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Riflessione sulla lingua e analisi contrastiva

La riflessione sulla lingua è lo sguardo consapevole che lo studente rivolge al funzionamento della lingua straniera, dai suoni alla sintassi, fino al lessico e ai registri. L'analisi contrastiva confronta in modo sistematico la lingua 3 con l'italiano e con le altre lingue studiate, mettendo a fuoco analogie, differenze e interferenze. È una competenza trasversale che alimenta tutte le abilità (ascolto, lettura, parlato, scrittura) e che, nel triennio del Liceo Linguistico, sostiene l'apprendimento autonomo e la padronanza interlinguistica.

4 sezioni·~18 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0999 / 14
Profilo d’esame
Operare confronti tra lingue diverse cogliendo analogie, differenze e interferenzeSviluppare consapevolezza metalinguistica a sostegno dell'apprendimentoRiflettere sui sottosistemi della lingua (fonologia, morfologia, sintassi, lessico) e sul loro usoRiconoscere registri e varietà della lingua e adeguare il proprio uso al contesto
Operatori:analizzaconfrontaclassificaspiegaillustragiustificainterpretadescrivi

livello base

Si richiede di riconoscere e descrivere le differenze più evidenti tra la lingua 3 e l'italiano (ordine delle parole, articolo, tempi verbali principali) e di individuare gli errori da interferenza più comuni.

livello avanzato

L'indirizzo linguistico chiede un confronto sistematico su più livelli di analisi (fonologia, morfologia, sintassi, lessico, pragmatica), l'uso consapevole dei registri e la riflessione critica sul transfer positivo e negativo tra tutte le lingue del proprio repertorio.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Riflessione sulla lingua e analisi contrastiva
    • 01Riflessione metalinguistica sui sottosistemi della lingua◐
    • 02Analisi contrastiva con l'italiano e le altre lingue◐
    • 03Interferenze e transfer linguistico●
    • 04Registri e varietà della lingua◐
§ 01

Riflessione metalinguistica sui sottosistemi della lingua#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-riflessione-sulla-lingua-analisi-contrastivaLPIndicazioni Nazionali per i Licei — riflessione sulla lingua

I livelli di analisi linguistica

I livelli di analisi linguisticacolonna stratificata, 5 strati, Dati: Fonologia, Morfologia, Sintassi, Lessico-semantica, Pragmaticaunità minima → testoFonologiafonemi, accentoMorfologiaradice, desinenzeSintassiordine, accordoLessico-semanticasignificatoPragmaticascopo, contesto
Fig. 1Cinque livelli, dall'unità minima al testo in contesto: fonologia, morfologia, sintassi, lessico-semantica, pragmatica. Ogni livello ha le sue unità e regole; l'analisi contrastiva confronta le lingue livello per livello.

Punti chiave

Riflettere sulla lingua significa osservarla come un sistema strutturato a più livelli, ciascuno con regole proprie ma collegate fra loro: questa sezione introduce i sottosistemi (fonologia, morfologia, sintassi, lessico-semantica, pragmatica) e mostra perché la consapevolezza metalinguistica rende l'apprendimento più rapido e più stabile.
La fonologia studia i suoni distintivi (fonemi) e i tratti prosodici (accento, ritmo, intonazione): due parole che differiscono per un solo fonema formano una coppia minima, e riconoscere queste opposizioni è il primo passo per pronunciare e comprendere correttamente. La morfologia descrive la struttura interna delle parole, distinguendo i morfemi lessicali (la radice, che porta il significato) dai morfemi grammaticali (desinenze, prefissi, suffissi che esprimono numero, genere, tempo, persona).
La sintassi regola la combinazione delle parole in sintagmi e frasi: l'ordine dei costituenti, l'accordo, la reggenza e i meccanismi di subordinazione. Il lessico-semantica riguarda il significato delle parole e le loro relazioni (sinonimia, antonimia, iperonimia, collocazioni e campi semantici), mentre la pragmatica studia l'uso della lingua in contesto, cioè come gli atti linguistici (chiedere, promettere, scusarsi) si realizzano in funzione dello scopo e del destinatario.
Distinguere questi livelli serve a localizzare con precisione un errore o un fenomeno: un problema può essere fonologico (un suono mal percepito), morfologico (una desinenza sbagliata), sintattico (un ordine errato) o pragmatico (un registro inadeguato). Avere parole per descrivere la lingua, cioè un metalinguaggio condiviso, permette di generalizzare le regole anziché memorizzare casi isolati e di trasferire ciò che si è capito da una lingua all'altra.
Esempio svolto

Classificare i fenomeni linguistici per livello

Nella frase (lingua 3) corrispondente a «I bambini hanno mangiato le mele rosse» individua e classifica per sottosistema almeno tre fenomeni linguistici.

  1. 01Morfologia

    La forma verbale composta presenta un ausiliare flesso per persona e numero più il participio: si riconoscono morfemi grammaticali di tempo e accordo aggiunti alla radice verbale.

  2. 02Sintassi

    L'ordine dei costituenti segue lo schema Soggetto-Verbo-Oggetto; l'aggettivo «rosse» concorda in genere e numero con il nome «mele» (accordo).

  3. 03Lessico-semantica

    «mele» e «rosse» appartengono rispettivamente al campo semantico dei frutti e dei colori; la combinazione è una collocazione naturale e non marcata.

Risultato: I tre fenomeni si collocano su livelli diversi: la formazione del tempo composto è morfologica, l'ordine e l'accordo sono sintattici, la scelta e la combinazione delle parole sono lessico-semantiche. Localizzare ciascun fenomeno consente di descriverlo con precisione e di confrontarlo con l'italiano.

Obiettivo Maturità

  • Saper assegnare un fenomeno linguistico al sottosistema corretto (fonologia / morfologia / sintassi / lessico / pragmatica) e usare con proprietà i termini tecnici di base.
  • Riconoscere in un breve testo gli elementi morfologici (radice e desinenze) e sintattici (soggetto, predicato, complementi, subordinate) rilevanti per la comprensione.

Errori frequenti

  • Confondere il piano grafico con quello fonologico: una lettera (grafema) non corrisponde sempre a un solo suono (fonema), e viceversa.
  • Identificare la morfologia con la sola coniugazione verbale, dimenticando flessione nominale, formazione delle parole (derivazione e composizione) e morfemi grammaticali.

Approfondimento

La riflessione sulla lingua ha un valore che va oltre il singolo argomento: costruisce la «consapevolezza metalinguistica», cioè la capacità di trattare la lingua come oggetto di osservazione e non solo come strumento d'uso. La ricerca mostra che questa consapevolezza è particolarmente sviluppata in chi conosce più lingue, ed è uno dei vantaggi specifici dello studente del Liceo Linguistico: abituato a confrontare sistemi diversi, coglie più facilmente che ogni lingua è una fra le tante soluzioni possibili a uno stesso problema comunicativo. Distinguere i sottosistemi — fonologia, morfologia, sintassi, lessico-semantica, pragmatica — non è un esercizio classificatorio fine a sé stesso: serve a localizzare con precisione un fenomeno o un errore (un suono mal percepito è un fatto fonologico, una desinenza sbagliata è morfologico, un ordine errato è sintattico, un registro inadeguato è pragmatico) e quindi a intervenire nel punto giusto. È utile inoltre ricordare che i livelli non sono compartimenti stagni, ma comunicano attraverso «interfacce»: la prosodia interagisce con la sintassi nel segnalare i confini di frase, la morfologia con la sintassi nell'accordo. Sul piano dell'apprendimento, la linguistica distingue una conoscenza «esplicita» (le regole che si sanno enunciare) da una «implicita» (l'uso automatico e inconsapevole): la riflessione metalinguistica lavora sulla prima, ma il suo scopo ultimo è alimentare la seconda, attraverso il «notare» che rende disponibili all'uso le regolarità osservate. Avere un metalinguaggio condiviso permette infine di generalizzare le regole invece di memorizzare casi isolati e di trasferire ciò che si è capito da una lingua all'altra.

Ripasso attivo

Dato un breve testo nella lingua 3, individua e classifica almeno quattro fenomeni linguistici assegnando ciascuno al sottosistema corretto (fonologia, morfologia, sintassi, lessico-semantica, pragmatica) e giustifica brevemente ogni scelta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Analisi contrastiva con l'italiano e le altre lingue#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-riflessione-sulla-lingua-analisi-contrastivaLPIndicazioni Nazionali per i Licei — dimensione interlinguistica

Punti chiave

L'analisi contrastiva è il confronto sistematico tra due o più lingue allo scopo di individuare ciò che hanno in comune e ciò in cui divergono: questa sezione mostra come applicarla in modo ordinato, livello per livello, mettendo a confronto la lingua 3 con l'italiano e con le altre lingue del proprio repertorio.
Il confronto procede per livelli paralleli. Sul piano fonologico si confrontano gli inventari di suoni e i tratti prosodici (ci sono suoni assenti in italiano? l'accento è fisso o mobile?). Sul piano morfologico si osservano la ricchezza della flessione, la presenza o assenza dell'articolo, il genere grammaticale e la formazione dei tempi. Sul piano sintattico si confrontano l'ordine dei costituenti, la posizione dell'aggettivo, l'uso dei pronomi e i meccanismi di subordinazione.
Le lingue si distribuiscono lungo continui tipologici utili al confronto: ad esempio l'ordine di base dei costituenti (Soggetto-Verbo-Oggetto, come l'italiano, oppure Soggetto-Oggetto-Verbo) o il grado di flessione (lingue più analitiche, che affidano i rapporti grammaticali a parole separate e all'ordine, contro lingue più flessive, che li affidano alle desinenze). Collocare una lingua su questi assi aiuta a prevedere dove sorgeranno le difficoltà.
Il confronto non è fine a sé stesso: serve a costruire ipotesi sull'apprendimento. Dove le strutture coincidono, il passaggio è agevole; dove divergono, occorre attenzione mirata. Per questo l'analisi contrastiva si traduce concretamente in tabelle di confronto che affiancano lo stesso fenomeno nelle diverse lingue (vedi Fig. 2), rendendo visibili analogie e differenze e orientando lo studio.

Tabella contrastiva di una struttura su tre lingue

Posizione dell'aggettivo a confrontoTabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Lingua 3 · Italiano · Altra lingua; regola varia · nome + agg. · spesso agg. + N; esempio · casa rossa · red houseLINGUA 3ITALIANOALTRA LINGUAregola varianome + agg.spesso agg. + Nesempiocasa rossared house
Fig. 2Una struttura si confronta su più lingue livello per livello (qui: la sintassi). In italiano l'aggettivo segue di norma il nome (casa rossa); in altre lingue lo precede spesso (ingl. red house). La differenza nell'ordine nome/aggettivo genera rischio di transfer: va verificata caso per caso.
Esempio svolto

Confronto contrastivo dell'ordine dei costituenti

Confronta l'ordine di base dei costituenti della frase dichiarativa nella lingua 3 con quello dell'italiano e con quello di una seconda lingua studiata, e indica quale conseguenza ha questo confronto per l'apprendimento.

  1. 01Italiano (riferimento)

    L'italiano ha ordine di base Soggetto-Verbo-Oggetto (SVO), con una certa libertà dovuta all'informazione e alla pragmatica.

  2. 02Lingua 3 e seconda lingua

    Si colloca ciascuna lingua sull'asse tipologico dell'ordine dei costituenti: se anche la lingua 3 è SVO, l'ordine coincide con l'italiano; se la seconda lingua tende a SOV o anteposizione del verbo, l'ordine diverge.

  3. 03Ipotesi sull'apprendimento

    Dove l'ordine coincide con l'italiano il transfer è positivo e l'apprendimento è facilitato; dove diverge occorre attenzione esplicita per evitare il transfer negativo.

Risultato: Il confronto sistematico dell'ordine dei costituenti mostra dove le lingue coincidono (transfer positivo) e dove divergono (rischio di interferenza), permettendo di concentrare lo studio sui punti realmente difficili invece di trattare tutte le strutture come ugualmente nuove.

Obiettivo Maturità

  • Saper costruire un confronto ordinato per livelli (fonologia, morfologia, sintassi, lessico) tra la lingua 3 e l'italiano, distinguendo analogie e differenze.
  • Saper spiegare come una differenza strutturale (ad esempio la posizione dell'aggettivo o l'ordine dei costituenti) incide sulla comprensione e sulla produzione.

Errori frequenti

  • Confrontare solo il lessico (le «parole che si assomigliano») trascurando i livelli più sistematici come la sintassi e la morfologia.
  • Trattare l'italiano come misura assoluta, descrivendo l'altra lingua solo come «mancanza» rispetto all'italiano invece di riconoscerne il sistema autonomo.

Approfondimento

L'analisi contrastiva ha una storia istruttiva. A metà Novecento si formulò l'«ipotesi dell'analisi contrastiva»: si riteneva che confrontando due lingue si potessero prevedere con esattezza le difficoltà dell'apprendente, perché tutto ciò che divergeva dalla lingua materna avrebbe generato errori e tutto ciò che coincideva sarebbe stato facile. L'esperienza ha ridimensionato questa pretesa: non tutte le differenze producono errori, alcune somiglianze ne producono più delle differenze (proprio perché ingannano, come i falsi amici) e molti errori non dipendono affatto dal confronto tra le lingue. L'analisi contrastiva resta però preziosa se usata non per «prevedere tutto», ma per costruire ipotesi mirate su dove concentrare l'attenzione. Uno strumento che la rende rigorosa è la «tipologia linguistica», che colloca le lingue lungo continui: l'ordine di base dei costituenti (Soggetto-Verbo-Oggetto come l'italiano, oppure Soggetto-Oggetto-Verbo), il grado di flessione (dalle lingue più «isolanti», che affidano i rapporti all'ordine e a parole separate, a quelle più «flessive», che li affidano alle desinenze), la posizione dell'aggettivo, la presenza o assenza dell'articolo. Collocare una lingua su questi assi aiuta a prevedere dove sorgeranno le difficoltà. Il confronto va condotto per livelli paralleli — fonologico, morfologico, sintattico, lessicale — evitando due errori speculari: fermarsi al solo lessico «che si assomiglia» e trattare l'italiano come misura assoluta, descrivendo l'altra lingua solo come «mancanza» invece di riconoscerne il sistema autonomo. Per lo studente plurilingue il confronto si estende con profitto a tutte e tre le lingue del proprio repertorio.

Ripasso attivo

Scegli un fenomeno (ad esempio la posizione dell'aggettivo rispetto al nome) e costruisci una tabella contrastiva su tre colonne (lingua 3, italiano, una seconda lingua studiata) annotando per ciascuna lingua la regola e un esempio; commenta poi analogie e differenze.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Interferenze e transfer linguistico#

●●●ApprofondimentoLPOSA-lingua-straniera-3-riflessione-sulla-lingua-analisi-contrastivaLPIndicazioni Nazionali per i Licei — dimensione interlinguistica

Punti chiave

Quando si apprende una nuova lingua, le lingue già note non restano inerti: influenzano il modo in cui percepiamo, costruiamo e usiamo la lingua nuova. Questo influsso si chiama transfer, e questa sezione ne distingue le forme, mostrando come trasformare un'influenza potenzialmente negativa in una risorsa consapevole.
Il transfer positivo si verifica quando una struttura simile tra le due lingue facilita l'apprendimento: ad esempio, lessico di origine comune o regole sintattiche coincidenti rendono più rapido il progresso. Il transfer negativo, o interferenza, si verifica invece quando si applica alla lingua nuova una regola della lingua di partenza che non vale: ne risultano errori sistematici e ricorrenti, riconoscibili perché ripetuti dagli apprendenti con la stessa lingua materna.
Le interferenze si manifestano a tutti i livelli: fonologiche (si trasferisce un suono o un'intonazione della propria lingua), morfosintattiche (si trasferiscono ordine, accordo, uso degli articoli o delle preposizioni), lessicali (i cosiddetti «falsi amici», parole simili nella forma ma diverse nel significato) e pragmatiche (si trasferiscono formule di cortesia o registri non adeguati). Distinguere l'errore da interferenza dall'errore evolutivo, dovuto al normale sviluppo della interlingua, aiuta a capirne l'origine.
La consapevolezza del transfer è uno strumento didattico potente: prevedere dove l'italiano (o un'altra lingua nota) tenderà a interferire permette di anticipare l'errore e di correggersi. Lo studente del Liceo Linguistico, che possiede più lingue, può inoltre sfruttare il transfer tra lingue affini (vedi Fig. 3) come ponte, purché verifichi sempre caso per caso e non dia per scontata la corrispondenza.

Transfer positivo e negativo dalla lingua di partenza

Transfer positivo e negativoGrafo, Lingua di partenza → Arrivo: facilita, Lingua di partenza → Arrivo: erroreLingua dipartenzaArrivo: facilitaArrivo: erroretransferpositivotransfernegativo
Fig. 3La lingua di partenza influenza quella di arrivo per due vie: il transfer positivo (struttura simile → facilita) e il transfer negativo o interferenza (→ errore). Riguarda i livelli fonologico, morfosintattico, lessicale (falsi amici) e pragmatico.
Esempio svolto

Diagnosi di un errore da interferenza

Un apprendente italofono della lingua 3 produce ripetutamente un errore nel collocare l'aggettivo dopo il nome anche quando la lingua 3 lo richiede prima. Diagnostica l'errore e proponi una correzione.

  1. 01Osservare il pattern

    L'errore non è isolato ma ricorrente e condiviso da molti apprendenti italofoni: questo suggerisce un'origine sistematica e non una semplice svista.

  2. 02Risalire alla lingua di partenza

    In italiano l'aggettivo segue di norma il nome (casa rossa); l'apprendente trasferisce questa regola alla lingua 3, dove invece l'aggittivo precede il nome: si tratta di transfer negativo a livello sintattico.

  3. 03Proporre la correzione

    Si rende esplicita la differenza con una regola contrastiva e un esercizio mirato di anteposizione dell'aggettivo, così da sostituire l'automatismo italiano con quello corretto.

Risultato: L'errore è un'interferenza sintattica per transfer negativo dall'italiano (ordine nome-aggettivo). Riconoscerne il pattern e renderne esplicita la regola contrastiva permette di prevenirlo, anziché correggerlo caso per caso.

Obiettivo Maturità

  • Saper riconoscere un errore da interferenza, indicarne il livello (fonologico, morfosintattico, lessicale, pragmatico) e ricondurlo alla lingua di partenza.
  • Saper distinguere transfer positivo e transfer negativo e proporre una strategia per prevenire l'interferenza.

Errori frequenti

  • Fidarsi dei «falsi amici»: assumere che una parola simile nella forma abbia lo stesso significato (è un'interferenza lessicale tipica e prevedibile).
  • Considerare ogni errore come «svista» individuale senza riconoscere il pattern sistematico dovuto all'interferenza, perdendo così la possibilità di correggerlo alla radice.

Approfondimento

Il transfer non agisce solo dalla lingua materna: per lo studente di terza lingua è decisivo capire che le lingue già note interagiscono tutte con quella nuova, e non sempre nel modo che ci si aspetterebbe. La ricerca sull'acquisizione di una terza lingua ha individuato alcuni fattori che orientano il transfer. Uno è il «fattore statuto di L2»: spesso l'apprendente attinge non all'italiano, ma alla prima lingua straniera studiata, perché la sente più vicina al «modo straniero» di parlare, soprattutto quando la terza lingua le somiglia. Un altro è la «psicotipologia», cioè la vicinanza percepita — non necessariamente reale — tra le lingue: se lo studente sente la terza lingua come affine a una che già conosce, tende a trasferirne strutture e parole, e questo è una risorsa quando la corrispondenza c'è, un errore quando è solo apparente. Conviene poi distinguere il transfer «positivo» (una struttura simile facilita) da quello «negativo» o interferenza (una regola trasferita indebitamente genera errori sistematici), e questi ultimi dagli errori «evolutivi» o intralinguistici, dovuti al normale sviluppo dell'interlingua, come l'ipergeneralizzazione di una regola regolare a un caso irregolare. Le interferenze si manifestano a tutti i livelli — fonologico, morfosintattico, lessicale (i falsi amici), pragmatico — e riconoscerne l'origine è il primo passo per prevenirle. Il vantaggio del plurilingue è reale, ma va gestito: la consapevolezza del transfer permette di anticipare l'errore e di usare le lingue affini come ponte, a patto di verificare sempre caso per caso e di non dare mai per scontata la corrispondenza.

Ripasso attivo

Raccogli tre errori ricorrenti prodotti da apprendenti italofoni nella lingua 3, classifica ciascuno come transfer positivo o negativo, indicane il livello linguistico e proponi per ognuno una strategia di correzione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Registri e varietà della lingua#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-3-riflessione-sulla-lingua-analisi-contrastivaLPQCER — consapevolezza plurilingue e interculturale

Punti chiave

Una lingua non è uniforme: cambia a seconda di chi parla, dove, con chi e per quale scopo. Questa sezione introduce le varietà della lingua e in particolare i registri, mostrando come scegliere consapevolmente la forma adeguata al contesto è parte essenziale della competenza comunicativa.
Le varietà linguistiche si descrivono lungo alcuni assi. La variazione diatopica riguarda lo spazio (le differenze regionali e geografiche); la variazione diastratica riguarda i gruppi sociali; la variazione diafasica riguarda la situazione comunicativa, cioè il registro; la variazione diamesica riguarda il mezzo, in particolare la differenza tra lingua scritta e lingua parlata.
Il registro è la varietà legata alla situazione: si va da un polo formale a un polo informale, passando per il registro neutro o standard. Il registro formale predilige lessico ricercato, frasi più strutturate, forme di cortesia e impersonali; il registro informale ammette lessico colloquiale, frasi brevi, ellissi e maggiore vicinanza tra gli interlocutori. La scelta del registro dipende dal destinatario, dallo scopo, dal canale e dal grado di formalità della situazione.
Saper riconoscere e produrre registri diversi è cruciale nelle prove dell'Esame di Stato: una lettera formale, una e-mail a un coetaneo e un saggio breve richiedono registri distinti, e usare il registro sbagliato è un errore di adeguatezza tanto grave quanto un errore grammaticale. L'analisi contrastiva qui è utile perché i confini tra formale e informale, e i segnali che li marcano (vedi Fig. 4), variano da lingua a lingua.

Il continuum dei registri

Il continuum dei registriRetta numerica, informale, neutro, formaleinformaleneutroformale
Fig. 4I registri formano un continuum dal polo informale (colloquiale, frasi brevi, ellissi) al polo formale (lessico ricercato, cortesia, frasi strutturate), con il registro neutro standard al centro. La scelta dipende da destinatario, scopo, canale, situazione (varietà diatopica/diastratica/diamesica).
Esempio svolto

Riconoscere e giustificare il registro di un testo

Leggi due brevi testi nella lingua 3 che trattano lo stesso argomento (chiedere un'informazione) ma in situazioni diverse e stabilisci, motivando, quale appartiene al registro formale e quale a quello informale.

  1. 01Analizzare il lessico

    Si osserva se il testo usa parole colloquiali e abbreviazioni (indizio di informalità) oppure termini più ricercati e completi (indizio di formalità).

  2. 02Analizzare le forme di cortesia

    Si verifica la presenza di formule di cortesia, allocutivi formali e costruzioni impersonali, tipiche del registro formale, contro l'uso di allocutivi confidenziali, tipici dell'informale.

  3. 03Analizzare la sintassi

    Si nota se le frasi sono brevi ed ellittiche (informale) o ampie e strutturate con subordinate (formale).

Risultato: Il testo con lessico ricercato, forme di cortesia e frasi strutturate appartiene al registro formale; quello con lessico colloquiale, allocutivi confidenziali e frasi brevi appartiene al registro informale. La diagnosi si fonda su indicatori oggettivi (lessico, cortesia, sintassi), non su impressioni.

Obiettivo Maturità

  • Saper identificare il registro di un testo (formale, neutro, informale) sulla base di lessico, forme di cortesia e struttura sintattica.
  • Saper adeguare il proprio registro al tipo di testo richiesto (lettera/e-mail formale, messaggio informale, testo argomentativo) nella produzione scritta e orale.

Errori frequenti

  • Mescolare registri all'interno dello stesso testo (ad esempio inserire espressioni colloquiali in una lettera formale), compromettendo l'adeguatezza.
  • Confondere il registro con la correttezza grammaticale: un testo può essere grammaticalmente corretto ma inadeguato al contesto, e quindi comunicativamente sbagliato.

Approfondimento

La competenza a scegliere il registro adeguato rientra, nel QCER, nella «competenza sociolinguistica», che comprende anche le convenzioni di cortesia, i marcatori delle relazioni sociali, le differenze di varietà (dialetto, accento) e le espressioni della saggezza popolare: è una dimensione a pieno titolo della padronanza linguistica, non un ornamento. Le varietà si descrivono lungo assi ben definiti — la variazione diatopica (lo spazio geografico), diastratica (i gruppi sociali), diafasica (la situazione, cioè il registro) e diamesica (il mezzo, in particolare lo scarto tra scritto e parlato) — e conviene tenerli distinti per non confonderli. Il registro, in particolare, non è un interruttore a due posizioni, ma un continuo che va da un polo formale a uno informale passando per lo standard, e ciascun grado lascia tracce coordinate nel lessico, nelle formule di cortesia e nella sintassi. Due avvertenze valgono in modo speciale per la terza lingua. La prima riguarda le nuove varietà «digitali»: la lingua di chat, messaggi e social è un ibrido che mescola tratti del parlato e dello scritto, e chi impara la lingua soprattutto da queste fonti rischia di padroneggiare un solo registro e di usarlo fuori posto. La seconda è che, poiché i confini tra formale e informale e i segnali che li marcano variano da lingua a lingua, non si possono ricalcare quelli dell'italiano: lo studente prende come bersaglio lo standard e impara a riconoscere le spie del registro nella lingua d'arrivo. Usare il registro sbagliato è un errore di adeguatezza tanto grave, all'esame, quanto un errore di grammatica.

Ripasso attivo

Riscrivi un breve messaggio informale nella lingua 3 trasformandolo in una e-mail formale, motivando ogni modifica lessicale e sintattica con riferimento agli indicatori di registro (forme di cortesia, lessico, struttura della frase).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Riflessione metalinguistica sui sottosistemi della lingua◐
    • 02Analisi contrastiva con l'italiano e le altre lingue◐
    • 03Interferenze e transfer linguistico●
    • 04Registri e varietà della lingua◐

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Riflessione sulla lingua e analisi contrastiva

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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