistenza autentica/inautentica ed essere-per-la-morte in Heidegger; «l'esistenza precede l'essenza», libertà e malafede in Sartre) e di saperli esporre con il lessico corretto.
livello avanzato
Nel Liceo Classico e nel Liceo delle Scienze Umane si valorizzano l'analisi dei testi e i nessi storico-culturali (crisi delle scienze europee, esistenzialismo come «clima» del Novecento, declinazioni italiane come Abbagnano), mentre negli indirizzi scientifici si può sottolineare il rapporto fenomenologia/scienze e la critica all'oggettivismo galileiano nella Crisi husserliana.
Lesetiefe: Approfondimento
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Intenzionalità ed epoché: la struttura del metodo husserliano
Commenta il programma husserliano del «ritorno alle cose stesse», chiarendo che cosa si intende per «cosa», quale errore filosofico esso intende correggere e attraverso quale metodo si realizza.
Per Husserl la «cosa» (Sache) non è l'oggetto fisico studiato dalle scienze, ma il fenomeno: ciò che appare alla coscienza così come appare. Il «ritorno» è dunque un ritorno al dato originario dell'esperienza vissuta, prima delle costruzioni teoriche.
Il bersaglio è duplice: lo psicologismo, che riduce le verità logiche a fatti psichici, e l'oggettivismo scientista, che sostituisce al mondo vissuto un modello matematico spacciato per la realtà in sé. Entrambi dimenticano la coscienza come luogo in cui ogni senso si costituisce.
Per tornare alle cose stesse occorre sospendere (epoché) l'atteggiamento naturale e ricondurre (riduzione) i fenomeni alla coscienza pura, descrivendone le strutture essenziali e la correlazione intenzionale noesi-noema.
Il motto esprime così l'ideale di una filosofia descrittiva e rigorosa, che non spiega causalmente i fenomeni ma li descrive nel loro mostrarsi, fondando ogni sapere sull'evidenza dell'esperienza vissuta.
Risultato: «Ritorno alle cose stesse» significa rifondare la filosofia sulla descrizione fedele dei fenomeni così come si danno alla coscienza, correggendo psicologismo e oggettivismo per mezzo dell'epoché e della riduzione fenomenologica.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 12-15 righe) che cosa Husserl intende per «intenzionalità della coscienza» e per «epoché», chiarendo perché quest'ultima non coincide con lo scetticismo né con il dubbio cartesiano.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'Esserci come essere-nel-mondo: la mappa dei concetti di Essere e tempo
Costruisci un breve testo argomentativo in cui distingui l'esistenza autentica da quella inautentica in Heidegger, usando almeno tre coppie di concetti opposti e un esempio tratto dalla vita quotidiana.
L'Esserci è da sempre «deiettato» nella quotidianità: vive anzitutto e per lo più in modo inautentico, assorbito dalle cose e dagli altri. L'autenticità non è quindi uno stato originario, ma una possibilità da conquistare.
Inautentico: dominio del «Si» (das Man) / chiacchiera / curiosità / dispersione nell'anonimato. Autentico: singolarità riassunta / silenzio e ascolto della voce della coscienza / risolutezza / assunzione delle proprie possibilità.
Chi sceglie un percorso «perché così fan tutti», ripetendo il «si dice», vive nell'inautenticità del Si; chi, di fronte alla propria fine, decide la propria vita assumendola come compito irripetibile, esiste autenticamente.
Autentico e inautentico non sono due vite separate: l'autenticità è una modificazione dell'esistenza quotidiana, un suo «riprendersi», non una fuga dal mondo.
Risultato: L'esistenza inautentica è la dispersione anonima nel «Si», quella autentica è la ripresa risoluta della propria singolarità: due possibilità del medesimo Esserci, non due nature diverse.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Illustra la distinzione heideggeriana fra esistenza autentica e inautentica, spiegando il ruolo del «Si» (das Man) e perché la deiezione non vada interpretata come una colpa morale ma come una struttura della vita quotidiana.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dall'angoscia all'autenticità: paura, angoscia ed essere-per-la-morte
A partire dall'affermazione heideggeriana secondo cui «ciò di cui l'angoscia si angoscia è l'essere-nel-mondo stesso», spiega in che senso l'angoscia differisce dalla paura e quale funzione svolge nell'esistenza.
La paura è sempre paura «di» qualcosa di intramondano (un pericolo, una minaccia determinata): ha un oggetto. L'angoscia non ha alcun oggetto determinato; ciò davanti a cui ci si angoscia è «il nulla», cioè non un ente ma l'essere-nel-mondo nella sua totalità.
Proprio perché non si aggrappa a nessuna cosa, l'angoscia toglie all'Esserci la familiarità rassicurante del mondo quotidiano e lo pone di fronte alla propria nuda esistenza: lo «spaesa» (Unheimlichkeit, lo «spaesamento»).
Questo spaesamento è positivo: strappando l'Esserci al «Si», l'angoscia gli rivela che è un poter-essere, una libertà gettata che deve decidere di sé, e gli dischiude la possibilità più propria, la morte.
L'angoscia non è dunque una malattia da curare, ma la condizione emotiva che apre la via all'esistenza autentica.
Risultato: Mentre la paura ha un oggetto determinato, l'angoscia, non avendone alcuno, rivela all'Esserci il suo essere-nel-mondo come libertà finita e gli dischiude la possibilità autentica dell'essere-per-la-morte.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Analizza la distinzione fra paura e angoscia in Heidegger e spiega perché l'essere-per-la-morte, lungi dall'essere una resa pessimistica, costituisca la condizione dell'esistenza autentica.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Esistenza ed essenza in Sartre: dal tagliacarte all'uomo libero
Componi un paragrafo argomentativo (circa 12 righe) che spieghi che cos'è la «malafede» (mauvaise foi) in Sartre, distinguendola dalla menzogna e collegandola alla libertà, con un esempio.
Affermare che la malafede è la forma sartriana dell'autoinganno: la menzogna che la coscienza fa a se stessa per sfuggire alla propria libertà e alla responsabilità che ne deriva.
Precisare che, a differenza della menzogna comune (in cui chi mente conosce la verità che nasconde all'altro), nella malafede ingannatore e ingannato sono la stessa coscienza: ci si nasconde a se stessi la propria libertà.
Mostrare che la malafede consiste nel fingersi un in-sé, una «cosa» determinata dal proprio ruolo, dal passato o dalle circostanze, negando di essere un per-sé sempre libero di scegliere altrimenti.
Citare il cameriere che «recita» il proprio mestiere con gesti troppo precisi, identificandosi col ruolo per non riconoscersi libero; concludere che la malafede è l'inautenticità, mentre l'autenticità è l'assunzione lucida della propria libertà.
Risultato: La malafede è la menzogna che la coscienza fa a se stessa per negare la propria libertà, fingendosi una cosa determinata; si distingue dalla menzogna perché ingannatore e ingannato coincidono, e si oppone all'esistenza autentica.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega la tesi sartriana «l'esistenza precede l'essenza» servendoti dell'esempio del tagliacarte, e collega tale tesi ai concetti di responsabilità totale e di malafede.
Richiamo attivo
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le declinazioni dell'esistenzialismo nel Novecento
Confronta brevemente l'esistenzialismo ateo di Sartre con quello religioso di Jaspers o Marcel, individuando il tema comune e il punto di divergenza decisivo.
Entrambi muovono dal primato dell'esistenza concreta, finita e situata: l'uomo non è definito da un'essenza data, ma dalla sua condizione esistenziale, segnata da scelta, finitezza e limite.
Per Sartre, l'assenza di Dio implica che non vi siano valori prestabiliti: l'uomo è «condannato a essere libero» e crea da sé i propri valori, nell'abbandono e nella responsabilità totale.
Per Jaspers le situazioni-limite (morte, colpa, sofferenza) aprono l'esistenza alla Trascendenza; per Marcel il «mistero» dell'essere si dischiude nella fede, nella speranza e nell'intersoggettività. Il limite non chiude, ma rinvia oltre.
Il punto di rottura è il rapporto con la Trascendenza: dove Sartre vede nell'assenza di Dio il fondamento della libertà assoluta, gli esistenzialisti religiosi vedono nel limite un'apertura al Trascendente.
Risultato: Esistenzialismo ateo e religioso condividono il primato dell'esistenza finita e situata, ma divergono sul senso del limite: per Sartre fonda una libertà senza Dio, per Jaspers e Marcel apre alla Trascendenza.
Errori frequenti
Ripasso attivo
Spiega perché l'esistenzialismo si definisce un «clima» filosofico più che una scuola, indicandone la matrice comune e confrontando almeno l'esistenzialismo ateo di Sartre con quello religioso di Jaspers o Marcel.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)