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Età imperiale e tarda grecità (Plutarco, Seconda Sofistica, romanzo, Nuovo Testamento)

Sotto il dominio di Roma la cultura greca non si spegne, ma si reinventa come custode di un'eredità classica: Plutarco fonde biografia ed etica, la Seconda Sofistica rilancia la retorica e l'atticismo, il romanzo dà voce a un pubblico nuovo, e il Nuovo Testamento porta la koinè a essere lingua di un messaggio universale. Questo appunto ricostruisce autori, generi e fenomeni linguistici dell'età imperiale e tardoantica (I-III sec. d.C. e oltre), collocandoli nel quadro greco-romano e cristiano. L'argomento appartiene a pieno titolo al programma dell'Esame di Stato: i suoi testi possono comparire nella seconda prova (in traduzione e con quesiti di comprensione e contestualizzazione) e nel colloquio orale.

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·141414 / 14
Profilo d’esame
Collocare la produzione di età imperiale e tardoantica nel quadro del mondo greco-romano e della prima cultura cristianaAnalizzare e interpretare testi di età imperiale (in lingua e in traduzione) riconoscendone generi, lingua e temiComprendere il fenomeno dell'atticismo, la natura della koinè e il rapporto tra cultura greca, romana e cristiana
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificaillustrainterpretatraducicommentacontestualizza

livello base

È richiesto a tutti il quadro storico-letterario dell'età imperiale, la conoscenza degli autori-chiave (Plutarco, Luciano, i romanzieri) e la distinzione netta tra atticismo e koinè, con la lettura in traduzione di passi rappresentativi.

livello avanzato

Nel Liceo Classico si aggiungono la lettura in lingua di brani di Plutarco e Luciano, l'analisi stilistica dell'atticismo e dei tratti della koinè, e il confronto interno al genere (biografia, satira, romanzo) e con la cultura latina e cristiana.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Età imperiale e tarda grecità (Plutarco, Seconda Sofistica, romanzo, Nuovo Testamento)
    • 01Plutarco: le Vite parallele e i Moralia◐
    • 02La Seconda Sofistica, l'atticismo e Luciano●
    • 03Il romanzo greco◐
    • 04La koinè e il Nuovo Testamento◐
§ 01

Plutarco: le Vite parallele e i Moralia#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-imperiale

L'opera di Plutarco: i due grandi corpi

L'opera di PlutarcoDiagramma ad albero, 2 percorsi, Dati: Vite parallele (synkrisis, fine etico); Moralia (70+ scritti: etica, religione)PlutarcoVite parallele (synkrisis, fine etico)Moralia (70+ scritti: etica, religione)
Fig. 1Le Vite parallele accoppiano un greco e un romano con una synkrisis finale (fine etico: la biografia come specchio morale). I Moralia raccolgono oltre 70 scritti di etica, religione e filosofia platonica. Koinè letteraria colta.

Punti chiave

Plutarco di Cheronea (46 ca - 120 ca d.C.) è la figura-cardine con cui si apre la grande stagione della cultura greca di età imperiale: uomo di profonda formazione filosofica platonica, sacerdote a Delfi e cittadino romano, egli incarna l'ideale di un grecità che, integrata nell'impero, si fa erede e maestra della tradizione classica. La sua opera enorme si divide in due grandi corpi: le « Vite parallele » e i « Moralia ».
Le « Vite parallele » (Βίοι παράλληλοι) accostano a coppie un personaggio greco e uno romano (per esempio Alessandro e Cesare, Demostene e Cicerone), spesso seguiti da una « synkrisis », un confronto conclusivo che misura virtù e difetti dei due. Lo scopo non è propriamente storiografico ma etico-biografico: Plutarco lo dichiara nel proemio alla « Vita di Alessandro », dove afferma di scrivere « vite, non storie » (βίους … οὐχ ἱστορίας) perché spesso un piccolo gesto, una battuta o un dettaglio rivelano il carattere (ἦθος) di un uomo meglio di una battaglia campale. La biografia diventa così specchio morale per il lettore.
I « Moralia » (Ἠθικά) sono una raccolta vastissima e composita di oltre settanta scritti di argomento etico, religioso, politico, retorico, antiquario e filosofico: dialoghi delfici sull'oracolo, trattati sulla tranquillità dell'animo, sull'educazione dei figli, sulla superstizione, sull'« E » di Delfi. Vi domina un platonismo eclettico, aperto e moderato, attento alla concretezza della vita quotidiana e ostile agli eccessi sia della superstizione sia dell'ateismo epicureo.
Sul piano della lingua e dello stile, Plutarco scrive in una koinè letteraria colta, ricca di citazioni e di erudizione, ma non rigidamente atticista: il suo greco resta vivo, abbondante, talora ridondante, sempre piegato a un intento educativo. La sua fortuna è immensa: tradotto da Amyot e da North, fu fonte diretta per Shakespeare e modello della biografia europea; il suo umanesimo etico ha attraversato i secoli fino a noi.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sul metodo biografico di Plutarco

A partire dall'affermazione plutarchea di scrivere « vite, non storie », costruisci un paragrafo argomentativo che spieghi il metodo biografico delle « Vite parallele ».

  1. 01Tesi

    Formulo la tesi: per Plutarco la biografia ha un fine etico, non documentario, e mira a rivelare il carattere (ἦθος) del personaggio.

  2. 02Prova testuale

    Cito e parafraso il proemio della « Vita di Alessandro »: l'autore dichiara di scrivere βίους οὐχ ἱστορίας, perché spesso un piccolo gesto o una battuta rivelano l'indole più di grandi battaglie.

  3. 03Spiegazione del metodo

    Mostro come ciò giustifichi la selezione del materiale: aneddoti, dettagli privati, motti, anziché la cronaca completa degli eventi militari e politici.

  4. 04Struttura comparativa

    Collego il metodo alla forma: la coppia greco-romano e la synkrisis finale servono a confrontare modelli di virtù, offrendo al lettore esempi morali su cui misurarsi.

  5. 05Conclusione

    Concludo che la biografia plutarchea è uno strumento pedagogico: insegna l'etica attraverso vite esemplari, non attraverso la pura ricostruzione storica.

Risultato: Un paragrafo coeso (tesi, prova testuale, spiegazione, struttura, conclusione) che dimostra come il fine etico determini sia la selezione del materiale sia la forma comparativa delle « Vite ».

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: sapere distinguere con precisione il fine ETICO-BIOGRAFICO delle « Vite » dallo scopo conoscitivo della storiografia (Erodoto, Tucidide), citando il proemio della « Vita di Alessandro » (βίους οὐχ ἱστορίας).
  • Focus Esame di Stato: saper definire la struttura della coppia parallela greco-romano + « synkrisis » e illustrare il significato culturale di questo accostamento nel contesto dell'impero greco-romano.

Errori frequenti

  • Definire Plutarco uno « storico »: egli è un biografo-moralista; confondere la biografia con la storiografia falsa l'interpretazione del suo metodo.
  • Attribuire ai « Moralia » un'unica forma o un solo tema: sono una raccolta eterogenea (dialoghi, trattati, consolazioni) di argomento vario, non un trattato unitario.

Approfondimento

La novità di Plutarco è aver fatto della biografia uno strumento di conoscenza morale. Nel proemio alla «Vita di Alessandro» dichiara di scrivere «vite, non storie» («βίους … οὐχ ἱστορίας»): a lui non interessa la cronaca completa delle battaglie, ma ciò che rivela il carattere («ἦθος») di un uomo, e spesso un piccolo gesto, una battuta, un dettaglio quotidiano lo mostrano meglio di una grande impresa. La struttura delle «Vite parallele» serve questo scopo etico e insieme culturale: accoppiando un Greco e un Romano (Alessandro e Cesare, Demostene e Cicerone) e chiudendo con una «σύγκρισις», un confronto che ne pesa virtù e difetti, Plutarco afferma implicitamente la pari dignità delle due tradizioni e propone al lettore modelli di comportamento. In lui la grecità non è nostalgia ma eredità viva, offerta come «paideia» a un mondo governato da Roma di cui egli stesso, sacerdote a Delfi e cittadino romano, è parte. I «Moralia», raccolta vastissima di scritti etici, religiosi e antiquari, completano il ritratto di un platonismo eclettico, moderato, attento alla vita concreta e ostile agli eccessi della superstizione come dell'ateismo. La sua fortuna europea è tra le più vaste dell'antichità: tradotto da Amyot e da North, Plutarco fu la fonte diretta dei drammi romani di Shakespeare, nutrì il saggismo di Montaigne e l'immaginario civile fino a Rousseau e alla Rivoluzione francese — prova che una forma «minore» come la biografia poteva veicolare un'intera educazione dell'uomo.

Ripasso attivo

Leggi in traduzione il proemio della « Vita di Alessandro » di Plutarco e, in un paragrafo argomentativo di circa 12 righe, spiega in che senso l'autore distingue la « biografia » dalla « storia », indicando quali strumenti narrativi (aneddoto, dettaglio, battuta) egli privilegia per rivelare il carattere e perché.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La Seconda Sofistica, l'atticismo e Luciano#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-letteratura-eta-imperiale

La Seconda Sofistica e i suoi protagonisti

La Seconda SofisticaDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Atticismo (imita l'attico); Luciano (satira, dialogo comico); Sul Sublime (hypsos)Seconda Sofistica (I-III d.C.)Atticismo (imita l'attico)Luciano (satira, dialogo comico)Sul Sublime (hypsos)
Fig. 2Movimento retorico di declamazioni pubbliche e prestigio dell'élite. Ne discendono l'atticismo (imitare i classici attici), Luciano (il satirico del dialogo comico) e il trattato Sul Sublime (hypsos, critica letteraria). Fonte: Filostrato, Vite dei sofisti.

Punti chiave

Con « Seconda Sofistica » si indica il vasto movimento culturale e retorico che, fra I e III sec. d.C., riporta al centro della vita greca la figura del sofista-oratore: maestri itineranti e celebri come Polemone, Erode Attico, Elio Aristide tengono pubbliche declamazioni (le « meletai » e le « epideixeis ») dinanzi a folle entusiaste. È una retorica spettacolare e d'apparato, che fa rivivere i temi e i personaggi dell'Atene classica e diventa il principale strumento di prestigio sociale dell'élite greca dell'impero. L'espressione risale a Filostrato, autore delle « Vite dei sofisti ».
Il segno linguistico di questo movimento è l'ATTICISMO: la scelta programmatica di imitare il greco attico dei classici del V-IV secolo (Platone, Demostene, Lisia) rifiutando le forme della koinè parlata, sentite come « volgari ». L'atticismo è insieme un purismo linguistico e un'ideologia culturale: scrivere come gli antichi significa rivendicare la continuità con la grande Atene e affermare la superiorità della paideia greca all'interno di un mondo dominato politicamente da Roma. Esso convive, in tensione, con la koinè, lingua viva e universale dell'epoca (Fig. 3).

Atticismo e koinè a confronto

Atticismo e koinèTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Voce · Atticismo · Koinè; Lingua · artificiale · comune, viva; Modello · attico V-IV · eredità ellenistica; Tratto · purismo · lingua franca; Autori · Luciano · NT, Plutarco, cella evidenziata: NT, PlutarcoVOCEATTICISMOKOINÈLINGUAartificialecomune, vivaMODELLOattico V-IVeredità ellenisticaTRATTOpurismolingua francaAUTORILucianoNT, Plutarco
Fig. 3Due risposte opposte alla tradizione. Atticismo: lingua dotta e artificiale che imita l'attico del V-IV secolo, purismo di prestigio (Sofisti, Luciano). Koinè: lingua comune e viva, eredità dell'ellenismo, lingua franca dell'impero e del Nuovo Testamento.
Dentro e contro questo clima si colloca Luciano di Samosata (II sec. d.C.), il grande satirico della tarda grecità. Siro di nascita e perfetto conoscitore dell'attico, Luciano usa la lingua dei classici per dissacrarli: scrive « Dialoghi degli dèi » e « Dialoghi dei morti » che ridicolizzano la mitologia tradizionale, la « Storia vera », parodia fantastica dei racconti di viaggio (un viaggio sulla Luna che anticipa la fantascienza), e opere come la « Vendita delle vite » che mettono alla berlina le scuole filosofiche. La sua arma è l'ironia, ottenuta innestando il dialogo filosofico platonico sulla comicità della commedia: il cosiddetto « dialogo comico ».
A questo stesso clima retorico-culturale appartiene il trattato « Sul Sublime » (Περὶ ὕψους), tramandato sotto il nome di un Anonimo (talora attribuito a un « Longino »): è una grande riflessione di critica letteraria che individua nel « sublime » (ὕψος) la capacità del grande discorso di trascinare e rapire l'animo, fondandolo su grandezza di pensiero, passione, figure, nobiltà di lessico e composizione. Insieme, atticismo, satira lucianea e teoria del sublime testimoniano una cultura intensamente consapevole della propria tradizione, fra venerazione e libertà critica.
Esempio svolto

Analisi guidata: perché Luciano è un satirico « atticista »?

Spiega come Luciano usi la lingua attica della Seconda Sofistica e in che modo questo uso entri in rapporto satirico con la tradizione.

  1. 01Contesto

    Colloco Luciano nel II sec. d.C., nel pieno della Seconda Sofistica, di cui condivide la perfetta padronanza dell'attico classico.

  2. 02Lo strumento

    Osservo che Luciano possiede la lingua e le forme dei classici come ogni sofista: l'attico è il suo medium espressivo, segno di alta paideia.

  3. 03Il rovesciamento

    Mostro che egli volge questo strumento contro i suoi stessi contenuti: usa il prestigioso dialogo platonico per deridere dèi, filosofi e creduloni (Dialoghi degli dèi, Vendita delle vite).

  4. 04La forma nuova

    Individuo l'invenzione del « dialogo comico »: l'innesto della comicità della commedia attica sul dialogo filosofico produce un genere ironico e originale.

  5. 05Conclusione

    Concludo che Luciano è atticista nella forma ma anticonformista nei contenuti: domina la tradizione proprio per poterla mettere in discussione con il sorriso.

Risultato: Una breve analisi che dimostra il paradosso di Luciano: massima fedeltà linguistica all'attico, massima libertà critica nei confronti dei valori che quell'attico tradizionalmente veicolava.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire la Seconda Sofistica come fenomeno retorico-culturale (declamazione, prestigio dell'élite greca) e collegarla all'atticismo come scelta linguistica e ideologica di ritorno ai classici.
  • Focus Esame di Stato: saper illustrare l'originalità di Luciano (il « dialogo comico » che fonde Platone e commedia) e riconoscere il significato del trattato « Sul Sublime » nel panorama della critica letteraria antica.

Errori frequenti

  • Confondere la « Seconda Sofistica » con la sofistica del V secolo (Protagora, Gorgia): la prima è un movimento RETORICO d'età imperiale, non la riflessione filosofica e relativistica dell'età classica.
  • Identificare l'atticismo con la koinè: sono opposti: l'atticismo imita l'attico classico per purismo, mentre la koinè è la lingua comune viva del periodo ellenistico-imperiale.

Approfondimento

La Seconda Sofistica va compresa come un fenomeno di identità culturale prima ancora che letterario. Sotto il dominio politico di Roma, l'élite greca rivendica la propria superiorità sul terreno che le resta, quello della cultura: il sofista-oratore, con le sue declamazioni pubbliche («μελέται», esercizi su temi fittizi, ed «ἐπιδείξεις», discorsi d'apparato), fa rivivere davanti a folle entusiaste i temi e i personaggi dell'Atene del V-IV secolo, in una continua rievocazione del passato glorioso. A questa operazione corrisponde l'atticismo, la scelta di scrivere nel greco dei classici rifiutando la koinè viva come «volgare»: è insieme purismo linguistico e ideologia, perché imitare la lingua di Demostene e di Platone significa affermare la continuità con la grande Atene. Dentro questo clima, ma con libertà critica, si colloca Luciano di Samosata: siro di nascita e maestro impeccabile dell'attico, usa la lingua dei classici per dissacrarli, ridicolizzando la mitologia («Dialoghi degli dèi», «Dialoghi dei morti»), le scuole filosofiche («Vendita delle vite») e i racconti fantastici (la «Storia vera», parodia dei mirabilia con un viaggio sulla Luna che anticipa la fantascienza). La sua invenzione è il «dialogo comico», l'innesto della comicità aristofanea sul dialogo filosofico platonico: un uso paradossale dell'atticismo, che ne rovescia la solennità dall'interno. Allo stesso clima appartiene il trattato «Sul Sublime» («Περὶ ὕψους»), tramandato sotto il nome di un anonimo «Longino», grande riflessione di critica letteraria che individua nel «sublime» («ὕψος») la potenza del grande discorso di rapire l'animo, fondata su elevatezza di pensiero, passione, figure e nobiltà della forma. Venerazione del passato e libertà critica convivono così in una cultura intensamente consapevole della propria tradizione.

Ripasso attivo

In un testo di circa 15 righe confronta atticismo e koinè come due risposte diverse al rapporto con la tradizione: definisci ciascuno, spiega le ragioni culturali dell'atticismo nella Seconda Sofistica e indica perché Luciano, pur scrivendo in attico impeccabile, ne rappresenta un uso paradossale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il romanzo greco#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-imperiale

Punti chiave

Il romanzo è il grande genere « nuovo » della tarda grecità (I-III sec. d.C.): una narrazione in prosa, di ampio respiro e di pura finzione, destinata a un pubblico più largo e meno specialistico di quello della prosa colta. Privo di un nome tecnico antico riconosciuto, fu a lungo trascurato dalla critica; oggi è valorizzato come testimonianza di una letteratura d'intrattenimento e insieme di gusto, sensibilità e religiosità dell'età imperiale.
Il nucleo tematico è quasi sempre lo stesso, il cosiddetto « romanzo d'amore e di avventura »: due giovani bellissimi si innamorano, vengono separati da un destino avverso (tempeste, naufragi, pirati, rapimenti, false morti, schiavitù), attraversano il Mediterraneo e l'Oriente fra mille peripezie, restano fedeli l'uno all'altra e infine si ricongiungono in un lieto fine, spesso con un riconoscimento (anagnorisis) (Fig. 4). L'amore costante, la fortuna (tyche) che governa gli eventi e talora una venatura religiosa (la protezione di una divinità) ne sono i motori.

Lo schema narrativo del romanzo greco

Lo schema del romanzo grecoGrafo, Innamoramento → Separazione (tyche), Separazione (tyche) → Peripezie, Peripezie → RicongiungimentoInnamoramentoSeparazione(tyche)PeripezieRicongiungimento
Fig. 4Romanzo d'amore e d'avventura: equilibrio iniziale, separazione per opera della tyche, lunghe peripezie con prova della fedeltà, ricongiungimento finale con anagnorisis (riconoscimento). La tyche governa il passaggio tra le fasi.
Gli autori principali, da conoscere, sono Caritone di Afrodisia, autore di « Cherea e Calliroe » (forse il più antico, I sec. d.C.), Senofonte Efesio con i « Racconti efesii » (Abrocome e Anzia), Achille Tazio con « Leucippe e Clitofonte », Eliodoro con le « Etiopiche » (la più complessa e raffinata costruzione narrativa, con un sapiente uso dei flashback) e, in posizione a sé, Longo Sofista, autore di « Dafni e Cloe », il « romanzo pastorale » in cui la nascita dell'amore tra due giovani pastorelli si intreccia al ciclo delle stagioni in un'ambientazione bucolica e idealizzata.
Sul piano della forma, il romanzo greco recupera e fonde elementi di molti generi precedenti: l'avventura dell'epica e dell'« Odissea », i tipi e gli intrecci della commedia nuova (innamorati, agnizioni), la patetica della tragedia, la storiografia e la retorica delle scuole (le descrizioni, ekphráseis, e i discorsi). La sua eredità è enorme: attraverso il romanzo bizantino e poi quello europeo, esso è all'origine della grande tradizione narrativa moderna.
Esempio svolto

Analisi della struttura narrativa di un romanzo greco

Applica lo schema-tipo del romanzo d'amore e d'avventura a « Cherea e Calliroe » di Caritone, individuando le fasi e la loro funzione.

  1. 01Situazione iniziale

    Due giovani di straordinaria bellezza, Cherea e Calliroe, si innamorano e si uniscono: è l'equilibrio di partenza, segnato dall'amore reciproco.

  2. 02Rottura

    Un evento drammatico (gelosia, apparente morte e sepoltura di Calliroe, poi rapita dai pirati) spezza l'unione: interviene la tyche, la fortuna che scatena l'avventura.

  3. 03Peripezie

    Seguono viaggi nel Mediterraneo e in Oriente, equivoci, prove e pericoli; entrambi restano fedeli nonostante le separazioni, mantenendo la sophrosyne.

  4. 04Scioglimento

    Dopo molte vicende i due si ritrovano e si riconoscono (anagnorisis): l'ordine iniziale è ristabilito nel lieto fine.

  5. 05Funzione della tyche

    Riconosco che la fortuna è il vero motore dell'intreccio: separa e poi riavvicina, mettendo alla prova la costanza dei protagonisti e garantendo la suspense.

Risultato: Uno schema in quattro fasi (equilibrio - rottura - peripezie - scioglimento) che evidenzia la struttura convenzionale del genere e il ruolo decisivo della tyche come principio narrativo.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper descrivere lo schema-tipo del romanzo d'amore e d'avventura (innamoramento, separazione, peripezie, fedeltà, ricongiungimento/anagnorisis) e il ruolo della tyche.
  • Focus Esame di Stato: saper distinguere il caso particolare di Longo (« Dafni e Cloe », romanzo pastorale legato al ciclo delle stagioni) dal modello avventuroso degli altri romanzieri.

Errori frequenti

  • Considerare il romanzo greco un genere « realistico » o autobiografico: è narrazione di FINZIONE, fortemente convenzionale e idealizzante.
  • Confondere gli autori e le opere (ad es. attribuire « Dafni e Cloe » a Eliodoro): è bene fissare la coppia autore-opera, soprattutto Longo / Dafni e Cloe ed Eliodoro / Etiopiche.

Approfondimento

Il romanzo greco è la spia di una trasformazione del pubblico: nell'età imperiale si allarga la cerchia dei lettori oltre l'élite dei dotti, e nasce una letteratura d'intrattenimento in prosa, di pura finzione, pensata per il piacere della narrazione. Lo schema è ricorrente — il «romanzo d'amore e di avventura» — e obbedisce a una struttura profonda: due giovani bellissimi si innamorano, un destino avverso li separa (naufragi, pirati, rapimenti, false morti, schiavitù), e attraverso peripezie che li portano per tutto il Mediterraneo e l'Oriente essi restano fedeli e infine si ricongiungono, spesso con un riconoscimento. Motori dell'intreccio sono l'amore costante, la «τύχη» (la Sorte) che rovescia di continuo le situazioni, e una crescente venatura religiosa (la protezione di una divinità), che alcuni studiosi hanno accostato al clima delle religioni misteriche e della salvezza tipico dell'epoca. Sul piano formale il genere è un crogiolo: fonde l'avventura del viaggio odissiaco, gli intrecci e le agnizioni della commedia nuova, il pathos della tragedia, le descrizioni («ἐκφράσεις») e i discorsi della retorica scolastica. Un posto a sé occupa Longo Sofista con «Dafni e Cloe», il romanzo pastorale, in cui il lento nascere dell'amore fra due giovani pastori si intreccia al ciclo delle stagioni in un'Arcadia idealizzata, erede di Teocrito. A lungo trascurato come letteratura «minore», il romanzo è oggi rivalutato come documento del gusto e della sensibilità dell'età imperiale, e riconosciuto come radice lontana, attraverso il romanzo bizantino, della grande tradizione narrativa europea moderna.

Ripasso attivo

Ricostruisci in uno schema lo « scarto narrativo » del romanzo greco (situazione iniziale, elemento di rottura, peripezie, scioglimento) applicandolo a « Cherea e Calliroe » di Caritone; poi, in poche righe, spiega quale funzione svolge la tyche nel passaggio da una fase all'altra.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La koinè e il Nuovo Testamento#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-imperiale

Punti chiave

La koinè (ἡ κοινὴ διάλεκτος, « la lingua comune ») è il greco unitario che, a partire dall'età ellenistica e poi per tutta l'età imperiale, si afferma come lingua franca dell'intero mondo mediterraneo orientale. Nata sul fondamento del dialetto attico semplificato, livellato e arricchito di elementi ionici, essa fu diffusa dalle conquiste di Alessandro Magno e divenne la lingua del commercio, dell'amministrazione e della cultura. Sul piano linguistico si caratterizza per la semplificazione: riduzione del duale e dell'ottativo, prevalenza della paratassi, lessico più analitico, evoluzioni fonetiche (l'inizio dello « iotacismo »).
Proprio perché lingua universale e accessibile, la koinè divenne il veicolo del primo cristianesimo. Già la traduzione greca dell'Antico Testamento, la « Settanta » (Septuaginta, LXX), realizzata ad Alessandria per gli Ebrei della diaspora, era in koinè; e in koinè furono scritti i testi del Nuovo Testamento (I-II sec. d.C.): i quattro Vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), gli Atti degli Apostoli, le Lettere paoline e le altre epistole, l'Apocalisse.
La lingua del Nuovo Testamento è una koinè popolare e quotidiana, lontana dalla raffinatezza atticista: frasi semplici, paratassi, lessico concreto, larghissimo uso del καί (« e ») a collegare le proposizioni. Vi agiscono però due ulteriori fattori: i « semitismi », cioè calchi e influssi dall'ebraico e dall'aramaico (la lingua materna degli autori e del mondo evangelico), e la creazione di un lessico nuovo per concetti nuovi (ad es. εὐαγγέλιον, « buona novella », ἀγάπη come amore cristiano). La scelta di una lingua umile è essa stessa un messaggio: il Vangelo si rivolge a tutti, non a un'élite di dotti (Fig. 5).

La koinè: dalla lingua comune al Nuovo Testamento

La koinè: dalla lingua comune al NTGrafo, Attico semplificato + ionico → Koinè (lingua franca), Koinè (lingua franca) → Settanta (LXX), Koinè (lingua franca) → Nuovo TestamentoAtticosemplificato +ionicoKoinè (linguafranca)Settanta (LXX)Nuovo Testamento
Fig. 5La koinè nasce dall'attico semplificato, si diffonde con Alessandro come lingua franca e diventa la lingua della Settanta e del Nuovo Testamento. Tratti del NT: paratassi, uso di kai, semitismi, lessico nuovo (euangelion, agape).
Sul piano culturale, il greco del Nuovo Testamento segna l'incontro fra tre mondi: la lingua greca, la radice ebraica del messaggio e l'orizzonte universale dell'impero romano. È il punto in cui la grecità, da patrimonio dell'élite classica, diventa strumento di una cultura nuova e di portata mondiale; e proprio la trasmissione di questi testi assicurò al greco una continuità ininterrotta nel mondo bizantino e nella tradizione cristiana europea.
Esempio svolto

Riconoscere i tratti della koinè in un passo neotestamentario

Dato un breve brano evangelico in traduzione che presenta una catena di proposizioni unite da « e », riconosci e commenta i tratti linguistici della koinè del Nuovo Testamento.

  1. 01Osservazione sintattica

    Noto che le proposizioni sono brevi e accostate per coordinazione, collegate ripetutamente da « e » (gr. καί): è la paratassi tipica della koinè neotestamentaria.

  2. 02Influsso semitico

    Riconosco in questo uso insistito del καί un semitismo, calco della prosa narrativa ebraica (il waw consecutivo): la sintassi greca riflette la matrice ebraico-aramaica degli autori.

  3. 03Livello del lessico

    Osservo un lessico concreto, quotidiano e privo di ricercatezze atticiste, con eventuali termini nuovi del vocabolario cristiano (euangelion, agape).

  4. 04Interpretazione

    Collego la forma al contenuto: la lingua semplice e universale rende il messaggio accessibile a tutti, coerentemente con la sua destinazione popolare.

  5. 05Conclusione

    Concludo che il brano è un esempio di koinè popolare con semitismi: la scelta linguistica non è un limite, ma una strategia comunicativa del cristianesimo nascente.

Risultato: Un commento che identifica paratassi, semitismo (καί), lessico quotidiano e lessico cristiano nuovo, e ne ricava il senso: una lingua umile e universale al servizio di un messaggio rivolto a tutti.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione la koinè (origine attica, diffusione post-alessandrina, tratti di semplificazione) e contrapporla all'atticismo.
  • Focus Esame di Stato: saper spiegare perché il Nuovo Testamento è scritto in koinè e riconoscerne i tratti linguistici (paratassi, semitismi, lessico nuovo come euangelion e agape).

Errori frequenti

  • Credere che il Nuovo Testamento sia stato scritto in attico classico o in ebraico: la lingua originale dei suoi testi è la koinè greca (con influssi semitici).
  • Ritenere la koinè una lingua « scadente » o corrotta: è una lingua comune funzionale ed espressiva, frutto naturale dell'evoluzione e della diffusione del greco.

Approfondimento

La koinè è insieme l'esito della storia dei dialetti greci e l'inizio del greco moderno. Formatasi sul fondamento dell'attico semplificato e livellato, arricchito di elementi ionici e depurato dei tratti locali, essa fu diffusa dalle conquiste di Alessandro come lingua franca dell'intero Oriente mediterraneo, e nella sua evoluzione mostra la deriva «analitica» che porterà al neogreco: si perde il duale e progressivamente l'ottativo, la paratassi prevale sull'ipotassi, il sistema fonetico muta (l'inizio dello «iotacismo», per cui vocali e dittonghi diversi confluiscono nel suono «i»). Proprio perché lingua universale e accessibile, la koinè divenne il veicolo del giudaismo ellenizzato e poi del cristianesimo: in koinè era già la «Settanta» («Septuaginta», LXX), la traduzione greca dell'Antico Testamento realizzata ad Alessandria per gli Ebrei della diaspora, e in koinè furono scritti i testi del Nuovo Testamento. La loro lingua è una koinè popolare e quotidiana, lontana dall'atticismo dei contemporanei: frasi semplici, paratassi, uso larghissimo del «καί» a collegare le proposizioni; vi agiscono i «semitismi», calchi dall'ebraico e dall'aramaico (lo stesso «καί» insistito ricalca il «waw» narrativo ebraico), e la creazione di un lessico nuovo per concetti nuovi («εὐαγγέλιον», buona novella; «ἀγάπη», l'amore cristiano). La scelta di una lingua umile è essa stessa un messaggio teologico: il Vangelo si rivolge a tutti, non a un'élite di dotti. In questo punto la grecità cambia natura — da patrimonio dell'élite classica a strumento di una religione universale — e proprio la trasmissione di questi testi garantì al greco una continuità ininterrotta nel mondo bizantino e nella cultura cristiana europea.

Ripasso attivo

Analizza in traduzione l'incipit del Vangelo di Marco (o un breve passo evangelico) e individua almeno tre tratti tipici della koinè neotestamentaria (paratassi, uso del « e », semplicità del lessico, eventuale semitismo); spiega poi, in poche righe, perché la scelta di una lingua umile è coerente con il messaggio cristiano.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Plutarco: le Vite parallele e i Moralia◐
    • 02La Seconda Sofistica, l'atticismo e Luciano●
    • 03Il romanzo greco◐
    • 04La koinè e il Nuovo Testamento◐

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Dagli appunti all'allenamento

Età imperiale e tarda grecità (Plutarco, Seconda Sofistica, romanzo, Nuovo Testamento)

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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